mercoledì 23 novembre 2011

Report scapocchia di un Decennale col Ponticelli

Alla fine c'è stato il decennale di Mondi Sommersi.
E' stato un casino dall'inizio alla fine (ma potente).
Venivo da una settimana di sbattimento da serie A, con quattro punti di vantaggio sul fatto che sono stato  Siviglia dal lunedì al venerdì, giorno in cui son rientrato e all'indomani, sabato, c'era il decennale. Madonna che flash.
Dieci anni che aspetto il decennale, e mi riduco all'ultimo.
Dato che organizzare tutta la festa, sistemare il negozio, lavorare gli arretrati, il normal, il futuro, gestire il sostituto al negozio, pubblicizzare l'evento, e trovare il tempo per lavarmi il culo, erano state pratiche anali abbastanza semplici da smaltire, ho pensato bene di colpirmi lo scroto (ma potente) con l'ospite d'eccezione, il supergrezzo Alberto Ponticelli.
Il Ponticelli è una roba che se non lo conosci non capisci il pezzo quindi o lo conosci o non capisci il pezzo. Facile.

Succede che sto alla grande e che sto grande autore superpotente arriva all'orario meno comodo del mondo, le 17.35. Che orario del cazzo. E ovviamente l'ho scelto io.
Una serie di astri, incrociati con la grandezza dell'universo, fanno in modo che chi avrebbe dovuto andare a prenderlo all'aeroporto abbia avuto un contrattempo in tempo in tempo per non andarci.
Non che io non conosca la potenza della mia sfiga, anzi, avevo preso in considerazione tale ipotesi, anzi, avevo anche un piano B, il salvagente per la prima inculata: un altro volontario estratto a casa dall'agenda che sarebbe andato a Brindisi a ritirare il pacco, cioè Alberto.
Dio (esistendo) saprebbe quanto sarebbe utile l'invenzione di un piano C perchè il piano B era così di merda che anche quello è andato a farsi fottere. Il volontario del piano B infatti aveva vinto una patente scaduta che che te lo dico a fare. Dovevo elaborare in fretta il piano C (e prima ancora inventarlo) e trovare qualcuno da mandare in anal scoperta in aeroporto a prendere il grezzo, e dovevo farlo in fretta, tanto più che erano già le 17.06 e l'aereo sarebbe atterrato alle 17.35 e il negozio avrebbe dovuto stare aperto (minimo) dalle 17.00.

Mentre acceleravo (ma potente) pensavo che dovevo essere altrove, in negozio per esempio, che nel frattempo era chiuso anzichè aperto, ed era buio ma buio anzichè adibito a luogo di scambi culturali e alcoolici vari e io imprecavo come un moicano sterile.
Vabè, facciamo che arrivo all'aeroporto e lo carico e torno a Lecce.
O almeno questo era il piano.

Nella realtà arrivo all'aeroporto e quella scatoletta alata della Ryaner era in ritardo (ma potente). L'incazzatura sale e decolla, da lì a un bel pò l'aereo scende e atterra.
Quando il grezzodeluxe aka Alberto scende dall'aereo, bello come il sole in una giornata di pioggia, o come la costituzione in un paese senza lavoro, solare come dolce Remì, e caldo come la piccola fiammiferaia, mi scalda il cuore. E che posso farci, sono un tipo sensibile. Contemporaneamente trovo un legnetto per togliere via dalle suole i tocchetti rimasti della cacca pestata poco prima.

Subito ci spacchiamo una dreker, per festeggiare il momento di avvicinamento e rallegramento del gruppo. Poi dopo che garbatamente rifiuto una limonata con poco limone e una frullata senza frullatore (ma ero tentato di accettare), ci accingiamo al mezzo di trasporto. Ma con trasporto.
Poi torniamo in negozio, come una fionda, accelerando alla vista degli autovelox, perchè Alberto aveva questa teoria devo ammettere affascinante, secondo la quale se solo riuscissimo a passare gli autovelox a 88 miglia all'ora, grazie al flusso canalizzatore, saremmo così forti da passargli accanto così forte che la foto la scatterebbero alla macchina dietro di noi. Toh, nel culo.
Ma non ci siamo riusciti.
Toh. Nel culo.

Giunti in negozio, prendiamo a bere parte di quei 70 (settanta) litri di alcoolici e superalcoolici che avevo comprato sottocosto al mercato nero degli alcoolisti anonimi (ma bianchi) per i miei ospiti.
Poi in realtà non ricordo più un cazzo, solo che mi sono svegliato la mattina dopo, tutto nudo, nel mio letto e non so come ci sono arrivato. Anche Alberto si è svegliato tutto nudo la mattina dopo, ma per fortuna in un altro letto. Ma comunque di un uomo.

A cornice di ciò, questa sequenza fotografica in cui, durante la festa, io e Alberto ci mostriamo il batacchio l'un l'altro, stupendoci.











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3 commenti:

Giustina ha detto...

le avventure di supertelegrezzone narrate da un cantastorie con la cirrosi eMpatica. bello! :D

ettore ha detto...

poi come l'ha presa la sorpresa della camera che non avevi prenotato?

grezzz ha detto...

ho prenotato chez Domenico, un padrone di casa impeccabile!