martedì 2 settembre 2008

La violenza come mezzo di comunicazione [Parte Uno]


"sembra che qualcuno sia felice, vi è un gran casino in quei posti senza luce ma chi parla serio lo fa sotto voce. Regole urbane di sempre, di ogni dove, nel piu vivo comportamento animale istintivo. E' una vita in fuga dove non sai la strada cosi speri che per un po non succeda nulla" [Fluxer - Gruff]


Esatto è così.
Lei non ci credeva, ma io insistevo. Mi parlava di come non fosse possibile, di come fosse fuori dalla realtà il mio discorso: insensato, inesatto, inetto.
Intanto però continuava ad ascoltarmi.
Fuori dalla realtà, ripetei io.
Come se un dialogo tra noi due non fosse una cosa già stramba da sé. Come se potessimo permetterci il lusso, arrivati a questo punto, di stare lì a guardare dettagli come "la realtà" e "la coerenza".

Fu come un'illuminazione la mia, ma non robe alla "colpo di fulmine" quando avevo 15 anni, e quel troione con le menne da 5 chili a pezzo se ne andava sballonzolandole in giro, ripresa da una telecamera ingrifata, per quel programma che improvvisava questi fantomatici colpi di fulmine tra teenagers.
Com'è che si chiamava quel programma originalissimo?
Ah si.
Colpo di Fulmine.

Cazzo che fantasia. Fa il paio con quella vacca di Donna di Beverly Hills 90210.

Comunque dicevo, io a 15 anni li avevo sul serio i colpi di fulmine ed erano tutti per lo stesso genere di ragazza. Quel genere di ragazza che mi rivolgeva la parola.
In genere mi evitavano e questo normalmente mi avrebbe dovuto attristire e invece no, perchè all'epoca iniziavo a pensare positivo, sarà stato per l'influenza Jovanottiana che il pop-rapper-rocker trasmetteva, sarà che ancora non avevo realizzato che non ero alla frutta esclusivamente per una questione di povertà e di inflazione, sarà per quello che volete, ma pensavo positivo.
E vivevo queste negazioni con positività, convincendomi che evitare una persona è già un pò considerarla. Quindi è già buono, mi dicevo.
Quando camminavo e vedevo una ragazza che mi piaceva, estirpavo dalla mia gola un gran bell’accenno di saluto e lei, cazzo, mi evitava, passandomi accanto senza ricambiare.
Se mi avesse completamente ignorato, mi dicevo, mi si sarebbe sbattuta contro, il che era un concetto estremamente differente da quello che più avanti negli anni avrei dato alla parola "sbattere".
Essere evitato, secondo la mia rosea equazione della vita, era meglio che essere ignorato.
A vederla oggi mi sembra la stessa differenza che c'è nello schiacciare un fagotto di merda sciolta e inciampare su un avambraccio di scimmia cagato da un obeso.

E poi il troione con le zinne da competizione non mi permetteva di vedere mai in faccia i contendenti all'amore. Ero troppo preso da quel budino gigante che avrei tanto voluto affogare nel caffè.
Alessia Marcuzzi, la conduttrice, l'avrei affogata e basta.

E' che detestavo Colpo di Fulmine, ma mi piacevano i colpi di fulmine, quelli che tanto si assomigliavano alle illuminazioni che di tanto in tanto avevo. Come l'illuminazione che mi portò ad una lunga digressione con la mia coscienza e la mia falsa conoscenza. Un'illuminazione che mi portò ad un cambiamento radicale, e infine, a un omicidio.



Tutto iniziò con una piccola riflessione.
Ero preso dal mio dafare che, brevemente, consisteva nello svegliarmi, andare a lavorare, darci dentro come un matto, scolarmi una birra a sera e andare a casa a dormire, per ricominciare il giorno dopo sempre un pò più stanco. E invecchiare.
Pensai che c'era qualcosa che non andava. Non mi andava di dare al caso la responsabilità di scelta di quella che era diventata la mia vita: un viavai dal lavoro, senza scopo. Un rincorrere un pareggio dovuto alla crisi, fare abbastanza soldi da poter pagare i debiti, raccogliere abbastanza monetine da un euro da gettare giù, in quel vortice che ho creato lavorando, nella speranza che un giorno sia completamente pieno e mi conceda il piacere spicciolo di poterci camminare sopra senza sprofondarci.
Per poter ricominciare da capo, da zero.

Eccola la piccola riflessione: lavorare una vita nella speranza di avere zero.
Era agghiacciante, spaventoso.
Finito di lavorare andai a prendermi una birra.
Una lunga e fresca birra. Il miglior mezzo litro che quel dio abbandona pargoli abbia mai concepito. Capace di reggergli la partita, solo il mezzo litro di piscio che regalai di lì a poco ad un cesso ancora abbastanza pulito, il che sincronizzava alla grande, col mondo, il mio orologio interiore che finalmente segnava l'orario esatto: presto.
Effettivamente avrei dovuto capire che fosse presto dal fatto che il locale era ancora praticamente vuoto e che io avevo smesso di lavorare alle 21, ovvero meno di mezz'ora prima della sincronizzazione dell'orologio interiore.
Il fatto è che mi piaceva pensare che tutte queste fossero deduzioni dovute alla mia grandiosa pisciata e alla birra, una Kwak: una gran bella rossa belga, pastosa, con la quale si sposa benissimo il mais tostato.

La bevvi che scese come olio (di ricino) nel corpo di un torturato.
Non mi scendeva invece per niente l'idea di lavorare per non avere nulla in cambio o, peggio, per potermi permettere di ambire allo zero. Alla nullatenenza. All'impattare la sufficienza. Un pò come un cazzetto senza spermini, utile solo a pisciare svariati mezzi litri di birra ormai calda.

Mi guardai intorno, pensai a lungo e mi resi conto che qui tutti lavorano, hanno famiglie, figli, genitori, cani e bestie di ogni tipo da accudire, chi più e chi meno, ma pochi o nessuno si discostava da quello zero assoluto. Perchè ogni cosa, perchè abbia valore, ha bisogno di essere confrontata con un valore massimale a cui fare riferimento. Un valore assoluto ma di natura materiale, quindi niente vaccate religiose o fantascienze simili. Fatti e non pugnette.
E chi è che possiede seriamente questo tipo di valore?
I Potenti. E chi sono i potenti? Il governo. Le banche. Il Vaticano. Che per farla breve, sono tutti quelli che fanno le promesse.

Lei non ci credeva e non ci credeva, ma continuava ad ascoltarmi. E ad intromettersi.

Cosa vuoi fare?, mi chiedeva. Come pretendi di cambiare le cose? Anche se tu avessi ragione il sistema ormai è questo e non basta certo una minchia raggrinzita come la tua per cambiarlo. Non otterresti niente. Continua a fare la tua vita, porta a casa il pane, sfama la tua famiglia, cresci i tuoi bambini. Non metterti in testa di poter cambiare le cose che non ne sei in grado e non hai più 15 anni.

Signori, questa che ha parlato è la madre delle stronzate e del fallimento umano: la coscienza.
Coscienza, questi sono i signori inebetiti dalla vita di cui ti parlavo. Degli zero assoluto. Il piacevole materasso di carne umana che i potenti usano per poggiare grasse chiappe e corpi flaccidi quando vanno a dormire o quando vanno a fottersi qualche spompinatrice con il culo che presto o tardi faranno parlamentare. Rincoglioniti dalla televisione, dai libri, dalla musica, rimbambiti da internet e dalle infinite promesse, e docili come schiavetti mascherati con la loro Mistress.Signori. Coscienza. Voi siete fatti l'uno per l'altra e mi fate entrambi cagare.
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5 commenti:

Jack Daniel's ha detto...

Se permetti, ti linko un mio post a riguardo che ho scritto a maggio. A parte che sono curioso di vedere come continua il tuo post, credo che avendo un paio di ore libere possiamo fare una discussione costruttiva di quelle con i controcazzi infiocchettati.
Ce ne sono un macello di cose da dire...
http://jackdaniels1866.blogspot.com/2008/05/whats-going-on.html

AlanMoore ha detto...

Terza volta che lo rileggo. Bellissimo pezzo. A quando le altre parti? :) Sbrigate!!!!

HulkSpakk ha detto...

@Jack: l'ho letto il tuo post (il tuo blog è molto bello). Effetivamente è da un pò che non chiacchieriamo come si deve :D

@Alan: tu rileggi tutto 3 volte, non è valido :D
Cmq la seconda parte la metterò su entro lunedì, dipende dal tempo che avrò libero in questa settimana (st'incontro con Lloyd mi sta massacrando).

AlanMoore ha detto...

Rileggo tutto 3 volte perché sono stupido a livello flaviaventesco :(
Quante parti sono in tutto? Solo 2? :'(

HulkSpakk ha detto...

@ alan: al momento 4