martedì 18 dicembre 2007

Il valore economico dei numero Uno



Zio Paperone ha la "numero uno", moneta da 1 centesimo che ha per lui un valore assoluto. Zio Paperone ha depositi pieni zeppi di denaro, dollari su dollari, in banconote di grande taglio e in monetine così numerose da poterci fare il bagno dentro quell'incredibile volume.
Ma quella numero uno...
Cazzo quella numero uno vale molto molto di più.


Mio padre da pischello leggeva Tex e che dio lo perdoni, lo legge tutt'ora. Lo leggeva da quando uscì il numero Uno, ma non la ristampa, "l'originale". Quello che usciva nel 63.
O era il 65?
Bà, cosa vuoi che cambi.


Un sacco di papà a quanto pare, leggono Tex da quando uscì in edicola il numero Uno e un sacco di papà non sono sicuri se quell'anno fosse il 63, il 64, il 65 o chessò io. Quello di cui son sicuri i loro figli invece, è che il numero Uno di Tex vale un sacco di soldi (e figuriamoci la collezione completa) e che *di conseguenza*, quello del loro papà è il numero Uno *originale*.
Un pò come avere fede in dio, solo meno venale.
Il collezionismo intendo.

Oggi questi figli dei loro padri capita che leggano fumetti, magari in maniera poco approfondita o addirittura basata sulle loro congetture che portano il valore del fumetto X, ad Y con una facilità impressionante.
Una volta un ragazzino prese una Variant di Spawn, era uscita da un paio di giorni e costava 1 euro. Arrivò alla cassa con la faccia di chi sa il fatto suo, col sorriso di chi sta per infricciarti, con l'euro che da li a poco sarebbe stato mio. Mi guardò, pagò l'albo e mi chiese fiducioso, riferendosi a quel numero di Spawn:
"ora quanto vale?"
Non volevo rispondergli per non offenderlo, ma si sa, sono tante le cose che non avrei voluto fare e quindi:
"50 centesimi. E' usato."

E' uscito Volto Nascosto, della Bonelli. Se lo sono mangiato. Alcuni lo hanno preso "per provarlo" ok, ma altri... altri lo hanno preso seriamente convinti e speranzosi che "un domani" avrebbe avuto il suo valore.
50, 100 euro o magari anche qualche migliaio di euro, perchè no.

A nessuno ha sfiorato l'idea che quelli erano altri tempi, altre tirature, altri lettori, altri sistemi.

Che poi mi chiedo: se le cose fossero realmente così dirette, non sarebbe più intelligente per i fumettari *non vendere* quei numeri uno e diventare ricchi tra 2 mesi?

Le Graphic Novel



Non passa giorno che non passi un passante a chiedere un fumetto che non sia un banale "fumetto", ma qualcosa di più, una graphic novel, o addirittura un "volume".
La parola "fumetto", diciamocelo, fa cagare.

Se ne è discusso tanto e siamo arrivati alla conclusione che da quando i fumetti alla "Maus" sono diventati delle "graphic novel" se ne vendono molti di più. Effettivamente quando erano solo dei fumetti non avevano tutto sto fascino.

Ho preso due fumetti e ho fatto un esperimento, zitto zitto, senza dirlo a nessuno.
I due fumetti sono "Little Star" della Bottero e "Pulp Stories" della BD.
Ho presentato il primo come "graphic novel" e il secondo come "un fumetto cazzuto che ha fatto scuola negli anni 90 ed ora è raccolto in volume ed è fatto da autori con i contro cazzi".
Little Star ha vinto per 9 copie a 2.
Poi oggi propongo Pulp Stories come graphic novel e se lo comprano.
Un nome figo rivaluta il soggetto, non c'è niente da fare.

Come i vecchi guardoni che diventano "vojeur" che suona così figo che quasi quasi lo faccio pure io, o "quelli delle multe" promossi ad "ausiliari del traffico".
Come le lumache che finchè erano cozze di terra non se le inculava nessuno e da quando sul menù le segnano come "escargot" le paghi 40 euro a porzione.
Come le mignotte che finchè son "mignotte" stanno 20 euro a botta ma quando sono "escort", ehhh, ad averne...
Come quelli chiusi per trent'anni nel polmone d'acciaio, che non sono sfigati che dio ce l'ha con loro, sono dei fantastici "diversamente abili".
Abili a spostare la testa da frontale a destra e da destra a sinistra, per tutta la vita senza dire una parola, perchè sono anche muti.
Scusate, volevo dire "abili a stare zitti".
O "diversamente abili a parlare".

Cambiare termine per intendere qualcosa, non cambia quel qualcosa, ma probabilmente cambia qualcosa nel "pensiero bene" di chi vuole intenderlo.

mercoledì 12 dicembre 2007

24Hic 004


Cliccate sull'immagine per ingrandirla.

La prima striscia nasce dalla presa di coscienza che "a volte" tratto meglio le ragazze fighe rispetto a quelle classiche. E ripeto "meglio", non voglio che si pensi che tratto "male" le altre^^
Semplicemente sulla base di un buon trattamento a come lo intendo io, queste hanno una spinta maggiore.
Nella terza striscia ho voluto paragonare la bella donna al cliente classico che chiede praticamente la stessa cosa con le stesse parole. E' evidente che l'assenza della gnocca non giochi in suo favore. Non ce l'hai? Peggio per te.

Nel mezzo una striscia per spezzare, per poi rendere più forte il richiamo della terza alla prima.
La situazione è classica, capita almeno una volta al giorno.
Inutile dire che non apprezzo affatto situazioni simili :)

Di incontri in incontri





Capita alcune volte che un fumettaro inviti in negozio un autore, un fumettista e conseguenzialmente inviti clienti, amici e quant'altri a venire in negozio il giorno dell'incontro e magari, se proprio non è una cosa impossibile da fare, ad acquistare il volume presentato.

Capita alcune volte che la presenza in negozio da parte degli appassionati sia sotto le previsioni, anzi a dirla tutta, capita alcune volte che tale presenza sia proprio scarsa e questo induce l'amico fumettaro a rivalutare in toto la meccanica degli incontri.
Si rivaluta se conviene farli, se hanno effettivamente un perchè, se conviene spendere tutti quei soldi e quelle energie per organizzarli, o meno.

E a volte capita, come è capitato al sottoscritto, che si decida di non fare più incontri in negozio.
L'ho deciso lo scorso anno e per un anno esatto non ne ho fatti.
Poi qualcosa è cambiato.

A distanza di 12 mesi dall'ultimo incontro, quello con Enzo Troiano, ho ospitato in negozio Ausonia e tra qualche giorno sarà il turno di Sebastiano Vilella.
Ho capito che fondamentale per questi incontri è il piacere personale che si ha nell'ospitare un fumettista e non un fantomatico e non calcolabile ritorno pubblicitario per l'attività.
Il piacere personale quindi.
La gloria del proprio divertimento.

Ma questa gloria ha comunque il suo costo ed è destinata ad avere un termine, perchè non si può stare sempre a giocare, non ci si può divertire 24 ore al giorno, 30 giorni al mese e 12 mesi l'anno. E come non si può andare al pub o al ristorante tutti i giorni, così non si potranno ospitare autori per sempre.
Perchè i soldi sono pochi e le spese tutte della fumetteria.
Maledetti soldi.

Capita che ogni tanto si senta qualche ragazzino, ragazzo, uomo, chiedere il perchè "qui non si faccia mai nulla".
Capita certe volte, di avere anche più di una risposta.

martedì 4 dicembre 2007

Come Quando Fuori Piove



In tasca ho trovato un biglietto con dei numeri e delle lettere.
Stranamente mi sono ricordato cosa fosse.

Qualche settimana fa mia sorella mi propone una piccola "sfida".
Mi mette davanti un mazzo di carte napoletane, ne tira fuori 10, da 1 a 10, tutte dello stesso seme, e mi invita a sistemarmele in maniera strategica, di modo che rivelando la prima, mettendo in fondo al mazzetto la seconda, rivelando la terza, mettendo in fondo al mazzetto la quarta, rivelando la quinta, mettendo in fondo al mazzetto la sesta, e così via, rivelassi tutte le carte in maniere sequenziale, dall'asso al dieci.

Accetto la sfida, mi prendo ste dieci cartine, ci sto su 2/3 minuti e risolvo.




Chi mi conosce sa che con queste cose me ne vado via manco fossero trip, così mi prendo un bel mazzo da poker e mi sistemo tutte e 52 le carte, da asso a kappa, Jolly esclusi e mi metto al lavoro.
Ci ho messo un'ora e mezzo circa, ma alla fine ho risolto il giochetto che mi ero proposto.

Esattamente come per le dieci carte napoletane, ho sistemato tutte e 52 le carte da poker, di modo che, partendo dallo girare la prima, mettendo in fondo al mazzo la seconda (che è quindi adesso la carta "in cima" al mazzo), voltando la terza (che è quindi adesso la carta "in cima" al mazzo), mettendo in fondo la quarta (che è quindi adesso la carta "in cima" al mazzo), voltando la quinta (che è quindi adesso la carta "in cima" al mazzo), e così via, fino all'ultima delle 52 carte, mi sarei ritrovato ad aver voltato tutte le carte dal "asso" a "kappa" nel famoso ordine Cuori, Quadri, Fiori Picche.
Come Quando Fuori Piove.

Ecco la soluzione:

Legenda:
C = Cuori
Q = Quadri
F = Fiori
P = Picche
11 = Jack
12 = Qu (Regina)
13 = Kappa (Re)

1c, 1f, 2c, 1p, 3c, 2f, 4c, 12p, 5c, 3f, 6c, 2p, 7c, 4f, 8c, 8p, 9c, 5f, 10c, 3p, 11c, 6f, 12c, 11p, 13c, 7f, 1q, 4p, 2q, 8f, 3q, 9p, 4q, 9f, 5q, 5p, 6q, 10f, 7q, 13p, 8q, 11f, 9q, 6p, 10q, 12f, 11q, 10p, 12q, 13f, 13q, 7p.

E sono soddisfazioni :)

24Hic 003




"Caca cu lu culu tou, quista ete la formula:
dinne ce bbuei, fanne e caga cu lu culu tou" [Gruff]



Il Chieditore di Sconti non poteva mancare.
Il Chieditore di Sconti andrebbe debellato come si è fatto con la peste bubbonica e l'aiz.
Magari con più successo dell'aiz.

Ringrazio il vecchio Diè per aver partecipato inconsapevolmente alle mie strisce.
Se non sapete chi è il Diè, ovvero il Diego Cajelli, non vi farò mai più lo sconto.

Oltre al fatto che probabilmente non avrete capito la striscia :D

Cliccateci sopra per ingrandirla.

lunedì 3 dicembre 2007

24Hic 002



Ed ecco la seconda striscia.
Qui avevo deciso che solo due strisce per foglio sarebbero state troppo poche, quindi ne ho aggiunta una terza.
Vedere il foglio non utilizzato integralmente mi infastidiva.

E' evidente che sono esperienze da fumettaro, ma sono cose vere quindi tanto vale riderne un po' :)

Cliccateci sopra per ingrandire l'immagine.


24Hic 001



"- Buongiorno signoraaa, mi dica...
- Buongiorno. Buongiorno un cazzo!" [Gruff]

Incredibile.
Anche io ho partecipato al 24hic, tenutosi a Lecce tra il 20 e il 21 ottobre '07, e organizzato dalla
Lupiae Comix con il mio "fido" aiuto.

Non ho pensato a cosa fare fino all'ultimo momento, un po' perchè non mi andava di "barare" un po' perchè non avevo poi sto gran tempo per inventarmi storie.
E disegnarle, poi...

Cioè, io disegno meglio di un bambino di due anni ok, ma già dai tre sono più capaci loro.
Pensavo che sarebbe stato meglio improvvisare e che in quattro e quattr'otto, messo sotto torchio, avrei tirato fuori dal cilindro il mio coniglio.

Quatto quatto, zitto zitto, inizio inizio a rimuginare rimuginare.
Opto per delle strisce umoristiche perchè secondo me sarebbe stato abbastanza facile cagar battute essendo io di stronzate quinto dan.

Ho fatto male perchè tra l'inventare graficamente i personaggi, pensare alla battuta, realizzarla con dei tempi decenti e inchiostrarla, non ce l'avrei potuta mai fare a realizzare 24 tavole.
Infatti alla fine ne ho fatte solo 5.
La prima è questa quassù.
Cliccateci sopra per ingrandirla.












Il Lato B



Preferisco il B-Side perchè è più Cool.

venerdì 23 novembre 2007

Buongiorno Mondo! Anch'io ti voglio bene.




Oggi mi sono svegliato stanco.
Sarà che ieri ho lavorato ininterrottamente dalle 10 di mattina alle 21 di sera, mangiando solo un panino, un pasticciotto e un cornetto alla nutella, bevendo solo un chinò, due caffè e un paio di bicchieri d'acqua, e che sono andato comunque in palestra e poi a prendere due birre da un litro abbondante in tutto, ma stamattina mi sono svegliato proprio stanco.

Una di quelle mattinate che se non fosse che ti stai alzando dal letto non saresti nemmeno convinto che hai dormito.

Faccio colazione. Una colazione spicciola, un po di latte nel tazzone, il primo che capita, un paio di cucchiaini di zucchero, niente caffè che si è finito.

Quando sono pronto scendo da casa.

Arrivo alla macchina

Il vetro della mia amata poderosa, il vetro laterale del guidatore, in frantumi.
Non so chi sia stato, so solo che il vetro è in frantumi.

Buongiorno mondo.
Anch'io ti voglio bene.

giovedì 22 novembre 2007

6 anni di Attività


"allegria una gran paio di coglioni." (Gruff)


E non parlo di seghe.
Sei anni di negozio signori.
Fatti ieri.

Perchè lo dico solo oggi?
Bè, sono un tipo distratto.

domenica 18 novembre 2007

Rapina a mano a mano [Parte 3] - Poliziotto Superpiù


Fossi figo guiderei una grande jeep fino in disco,
attesissimo in zona V.I.P.
il mio nome sarebbe sempre incluso nella lista
non dico proprio il primo della lista

ma neanche l'ultimo degli stronzi.
[Elio e Le Storie Tese]


Nota: per leggere la [Parte 1] Clicca Qui, per leggere la [Parte 2] Clicca qui.

Un negoziante attento sa bene come evitare attentati alla propria merce.
Basta una telecamera monitorizzata da 60 euro, l’occhio vigile nei punti morti del negozio e un cartello con la scritta "locale video sorvegliato" bene in vista.
Poi è chiaro che c’è sempre qualcuno che allunga la mano.
Ci prova. Ha tentato.

A mano a mano che vede i clienti, le diverse tipologie, i modi di fare, il negoziante impara a decifrare i movimenti sospetti, a delineare un identikit del sospetto.
L’identikit del sospetto è completamente distanziato da quel fare classista legato al modo di vestire, ai capelli lunghi e all’aspetto da barbone che qualcuno potrebbe avere.
Non siamo mica poliziotti noi.

Il negoziante sa che se uno sconosciuto entra in negozio che non sa nemmeno cosa vendi, completamente disinteressato agli articoli, la prima volta è perché ci è entrato per curiosità, la seconda è perché ha altri fini.
Comprare o semplicemente rubare.

Se la terza volta che una persona con questi requisiti non ha comprato nulla, è il caso di accendere le telecamere.


[Un mese prima, a Topolinia...]


Il nostro eroe nella sua prima visita in negozio, un mese fa, fece sibilline osservazioni sui videogiochi per PSP. Alla sua successiva visita (la seconda in tutto), ne prese 3 e se li intascò.
Non feci in tempo a fermarlo che già era andato via.

Non avvisai la polizia, come la polizia stessa invece, in conferenza stampa, a seguito della *rapina impropria* di cui vi vado a raccontare, ha dichiarato ai giornalisti. No.
Me ne andai in giro per due pomeriggi e due sere di fila a cercare questo ragazzo, tanto per chiacchierare, ma purtroppo e per fortuna non lo trovai.

L’unica era aspettare che si rifacesse vivo e che allungasse di nuovo le mani.



[Un mese dopo, a Topolinia...]

Quando lunedì il nostro eroe ha messo piede nel negozio non l’ho perso di vista un attimo. Ha girato toccando questo e quello per cinque minuti, alla fine dei quali si è intascato 3 giochi per Playstation2.
Un amante dei videogiochi? Dubito fortemente.
A parte che dei giochi presi due su tre facevano cagare, erano i primi tre dello scaffale, il che mi porterebbe a pensare che il fine ultimo fosse quello di rivenderli. Ricettazione mi pare di capire.

Una volta uscito dal locale lo incito a ridarmi i videogiochi sottrattimi, ben conscio, grazie alla precedente esperienza di "Manolestasemprefesta" che la sua azione rientrava nel "furto aggravato". Lo invito a restituirmi i videogiochi, gli dico più volte che nel caso contrario lo avrei denunciato, gli mostro telecamera, monitor e la denuncia fatta in precedenza ad un altro fautore del "io rubo a Mondi Sommersi", tanto per fargli capire che non bluffavo.

Evidentemente mi spiego male, perché lui continua a negare.
Gli faccio vedere materialmente il dvd con la registrazione del giorno in cui prendeva i 3 giochi per psp e anziché negare o rendere il maltolto molto male, dà la colpa al suo amico.
Immaginario, dato che era solo.

Immaginatevi solo la scena.
Io davanti a questo burbero che gli chiedevo se gentilmente mi evitava di fargli il culo a tarallo e lui che dava responsabilità a persone inesistenti, non negando il fatto in sé, ma ammettendolo dando però la colpa al suo amico, di cui non aveva il numero di telefono e che faceva una scuola di cui non si ricordava il nome.
Imbarazzante.

L'imbarazzo fu totale quando mi salutò tranquillizzandomi che non aveva preso nulla e che era tutto okkei. Amici come prima.

Prima che sparisse all’orizzonte, fuori dal negozio, ci scambiamo le ultime battute.
- sai cosa faceva uno sputo su una scala?
- Saliva!

Dopo fragorose risate andiamo sul serioso:

- Un’ultima domanda, poi ti lascio andare
- Dimmi
- Perché da quando sei entrato in negozio, hai sempre tenuto la mano sinistra in tasca?
- Così, tanto per...
- E perché non la tiri fuori adesso?
- Mah, così.
- Non è che ci sono i miei videogiochi lì dentro, no?
- No, che dici, te l’ho detto che non li ho proprio presi, puoi controllare se vuoi.

E così ho fatto.
Ed eccoli li, i videogiochi, tutti e tre, nelle loro confezioni, con il prezzo ancora sopra. Il tizio sbotta in un pianto che dura da li fino all’arrivo della polizia, 10 minuti dopo, passando per i due micro tentativi di fuga.
Lo invito a seguirmi in negozio, lui piangendo mi prega di lasciarlo andare. Lo tengo per il braccio, se lo lascio non lo vedo più e non so ancora chi sia.

Mi dice che lui queste cose non le fa mai, e io gli ricordo dei giochi della PSP rubati un mese prima.
Giustamente mi ricorda che è stato il suo amico a rubarli, anche se quel giorno era da solo.
Poi ritratta, si è stato lui.
Ci avviamo verso il negozio (eravamo pochi metri più in là), sotto la porta fa uno scatto in avanti per scappare, trasformando il reato da "furto aggravato" in "rapina impropria", io perdo la presa, prendo la presa, poi la riperdo e la riprendo.

In tutto questo finiamo per terra, ma non perché come polizia e/o giornali hanno dichiarato "c’è stata una colluttazione", ma semplicemente perché abbiamo perso l’equilibrio.
Meno eroico, meno criminale, ma veritiero.
In questo cadere mi sbuccio la nocca del mignolo della mano sinistra e quella dell’indice della mano destra. Certo, fanno male, bruciano, sono escoriazioni, ma nulla di così eclatante.
Insomma non sono finito "in ospedale a seguito delle lesioni e contusioni a un braccio e alle mani", come riportato da Quotidiano e Gazzetta.
E il ladruncolo l’ho fermato io in questi suoi ridicoli tentativi di fuga, non i poliziotti di quartiere, come riportato da Quotidiano e Gazzetta.

Una volta in negozio chiamo la polizia, lui mi prega di lasciarlo andare, dice che me li paga, anzi no, mi lascia il cellulare e va a prendere i soldi di differenza.
Ma non scherziamo...

In cinque minuti i poliziotti di quartiere arrivano sul posto, poi aspettiamo altri 10 minuti l’arrivo della volante. In questo frangente il ragazzo svuota le tasche e mette tutto nel cappello da b-boy che aveva in testa:

- 2 pacchetti di sigarette, uno da 20 e uno da 10
- 1 accendino a fiamma alta
- 1 pacchetto di cartine
- 1 mazzo di chiavi

Manca nulla?
Oltre ai documenti dico.

Chiedo alla polizia durante il viaggio in questura se ci fossero possibilità che il birbante, tra un pianto e un altro, mi avesse lasciato un po’ di amica droghetta nel negozio.
Lo chiedo perché in fondo è un ragazzo e nzomma, i guaglioni si divertono a st’età e poi si va tutti in giro a far bisbocce.
Ma nooo, l’hanno perquisito, figuriamoci.
E poi loro son poliziotti, hanno "il fiuto" e io mi sono visto troppe puntate di Prison Breack.

Dopo la denuncia vado al pronto soccorso, un’altra ora e mezza che portano a quattro le ore di vita perse fino a quel momento dietro a sta faccenda. Ci vado perché comunque, in qualche modo, dei danni ci sono stati e quindi è giusto che ci sia un referto medico a dimostrarlo.
Ma non lesioni e contusioni, come detto da Quotidiano e Gazzetta. E non era un "ospedale", ma il "pronto soccorso".
Mischiare le parole in quel modo faceva tanto figo per i giornalisti che gonfiavano la notizia fino a stravolgerla completamente, facendomi passare prima per un supereroe che ha sconfitto il male fermando un terrorista alieno con chiare intenzioni di conquista planetaria, e poi come un coglione che ha preso legnate da un terrorista alieno con chiare intenzioni di conquista planetaria, con tanto di pulotti di quartiere che salvano il principesso indifeso e contuso e assicurano lo Skrull ai Fantastici Quattro.

La nota positiva è che Reed Richards in poco tempo sbatte il malvivente in una zona della zona negativa, più precisamente al carcere di San Nicola, dati i precedenti per:
- spaccio
- minacce
- colluttazione
- furto
- rapina

Un po’ come collezionare figurine, solo che quella di oggi sarebbe stata un doppione di cui si sarebbe potuto fare a meno.

Quando lo portano via il cattivone non nega il fatto, anzi, confessa immediatamente il precedente furto dei 3 giochi (e non "dvd" come detto dal Quotidiano) per PSP e l’attuale per PS2 (e non per "miniplaystation" come detto dalla Gazzetta), riducendosi in questo modo e immediatamente la pena a un terzo di quello che sarebbe stato in caso contrario.
E voglio vedere, con tutta quell’esperienza qualcosa l’avrà imparata 'sto tizio.

Se non avessi chiamato io la polizia, non l’avrebbe fatto nessuno e quest’ultima che poco sapeva dei furtarelli che il ventitreenne andava facendo in giro, non lo avrebbe di certo preso.
I giornali locali invece, partendo dalla conferenza stampa della polizia, affermano che i poliziotti già erano stati informati da me della presenza di questo ragazzo e che quindi erano "pronti" a beccarlo.
Niente di più falso.

Osservazione finale.
Sui giornali la polizia, nel nome del dirigente delle volanti Giorgio Oliva, dice (cito dal Quotidiano di Lecce) nell’articolo intitolato "Ritorna a rubare i dvd: Preso dai poliziotti di Quartiere" del 14 novembre 2007, a pagina nove:

"la telefonata fatta ai poliziotti di quartiere è sintomo del rapporto di fiducia instaurato con i commercianti. Il titolare della libreria, sapeva di poter rivolgersi in ogni momento ai nostri poliziotti di quartiere: dei problemi avuti con il ladro di DVD ne aveva parlato loro la scorsa settimana in una delle visite quotidiane. Le informazioni raccolte ci avevano permesso di avviare un’indagine ma soprattutto di rasserenare il commerciante che avrebbe potuto contare su di noi. E così è stato."

Queste parole dette dal Signor Oliva sono false.

Io non ho avvisato la polizia, di conseguenza loro non hanno avviato alcuna indagine, o comunque non l'hanno avviata a seguito della mia precedente fantomatica denuncia, dato che questa non c'è mai stata. Di conseguenza io non sono stato tranquillizzato proprio da nessuno, e ho dovuto passare il mese che distanziava il primo dal secondo furto, da solo, in attesa che il malvivente si rifacesse vivo e io lo prendessi.

Da solo.

E così è stato.


La polizia in tutto questo era altrove.


Sconvolgere i fatti in questo modo, raccontare falsità, come l’ospedale, le contusioni, le lesioni, potrebbero generare nel malvivente cattive intenzioni nei confronti della vittima, nei miei confronti, perché poco ne sa se quelle cose le ho rese note io in sede di denuncia o meno.

Io sono uno scapocchia e poco mi importa, a torto o a ragione non temo per la mia persona, ma se al mio posto ci fosse stata una ragazzetta timorosa, tante falsità dette dalla polizia, dal "dirigente delle volanti" non avrebbe complicato quel famigerato "rapporto di fiducia" del quale va in giro vantandosi?

giovedì 15 novembre 2007

Rapina a mano a mano [Parte 2] - La Polizia S'Incazza


Fossi figo guiderei una grande jeep fino in disco,
attesissimo in zona V.I.P.
il mio nome sarebbe sempre incluso nella lista
non dico proprio il primo della lista...
[Elio e Le Storie Tese]

Nota: per leggere la [Parte 1] clicca QUI


A mano a mano che scrivo, mi arrivano sms scritti da mani amiche, telefonate di creditori preoccupati e persino email interessate di chi in genere cerca di propinarmi pompe a forma di grosse pimpe per improbabili pompini in pompa magna.
Ponte ponente ponte pì.

Rispondo a tutti che sto bene e che no, non sono morto, al contrario di quanto pare i TG raccontino.
Raccontarlo a mia nonna è stata l’impresa più dura di tutte, a causa della sua crescente e negata sordità. Neammeno conto più le volte che gli ho dovuto narrare il fatto prima di arrivare ad una storia falsissima e pattuita tra entrambi, con un senso compiuto.
Quando parli con nonna è un pò come rievocare il gioco del telefono, di quanto noi degli anni 80 negli anni 80 eravamo ragazzetti senza quattrini che si divertivano con poco, come con il gioco del telefono.
Mica come oggi, nel due zero zero sette, che siamo uomini senza quattrini e ci divertiamo poco, ma abbiamo tutti un bel telefono.
Portatile per giunta.

Giunto alla porta di casa di nonna, mi chiese cosa avevo fatto quei giorni in cui non stetti a Lecce.

- Sono andato a Napoli nonna, i miei amici Fabiolino e Letizia si sono laureati.
- Sei andato al concerto di Ligabue?
- No, sono stato a Napoli per una laurea.
- Ahh va bene, va bene, non sapevo fosse venuto a Gallipoli, Ligabue.
- Nonna, sono stato a Napoli. Fabiolino e Letizia...
- Non sapevo ti piacesse quel genere di musica. Mi fa piacere, mi fa piacere…
- Ma infatti non mi piace, e non c’è stato nessun concerto.
- Almeno ti sei divertito da Ligabue?
- Si nonna. Si. Grazie.
- Questo è l’importante.

Ora, spiegargli per telefono che tutti i telegiornali e i giornali locali avessero solo scritto una gran bella fagottata di cazzate travestite da cazzi miei, sapevo non sarebbe stato facile.
Cazzo mai sarebbe stato difficile.
Per i giornali io ero Cazzius Clay che lottava contro Alì, senza dolci data l’assenza di babà e con un solo ladrone. Cazzi amari insomma.

Per i giornali il ladro mi ha provocato dapprima escoriazioni, poi lesioni e solo il giorno dopo, "finalmente", contusioni a mani e braccia.
Insomma, per i giornali le ho prese.
A dirla tutta, per i giornali, meno male che è arrivata la polizia (chiamata da chi poi?) a difendermi e a bloccare il malvivente, altrimenti sarei morto chissà quante volte.
Applausi per i poliziotti di quartiere che mi avrebbero salvato la vita.

A mano mano che apprendevo le notizie da queste fonti di alta cultura della cronoca, mi allontanavo da ciò che mi era accaduto realmente.
Più leggevo i giornali, più mi sembrava di leggere la notizia sbagliata, perché le cose erano due: o avevano raccontato un sacco di cagate su ciò che era successo lunedì scorso nella fumetteria Mondi Sommersi, o era tutto vero e l’unico errore era che *non era accaduto* in quella fumetteria.

Giornalisti che hanno indubbiamente preso lezioni di verità nascoste da Silvio Berlusconi, trasformano video giochi in "dvd", una caduta in "colluttazione", un graffio in "contusione", l’arrivo della polizia in cinque minuti in "era già sul posto", e me che fermo il ladro in "la polizia ferma il ladro che tentava la fuga".
Da "La polizia sta a guardare" a "La polizia s’incazza", un bel passo avanti non c’è che dire.
Dare a cesare quel che è di cesare è un detto che a quanto pare ignorano e quindi a loro la gloria e a me la figura da pirla.
Ma se la polizia s’incazza a me girano i coglioni.
Ci ho fatto anche la parte di chi ha preso legnate...

Ma cosa è accaduto veramente?

Tutto ebbe inizio circa un mese fa, quando dall’espositore dei videogiochi me ne sparirono 3 per psp...

mercoledì 14 novembre 2007

Rapina a mano a mano. [Parte 1] - Ritorno al Futuro


"Fossi figo guiderei una grande jeep fino in disco,
attesissimo in zona V.I.P.
il mio nome sarebbe sempre incluso nella lista..." [Elio e le Storie Tese]



Ci sono pochi modi per diventare famoso in questo mondo.
Il primo è essere la figlia sfondata di qualche ricco sfondato.
Il secondo è fare fuori qualche innocente in una casa di montagna durante un periodo di netta difficoltà politica, di modo che la tua notizia faccia ombra sui problemi reali del paese.
Essendo che questo è il mondo e quest’altro è invece Mondi Sommersi, essendo plurale, ed essendo il "fantastico mondo del fumetto", ci sono altri modi.

Uno di questi è essere vittima di una rapina.

Un tizio viene in negozio, armato fino ai denti a tal punto che Rambo è li con il blocchetto degli appunti a prender nota dell’armamentario, brutto come in quei film di serie B, bloccati assieme a quelli di serie C per via del morto all’autogrill di un paio di giorni fa (bloccano le partite per non parlare della polizia che spara sui civili: netto problema politico).
Vestito di un male criminale che anche il pagliaccio di IT gli ha detto "ma come cazzo vai vestito? ._.", ti punta un cannone laser a reazione pornoatomica che più seghe ti fai più schizza lontano, un liquidator caricato a lattepiù e una mano appiccicosa che è riuscito a recuperare dagli anni ’80 grazie all’uso della macchina del tempo che ha sulla schiena. Una macchina del tempo così futuristica che faceva impallidire le vecchie macchine del tempo di un tempo, quel tempo vissuto in quei fantastici anni 80 di "Ritorno al Futuro" , di "Capitan Futuro" e della sua pasta e delle mani appiccicose che si trovavano nelle patatine fritte.
In fretta ti guarda e ti dice di dargli tutti i soldi, in banconote di piccolo taglio, bigliettoni verdi, rossi e gialli, con sopra tutti i loghi, quelli del dollaro, dell’euro e della "M" del Monopoli, tanto per star tranquillo.
Ci sono giorni in cui fai l’eroe, e fai l’unica cosa che un uomo vissuto in quegli anni 80 può fare per sventare una rapina di tal portata.
Porti la mente a ritrovar memoria: cosa avrebbe fatto McGuyver?
Avrebbe probabilmente preso quella graffetta lì sul bancone, l’avrebbe trasformata in un abile cavatappi e avrebbe cavato sia tappi che ragni dai buchi, come quello lì sulla parete. Una volta morso dal ragno radio attivo ma sessualmente passivo, avrebbe acquistato fantastici superpoteri e sarebbe passato al contrattacco, sventando la rapina e uscendone senza un graffio.
Ma qui non c’è McGuyver.
Qui devi fare tutto da solo.
E allora Prendi quella graffetta lì sul bancone, la trasformi in un abile cavatappi e cavi quel cazzo di ragno dal buco lì sulla parete. Ti fai mordere e acquisisci fantastici superpoteri passando poi al contrattacco, sventando la rapina e uscendone però con qualche contusione e diverse cicatrici che più ne hai più sei figo.

Se uno ha una fumetteria e non è contemporaneamente la figlia piacevolmente sfondata di qualche ricco sfondato, sa perfettamente che per diventare famoso deve subire tutto questo.

Io non ho subito tutto questo e quindi non sono diventato famoso.
Non ho subito una "rapina a mano armata", piuttosto ho subito una "rapina a mano a mano".

A mano a mano che i giornali e i telegiornali e i video giornali e i radio giornali raccontavano l’accaduto, questo si riempiva di dettagli fantastici che trasformavano l’evento da un furto aggravato a rapina a mano a mano.

E tutto questo mi sa di un terribile deja vù che mi riporta in mente Manolestasemprefesta.

giovedì 8 novembre 2007

Lucca Comics 2007





Di ritorno da Lucca ci sta tanto da dire.
Questa Lucca Comics è una storia di palle, bolle, balle, coglioni, cojoni e cappelle.
Da febbre alta a Nesly e Fibra, da Kellogg’s alla fibra a frutta fibrosa. Da Stefano Piccoli a "grandi distributori", passando da chi i fumetti li fa per passione, come quelli della Play Press, giustamente appassiti in questo autunno caldo da mezza stagione inesistente, con stelle nel cielo, come la Star Comics, piacevolmente cadenti.

Da Lecce a Lucca passando da Pisa, per poi tornare a Lecce, passando da Livorno, per un errore della tecnologia moderna. Le madonne buttate giù da Enrico possono pareggiarsi solo a quel piacevole russare, alternato a una fragorosa gara di peti caldi e gustosi, che dalla consistenza consistente crescente e incresciosa, allargavano abili le pareti della stanza da letto di Alessandra, che ci ospitava. Ora ha la camera più larga di qualche centimetro e il naso più stretto di qualche altro.

Lucca è li, a Lucca, e i comics sono là, sugli scaffali.
Anche Luca è li, a Lucca, nonostante si chiami Genovese e sia di Treviso, che poi non è proprio Treviso ma Montebelluna. La gente lo sa, ma lui fa tre viso a cattivo gioco e tutti contrenti.
Anche l’altro Luca è là, è il Berte lè, già a firmar allo stand Be dè.

Prima tappa al momento dell’arrivo, lo stand BeDè. "Ciao sono Max, a Lecce ho un negrozio, devo parlare con Schiavone."
L’abbiamo capita in due. Io e il mio cervello. E’ andata bene, a sentire lui era sicuro che io non l’avrei capita.
A Lucca Comics quest’anno ho girato poco, nonostante i 3 giorni avuti a disposizione.
Reduce dalle precedenti esperienze ho deciso che della zona "Games" me ne sbatteva poco e anche meno, che degli stand dell’antiquariato me ne sbatte poco e anche meno e anche dei cosplay me ne sbatte poco e anche meno.
Tranne della cosplay vestita da "melascopo" allo stand della Albatros dove il buon Enzo Troiano autografava il suo ultimo lavoro, che per forza di cose non ho visto neanche si sguincio.

Noi veniamo da Lecce, altra realtà, altro mondo e quello che è venuto fuori è l’impressione che a Lucca il male sia stato sconfitto e il bene abbia trionfato. Altrochè.
A Lucca è un po un altro giro altra corsa, la città pulita, solo un ausiliario del traffico per via…
A Lecce ne abbiamo due per macchina.
Prendo più multe che caffè ormai. L’ultima me l’hanno fatta macchiata.

Praticamente a Lecce funziona così: ti alzi la mattina, arrivi alla macchina, metti in moto, vai dove devi andare, spegni il motore e prendi una multa da 36 euro. Bestemmie comprese.
Mentre un ausiliario del traffico compila la multa, e tu gli spieghi che senza gambe gli sarà difficile andare in bici, l’altro ti custodisce la macchina assicurandosi che nessun’altro avvoltoio ci si avvicini, perché ormai la preda è incappata nel suo predatore e non sia mai che questo se la lasci fregare da un altro merdosissimo ausiliario del cazzo mio.
Non ho rispetto per gli ausiliari del traffico. Nella catena alimentare trovano una perfetta collocazione tra le zanzare e la multipla.
Ho rispetto per chi invece sconfigge il male, tipo Batman con la sua Gotham City e Cicciolina con il suo Partito Dell’Amore.
E per Lucca.

A Lucca il male è stato sconfitto, quindi va da se che il bene non ha un cazzo da fare dalla mattina alla sera. E allora che fa? Fa le multe.
Un po come i Thunderbolts della gestione Bagley, questi lupi travestiti da agnelli, questi parassiti della società, questi asessuati perennemente incazzati e poco scoperecci stronzoni, aspettano me il coglione per multarmi.
A Lucca abbiamo preso 3 multe in 2 giorni, per non perdere l’abitudine.
Quando siamo arrivati a Lecce un ausiliario ci ha applauditi.
L’altro ci multava e teneva lontani gli altri avvoltoi.

A Lucca Comics ci volevo andare perché è la fiera del fumetto più grande in Italia, dove la gente va e compra i giornaletti di Moebius e poi ne discute seriamente con l’amico vestito da Actarus. *Seriamente* vestito da Actarus.

A Lucca Comics ho meno peso in quanto fumettaro di quanto ne ho dal barbiere sotto casa. Almeno li mi fanno entrare gratis.

A Lucca Comics hanno il pass, riduzioni e omaggi praticamente tutti, tranne i negozianti.

A Lucca Comics se dici che hai un negozio di fumetti ti rispondono "ognuno ha i suoi problemi". E a Lucca Comics in genere in molti hanno molti problemi.

A Lucca Comics gli stand hanno offerte per tutti: dal proprietario di quel sito online di cui ho sentito parlare solo adesso, all’inviato di quell’altro sito che mi pare che una volta quel mio amico mi ha detto che era puntoIt ma no vedi che era puntoCom.

A Lucca Comics ci si scambiano fumetti tra editori come se chi edita le donne non sanno manco cosa sono e i pompini ce li facciamo solo tra di noi "ma quanto è bello sto fumetto" "ma no è più bello il tuo" "sto per venire" "sborrami sul petto".

A Lucca Comics ci sono offerte per tutti tranne per i negozianti. Loro pagano pegno.

Cioè se conosci è ok, vai allo stand ti presenti e chiedi "a quanto mi fate la vostra roba?" se no ti aggrappi. Non c’è niente di scritto, e tutti vorrebbero che in quanto negoziante prendessi una fraccata di roba loro, che per definizione è la migliore.
Se sono modesti non è la migliore ma sa comunque il fatto suo, dimenticando che ogni scarafone è bello *solo* a mamma soja.
A me per esempio, gli scarafoni fanno schifo al cazzo.

Comunque tu chiedi a quanto ti fanno la loro roba. A quel punto ti rispondono in base alla loro esperienza nel campo.
Se sono proprio niubbi possono dirti:

- dipende, quanto ti fa il tuo distributore?

A questo punto conta la tua di esperienza.
Se sei niubbo gli dici la verità, se no spari "il 40%" e li inculi.
Non ti crederanno mai, ma se ti chiedono "quanto fa il tuo distributore", in genere non salgono mai sopra il 40% e vedere la loro faccia con l’espressione tipicamente homeriana del "d’oh!" non ha prezzo.

Se si credono furbi ti dicono:

- tu quanta roba vuoi comprare?

Qui se senti qualcosa dietro la schiena è un brivido, se la senti vicino al buchetto è perché stanno cercando di incularti.
Una frase come questa genera un’apprensione che porta ad alzare la posta che si è disposti a spendere. E’ un gioco che fa il commerciante con il cliente, ma non con il cliente che ne sa, che potrebbe offendersi, ma con il cliente medio, quello della domenica.
E’ una tattica che non ti mette "alla pari", ma che alza un muro con su scritto "qui faccio io le regole del gioco".
Solo che la palla ce l’hai tu, quindi puoi sempre andartene.

Se hanno esperienza saltano ‘sti giochetti e ti sparano direttamente la percentuale.

- 37%
- 40%
- 50%

Qui puoi lavorarci. Se ti va compri, se ti piace trattare tratti, se no vai via.

Ad ogni modo c’è anche la categoria dei dubbi, quelli che fanno "bà tu prendi, poi vediamo…" e che se insisti forse arrivano a dirti "ti faccio dal 35 al 40%", come mi hanno detto allo stand della Alastor, come se tu i soldi li cagassi e per te non faccia nessuna differenza prendere a 966 chilometri da casa dei fumetti con uno sconto inferiore a quello che avresti semplicemente prendendoli dal negozio, o prenderli, appunto in negozio, senza sforzo fisico alcuno.
Tanto i soldi son tuoi, non stiamo li a guardare.
Tutti ricchioni col culo degli altri.

Ora io mi chiedo. Non faccio il fumettaro da ieri e so che la distribuzione non lavora gratis.
Non è che ne abbia le prove, ma non ho mai visto Alex Bertani e Pasquale Saviano al coro della chiesa la domenica e quindi ho modo di crederlo.
Le case editrici che hanno un’esclusiva con un distributore vendono la loro produzione a quel distributore al 50% circa, che la gira alla fumetteria al 33% circa. Da contratto quella casa editrice può vendere quei prodotti al negoziante e al privato *solo* in fiera.

Ora, essendo fumettaro, so che in negozio non prendo proprio tutto, qualcosa la tralascio. So anche che a Lucca si è portati a prendere di più, in base anche allo sconto che si ha dall’editore. In genere comunque in fiera si prende roba che in negozio magari non si ha o che si prende solo su ordinazione.
Se sono davanti allo stand dell’editore X e gli dico che vorrei prendere le copie di "quei" fumetti, so già che saranno delle copie "extra" a quello che prendo normalmente in negozio, con la differenza che pagandole di meno, posso avere più stimoli a spingere i miei clienti all’acquisto rispetto alla palata di produzione che il mondo dell’editoria a fumetti mi passa ogni giorno.

Essendo un "extra" per me come investimento, per l’editore è un extra come entrata.
Quello che mi chiedo è: perché l’editore non vende direttamente al negoziante, in fiera, al 50%, che tanto per quello che prende il negoziante li, è solo grasso che cola?
Magari il negoziante, sentendo uno sconto più forte è disposto ad alzare (notevolmente) il budgets che intendeva spendere. Poi sarebbe venuta una maggiore ed economicamente interessata spinta in negozio per l’acquisto di quei prodotti (magari validi) e qualche cliente in più avrebbe potuto imparare a conoscere questo editore, camminando poi con le sue gambe in futuro.

A Lucca Comics mi sono fatto autografare un bel po di fumetti, son contento. Ho conosciuto Alberto Ponticelli, che lavorava alla Shock Studio, quando io ancora mi facevo le micropippette sulle pagine dell’Intrepido. Mi ha disegnato un Uomo Ragno sul mio "book dell’uomo ragno", da spavento.

Sono stato bene a Lucca.
Alessandra è stata una brava padrona di casa e ha riso tutto il tempo.
Enrico e Fabiolino hanno fatto l’amore, di notte. Io mi sono limitato a tenere la mano di Enrico, di notte, quando si prendeva la paura nel sonno. "Enrico vuoi che ti tenga ancora la mano?" "No grazie, ora non serve più".
Letisky, fidanzata di Fabiolino, insieme ad Alessandra si è fatta una giornata con noi in fiera. Spero non si siano annoiate troppo.
Alla fine è andata bene, ho salutato gente, comprato fumetti, conosciuto altra gente.
Ho fatto anche qualche intervista.
Presto le metterò sul sito.


giovedì 18 ottobre 2007

La Distribuzione Secondo Me...

La Distribuzione secondo me.

La distribuzione del fumetto, in Italia, è pessima.
Lasciatemelo dire.
A sentire quanto dicevano le persone in giro, amici, parenti, negozianti e fattoni tutti tuttofare, la distribuzione di ogni cosa, nel commercio, funziona pressappoco così:
tu ordini ---> la merce arriva ---> vendi la merce ---> paghi il venduto al distributore ---> mandi indietro l’invenduto.

Poi c’è il mondo del fumetto.
Nel mondo del fumetto ci sono persone che volano, uomini X che schivano pallettoni uZi, cavalieri oscuri di sessant’anni che spaccano il culo a superman, e piloti di robot di quindici che spaccano il culo a superrobot, pistoleri texabondi sulla cresta dell’onda da più di cinquant’anni dalla prima apparizione e fatine fatate fattone di fatima.
Qualunque cosa questo significhi.
Nel mondo del fumetto ci sono fumetti che parlano di fumetti, gatti che parlano a gatte innamorate e ragazzine in calore che si trasformano in cani di colore.

Nel mondo del fumetto c’è una distribuzione dove il fumettaro divertito compra "in modo intelligente" *tutto* con un margine medio del 32/34 per 100, in conto assoluto, con pagamento anticipato.

Nel mondo del fumetto l’equazione succitata non funziona.

Se hai bisogno di arretrati per completare una serie di tot numeri per venderla al cliente devi considerare diverse cose:
- casa editrice del fumetto
- distributore che detiene i diritti del fumetto
- disponibilità fisica del fumetto
- disponibilità reale del fumetto.

In alcuni casi devi consultare gli astri e valutare cosa ne pensa e i tuoi personali rapporti con Visnù.

Nel mondo reale, quello del lavoro, quello dove le persone svolgono i propri lavori per professione e non perché si sono persi, nel mondo reale, facciamo l’esempio delle librerie di varia tanto per rimanere in tema, se c’è un titolo che tira, che va forte, che si vende da solo, lo si trova in qualunque libreria, accompagnato da gadgets, merchandising, volantini pubblicitari e quant’altro. E non parlo di edizioni economiche o extralusso o in salsa tartara, ma di un’edizione qualunque.

Nel mondo del fumetto, se un fumetto tira, probabilmente non lo avrai mai.
Se, per esempio, vuoi una collezione di Berserk, "perché tira" avrai a disposizione le seguenti collane:

- Berserk
- Berserk Collection
- Berserk Collection Prima Ristampa
- Berserk Collection Seconda Ristampa
- Berserk Collection Terza Ristampa
- Berserk Collection Quarta Ristampa
- Berserk Collection Quinta Ristampa
- Berserk Collection Sesta Ristampa
- Berserk Collection Serie Nera
- Berserk Maximum

Apparentemente non hai che l’imbarazzo della scelta, all’atto pratico saranno tutte incomplete con albi esauriti nel mezzo. Questo porterà prima ad un mancato guadagno, perché un lettore di manga non inizierà mai una serie in continuity dal numero 4 (per dire) sapendo oltretutto che mancano anche i numeri da 17 a 26 (per dire), come chi segue serie televisive come Lost non accetterebbero mai di saltarsi delle puntate nel mezzo mettendo così a rischio la comprensione stessa della serie. Il secondo danno che questo sistema procura è consequenziale. Se nessuno compra quegli albi questi ti rimarranno sul groppone del magazzino.

E se ti distribuisci da "Alastor" ti arriverebbero comunque in ritardo perché Panini che pubblica il Berserk in questione, è esclusiva del distributore concorrente ad Alastor, ovvero "PanDistribuzione".
Di contro se vuoi un Batman (per dire) e il tuo distributore è PanDistribuzione avrai difficoltà a riceverlo perché la casa editrice che lo pubblica è esclusiva Alastor.
E questo con tutte le case editrici italiane di fumetti divise più o meno a metà.
Rivolgendoti a questo o a quel distributore non fai altro che scegliere con quali case editrici avere dei grossi, grossissimi problemi.

C’è chi è convinto che "monopolio" sia uguale a tirannia (e io faccio parte di questi) e c’è chi è convinto che un "duopolio" (PanDistribuzione + Alastor) sia invece sinonimo di concorrenza e quindi lealtà nei prezzi e nei servizi.

Nel mondo reale se un distributore non aggrada nei servizi il negoziante, questi lo cambia con un altro distributore, che nel frattempo gli avrà fatto la posta sottocasa nella speranza di averlo come cliente. Nel mondo reale il commercio funziona esattamente come danno a vedere gli operatori telefonici. C’è sempre qualcuno che si fa vivo per averti come cliente. In cambio offre sempre un servizio particolare, teoricamente tagliato sulla tua persona e sul tuo modo di vivere, con sconti migliori di quell’altro operatore, con tariffe più vantaggiose e con metodi di pagamento sempre più posticipati nel tempo.

Nel mondo del fumetto se un distributore non aggrada nei servizi il negoziante, questi può scegliere di andare dal secondo distributore e avere gli stessi disservizi con quest’altro. Per dire, io sono cliente di PanDistribuzione e ho scelto questo distributore anziché Alastor perché la mia referente ha una bella voce.
Ditemi voi se questa potrebbe essere una motivazione valida nel mondo del lavoro, quello vero.
Nel mondo del fumetto è la migliore che mi viene in mente.
Se mi cambiassero referente cambierei distributore probabilmente.

In sei anni (quasi) di negozio, il massimo che ho ricevuto dal distributore (quasi unico della mia attività commerciale, diciamo unico al 90%) sono stati:
- 5 biglietti di auguri per natale e anno nuovo. Sullo stesso biglietto ovviamente. Peccato che sono nato a ottobre altrimenti ci sarebbero potuti scappare anche gli auguri di buon compleanno.
- 1 espositore in metallo, da bancone, con l’uscita del n° 1 di "Ken Origini del Mito", nel marzo 2004
- 6 adesivi tondi di Civil War, pochi mesi fa
- 1 locandina di Hulk, nel 2003.

E tutto questo comprando da loro quasi tutto quello che vendo in negozio, in conto assoluto (che significa "compra tutto che tanto se non vendi sono cazzi tuoi"), pagamento anticipato o alla consegna, con un margine di sconto che non ha *mai* raggiunto il 40%.

Nel mondo del lavoro se un distributore leggesse questo blog mi telefonerebbe immediatamente con qualche offerta di servizi migliori, sconti maggiori, omaggi a natale, albi in regalo.
Nel mondo del fumetto nessun distributore o casa editrice mi ha mai chiamato per avermi come cliente. Distributori e case editrici non chiamano le fumetterie.
Non lo so perché. O non sono interessati e gli vanno bene i clienti che hanno o in cuor loro sanno perfettamente che per una fumetteria non ha senso cambiare distributore perché fanno tutti abbastanza cagare.

Nel mondo del fumetto non esiste la concorrenza tra distributori, esiste invece un ottimo cartello sulla scontistica che non sale mai, sul conto assoluto e l’assoluta assenza di reso, sui cataloghi pubblicitari a pagamento per i negozianti che per vendere i fumetti dei distributori devono *regalare* ai clienti, sulla scelta dei disservizi da offrire.

La metodologia della distribuzione del fumetto in Italia, impedisce lo sviluppo numerico delle fumetterie e castra quello di quelle già esistenti.
Impedisce lo sviluppo perché alle condizioni attuali l’idea di aprire una fumetteria non è appagante. Non c’è pubblicità di settore di alcun tipo, non è un mezzo di comunicazione ben visto dalla massa, e soprattutto non ha un sistema di distribuzione adeguato.
Castra le fumetterie già esistenti perché senza mezzi pubblicitari e di informazione di alcun tipo, tolti i siti internet che sono rivolti a chi appassionato lo è già e che quindi non aggiungono niente al bacino di utenza che il settore già possiede, è impensabile uno sviluppo in linea con l’offerta data dalle case editrici.

Ma di questo parleremo in altro post dal titolo "Le Case Editrici Secondo Me".

venerdì 12 ottobre 2007

Giovani Dongiovanni




"Giovia percè simu gioviali..." (Gruff)



Sono passati anni da quel giorno.
Ero a casa, nel cesso e mi facevo la barba. All’epoca per sbrigarmi usavo un barbatrucco che manco barbapapà. Mamma bussa con le nocche alla porta ed io porto la mano con tutta la lametta alla chiave.
Apro.
Il cellulare, un vecchio Trium che ora grazie al cielo non se ne vedono più, squillava con una suoneria che fastidioso è dire poco. La sentivo da molto, quindi aspettare a rispondere avrebbe significato perdere la chiamata. Aspetto.
Chiude.

Chiudo la porta, apro il rubinetto, mi sciacquo la faccia.
Il barbatrucco nel farsi la barba in poco tempo, consisteva nel non farsi la barba.
Mi lasciavo un bel becco peloso che nemmeno al mio cane sembrava così lungo. E non ero ancora nudo.
Facendo questo, col senno di poi, antipaticissimo becco, risparmiavo circa 5 minuti della mia vita ogni volta che mi radevo.
Ho rodato questa tecnica per anni, sin dal tempo del militare, per spendere sempre meno tempo davanti a quello specchio e poterlo quindi impegnare in altro. Sia il tempo che lo specchio.
Nel tempo risparmiato, per esempio, avrei potuto riflettere, così come nello specchio.
Hai detto niente.
Potete capire quindi, essere interrotto dalla suoneria squillante di quel Trium che non se ne vedono più, quanto mi rodeva quando mi radevo, soprattutto dopo il tempo speso a rodare.

Non faccio in tempo ad asciugarmi il viso che il Trium riprende a cantare come un uccellino al punto che valuto l’idea di metterlo in gabbia, così, tanto per tarpargli le ali. Aleggiava nell’aria puzza di bruciato durante la chiamata e posso giurare che non veniva né da me né dallo stufato di mamma. Onestamente mi ero un po stufato di queste chiamate fuori orario ma decido comunque di rispondere.
- Pronto?
- Chi sei?
- ._.
- Ho detto “chi sei”!
- Sei tu che mi hai chiamato, chi sei tu…
- Devi lasciare stare la mia ragazza, lei sta con me, dimmi chi sei che ti vengo a spaccare la faccia!

A parte il fatto che avere uscite del genere con uno sconosciuto può avere effetti collaterali da non poco, quello che mi chiedevo non era tanto chi fosse sto minchione che mi telefonava e senza nemmeno presentarsi mi minacciava fisicamente, ma chi cazzo fosse sta sgualdrina che io avrei dovuto lasciare perdere.
Colto di sorpresa dalla telefonata cercai di fare l’unica cosa che una persona per bene e con la coscienza pulita farebbe in questo caso.

- Vedi che forse hai sbagliato numero
- Sbagliato numero? Tu sei Max, vero?

Effettivamente non aveva sbagliato numero. Io ero Max.
Analizzai in breve la situazione perché magari avevo importunato qualche allegra donzella dal fidanzato in crisi mistica e non me ne ero accorto.
Con chi ero uscito negli ultimi 12 mesi, di sesso femminile?
Umm…
Nessuna pare.
Eggià, ero proprio uno sfigato.

- Senti, non so che vuoi, non so chi sei ma io non ho proprio importunato nessuno
- Che se chiami la mia ragazza di continuo! Dimmi dove ti trovo che ti spacco il culo!
- Ascolta stai cominciando ad infastidirmi…
- Devi smetterla di chiamarla o ti distruggo, va bene?
- Ma chiamare chi? Vedi che mi hai rotto proprio il cazzo che se non la pianti subito te lo do si l’appuntamento.
- Dimmi solo dove…

Quella sera mi vestii in fretta, tenuta ginnica, non si sa mai. Pantaloni larghi, scarpe da ginnastica, becco sul viso e barba fatta. Il mio amico si rullava un fattapposta, io mi preparavo a pestare un fattone. Fatto ciò, sarei andato a farmi una birra.
Arrivo in piazza libertini così puntuale che mi sentivo al primo appuntamento con la persona amata e invece aspettavo solo la sgualdrina di uno stupido fidanzato, pieno d’odio.
Pochi minuti di attesa ed eccolo apparire da lontano.
Giacca, camicia sbottonata sul collo, cravatta, pantaloni stirati, scarpe come quelle di mio nonno.
Un gran bel giovanotto a detta di alcuni.
Si vestiva come un coglione a detta della mia cricca.
Si dirige verso di me e ci fissiamo.
Lui mi conosceva, era evidente. Mi aveva visto a casa di mia nonna e da mia zia, durante le feste natalizie. E’ capitato che ci stringessimo la mano qualche volta, per farci gli auguri.
Ma ci siamo sempre stati sui coglioni, vicendevolmente, ma senza mai dircelo.
A pochi metri da lui, Paola, mia cugina, che poi seppi che di questa storia nonne capì molto. Giovanni se l’era portata dietro, ad un appuntamento con cui si sarebbe dovuto riempire di legnate con uno sconosciuto, a sua insaputa.
Un genio del male.

Capimmo entrambi dove era l’inghippo. Secondo lui probabilmente l’inghippo stava nel fatto che quello che si sentiva con la sua ragazza, era suo cugino, quindi la cosa era abbastanza legittima. Secondo me l’inghippo era nel suo cervello e forse soffriva anche un po dell’invidia del pene.
Insomma, se ce l’hai grande e scopi bene che senso ha essere gelosi?
Invidia del pene.

Molti anni dopo.
Oggi.
Sono a tavola, mi sparo la mia dose quotidiana de I Simpson, poi giro su canale5. La DeFilippi è una gran donna. In tanti anni di televisione è riuscita a fare un fottio di programmi e alcuni tra loro si differenziavano anche.
Uomini e Donne è tra le cose peggiori che io abbia visto in tivù, e io ho visto anche Platinette senza parrucca, quindi fate voi…
La telecamera lo inquadra.
Giacca, camicia sbottonata sul collo, cravatta, pantaloni stirati, scarpe come quelle di mio nonno.
Sta corteggiando un mignottone da paura e al mignottone pare piacere la cosa.
Un gran bel giovanotto a detta di alcuni.Un coglione a detta della mi cricca.

sabato 6 ottobre 2007

24 Hour Comics a Lecce






Fabrizio è un mio amico e ha una scuola di fumetto. Si chiama Lupiae Comix e quando ancora non aveva un nome e non era nemmeno una scuola l'ho frequentata anche io.
Non aveva una sede fisica e ci appoggiavamo alla sede provinciale dei DS, in via milizia, al n° 58.
Chi l'avrebbe mai detto che 3 anni dopo avrei aperto la fumetteria proprio alla saracinesca accanto a quella sede?
A distanza di anni questa cosa ancora mi affascina...

Con Lupiae Comix abbiamo sempre avuto una stretta collaborazione e questa volta il Team Lupiae sta partecipando al 24 Hour Comics iniziativa promulgata da Lo Spazio Bianco e colta al volo da Fabrizio e Co.
Tra i "Co." ci sta anche Mondi Sommersi^^

Ecco il comunicato stampa, con la preghiera di farlo girare ;)


24 Hour Comics

Lupiae Comix, scuola leccese di fumetto, lancia una grande sfida seguendo un’incredibile e importante impresa a livello mondiale: il 24 Hours Comics.
Il 24 Hour Comics è un evento che si tiene in contemporanea in tutto il mondo, dove gruppi di disegnatori di fumetto si radunano per raccogliere, appunto, una sfida: realizzare una graphic novel di 24 tavole in 24 ore, in media una tavola l’ora.

L’idea è di Scott McCloud (noto fumettista e saggista), che per gioco e per mettere alla prova la sua presunta lentezza nel disegno, decise di fare una verifica, coinvolgendo nell’impresa il suo collega Steve Bassette (autodefinitosi il più lento realizzatore di comics).
In breve l’iniziativa venne abbracciata da numerosi autori di fumetto, fino a diventare una grande manifestazione a carattere mondiale.

Nel 2005 il 24 Hour Comics arriva anche in Italia e trova terreno fertile, infatti l’iniziativa è accolta da autori e scuole di fumetto, riuscendo a entusiasmare gruppi di professionisti e dilettanti.Realizzare una storia a fumetti è un’operazione complessa: prima di mettere mano alle tavole, gli autori, trascorrono giorni dedicati a studi e documentazione. Quando poi è il momento di mettersi a disegnare bisogna fare i conti con le difficoltà oggettive che ogni vignetta pone: inquadratura, prospettiva, ombre, manichini... insomma in media un fumettista veloce realizza un tavola completa al giorno.

Come è possibile allora realizzare un’intera storia di 24 tavole in sole 24 ore? Improvvisazione!
Non c’è tempo per farsi prendere dai dubbi e affondare nella difficoltà di un’inquadratura sofisticata, non ci si può permettere il lusso di un eccesso di tecnica artistica, se si vuole raggiungere l’obiettivo è necessario andare all’essenza. Il fumetto è arte sequenziale non illustrazione, il fine è raccontare e il disegno è solo il mezzo.
Scott McCloud spiega tutto questo nel suo splendido saggio “Undestanding comics” e nel suo genio ha trovato un modo per far capire la sua teoria attraverso la sperimentazione. Non c’è dubbio che, se privati di ogni filtro d’eccesso estetico dalle lancette dell’orologio, si può fare un’esperienza importante e scoprire anche risorse in se stessi mai sospettate.

Da quest’anno quindi, il 24 Hour Comix arriva fino a Lecce grazie a Lupiae Comix, in collaborazione con Mondi Sommersi che si è già attivata per rendere questo evento accessibile a tutti gli appassionati, disegnatori o semplici spettatori. La manifestazione si terrà il 20 e il 21 ottobre a Lecce. Sono già numerose le adesione di dilettanti e professionisti, ma le iscrizioni sono ancora aperte: per maggiori informazioni telefonare allo 0832-228603 oppure 328-7047365, o ancora visitare il sito www.lupiaecomix.com o mandare una mail a: info@lupiaecomix.com .

giovedì 4 ottobre 2007

Addio a Magic




"ascolta mi risulta che con tutte queste luci alla ribalta ora alla bottega c'e`piu` scelta alla bottega molta gente paga e sono tutti contenti alla bottega grande festa quanti bei regali sotto l'albero pieno di balle e stelle colorate" (Gruff)




Sul sito della mia attività commerciale, altrimenti chiamata "fumetteria" e ugualmente conosciuta come Mondi Sommersi, qualche settimana fa ho dato l’addio al gioco organizzato.

Per chi non sa di cosa si tratta, spiego che dietro a tutti quei giochi di carte come Magic, YuGiOh, Heroclix, Naruto, One Piece, ecc, c’è un "organizzatore" che ne cura il gioco. Il modo in cui lo fa è presto detto: occupa in maniera più o meno duratura uno spazio del suo locale commerciale, o un sottolocale, per far giocare i ragazzi a questo o a quel gioco.
Organizza dei tornei, li gestisce, spesso li arbitra, e tutto questo per poter spronare i ragazzi stessi a imboccare il sistema piramidale di questi giochi, che ti spinge a spendere un bel po di quattrini per salire dalla parte bassa a quella alta della piramide.
In genere nella parte bassa c’è la massa, i noob, gli scarsi, i novizi, in quella alta ci sono i giocatori più bravi, i più esperti, i più capaci.
Questo sistema di gioco ha delle pecche insormontabili.

Una di queste è una medaglia a due facce, che se da un lato vede spendere un sacco di quattrini a un giocatore alle prime armi, per poter crescere come giocatore appunto, e raggiungere il livello di quelli più esperti, dall’altro riduce a zero gli introiti dati proprio da quei giocatori esperti, che per forza di cose, sono già in possesso sia delle carte che dei mezzi migliori per procurasele. E le carte sono il fattore più importante per un giocatore.
Per fare soldi con questi giochi è fondamentale rimpinguare di continuo la parte bassa della piramide, quella dei noob, che con le proprie spese in buste espansione e carte sfuse, sopperirà al meccanico “braccio corto” di chi si trova nella parte alta della piramide e che quindi, economicamente, non produce.
Con un po di fortuna l’organizzatore riuscirà a tenere viva la parte bassa al punto da far valere la candela, al gioco.
Se le cose non vanno come devono e i noob vengono a mancare, tutto il sistema si rompe e la piramide cade, irrimediabilmente ed indipendentemente da quanti siano i giocatori fighi nella parte alta della piramide.
Da questo si deduce che da un punto di vista economico sono più importanti i giocatori noob che quelli fighi.


Ma come fa un negoziante a diventare organizzatore, o T.O. (Tournament Organizer)?
Semplice: si alza la mattina e decide di essere organizzatore.
Richieste da parte delle case che gestiscono il gioco organizzato, nel caso di Magic, la Wizard?
Facile: devi essere in possesso di uno spazio per far giocare la gente e di un numero di tavoli e sedie sufficiente, di un pc e di tanta pazienza.
Il discorso diventa un po più complesso se nella tua città ci sono già uno o più organizzatori.
O diciamo che diventa ancora più semplice se nella tua città organizzatori non ce ne sono.
Il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, insomma. Vedetela come volete.

Fatto sta che un giorno mi alzai e decisi di diventare un T.O.
Da allora sono passati quasi sei anni e ho organizzato non so nemmeno io quanti tornei, di sicuro roba da 3 cifre, con successi alternati, in base all’entusiasmo che ci mettevo e alla fatica che sudavo, in base anche all'educazione e all'entusiasmo del giro di giocatori di turno.

E’ risaputo che lo sforzo di chi detiene i diritti del gioco, nei confronti del gioco stesso, in fatto di promozione, rasenta lo zero.

Tutto verte sull’organizzazione e quindi sul lavoro del negoziante.

Esattamente come nel mondo del fumetto, dove la politica dell’editore medio è "io ho fatto l’albo, se non si vende è colpa del negroziante che non sa fare il suo lavoro", dove "negroziante" non è messo lì per caso.
Non è un caso nemmeno che la maggior parte dei TO sono proprietari e/o gestori di fumetterie.

Per quella che è stata la mia esperienza, il gioco si è rotto quando ho realizzato quanto sia impossibile gestire contemporaneamente un’attività commerciale come una fumetteria (rapporto col pubblico pagante) e quella di organizzatore (rapporto con bimbini spesso maggiorenni, doposcuola, parking da parte dei genitori, ecc). Le due cose, nel caso in cui come me, non si possiede di un sottolocale (agibile o non agibile non ha importanza, tanto i controlli non esistono) in cui stipare i giocatori, sono in netto contrasto.

La coperta è troppo corta.


Se da un lato spingi il gioco e ingrassi la parte bassa della piramide, dall’altro ti togli linfa dal settore fumetteria, dove i trentenni o anche i ventenni estranei al discorso "gioco organizzato" vedono i giocatori come alieni in stretta necessità di cure urgenti dal neurologo.
Stranezze? No, più che altro ho capito che non tutti apprezzano bestemmie, parolacce, gente che si insegue, che vendono cose loro nel negozio e che, diciamolo, spesso sono portatori sani di odori nauseabondi.
Insomma, una volta un tizio mi vomitò a ridosso del locale perché ubriaco alle 10 di mattina. Appena ripesco il raccontino che ci feci lo pubblico.

Dall’altro lato, se vuoi alzare la media dei clienti della fumetteria ti troverai costretto a far scendere il numero della massa nella parte bassa della piramide, tentando un equilibrio tra le due cose che sarà valido solo fino ad un fatidico crack.

Ad equilibrio stabilito c'è da affrontare il "fattore tempo".
Già, perchè in tutto questo il tempo passa e i giocatori salgono dalla parte bassa verso quella alta della piramide, con tutto ciò che ne consegue, ovvero, un triste abbassamento degli acquisti presso il negozio e un incremento della conoscenza dei mezzi che porteranno questa fascia di giocatori "che salgono" a sapere *esattamente* cosa comprare e dove (ebay, grossisti che fanno concorrenza ai negozianti che comprano i prodotti da loro stessi, vendendoli su internet a prezzi inferiori, scambi in chat/forum/siti, ecc). Questo quando sono onesti, altrimenti si passa a ingannare il noob di turno facente parte della massa stuprandogli il raccogliore in cambio di vera the original fuffa, o addirittura, si passa a rubare.
Rubare una carta, un mazzo intero, un raccoglitore, uno zaino. A seconda dell’emozione che si vuole provare. A seconda se si è un mezzo professionista o meno.

La mia decisione, per il bene dell’attività, non disponendo di un sottolocale dove stipare la gente che gioca, è stata quella di diminuire il numero di noob e far spopolare, ma con cura, la parte bassa della piramide. La cosa ha funzionato per un po: gli incassi del settore fumetti crescevano, quelli del "mercato giochi" era stabile, anche perché l’epurazione da me effettuata è stata fatta sui "rami secchi" del pubblico, o meglio, su chi si parcheggiava dalle 4 alle 8 ore al giorno, senza far muovere l’economia.

Ci ho messo l’anima, sul serio, ma alla fine ho deciso di interrompere col gioco, la cosa si faceva troppo logorante e antieconomica.

Il calendario del campionato cittadino di Magic dello scorso anno, mi ha portato 24 tappe, 12 domenicali e 12 infrasettimanali, con premi obiettivamente alti e servizi perpetuati negli anni, quali la presenza di un Judge qualificato ad ogni tappa (ma sul serio, non come si legge su altri siti della concorrenza: e chi vuol capire capisca), la vendita di carte sfuse, il rispetto del regolamento del gioco e del torneo, autobus per andare al Torneo Regionale a Bari, punto di riferimento nell’organizzazione dei viaggi per il nazionale a Rimini, prerelaese a Manduria e PTQ vari.
La mia speranza tradita era che ad un servizio indubbiamente superiore a quello che offriva la concorrenza, avessi avuto in cambio una fidelizzazione del giocatore, che avrebbe scelto me come luogo in cui fare i tornei, di modo che la concorrenza, alle strette, abbandonasse il gioco e rimanere io l’unico TO in zona, col vantaggio di poter gestire ancora meglio gli avvenimenti legati al gioco e poter ambire a Tornei di natura più elevati.
Questo perché comunque cosciente che in un mercato piccolo come quello offerto in questa realtà, due TO fossero troppi, quindi il discorso inevitabile, cinico e realista era: o io o lui.
La coperta, ancora una volta, era troppo corta.

I giocatori, al contrario delle mie speranze, ma fedeli al mio cinismo, hanno invece premiato la sufficienza di TO con meno ambizioni, che, da un punto di vista economico, giustamente ambiscono a fare il proprio bene quotidiano. Buon per loro.
Messo alle strette da questo mercato piramidale, ho pian piano maturato l’intenzione di abbandonare il gioco organizzato e dedicarmi completamente al fumetto, certo che di questa decisione ci sarebbe stato:
- chi mi avrebbe capito e sostenuto
- chi ci sarebbe rimasto male
- chi ne avrebbe goduto
- chi avrebbe detto "ecco te lo avevo detto io!"

anche se magari lo aveva detto cinque anni prima.

Questo è il primo anno senza tornei da Mondi Sommersi e proprio due giorni fa sono scaduti i termini per presentare la domanda per il Campionato Cittadino, la batteria di tornei più importante per la località di un TO.

Ma i giocatori?
Ho toccato nel corso degli anni picchi di 67 giocatori ad una prerelase (è un torneo di presentazione della nuova espansione di turno) e nel campionato cittadino dello scorso anno credo di aver contato un’ottantina di giocatori. In tutto ho staccato più di 500 tessere DCI (identificano il giocatore al sistema di punti “elo” nelle meccaniche DCI, associando la persona a un numero).
Solo 4 ne ho sentiti, dopo l’annuncio sul sito dell’abbandono al gioco organizzato.

- Uno mi detto che mi capisce, che mi è vicino, che comprende la decisione e che comunque non mi devo preoccupare che per lui io o gli altri TO siamo uguali, per lui è proprio lo stesso. E’ per questo, dice, che va da entrambe le parti nonostante riconoscessi tutti quei miei sforzi e servizi in più.
- Un altro mi ha chiesto se ora che ho smesso potevo regalargli quei banner di magic che sono li sulla parete.
- Un altro mi ha chiesto se gli facevo una vendita in blocco per le carte sfuse.

La coperta è sempre troppo corta, quando è inverno, fa davvero freddino.


martedì 2 ottobre 2007

Di mail ricevute 2

Altro giro altra corsa.

Riassumendo: mi scadono delle inserzioni di videogiochi su ebay e ricevo questa email da parte di Fabio, chiunque esso sia.

"Caro shazamego,

Fammi una proposta di vendita per: I fantastici 4, Jack X e Pinball, più le spese di spedizione con raccomandata. Poi ti faccio sapere se la proposta è buona.
grazie"

Dico, mitico, un paio di vendite in più mica fanno male, no? In fondo si lavora per pagare le tasse oltre che per il piacere di dire "ehi, io ho un lavoro" e fare così il figo in giro.
Rispondo alla mail nel classico stile "venditore affabile", sorvolando su quell'ultima frase della sua mail, che non so perchè, mi lascia perplesso.

"Ciao,
i giochi li vendo a 14,99 cad + le spese di spedizione di 6,50 euro in busta imbottita.
Tutti e 3 sarebbero 52,47 euro compresa la spedizione. Fammi sapere se ti interessano,
Max!!"

Ecco quindi la risposta del Fabio:

"Senti Max,
Non ti offendere, ma mi vuoi fregare così alla grande?! Pinball era a 9 euro fino all'altro giorno... E comunque 14,99x3=44,97 + 6,50 di sped = 51,47 non 52,47 come tu hai scritto.
In questo modo ti sei guadagnato la mia sfiducia.
Per cui la mia proposta è: 12,5euro x2 giochi + 9,5euro x1 gioco(pinball) = 34,50euro+ 6,50euro spedizione = Totale 41,00 euro tondi tondi.
(pagamento paypal, e non venirmi a chiedere extra per paypal perchè non ne voglio sapere)
Se ti piace bene, altrimenti pazienza abbiamo perso tempo entrambi.
Grazie lo stesso saluti"

Bà.
Cioè... dai, si capisce che l'euro di differenza è stato solo un errore di digitazione. Anche il mio cane se ne è accorto, solo che quando ho scritto quel figlio di un cane stava cagando altrove. Il Fabio invece cagava nella mia casella email.

Quello che mi chiedo è come mai quando uno sta davanti al pc si sente in diritto di rispondere male alla gente, in toni poco garbati e senza un apparente motivazione.
Che bisogno c'era di dirmi che non vuole saperne di "extra" per l'utilizzo di paypal se io non lo ho chiesto (e tra l'altro non lo ho nemmeno citato tra i metodi di pagamento accettati)?
Che significa che mi sono guadagnato la sfiducia di un pinco pallino solo per aver fatto un prezzo a degli oggetti di mia proprietà?

Ci penso, ci ragiono, rispondo.

""mi vuoi fregare così alla grande?!"
"In questo modo ti sei guadagnato la mia sfiducia."
"pagamento paypal, e non venirmi a chiedere extra per paypal perchè non ne voglio sapere"

E poi non mi dovrei offendere?
Vedi che non sei al baraccone della piazza. Se non vuoi i giochi non prenderli, ma non venire a "trattare" i *miei* oggetti decidendo *tu*:
- prezzo
- modalità di pagamento
- modo di porsi.

Al più che agli arroganti non vendo proprio un cazzo.
Una buona giornata.
Max!!"

Sono simpatico come un dito al culo, mi rendo conto. Realizzo che anche io dietro al pc dico un sacco di cose pompose, belle ricche di parolacce e imprecazioni.
Nemmeno due secondi che mi rendo conto che le dico anche dal vivo, agli amici, ai nemici, ai clienti, alle suore.
Molti invece diventano fighi solo dietro alla tastiera, lieti di non essere visti, sicuri di stare al sicuro.

Altra mail, questa volta non rispondo nemmeno.

"Senti bello,
Non sono mica io che ho deciso il prezzo dei tuoi videogiochi?!
io ti ho solo fatto una proposta come tu l'hai fatta a me!
Poi non sono mica io che voleva vendermi un gioco a 14 euro e passadove il giorno prima era a 9 euro?!
Non sono mica io che faccio le regole di paypal per cui il venditore NON PUO' chiedere il costo di paypal all'acquirente...
Ribadisco anche che io ho fatto una controproposta, è naturalmente tua scelta vendermeli o no, non ho obbligato nessunoho solo posto le condizioni della mia proposta, ma come vedohai la coda di paglia e ti incazzi quando ti scoprono.
Mi dispiace, e mi scuso se ti ho fatto perdere tempo.
addio"

Sti cazzi.

lunedì 1 ottobre 2007

Di siti e di mail ricevute.


"La gente prende piede, tal'uni facendo finta di niente, tal'altri facendo finta e basta. Va di moda essere vaghi sulle cose della vita, fa figo essere costipati nell'impossibilita' del fare, dice "ma io ci provo, faccio del mio meglio". Cosi' mi han detto svariati sucker cercando di giustificarsi... idioti!" (Gruff)

Stamattina ho ricevuto una email.
Una ragazza che non si firmava mi ha scritto a proposito di un articolo apparso sul mio sito a
QUESTO link. L’articolo è sul terzo capitolo del film dell’uomo ragno, è firmato da "Nargioman" autore di molti altri articoli del sito e fa un raffronto tra l’"emo" e "Spiderman 3".
Poco male. Io lo avrei fatto tra l’emo e l’omo concludendo probabilmente col fatto che le due cose si sposano benissimo, checché ne dica il papa. E "checchè" non sta li per caso.
E l’Uomo Ragno nel frattempo avrebbe fatto un paio di foto ai due innamorati, nei panni di Peter Parker. Peter Parker di contro, vestito necessariamente da Uomo Ragno.

Purtroppo però l’amico Nargioman ha pensato di usare l’emo come premessa ad un articolo poco omo ed io per questo sento che lo amo.
Ad ogni modo ricevo questa mail, la apro, la leggo. Prima rido, poi sudo.
Le rispondo, decido di postare mail e risposta sul blog, tanto la mail non è firmata quindi non credo di fare torti a nessuno.

La mail la leggo così come ve la incollo.

"Sapete che cos’è un emo? No? Bene, vi illumino.Gli emo, sono delle persone che si contraddistinguono da noi altri per diverse cose: quella che salta all’occhio prima di tutte e la loro pettinatura al limite dell’imbarazzante, a metà tra quella di Hitler e quella di un mentecatto; la seconda è che se viene offesa la loro sensibilità corrono a chiudersi a chiave nel loro bagno a piangere e tagliarsi con una lametta..."

Basita da quel che ho letto, sono" costretta" a dire la mia.
Prima di tutto preciso di non essere EMO, ma una normalissima ragazza di 28 anni che ama la musica senza seguire un genere preciso.
Mi chiedo chi sia la persona che ha scritto quelle squallide righe riguardo gli emo e la invito ad abbandonare l'arte di scrivere perchè non solo è stata/o smodatamente parziale, ma ha anche dimostrato profonda ignoranza e insensibilità riguardo l'argomento che ha deciso di affrontare.
1) EMO non è una cosa, ma prima di tutto è un GENERE MUSICALE2) Se ci sono delle persone che hanno deciso di chiamarsi emo perchè seguono questo genere e vogliono vestirsi in un determinato modo, LIBERISSIMI di farlo! Siamo in un paese libero, moderno ed è profondamente squallido chi punta il dito su di loro per sentirsi meno insignificante.
3)" Se viene offesa la loro sensibilità corrono a chiudersi a chiave nel loro bagno a piangere e tagliarsi con una lametta..."
Non è così! Ma mettiamo che sia così.......una persona che si chiude in bagno a tagliarsi con una lametta sicuramente avrà qualche problema...con che coraggio la insulti????????
SONO SCHIFATA!!!
Era la prima volta che curiosavo in questo sito, ma non penso che ci tornerò più se continuerò a leggere frasi del genere, come non ci torneranno le altre persone che hanno letto queste oscenità.
Spero tanto che eliminiate l'articolo perchè sporca il sito.
Grazie per l' attenzione.


La mail finisce qua.
Già che sto vi posto la mia risposta, come se avesse importanza.

Ciao a te sconosciuta.
Vorrei dire "ciao Sara" o "Ciao Paola", ma non ti sei firmata e quindi mi viene difficile.
Mi spiace che l'articolo ti abbia procurato questa reazione, d'altra parte non è che possa piacere a tutti :)

> Basita da quel che ho letto, sono" costretta" a dire la
> mia. Prima di tutto preciso di non essere EMO, ma una
> normalissima ragazza di 28 anni che ama la musica senza
> seguire un genere preciso.

Bene, siamo coetanei :)

> Mi chiedo chi sia la persona
> che ha scritto quelle squallide righe riguardo gli emo e
> la invito ad abbandonare l'arte di scrivere perchè non
> solo è stata/o smodatamente parziale, ma ha anche
> dimostrato profonda ignoranza e insensibilità riguardo
> l'argomento che ha deciso di affrontare.

La persona è "Nargioman", come indicato all'inizio dell'articolo.
Quelle "squallide righe" come tu le definisci, sono una recensione di un film.
Il film è "spiderman" è nello specifico, il terzo capitolo della serie.
La faccenda degli "emo" è solo una premessa per poi far partire la recensione vera a propria.
Comunque gli ho girato i complimenti per la "profonda ignoranza", per "l'insensibilità", per le "squallide righe" e per il così pacato invito "ad abbandonare l'arte di scrivere".
Ringrazia vivamente :)

> 1) EMO non è una
> cosa, ma prima di tutto è un GENERE MUSICALE2) Se cisono
> delle persone che hanno deciso di chiamarsi emo perchè
> seguono questo genere e vogliono vestirsi in un
> determinato modo, LIBERISSIMI di farlo!

Scusa se intervengo, ma mi puoi incollare le frasi dell'articolo dove qualcuno VIETA (lo scrivo maiuscolo per pareggiare il "liberissimi") agli emo di essere emo?
Cioè, chi ha scritto la recensione è omo, sai che gli frega degli emo? :)

> Siamo in un paese
> libero, moderno ed è profondamente squallido chi puntail
> dito su di loro per sentirsi meno insignificante.

E infatti la recensione è stata scritta nella piena facoltà di essere in un paese libero e moderno. Profondamente squallido è che questo paese sia anche bigotto e privo del senso dell'umorismo e della misura.
D'altra parte sei tu che stai puntando il dito sullo scrittore della recensione, che a tuo dire è "profondamente ignorante" ed "insensibile". Ne deduco che se a tua volta non ti reputi profondamente ignorante e insensibile, ti consideri superiore allo scrittore in questione.
Forse lo fai per sentirti meno insignificante? :D (si scherza, eh.. non offenderti^^)

> 3)" Se
> viene offesa la loro sensibilità corrono a chiudersi a
> chiave nel loro bagno a piangere e tagliarsi con una
> lametta..." Non è così!

Ma ci mancherebbe che sia così.
E' una provocazione quella che viene fatta. -.-

> Ma mettiamo che sia
> così.......una persona che si chiude in bagno atagliarsi
> con una lametta sicuramente avrà qualche problema...con
> che coraggio la insulti???????? SONO SCHIFATA!!!

Ma chi l'ha insultata?
Cioè, io ho i miei problemi, sai che me ne importa degli emo, della musica che ascoltano, delle lamette che usano...?
Mizzeca te la sei presa manco ti avessero stuprato il gattino.
Mi spiace che tu ti sia SCHIFATA (lo scrivo maiuscolo per tenermi alla pari ;) ), ma se ti schifi per questo sei tu ad avere dei problemi, non chi ha scritto la recensione di un film che tu nemmeno stai considerando.

> Era la prima volta che curiosavo in questo sito, ma non
> penso che ci tornerò più se continuerò a leggerefrasi del
> genere, come non ci torneranno le altre persone che hanno
> letto queste oscenità.

E vai a leggerti il sito di famigliacristiana allora.
Lì di cose sagge ce ne sono un casino.
Tipo la parte in cui ti chiedono i soldi per l'abbonamento alla rivista.

> Spero tanto che eliminiate
> l'articolo perchè sporca il sito. Grazie per l'
> attenzione.

No.
Mi spiace.
Il mio sito è uno spazio libero.
Le persone ci scrivono senza peli sulla lingua.
Se dovessi cancellare ogni articolo che infastidisce questo o quella persona mi troverei con un sito bianco. Di persone "schifate" e "offese" ce ne sono a bizzeffe.
Che poi non scrivono mai per dire "mi è piaciuto questo pezzo", si sfogano solo quando gli tocchi qualcosa che sanno ("emo è un genere musicale!" -Brava, hai vinto una bambolina.)
Mi hanno chiesto anche di togliere l'icona che porta al mio blog perchè ricorderebbe il gesù cristo, e pertanto qualche cattolico l'ha reputata "blasfema".
Se non vi piace, ripeto, cambiate sito.
Io scrivo per piacere, non per piacervi.
Max!!
aka
HulkSpakk




mercoledì 19 settembre 2007

Luca Torelli è... Torpedo!




E' uscito il secondo volume ed è bello quanto il primo.
Torpedo ha i contro cazzi, ha il senso della frase, ha il ferro, ha quella faccia da duro e quel fisico smilzo che lo fanno apparire febbrile come la morte.
Spesso la tua.

Ora Torpedo ha anche i suoi volumi integrali.

Ne ho fatta una recensione con un paio di piccoli interventi di Marco Schiavone, l'editore. Per leggerla cliccate QUI.

lunedì 17 settembre 2007

Il Grillo che Canta



Mi piace molto Beppe Grillo.
Non in senso fisico chiaramente, a me piacciono i magri.

Mi piace perchè è un sovversivo.
Dal mio ignorantissimo punto di vista ovviamente.
Mi piace perchè è un comico politico che fa il serio su una politica che fa ridere.
E piangere.
E poi Grillo è all'avanguardia. Ha la sua età, la sua vita vissuta, i suoi perchè e i suoi percome. Come pochi ha scoperto la potenza di internet insieme a quella dell'energia pulita e poi negli ultimi giorni, tramite il "Vaffanculo Day" ha ripreso ad apparire sugli altarini delle pagine web, del televideo, della televisione.
E' all'avanguardia e sa muoversi, sa scrollare le masse sa muoversi da pecora tinta di rosso in un gregge di pecore nere a cui resta molto poco da essere munto.
Monta sulla sua tastiera e scrive sul suo blog il Grillo. Parlante di politica, finisce anche oggi su libero.it, che da qualche giorno (e probabilmente ancora per pochi) è diventata la prima pagine che il pc mi visualizza quando apro il web.

L'articolo, che farebbe riferimento a parole lasciate sul suo blog, lascia parlare Beppe Grillo che direbbe:

"La politica, all'improvviso, è invecchiata di 10 anni. E' nuda di fronte ai cittadini con le sue rughe, il suo belletto, le zampe di gallina intorno agli occhi, i suoi giornalisti. Le sue parole decrepite che fanno fatica a uscire dalla bocca. Sembrano le nuvole dei fumetti. Non vengono più ascoltate. La parata surreale di politici la domenica fa quasi compassione. Chi guarda la televisione spera che un commesso si avvicini a D'Alema o allo psiconano e gli sussurri in un orecchio: 'La festa è finita, non si renda più ridicolo'"

Ahia.
Tra i vari meritati "insulti" alla politica leggo un grossissimo passo indietro per il progressista Grillo. "Sembrano le nuvole dei fumetti." usato in tono dispregiativo, come si usava definire la parola "fumetti" sul Piccolo Palazzi, o sulle enciclopedie e i dizionari che stanno a casa di mio nonno.
Non letteratura, mezzo di comunicazione, ma "lettura di scarsa importanza", "per bambini", o quell'uso dispregiativo di "hai la faccia da fumetti", degna di un ignorantone dell'ultima ora e non del "Grillo che Conta". Utilizzare la parola "fumetti" per dire che qualcosa è vecchio è un po come dire "negro" a qualcosa che è sporco.

Caro Beppe, a proposito dei fumetti e del tuo V-Day, leggiti V-For-Vendetta affinchè non debba mandare te a V-Affan-Culo.

martedì 11 settembre 2007

Narnia Fumetto 07 - Genesi di una bestemmia




"- questa battuta era pessima.
- Che vuoi farci, d'altra parte non faccio il comico, ma il fumettaro. E infatti sono qui a Narnia Fumetto. E non al Comicon."




Erano mesi che avevo deciso di andarci e per farlo avevo prontamente coinvolto l'uomo assicurazione, Paolino.

Ho conosciuto Paolino nel 2000, subito dopo il militare, subito dopo essermi fratturato il malleolo tibiale destro, subito prima di aprire la fumetteria, subito prima di rovinare questa e quella vita.
Tra il "subito dopo" e il "subito prima" ho lavorato per Paolino in pizzeria, quando ne era il gestore. Consegnavo pizze a domicilio, lavoro part time, un bel posto. Era pagato mica bene, ma avevo più soldi allora che adesso. Male che vada apro una fumetteria, pensavo.

Dopo l'esperienza alla pizzeria io e Paolino prendemmo strade diverse.
Io via dei Veterani, lui via Sicilia.
Aprimmo due fumetterie nella stessa settimana.
Che geni.

Generalmente i geni sono tali perchè sono pochi. Nel nostro caso però i due soggetti in questione non rientravano nei tali geni, quanto nei genitali. Due coglioni che si conoscevano da tempo e non erano stati in grado di fare una società per dare vita ad una fumetteria decente anzichè due decadenti. Responsabilità mia, lo ammetto.

All'apertura feci due conti riguardo le nostre capacità intellettuali, un rapido uno più uno e vennero fuori i due soliti geni, solo che non erano nè X nè tantomeno Y. Erano Tali. Una bella coppia tutto sommato.

Paolino chiuse la fumetteria un paio d'anni dopo e prese la cosa molto, molto male. Una specie di lutto in famiglia, con tanto di morto e casse annesse, spiacevolmente piene di fumetti. La prese male al punto da lasciare, testamento a me, testate sul muro e testicoli allo stato, che provvedette a stritolarli ben bene prima di mollare la presa.
Il danno fu così ingente che quando a Paolino nacquero due bambini, Cesare ed Elena, il medico gridò al miracolo.
Si riferiva alla madonna che continuava a piangere. Per quanto riguarda i figli di Paolino disse invece che erano davvero belli, entrambi.

Le mie preghiere alla madonna per essere stato inserito nel testamento di Paolino la emozionarono al punto che pianse davvero tanto. Era abituata a tutt'altre citazioni, spesso molto poco lusinghere e inerenti la sua fantomatica verginità. E non solo anale.
Analizzai il testamento, che scoprii comprendere una serie di mobili e quintali di fumetti che rilevai dalla fumetteria di Paolino a un costo che rasentava lo zero. Lo rasentava perchè mi feci dare da Paolino 20 euro per mettere benzina alla macchina, per poi portarli via da dove si trovavano. Ero a secco e non avevo benzina.
Ero al verde e mi serviva benzina. Verde.
Sempre a corto di verdoni mi scoprii simpatizzante di Verdone, mi trasferii a due passi da piazzetta Verdi e comprai prima, e conobbi poi, due berretti. Verdi.

Giuseppe, il fratello di Paolino, sapevo avere un furgone e fato volle che Paolino avesse bisogno di una bella vacanza/lavoro. Fatti due conti gli chiesi se gli sarebbe piaciuto venire con me a Narni e rispose alzando il pollice.
Verde.

Il semaforo, unica salvezza quando all'ultimo momento Giuseppe ci negò dopo avercelo promesso per un mese e mezzo, il furgone, ci permise di arrivare puntuale all'appuntamento col destino. I Fantastici Quattro avevano appena finito di legnarlo per bene e questo lo mise di cattivo umore a tal punto di farsi beffa di noi, più e più volte. Rosso di rabbia e gonfio come una zampogna, Destino ce le suonò ben bene.
Non sapevo facesse il musicista.
Stan Lee ne sa una più del diavolo.

Buttammo giù diversi santi quando il noleggiatore ci disse il prezzo di un Ducato Max 2.8 della Fiat. Quattrocentoquindici euro per partire il venerdì mattina alle 9.00 e riconsegnarlo per lunedì allo stesso orario, altrimenti sarebbe scattato il nuovo giorno e se ne sarebbero andati altri soldi per l'affitto. Lo blocchiamo con una telefonata che sono le 20.00 di giovedì sera e iniziamo mezz'ora dopo a riempire gli scatoloni di fumetti. Quelli in negozio non bastano e questo ci sembra evidente al punto che decido di andare a prenderli da qualche cassonetto della spazzatura. Devo averlo pensato a voce troppo alta perchè da li a breve prende a piovere, forte ma così forte che mi si sponza anche lo scroto. E giù altri santi, perchè se Stan Lee ne sa una più del diavolo, io so più santi di chi li ha resi tali.
Geni tali.
I pacchi vicino ai cassonetti, tanti, arresi alla pioggia santificavano la vigilia della partenza, schernendomi insieme al e a Destino.
Crudele, incazzato e bestemmioso ne ho sfondati parecchi, tra scazzi e molti cazzi, con foga e senza figa, con ebbrezza e poca grazia.

Grazie a Paolino il problema è rientrato insieme a lui. Aveva riempito prontamente la sua macchina di scatole e già se l'era rotte, prima dell'avvento del Signore. Parlo di avvento perchè sono certo volesse scendere dal cielo e prendermi a calci nel culo direttamente lui, in persona. Anzi, in signore.

Sono le 20e30 e i pacchi iniziano a prendere forma. Mi fermo alle 2.00, quando finiamo di impacchettare, sfatti. Fatto il grosso mi riposo un pò, nel frattempo Paolino freme per la partenza.
Si parte alle 8e15, da casa mia, luogo dell'appuntamento. Barba fatta da poco e ascelle lavate, non sbagliamo i programmi nemmeno di un minuto. Gridiamo al miracolo tanto che appare il medico del parto della moglie di Paolino, che ci chiede se la madonna avesse pianto di nuovo. Paolino gli dice di no e per distoglierlo dal dispiacere gli mostra la foto di Elena e Cesare.
Bei bambini. Entrambi.

Alle 11.00 precise, come da programma, partiamo. Uniche cibarie a bordo: 2 rustici, 2 cornetti, 6 caramelle Vivident, 1 bottiglia d'acqua.
E' evidente che non basteranno a un cazzo.
Saltiamo il pranzo perchè è fondamentale arrivare a Terni per le 18e30 e a Narni entro le 19,00. Non sbagliamo nulla e il viaggio fila più delle mie scarpe. Siamo in fiera alle 19e30, stringo la mano a Francesco Settembre, mi vengono in mente un paio di battute idiote prima che mi indichi lo stand. Non le dico. Indico un'assemblea di silenziosissimi e capaci peti quando mi accorgo che la distanza tra il furgone e lo stand è pari a quella tra il mio pisello e la figa.

A distanza di sicurezza vedo il Figaro di Rossini forbici in mano, pronto a rifarmi la barba, che un po per la capacità rinfoltente dei miei peti, un pò per l'aria di montagna, m'era prontamente ricresciuta. A rendere vano il lavaggio ascellare della mattina furono invece i 18 viaggi furgone/stand, che con Paolino feci in un'ora e mezzo, fino alle 21.00 quando la Rocca che ospitava la fiera ha chiuso. O meglio s'è fatta chiudere da Francesco, senza ribellarsi troppo, forse riconoscendo in lui il suo re.

Respiriamo a fondo prima di ripercorrere in discesa quelle strade, per noi abituati alle piacevolissime pianure salentine, eccessivamente ripide, strette e senza nemmeno un cazzo di gardrail. Arriviamo in albergo, un posticino a 3 stelle. E' vero, una sega se confrontato a Capitan America, ma quasi fantastico se confrontato ai quattro. Anche Destino era daccordo.

Entriamo. Optimus.
La simpatica signora alla reception portava un cartello. "Protegge".
Di fronte a lei, alla decepticon, anche Megatron portava un cartello. "Distrugge".
- Avete bisogno di qualcosa?
- Allogge. Ehm... alloggio, scusi.

Ci indica la nostra stanza. Come in fiera, al secondo piano. Facciamo i gradini in fretta ma lentamente, defiatando puzzette silenzione ma che si sentivano, desiderando la doccia l'uno dell'altro.
Prendiamo sonno alle 02e30, con la sveglia alle 6e30.
Alle 7e30, lavati, colazionati e condizionati dal dover ancora scaricare qualche pacco e allestire lo stand, siamo alla Rocca. Alle 8.00 iniziamo a lavorare. Alle 10.00 i visitatori iniziano ad accedere alla fiera.

Fieri di essere riusciti a fare miracoli, a dispetto del medico, ci godiamo il fatto in religioso silenzio.
La mostra, impeccabile da tutti i punti di vista, è soddisfacente, ha visibilmente molti visitatori, a quanto pare oltre 3mila, roba che quelle sagre del fumetto in provincia di Lecce impallidirebbero.
Gli stand sono tanti, conosco e riconosco gente, ho il piacere di stringere la mano a Gianfranco Loriga, presidente AFuI, a Pasquale Saviano, direttore Alastor, e ad una figa niente male, di nome Lisa.
A fine giornata, torniamo in albergo dopo aver cenato e decidiamo di andare a dormire sul presto, verso mezzanotte, giusto per avere addosso quell'ora in più di sonno che avrebbe potuto impedirci il collasso, anche in vista della partenza per Lecce della sera dopo, dopo aver lavorato in fiera, dopo aver smontato lo stand, dopo aver caricato tutto sul furgone, dopo aver messo in discussione la questione anale delle vergini madonne.

Donne, uomini e bambini passavano dall'uno all'altro stand, cercando ora la chicca ora il brand, ora il cool ora il trand. Paolino cercava me ed io cercavo il mio friend.
Ci eravamo persi, per poi ritrovarci.
Mortacci se era grande il posto.

Avevo supposto magri incassi, ma questo era troppo. Troppo poco intendo. La gente di Narni e limitrofi aveva afferrato in pieno il concetto di "mostra", non aveva compreso appieno la parte riguardante il "mercato", invece. Touchè.
Parlo con Bottero un bel pò, compro e scambio di roba un popò, telefono a papà e mi faccio salutare anche mamma già che sto.
Stanco, arrivo a sera.
Sereno bevo un pò d'acqua.
In gergo, mi sono bagnato.
D'altra parte si parlava di lavoro, nessuno ha mai parlato di salario e dopo il dolce, ti succhi l'amaro.

Ce ne offre uno un simpatico barista, dopo averci sfamato con un paninozzo che sapeva di poco, una cocacola, un graffen che a Narni chiamano "bombolone" e una cosa eccessivamente leggera che al nord chiamano caffè, ma che sta al caffè quanto il lupo sta al cane.
Riempire il furgone a fine fiera è stata la cosa più complessa del viaggio, Paolino è invecchiato di almeno 5 anni ed io ho bestemmiato in maniera sufficiente per almeno altri due.
Partiamo alle 23.00 esatte e ripercorriamo al contrario la strada dell'andata, solo che la imbocchiamo nel senso di marcia giusta, nonostante il sonno. Ci spariamo in tutto 3 soste, due caffè, una per il carburante, più una quarta per una pisciatina al volo, in autostrada.
Stradafacendo parliamo di tutto, ma davvero di tutto, al punto da rimanere senza voce ed argomenti. E' ovvio che a questo punto parte l'ennesima sfida di rutti e puzzette.
Ne abbiamo vinta una a testa, ma non vi dico "chi", quale.

Siamo a Lecce alle 7e30, prendiamo un caffè, scarichiamo i pacchi in negozio e andiamo a mollare il furgone, piacevolmente sorpresi che il destino non gli abbia dato fuoco e che Destino non lo abbia ammaccato tutto.
Alle 10.00 apro e inizio con fare flemmatico a lavorare e ad aprire questo e quel pacco, rimettendo al proprio posto quanto riuscivo.
Paolino va a casa a salutare la famiglia e alle 11.00 credo sia andato al primo appuntamento di lavoro della giornata.

Quella sera ho dormito 11 ore filate e oggi sono finalmente riposato al punto da potermi fare 9 ore di lavoro pieno.