venerdì 19 settembre 2008

La Violenza come mezzo di Comunicazione [Parte Tre]


"Mia madre metteva su Michelle, si metteva sul divano e mi osservava, col Meccano, costruire l'Eiffel. Ma, arrivato in cima, mancava sempre un dado. Non me ne capacitavo, sbriciolavo l'autostima, e liberando le dita dal peso delle brugole, scappavo con le nuvole del senso della mia vita." [Dargen D'Amico - Al Meccano]


Nota: questo post è la terza parte di un post lungo non so ancora quanto.
Se volete capirci qualcosa e non avete ancora letto le "precedenti due puntate" vi consiglio di leggere PRIMA la "Parte Uno" e la "Parte Due" e POI la Parte Tre, che è questa che state leggendo in questo momento. Se vi pesa il culo farlo non c'è problema. Vi voglio bene lo stesso.



Ci fermammo a prendere una birra, una gran bella rossa pastosa, e una Kwak ora che Kwak era semplicemente "pastosa" e ben poco gran bella rossa, sarebbe stata l’ideale.
Poi ci scambiammo i numeri di telefono, ci promettemmo di risentirci per qualche altra cavalcata e ce ne tornammo a casa, ognuno con la propria solitudine, come Bill Bixby nella serie televisiva de L’Incredibile Hulk, sporchi, coi pantaloni strappati, su una strada desolata.

Mi svegliai con un cerchio alla testa grande quanto la Capanna dello Zio Tom, ma il problema non era tanto questo quanto il fatto che accanto a me, nel letto, non c’era mia moglie, nella camera di là non c’erano i miei figli e nella cuccia non c’era il mio cane.
Non c’era nemmeno "una camera di là" e non c’era nessuna cuccia.
Se è per questo non avevo mai avuto moglie, figli e cani propriamente miei. Ero solo me stesso, un 29enne di Lecce un po’ sbronzo.
E con le mani ancora sporche.

Presi il foglietto con su scritto il numero di telefono di Kwak e lo gettai nell’immondizia, andai all’auto e la lavai dal sangue, aprii il portabagagli e spostai il piccone un po’ più in là, ci misi dentro i miei vestiti laceri, tirai fuori cacciavite, pinza e nastro isolante e misi in moto.
La mia coscienza non si fece più sentire per un po’, probabilmente inebetita dai miei movimenti e ancora vittima delle legnate prese la sera prima. C’erano anche possibilità che io l’avessi uccisa e a questo pensiero iniziavo a sentirmi meglio.
Se avessi ucciso la mia coscienza, mi dicevo, avrei potuto essere più libero, essere capace di muovermi liberamente, avvicinandomi a quella posizione di potere cui ambivo e allo stesso tempo allontanarmi dalla povertà, dalla voragine di debiti che avevo creato, voragine che risucchiava tutti i miei risparmi, i miei sforzi, i miei sacrifici, i miei sogni e le mie ambizioni.
Tutto quello che avevo era la parola e iniziavo a convincermi che il potere posseduto dalla parola, non avesse nulla a che fare col potere contenuto in un cazzotto bene assestato.

Mentre in piena campagna smontavo lo sportello del passeggero regalandogli nuove interessantissime modifiche, i miei pensieri si alternavano. Pensavo a mio padre, che un bel giorno decise di modificare la 127 Panorama di famiglia. Non pensavo all’epoca che ci volesse così poco per disintegrare un’automobile, o meglio, sapevo già, chiaramente, che un incidente contro un ulivo neanche tanto secolare può fare sufficienti danni da rottamare un’auto, o che investire un canguro in Australia adduce alla macchina danni non coperti dall’assicurazione.
Quello che non sapevo è che un uomo solo può apportare tante di quelle inutilissime modifiche tutte da solo, tutte in una mattinata, tutte senza un perchè, da distruggere di fatto un'automobile.

L’operazione di mio padre, visibilmente posseduto dal Transformes alieno di Optimus Prime, consisteva nell’incrociare, a suo dire "geneticamente", una 127 Panorama dell’86 ad una MiniMinor dell’84, e vedere che cazzo ne potesse uscire fuori.
Non so cosa esattamente si aspettasse lui, ma quello che ne uscì fuori era ovviamente una merda.
Una merda cagata di gusto dal Commander a.k.a. Optimus Prime, per la grande gioia dei Decepticon tutti. Il sedile posteriore era scomparso in favore di quello della MiniMinor, rendendo impossibile sedersi sia a gente con un grande culo, sia a gente troppo alta. Per esempio, io non sono mai stato particolarmente fortunato, quindi niente problemi di culo, ma per alto sono alto e sui sedili di dietro non mi ci potetti mai più sedere.
Anche i sedili davanti erano stati cambiati con quelli della Mini. Qui apparentemente non ci furono grandi problemi, ma nemmeno grossi vantaggi. Solo tempo dopo mi accorsi che il tappetino sulla pedana della macchina era messo lì per coprire gli immensi buchi rimasti nell’operazione di scambio dei sedili. Il saldatore può essere il migliore amico di un uomo di cinquant'anni, ma senza stagno è come una rana senza Giovanni.
O come un pesce fuor d'acqua.

Il volante fu cambiato con quello della Mini, decisamente più piccolo di diametro, facendo sentire ancora di più l’assenza del servosterzo quando la macchina era in movimento.
I buchi sotto ai sedili potevano anche essere ignorati a motore spento, ma la cosa si faceva impensabile a motore acceso, quando il fumo scappava dal tubo di scappamento, a causa dei fori apportati alla marmitta, fatti per rendere più anni ’70 l’auto/chopper, ed entrava in macchina favorendo sonnolenza prima, e morte per gas di scarico poi.
Ai miei reclami su questi reiterati tentativi di omicidio, mio padre rispondeva con un calmissimo "Entra nella macchina perché scappa. E scappa dal tubo di scappamento".
Per lui era normale la cosa.
A me faceva solo incazzare.

Tutto questo faceva il paio con il pensiero alterno: i potenti sono tali perché gli altri, il popolo, la società, è troppo impegnata in altro. A lavorare, a mettere da parte spiccioli, a sposare le figlie e a sgravare bebè.
A guardare il dito che indica la luna.

Io mi ascoltavo il grido mentre sfondavano la cruna del mio culo.
Mi avvicinai al lunotto posteriore e aprii il portabagagli, ne presi del nastro isolante che avevo in una cassettina e ritornai allo sportello destro. Era un bel pacco da 6 rotoli presi all’IperCoop, sezione BricoCenter. Gommosi, incollosi, ed economici.
La cosa più importante quando maneggi nastro isolante è non esporlo al sole: lo squaglia e rende davvero fastidioso maneggiarlo. Perde colla appiccicaticcia come un cazzetto annerito di un settantenne che spruzza ancora, ma non più a comando.
Il nastro isolante rimasto al sole troppo a lungo, sulle mani, da la stessa sensazione che ha un uomo quando lava il seme bambinesco dalle mani con acqua fredda. Sborra.

Tornai anche ai miei pensieri.
I potenti non hanno cuore. Non hanno passione per le cose, raccontano balle sulla famiglia, come un peccatore che si confessa a un prete, puniscono i torti con il sangue e il sangue con altro sangue, riempiendo libri di politica sociale e aziendale, mentre tutti restano inebetiti senza neppure accorgersi che prologo ed epilogo sono uguali per tutti, per scelta.
Loro.
I potenti sono violenti.
I potenti vengono ascoltati.
I potenti sono Leader.
La violenza è un mezzo di comunicazione ed è più potente della parola.

Per sempre, da ora, sarei stato violento quindi in grado di fare di tutto e diventare così quel leader capace di grandi cose, potenti magnificenze.
La violenza è un’arma più efficace della parola.

mercoledì 17 settembre 2008

Ordinanza anti-bivacco e anti-bighellonaggio.

"Danno la caccia ai figli disobbedienti, il match è zero a uno e pochi dubbi sui vincenti" [Colle der Fomento - Un Grosso Vaffanculo]


Il sindaco di Lecce, Paolo Perrone, ha emesso qualche settimana fa un'ordinanza per tenere più pulita la città da quei fannulloni bastardi che bevono birra e hanno atteggiamenti che "potrebbero sfociare in veri e propri atti di microcriminalità".
Potrebbero.
Dato che potrebbero sembra opportuno porre un rimedio preventivo: una bella ordinanza anti bivacco, anti accattonaggio e, quella che mi piace di più, anti bighellonaggio.
Anti bighellonaggio.
Suona meglio dei Rolling Stone.
Perchè, diciamolo, faranno paura gli assassini, gli stupratori, i rapinatori, i topi d'appartamento, i ladri, i mafiosi. Tutti sti stronzi, è vero, mettono il terrore, ma chi di noi non si è mai preso uno scago da spavento quando per la strada ha incrociato anche solo per sbaglio un *bighellone*?

Io personalmente mi scagazzo sempre al pensiero di un ragazzo che bighelloneggia o che bivacca nella mia città.
Per non parlare del terrore che mi provoca un accattone.
Potrebbe sfociare in microcriminalità.
Mica cazzi.





Ho paura è vero, ma anche speranza. Perchè so che ci sono loro a proteggermi. Non sono supereroi muscolosi e con costumi sgargianti, è vero, ma non hanno nulla da invidiargli. Con delle bellissime uniformi blu, età anche di 60 anni, pelle flaccida, capelli brizzolati, a volte magrissimi, altre ciccionissimi, pistoletta al fianco e palle a terra, ci sono loro: i poliziotti.
Sono lì per proteggermi.
I poliziotti vengono pagati con i soldi dei contribuenti, quindi anche con i miei soldi, ed è giusto così, perchè sono lì per difenderci dai criminali, dagli assassini, dal male.
E dai bighelloni ovviamente.

Ed è questo che è accaduto l'altra sera, in via Palmieri, a Lecce.



Finito di lavorare sono andato a prendere una birra in un locale stranoto in città, ero in compagnia e c'era gente. Una quarantina di persone, forse meno, non di più. Bevevo la mia birra e me ne stavo tranquillo, ma per pura ingenuità, perchè non mi ero accorto di una cosa gravissima: quella gente non era gente normale. Erano dei bighelloni!
E qualcuno a ben pensarci stava bivaccando.

Per fortuna sono arrivati loro, i poliziotti.
E come nei migliori fumetti Marvel, arrivano da tutti i lati della strada: da destra da sinistra e frontalmente. Un supergruppo di superpoliziotti che manco I Vendicatori di IronMan e Thor.
Una roba che Distretto di Polizia 8 al confronto sembra una serie televisiva sulla polizia italiana.



Cinque pattuglie di Polizia. Una pattuglia dei Carabinieri.
Ipotizzando due agenti per macchina (ma volendo alcune pattuglie ne ospitano anche tre), avevamo dalla nostra ben 12 Vendicatori pronti a spaccare il culo a questi fautori del bivacco che, ricordiamolo, avrebbero anche potuto pensare di farsi venire in mente idee del genere di fare qualcosa che sarebbe potuto scaturire in atti simili ad altri atti di microcriminalità.
Anche perchè tra loro c'era qualche negro.

12 agenti. Dodici.
DODICI agenti per controllare i documenti a trenta stronzi.
Potete giurarci che mi sentivo al sicuro.
Solo che mi confondono per uno stronzo bighellone del cazzo e controllano i documenti anche a me. E ok, saranno dodici, ma "quantità" non è sinonimo di "sveltezza" e quindi impiegano per controllarli una cosa come un'ora.
E se devo dirlo non erano esattamente come i Vendicatori anzi, quando mi hanno chiesto i documenti mi sono sembrati più stronzi dei Fantastici Quattro. Roba che Reed Richards al confronto è il tuo migliore amico.

Come sono arrivati sono stato il primo (quando ti dice culo) a cui hanno chiesto il documento.

...



...



...



Ok, ok, non so mentire, sono stato il secondo.
Il primo a cui lo hanno chiesto è stato William, un mio amico. Ma sono certo che se non fosse stato negro avrei vinto io.
Ma i poliziotti non sono razzisti, sono lì per proteggerci e vengono pagati con i soldi dei contribuenti, quindi sono certo che si è trattato di una casualità e che con i loro modi affabili mi avrebbero ancora una volta dimostrato che hanno un profondo rispetto dei cittadini (a patto che non siano dei bighelloni, sia inteso).
La discussione è andata all'incirca così:

Poliziotto: Documenti o questura? Decidi.
William: Documento.

Devo ammettere che avevo sentito la risposta di William e così ho potuto rispondere esattamente anche senza aver studiato, come a scuola e come a scuola sono riuscito a farla franca, dato che il poliziotto non si è accorto che ho copiato.

Ah, pagare le tasse, che gioia.

Alla fine della fiera questi 12 Apostoli hanno controllato i documenti a tutti e mi è rimasto un pò il dubbio che ai loro occhi anche io fossi un bivaccone bighellonante fattapposta per la quale, ma è capace che mi sbaglio.
Alla fine della fiera ho fatto con il cellulare qualcuna delle foto che vedete nel post, giusto per darvi il gusto di contare le auto.
Alla fine della fiera è stata sollevata UNA multa di 55.00 euro a un negro per non so quale motivo. Ai suoi commenti con i quali appellava a "razzisti" i poliziotti, questi rispondevano che era una casualità, poteva capitare a lui come a un italiano.

La vita è questione di culo signori.
C'è chi nasce Vendicatore e c'è chi nasce negro.






Nota per i disabili: "negro" in questo pezzo è usato volutamente ma con un significato sarcastico.
Nota2 per i disabili: anche "disabili" in questo pezzo è usato volutamente ma con un significato sarcastico.

domenica 7 settembre 2008

La Violenza come mezzo di Comunicazione [Parte Due]



"Ho perso l’attimo. Non ho più modo di tornare indietro, manco se ne parla, resta solo polvere, devo mangiarla" [Gruff]

Nota: questo post è la seconda parte di QUEST'ALTRO.
Se volete capirci qualcosa, leggetelo. Il precedente post dico, e poi questo.
No, non quello *immediatamente* precedente. Esatto, non quello su Lloyd, ma quello segnalato poco fa, che poi è il precedente del precedente del precedente. Leggetelo.
Ma leggete anche questo.
E magari commentate che lurkare fa diventare ciechi.


La Violenza come mezzo di Comunicazione [Parte Due]

E' dai tempi del mio personalissimo miglio verde, strada che percorre gli Ex Palazzi Magno e Porta Napoli passando per il malfamatissimo rione San Pio X, che mia madre mi riempie la testa, anzi, mi riempie la coscienza, di cose che mi hanno frenato la vita.
Sii educato, non creare problemi, porta rispetto, aiuta la gente, non attaccare briga, evita le bravate, stai lontano dalla cattiva gente, non drogarti, studia tanto, non essere violento.
E ad ogni nuova condizione che poneva, la mia coscienza cresceva, si nutriva e si manifestava, e guarda adesso cosa è successo.
E’ grassa da fare schifo ed è pure morta.

Ad ogni nuova condizione un nuovo freno motore rallentava il mio successo e mi allontanava da esso, impedendomi di diventare qualcuno di importante, di conosciuto, rispettato e temuto. Un bravo leader che avrebbe potuto cambiare le cose, per andare incontro proprio a quei concetti di umanità che mi hanno spaccato le palle per tutti gli anni delle elementari delle medie e delle superiori, in perfetta sincronia con l'educazione che ricevevo da mia madre, pasto per la mia coscienza.
Tutte merdate che mi entravano nel cervello come spyware nel pc, e avevo bisogno proprio di una bella formattata per toglierle via.
Formattata che avrei avuto quella stessa notte, al quarto giro di Kwak.

Lei era una gran bella rossa belga, pastosa, la quale si era sposata benissimo con la mia voglia di scopare.
Me la stavo sbattendo in macchina, sul sedile posteriore, lei accovacciata in un angolo in una posa doggy style che avrebbe reso orgoglioso Snoop Doggy Dog e io sopra di lei, nudo fino alle palle ciondolanti, vestito soltanto dal mio nuovissimo cappello western alla Morgan Freeman in Gli Spietati, sguardo da duro e pisello incazzato che per ovvie ragioni lei non poteva vedere. Lo sguardo da duro perché era girata in avanti e il pisello incazzato, beh, quello non lo vedeva ma pareva lo sentisse benissimo.
Mentre facevo zum zum realizzavo, distratto da un sibilo che mi oscurava il cervello, tre cose:
1) non sapevo nemmeno come si chiamasse la rossa e per convenzione e associazione mentale decisi di darle il nome Kwak.
2) forse quello non era il quarto giro di birra, ma il sesto.
3) Il piccione che ha cagato sul lunotto posteriore, che da quella posizione riuscivo a vedere distintamente, doveva avere un culo più grosso di Kwak, la mia nuova partner.

Poi realizzai cosa fosse quel sibilo.
Era quella cazzo di coscienza che faceva monologhi imbarazzanti su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.
E più cercavo di ignorarla più si faceva più chiara la sua voce. Alla fine dovetti mettere il trombatore automatico e sbrigare un paio di concetti con la mia coscienza.

- Salve uomo.
- Che vuoi?
- Sai chi sono?
- Si. Una scassamaroni.
- E’ quello che pensi anche di tua moglie?
- Non nominare mia moglie. Se la nomini tu, mi sembra merda.
- E’ normale, perchè sei tu la merda. Hai una famiglia, una moglie e due figli.
- E tu hai una capacità innata di venire qui ogni volta che mi sto divertendo.
- E’ che il tuo concetto di divertimento è un continuo peccare.
- Ascolta, ora come vedi ho da fare. Ne parliamo quando ho finito, ok? Ne parliamo sempre quando ho finito.
- Lo so, ed è per questo che ti vengono quelle idee assurde. Questa volta ne parliamo prima. Anzi durante, dato che già stai tradendo.
- Non sto tradendo, mi sto allenando.
- Stai scopando con una sconosciuta. Non sai nemmeno chi sia.
- Non è una sconosciuta. Si chiama Kwak.
- La tua famiglia ti sta aspettando a casa.
- Ti ho detto che ne parliamo dopo.
- No, adesso.
- No dopo.
- Adesso.
- Non rompermi i coglioni, ho detto dopo.
- Adesso!
- Mi stai facendo innervosire.
- Meglio, così te la smetti.
- Giuro che se non sparisci ti riempio di pugni.
- Non lo faresti mai.

Quando ebbi finito di riempirla di pugni tornai nella realtà.
Kwak era davanti a me, nuda, vestita di un sangue che non era il mio, inquietantemente ed eccessivamente somigliante a quello che vestiva le mie mani come guanti da motociclista degli anni ’70. La sua faccia non era più quella di un bel troione che ti arrapa al primo sguardo, e fa precocemente eiaculare la gente media, al secondo.
Era più che altro la faccia di un porco arrosto, con tutto quel grumoso sangue mischiato a spezie di cui ignoro il nome. Il sangue che la ricopriva in alcune zone prendeva coloriti indigesti, quasi color panna, la stessa tonalità che aveva il mio cazzetto aggrinzito, a riposo come un guerriero dopo la lotta.
I capelli erano impiastricciati e una mia mano scoprii essere ancora lì, tra i riccioli, a muoversi ferocemente in alto e in basso, in movimenti che poco avevano a spartire con l’idea di effusioni scambiate tra amanti, che avevo finto fino a quel momento.
E fu proprio in quel momento che nella mia testa arrivò l’audio di un film horror e con sé portava suoni interessanti che un po’ mi spaventavano e un po’ mi eccitavano. Urla strazianti che erano di Kwak.
L’altra mano, violentemente, mi masturbava.

C’era poco da fare, avevo paura.
Ora lei mi avrebbe denunciato, mi avrebbe rovinato la vita, mi avrebbe messo nei casini con mia moglie, non mi avrebbero più permesso di vedere i miei figli. Il mio cane.
E quel che era peggio era la terrificante verità che mi si schiariva in testa: aveva ragione la mia coscienza.
L’istinto di scappare prendeva il sopravvento, quando, ancora spappolandole quei ricci ormai sfatti, ascoltai meglio quelle urla che non erano di dolore, ma di piacere e ad ogni "ahhhhhh..." seguiva un "...ncoraaaa!".
Ancora.
E ancora.
E ancora.

Dopo che raggiunse il suo terzo orgasmo, ci mettemmo a parlare. Mi raccontò del suo compagno, del fatto che tra loro il sesso era morto, e che per questo faceva la prostituta.
Cazzo. M’era completamente sfuggito questo dettaglio.
E pensare che l’avevo anche già pagata.
Mi disse che a lei piaceva molto farlo forte, con violenza e che più violenza c’era più le piaceva.
Che cazzata, pensai.
- Ma scusa, come fa a piacerti?
- È che ci sono abituata.
- Perché, ti picchiano spesso?
(Intanto mi pulivo dal sangue e lei si risistemava i riccioli)
- No, nessuno mi picchia. Nessuna violenza. Non fisicamente almeno. E’ che mi sento violentata dalla vita, dal mio compagno, dai clienti. Dallo stato, dalla società, dalle banche, dal Vaticano. E francamente non ne posso più.
Pensai subito a quello che avevo, una voragine, e le chiesi cosa avesse lei.
- Niente. Non ho niente.

La invidiai. Lei non aveva niente, aveva già raggiunto lo zero assoluto, poteva ricominciare.
Io invece ero ancora vittima dei Potenti.

Mi fece una domanda che aveva un non so che di inquietante.
- Hai mai visto Colpo di Fulmine?
- Il programma con quella tettona bionda?
- Si quello. Lo hai mai visto?
- Certo.

Bella merda, aggiunsi.
- A me piaceva. Ho sempre sognato un principe azzurro che mi salvasse da questa vita. Un uomo pronto, deciso, che non si lascia impressionare da nulla, che scopa da dio e mi tratta come piace a me, con quel rispetto che io decido essere tale.
- E tu hai sempre sognato un principe azzurro?
- Si
- Non si direbbe...
- Che vuoi dire?
- Bè, è vero che col lavoro che fai vedi tanta gente, ma cercare il principe azzurro in un’alcova di segaioli frustrati avrà possibilità pari a zero. A meno che lui non abbia davvero un colpo di fulmine per te.
- Io credo di averlo trovato.

Le sorrisi.
Dio, che idiota.

venerdì 5 settembre 2008

Organizzare un incontro con un autore



"colle der fomento con il rap, suona + forte delle bombe (le bombe!)
sul classico originale boom bap, nasce dal niente e si espande (si espande
!)" [Colle der Fomento]


Tra qualche giorno, il 12 Settembre, avrò l'onore (oltre che l'immenso piacere) di ospitare in negozio David Lloyd.
Quando lessi per la prima volta V For Vendetta ebbi la sensazione di essere stato colpito da un mattone. Seriamente, la mia vità cambiò.
V For Vendetta è un Fumetto (o graphic novel, o romanzo a fumetti, o volume, chiamatelo pure come ve lo fa rizzare di più) che lascia il segno e David Lloyd è stata la mano e parte della mente che lo ha concepito.
Una decina di anni dopo, so che tra una settimana lo conoscerò e potrò avere il piacere di scambiarci quattro chiacchiere.

Quando informo le persone che vengono a fare i loro acquisti in fumetteria dell'evento, spesso è capitato che mi facessero le domande "come hai fatto a beccare Lloyd?" e "come sono i suoi fumetti?"

Partendo dal presupposto che invitare un autore è più complesso di quanto si possa immaginare e che (per quella che è la mia esperienza nel sud italia), per ogni autore che ospito ce ne sono due che rimandano all'infinito o che non danno disponibilità, potrei dire che "contattarlo" è il minore dei problemi.
Insomma, con tutto rispetto, non è che stiamo invitando il presidente del consiglio.

Qui parliamo di fumetti, non di cabaret.
I problemi sono la gestione e l'organizzazione vera e propria dell'evento.

Non so esattamente come funziona agli incontri con autori veri, di libri veri, nelle librerie vere, ma in fumetteria, il fumettaro deve fare un bel pò di cosette da solo, prima della fatidica data dell'incontro. Diciamo pure, tutto.

Questo "tutto" va dal contatto con l'autore, alle pubbliche relazioni con esso, con l'editore o il distributore che fornisce i volumi, al pagamento della spedizione degli stessi, alla realizzazione grafica di una locandina, alla sua stampa e distribuzione in città. Deve preparare comunicati stampa, articoli per giornali locali (qualora ne trovi interessati a darne notizia) e divulgarli. Deve scrivere qualche recensione dei volumi dell'autore che viene, il che lascia intendere che prima deve leggerli e che possibilmente devono piacergli. Deve condurre discussioni su forum, blog, siti e quant'altro possa dargli una spinta ad alzare l'entusiasmo che si crea intorno alla venuta del Dio. Deve pagare il viaggio, il vitto e l'alloggio dell'autore e infine, lavorare diverse ore più del normale per far quadrare il tutto.

Tutto questo, ovviamente, ha una spesa.
Credo che sia la prima risposta ad un'altra domanda che in genere sento o leggo in giro, ovvero "come mai incontri con autori di fumetti non se ne fanno mai (o quasi)?".

Complessivamente un autore *quando non chiede il gettone di presenza* (nel qual caso non sarà ospite nella mia fumetteria^^) costa dai 300 ai 500 euro. Alla fumetteria.
A meno che l'autore non sia residente in città, ovviamente, caso che comunque al momento non prenderemo in esame.
Con queste premesse è facile dedurre che per (semplicemente) rientrare dei soldi spesi bisogna fare un incasso notevole che con dei margini che oscillano dal 35 al 45% non è facile raggiungere. Soprattutto quando l'autore che si ospita ha da presentare un solo volume e magari abbastanza economico.
Facciamo un esempio: l'ospite del mese sarà l'autore X che presterà il suo volume Y ad un prezzo di 10 euro (prezzo decisamente economico). Ipotizziamo che questo autore è costato come gestione (spesa dell'acquisto dei suoi fumetti non presa in considerazione) 300 euro, ovvero la cifra più bassa che abbiamo stimato. Ipotizziamo anche che ogni suo volume ci costa il 55% del prezzo di copertina e che quindi a noi resta il 45% dei 10.00 euro (quindi lo sconto migliore).
Solo per raggiungere il pareggio dovremmo vendere 67 copie del volume.
Utopia, specie se l'autore è un esordiente o (incredibilmente) un Maestro.

67 copie di venduto ad un incontro sono un successone, sia inteso, ma se l'albo costa solo 10 euro è un fallimento.
67 copie vendute quando un autore presenta solo UN fumetto lascia presumere la presenza in negozio di almeno 67 persone interessate che hanno poi concretizzato l'acquisto.

Un autore con un solo albo da 10.00 euro non si invita in negozio o al 95% la fumetteria si ritroverà a penzolare dalla parte del rosso. E in Italia, ultimamente, questo non è un bell'affare. E nemmeno un bel colore.

Per avere un "perchè" a livello economico, un incontro deve far incassare (lordi) almeno 800.00 euro. Partendo da questo presupposto, o abbiamo 80 persone che comprano 80 copie da 10.00 euro, o dobbiamo:

a) alzare il limite del prezzo di copertina
b) presentare più proposte dell'autore ospitato
c) entrambe le soluzioni

Proporre opere con un prezzo di copertina meno vantaggioso per il cliente aiuta notevolmente la riuscita dell'operazione, presentare più opere dello stesso autore permette all'afiocionados più affezionato di comprare più di un'opera (che non sia un doppione), indicativamente raddoppiando l'incasso, ma attuare entrambe le soluzioni va da sè, è la scelta migliore.

Un prezzo valido per il fumetto da presentare è di 14.00 euro.
14.00 euro sono il passo immediatamente precedente, nell'ottica attuale del lettore di volumi, al fumetto "caro". A 14 euro lo vendi, già ai 15 diventa complesso, da 16 in sù è un casino.
Il potenziale complessivo che le opere devono raggiungere è di 40/45 euro, spalmati su 2 o, meglio ancora, 3 opere.
All'incontro di venerdì prossimo, con David Lloyd presenteremo, guarda un pò, 3 opere dal prezzo complessivo di 42 euro. Le cose dovrebbero andare bene anche perchè il nome potente dell'autore, l'entusiasmo creato intorno all'evento, l'informazione data e il pubblico sensibilizzato tra la clientela, non lascia eccessivi dubbi in proposito. La presenza tra gli ospiti di un nome potente, tuttavia, potrebbe creare problemi gestionali da non sottovalutare: alta presenza che potrebbe portare a caos, opere dell'autore già in possesso dei presenti. Da successo annunciato, ospitare un grosso nome potrebbe trasformarsi in una semplice (o magari non voluta) operazione di lustro.
Quelle cose della serie "sono figo perchè ho conosciuto Lloyd". Insomma, aria fritta.


Per creare entusiasmo nel pubblico è importante parlare (bene) dei lavori dell'ospite e dello spessore dello stesso. Per farlo diventa importante credere nel prodotto, quindi leggerlo e apprezzarlo. Per evitare un flop e fare in modo di non perdere la faccia di fronte al lettore è *fondamentale* che i fumetti presentati siano validi.
E' per questo che sono sempre entusiasta dei miei ospiti: perchè li stimo come fumettisti e so che qualcosa hanno dato al fumetto. O quanto meno a me.

Se una fumetteria ospita un autore, molto probabilmente questo è apprezzato dal fumettaro. Oppure (tra le altre cose) sono amiconi :)

In conclusione, se la vostra fumetteria non fa incontri con gli autori, non prendetevela. Non sono loro che sono incapaci.
E' chi li fa che è avanti.


mercoledì 3 settembre 2008

Lupin in Italia. Uno. Disamina di un personaggio Atipico. E anche di Lupin.


"Ladro una volta, ladro per sempre" [Lupin III]
"Sei povero? Colpa tua! (05/09/01)" [Silvio Berlusconi]


Tutti noi sappiamo chi è Lupin III.
Lupin è un ladro, è *il* ladro. Il ladro gentiluomo per l'esattezza.
Lupin nasce nel 1967 per mano di Monkey Punch e racconta le avventure di un furfante, un criminale e ladro di un certo spessore che ruba (e voglio dire...), corteggia le donne, è sempre sfacciato, possiede infinite attrezzature che gli permettono di sfuggire alla legge, la fa sempre franca.
Lupin dovrebbe essere un personaggio odioso, perchè è corrotto.
Perchè farebbe di tutto per avere il calore di una donna.
E perchè è un ladro.
In italia poi, dovrebbe essere ancora più odiato perchè è straniero ed è risaputo che se ti ruba qualcosa uno straniero non è perchè è un ladro, ma perchè è, appunto, straniero.

Invece Lupin piace, anzi di più, è adorato.
La gente si tatua Lupin sulle più svariate parti del proprio corpo, compra gadgets, colleziona i suoi fumetti, fa sempre parallelismi con questo o quel personaggio famoso.
Come sto per fare io.

Tutti noi sappiamo chi è Silvio Berlusconi.
Silvio Berlusconi è un ladro, è *il* ladro. Il ladro gentiluomo per l'esattezza.
Berlusconi nasce nel 1936 per mano del Signore dal quale egli stesso afferma è "unto" e racconta le avventure di un paese zeppo di comunisti agli italiani, è un criminale e ladro di un certo spessore che ruba (e voglio dire...), corteggia le donne e dopo qualche pompa le fa ministre delle pari opportunità, è sempre sfacciato, possiede infinite attrezzature che gli permettono di sfuggire alla legge, possiede anche la legge e grazie ad essa la fa sempre franca.
Silvio Berlusconi dovrebbe essere un personaggio odioso, perchè è corrotto.
Perchè farebbe di tutto ad una donna che gli abbia dimostrato il calore.
E perchè è un ladro.

E invece Silvio Berlusconi è adorato. Da se stesso tanto per cominciare, e dalla folla italica che per una interessantissima combinazione astroppositiva ha rieletto il suo governo una francata di volte.
Una francata sono anche le volte che Lupin III è andato in onda dagli anni '80 ad oggi.
Sulle reti Mediaset, che sono di Silvio Berlusconi.
Affascinanti parallelismi.

E Lupin III è adorato dalla folla in un paese governato da un impunito ladro gentiluomo che come Lupin si fa vanto di aver oltre 2000 (duemila) capi di imputazione.

martedì 2 settembre 2008

La violenza come mezzo di comunicazione [Parte Uno]


"sembra che qualcuno sia felice, vi è un gran casino in quei posti senza luce ma chi parla serio lo fa sotto voce. Regole urbane di sempre, di ogni dove, nel piu vivo comportamento animale istintivo. E' una vita in fuga dove non sai la strada cosi speri che per un po non succeda nulla" [Fluxer - Gruff]


Esatto è così.
Lei non ci credeva, ma io insistevo. Mi parlava di come non fosse possibile, di come fosse fuori dalla realtà il mio discorso: insensato, inesatto, inetto.
Intanto però continuava ad ascoltarmi.
Fuori dalla realtà, ripetei io.
Come se un dialogo tra noi due non fosse una cosa già stramba da sé. Come se potessimo permetterci il lusso, arrivati a questo punto, di stare lì a guardare dettagli come "la realtà" e "la coerenza".

Fu come un'illuminazione la mia, ma non robe alla "colpo di fulmine" quando avevo 15 anni, e quel troione con le menne da 5 chili a pezzo se ne andava sballonzolandole in giro, ripresa da una telecamera ingrifata, per quel programma che improvvisava questi fantomatici colpi di fulmine tra teenagers.
Com'è che si chiamava quel programma originalissimo?
Ah si.
Colpo di Fulmine.

Cazzo che fantasia. Fa il paio con quella vacca di Donna di Beverly Hills 90210.

Comunque dicevo, io a 15 anni li avevo sul serio i colpi di fulmine ed erano tutti per lo stesso genere di ragazza. Quel genere di ragazza che mi rivolgeva la parola.
In genere mi evitavano e questo normalmente mi avrebbe dovuto attristire e invece no, perchè all'epoca iniziavo a pensare positivo, sarà stato per l'influenza Jovanottiana che il pop-rapper-rocker trasmetteva, sarà che ancora non avevo realizzato che non ero alla frutta esclusivamente per una questione di povertà e di inflazione, sarà per quello che volete, ma pensavo positivo.
E vivevo queste negazioni con positività, convincendomi che evitare una persona è già un pò considerarla. Quindi è già buono, mi dicevo.
Quando camminavo e vedevo una ragazza che mi piaceva, estirpavo dalla mia gola un gran bell’accenno di saluto e lei, cazzo, mi evitava, passandomi accanto senza ricambiare.
Se mi avesse completamente ignorato, mi dicevo, mi si sarebbe sbattuta contro, il che era un concetto estremamente differente da quello che più avanti negli anni avrei dato alla parola "sbattere".
Essere evitato, secondo la mia rosea equazione della vita, era meglio che essere ignorato.
A vederla oggi mi sembra la stessa differenza che c'è nello schiacciare un fagotto di merda sciolta e inciampare su un avambraccio di scimmia cagato da un obeso.

E poi il troione con le zinne da competizione non mi permetteva di vedere mai in faccia i contendenti all'amore. Ero troppo preso da quel budino gigante che avrei tanto voluto affogare nel caffè.
Alessia Marcuzzi, la conduttrice, l'avrei affogata e basta.

E' che detestavo Colpo di Fulmine, ma mi piacevano i colpi di fulmine, quelli che tanto si assomigliavano alle illuminazioni che di tanto in tanto avevo. Come l'illuminazione che mi portò ad una lunga digressione con la mia coscienza e la mia falsa conoscenza. Un'illuminazione che mi portò ad un cambiamento radicale, e infine, a un omicidio.



Tutto iniziò con una piccola riflessione.
Ero preso dal mio dafare che, brevemente, consisteva nello svegliarmi, andare a lavorare, darci dentro come un matto, scolarmi una birra a sera e andare a casa a dormire, per ricominciare il giorno dopo sempre un pò più stanco. E invecchiare.
Pensai che c'era qualcosa che non andava. Non mi andava di dare al caso la responsabilità di scelta di quella che era diventata la mia vita: un viavai dal lavoro, senza scopo. Un rincorrere un pareggio dovuto alla crisi, fare abbastanza soldi da poter pagare i debiti, raccogliere abbastanza monetine da un euro da gettare giù, in quel vortice che ho creato lavorando, nella speranza che un giorno sia completamente pieno e mi conceda il piacere spicciolo di poterci camminare sopra senza sprofondarci.
Per poter ricominciare da capo, da zero.

Eccola la piccola riflessione: lavorare una vita nella speranza di avere zero.
Era agghiacciante, spaventoso.
Finito di lavorare andai a prendermi una birra.
Una lunga e fresca birra. Il miglior mezzo litro che quel dio abbandona pargoli abbia mai concepito. Capace di reggergli la partita, solo il mezzo litro di piscio che regalai di lì a poco ad un cesso ancora abbastanza pulito, il che sincronizzava alla grande, col mondo, il mio orologio interiore che finalmente segnava l'orario esatto: presto.
Effettivamente avrei dovuto capire che fosse presto dal fatto che il locale era ancora praticamente vuoto e che io avevo smesso di lavorare alle 21, ovvero meno di mezz'ora prima della sincronizzazione dell'orologio interiore.
Il fatto è che mi piaceva pensare che tutte queste fossero deduzioni dovute alla mia grandiosa pisciata e alla birra, una Kwak: una gran bella rossa belga, pastosa, con la quale si sposa benissimo il mais tostato.

La bevvi che scese come olio (di ricino) nel corpo di un torturato.
Non mi scendeva invece per niente l'idea di lavorare per non avere nulla in cambio o, peggio, per potermi permettere di ambire allo zero. Alla nullatenenza. All'impattare la sufficienza. Un pò come un cazzetto senza spermini, utile solo a pisciare svariati mezzi litri di birra ormai calda.

Mi guardai intorno, pensai a lungo e mi resi conto che qui tutti lavorano, hanno famiglie, figli, genitori, cani e bestie di ogni tipo da accudire, chi più e chi meno, ma pochi o nessuno si discostava da quello zero assoluto. Perchè ogni cosa, perchè abbia valore, ha bisogno di essere confrontata con un valore massimale a cui fare riferimento. Un valore assoluto ma di natura materiale, quindi niente vaccate religiose o fantascienze simili. Fatti e non pugnette.
E chi è che possiede seriamente questo tipo di valore?
I Potenti. E chi sono i potenti? Il governo. Le banche. Il Vaticano. Che per farla breve, sono tutti quelli che fanno le promesse.

Lei non ci credeva e non ci credeva, ma continuava ad ascoltarmi. E ad intromettersi.

Cosa vuoi fare?, mi chiedeva. Come pretendi di cambiare le cose? Anche se tu avessi ragione il sistema ormai è questo e non basta certo una minchia raggrinzita come la tua per cambiarlo. Non otterresti niente. Continua a fare la tua vita, porta a casa il pane, sfama la tua famiglia, cresci i tuoi bambini. Non metterti in testa di poter cambiare le cose che non ne sei in grado e non hai più 15 anni.

Signori, questa che ha parlato è la madre delle stronzate e del fallimento umano: la coscienza.
Coscienza, questi sono i signori inebetiti dalla vita di cui ti parlavo. Degli zero assoluto. Il piacevole materasso di carne umana che i potenti usano per poggiare grasse chiappe e corpi flaccidi quando vanno a dormire o quando vanno a fottersi qualche spompinatrice con il culo che presto o tardi faranno parlamentare. Rincoglioniti dalla televisione, dai libri, dalla musica, rimbambiti da internet e dalle infinite promesse, e docili come schiavetti mascherati con la loro Mistress.Signori. Coscienza. Voi siete fatti l'uno per l'altra e mi fate entrambi cagare.

lunedì 28 luglio 2008

Ho avuto un attacco di Nerdismo.


Ho avuto un attacco di nerdismo.
Ne parlai QUI tempo addietro, e finalmente ho trasformato la Poderosa in un Trasformers.



Cazzo, per l'occasione l'ho anche lavata ._.
thrithrithruthruthru

giovedì 10 luglio 2008

I Film Tratti dai Fumetti


- Ciao Max!
- Oh ciao bello! Quanto tempo!
- Yo!
- Respect. Allora dove sei stato?
- sono stato fuori, sai com'è, tra ragazza e uni mi pigia il cazzo stare in suddonia. Sono stato un pò a giro, ho testato nuove realtà, conosciuto nuove realtà su cui impostare i margini della vita...
- ah, si, capisco. Sei andato di nuovo...
- si si ci sono andato di nuovo, ma son tornato perchè anche lì era tipo qui, solo diverso.
- è tipico.
- e tu? Che hai fatto di bello? Che novità mi porti?
- bà nulla di che... si lavora. Mi faccio una birra. Esco nei soliti posti. Le solite cose.
- Ah. Che palle, bro!
- ma no, cioè, volevo dire, lavoro, mi faccio le mie cose, vivo.
- ahhhhhhh! Accappellaaaaa!
- ...
- ...
- ...
- lo hai visto il nuovo film di Hulk?
- no.
- cazzo fratello! Come non lo hai visto? Lì sta Hulk che dice "Hulk Spacca!", cioè "spacca" capisci? Come il tuo nick. Il tuo nick, HulkSpakk.
- si ma non mi piace Hulk.
- Ti chiami "Hulk" e non ti piace Hulk?
- se tu ti chiamassi "merda" ti piacerebbe la merda?
- no, vabè, ma Hulk te lo sei scelto tu.
- è vero, ma resta che non mi piace.
- Yo. ... E Iron Man? Il film di Iron Man lo hai visto?
- no.
- e perchè?
- perchè Iron Man mi fa cagare.
- si ok, sta sul cazzo un pò a tutti effettivamente, ma il film è bello.
- non metto in dubbio, ma non mi intessa Iron Man.
- capito. E che ti sei visto al cinema ultimamente?
- niente.
- nemmeno Wanted?
- nemmeno Wanted.
- vabè ma te lo sarai scaricato...
- ma anche no.
- ma non è tratto da un fumetto?
- si, ma non mi va comunque di vederlo.
- e il film di Okuto No Ken? Quello lo avrai visto...
- Stai scherzando? Ken è un coglione.
- Come no. Vabè, che film hai visto tratti dai fumetti?
- poca roba, quasi niente.
- davvero? Cioè, non hai visto i Fantastici Quattro?
- no.
- e gli Xmen?
- no.
- 300?
- nemmeno.
- Fantastici Quattro e Silver Surfer?
- preferisco la gonorrea.
- vabè ma è il tuo lavoro!
- cosa?
- cioè, tu bro vendi fumetti!
- appunto, non capisco cosa c'entrino i film con la vendita dei fumetti.
- sono film tratti dai fumetti, dovrebbero interessarti! Cioè, almeno per curiosità dovresti vederli.
- e perchè scusa?
- perchè sono una sorta di costola del tuo lavoro.
- e che cazzo significa?
- significa che.. cioè... daaaaai...
- ma io vendo fumetti non guardo film. Sono cose diverse. E scommetto che se vai in libreria a comprare un libro non chiedi con insistenza al commesso se si è visto L'Amore al Tempo del Colera o Dracula di Stoker.
- vabbè che c'entra... quelli sono libri.
- ...
- ...
- ma scusa, tu che lavoro fai?
- l'elettricista.
- e pagheresti sei euro e cinquanta per vedere un film sugli elettricisti?
- bè, magari si.
- ... non dire stronzate.
- si, lo vedrei.
- lo dici solo per non darmi soddisfazione.
- non è vero.
- ti vedresti un film su un elettricista che vuole diventare il più bravo elettricista del suo condominio.
- Certo.
- Certo.
- ...
- ...
- E se te ne facessero 3 al mese, te li vedresti?
- bè, magari un paio me li scarico.
- e se ne facessero diciotto l'anno per sei anni, te li vedresti?
- mmm... effettivamente...
- e se ogni volta che al cinema danno un cazzo di film su un elettricista del cazzo, mentre realizzi un impianto elettrico in un palazzo pericolante, avvolto dai cazzi tuoi, un bimbetto schiacciascroti sudato e anche un pò antipatico, ti chiedesse se ti sei visto l'ultimo de L'Elettricista Volante, tu cosa penseresti?
- ...
- Ecco.
- Yo.
- Respect.

sabato 5 luglio 2008

Devil di Frank Miller: Ominibus [Panini Comics]


A novembre uscirà per la Panini Comics l'Omnibus di Devil di Frank Miller.
Costerà la "modica cifra" di 60,00 euro per le 800 circa pagine che contiene.
Ora, Frank Miller su Devil non è di certo quello che anni dopo ha realizzato Sin City, 300 o Il Ritorno del Cavaliere Oscuro, ma dopo i vari lungometraggi e il prossimo film su The Spirit, non è certo l'ultimo dei coglioni nella lista dei nomi sconosciuti.
Insomma, 60 euro per quel volume mi sembrano un pò tantini. Un pò molto tantini. Ma proprio parecchi.
Cioè, con 60 euro mi sparo 12 Kwak medie al Prophet con tanto di mais tostato e nusceddhre al seguito.
Eccheccazzo.

Ad ogni modo, in molti si chiederanno come avviene la scelta di questi prezzi da parte della casa editrice. Quale è lo studio preciso che porta alla scelta di un prezzo rispetto ad un altro.
Ebbene, ho fatto uno studio approfondito e il risultato è quello che vado ad esporvi.







...







1) Marco Lupoi entra in redazione, atteso dai redattori tutti.




2) La redazione, giovani pilastri del fumetto italiano, attendono con ansia le nuove direttive dell'Editor.




3) Una volta scelto cosa pubblicare c'è da stabilire il prezzo. E' il momento in cui Lupoi chiama uno della redazione alla Ruota della Fortuna e gli spiega il suo funzionamento.




4) Ecco qui una redattrice che prova a stabilire il prezzo dell'Omibus di Devil



Troppo poco, dove cavolo ti credi di lavorare? Questa è la Panini cazzo, mica la fatebenefratelli... :

5) Anche un giovane Luca Scatasta, in una foto di repertorio, prova ad individuarne il prezzo.



Peccato, c'era andato così vicino. ! Riprovaci ancora LucaS! :D


6) Intanto tutta la redazione strepita gridando "CENTO! CENTO! CENTO!". In questa fase, alcuni sostengono, Lupoi vanta alcune tra le sue migliori erezioni.




7) Ecco qui finalmente stabilito il prezzo (ancora non comunicato) che rappresenterà il nuovo traguardo da raggiungere con il prossimo Omnibus.

venerdì 4 luglio 2008

Mica scemo il Signor ebay.




Quando sento dire da qualcuno che ha comprato qualcosa "su internet" sono quasi certo che abbia comprato da ebay. Sono abbastanza certo ormai che nella fantasia collettiva l'acquisto su internet equivalga all'acquisto su ebay, come se i negozi online dei privati non esistessero o non fossero degni di quella fiducia che invece (e chissà perchè) ebay darebbe.

Sono iscritto a questo portale dal gennaio 2002 e da allora ne ho viste di cotte e di crude. La mia attività su ebay riveste la figura del venditore più o meno a tempo pieno, con degli alti e dei bassi, dovuti prevalentemente alla mole di lavoro a cui mi relega il negozio fisico.
Ho subito gli aumenti vertiginosi di questo portale, sia di utenza e conoscenza nel pubblico, sia di prezzi, tariffe e commissioni sul venduto, arrivando ogni volta ad allontanarmi per un periodo più o meno lungo per poi riavvicinarmi alla vendita.
Per la cronaca, questo è un "periodo no", uno di quei periodi lunghi in cui mi scasso di ebay e lo mando a cagare.

Il primo giugno '08 i prezzi di questo portale sono aumentati nuovamente e in maniera decisa. Le tariffe di inserzione, le commissioni sul valore finale, la negazione tassiva dell'uso del mezzo di pagamento più economico e veloce in circolazione (la carta ricaricabile Postapay) e il quasi obbligo ad utilizzare Paypal (appartenente al gruppo ebay e davvero "caro") hanno in maniera violenta ridotto le entrate nette (la differenza tra il prezzo di vendita e le spese) del venditore.

Tutte le tariffe del portale sono addossate al venditore e niente all'acquirente.
Apparentemente questa cosa, questo problema, rivestirebbe interessanti osservazioni solo sul venditore, lasciando in una situazione di indifferenza, di tranquillità l'utente finale.
Ma non è così.

Chi si avvicina a ebay per comprare, lo fa per una questione di risparmio, dovuto alla grande concorrenza di venditori che c'è su ebay, che spesso vendono prodotti simili, tra cui l'acquirente può scegliere, giungendo alla sua vera finalità: avere l'oggetto spendendo il meno possibile.
Con degli aumenti vertiginosi questo sistema, crolla.

Se le tariffe di inserzione sono gratuite, e le commissioni sul venduto accettabili, i venditori proliferano, permettendo agli acquirenti la vasta gamma di scelta di cui sopra, a prezzi sempre più competitivi.
Ma se le tariffe per la singola inserzione, passano (come è accaduto) nel giro di 4 anni da gratis a 2,80 euro (per oggetti il cui prezzo indicato in asta e compralo subito è superiore a 100 euro) e le tariffe sulla commissione finale dal 3% al 7,75%, va da se che il venditore sarà costretto ad alzare qualche costo per rientrare (in parte) delle spese, senza nemmeno poter più permettersi di mettere in asta oggetti senza prima vagliarne la reale possibilità di vendita degli stessi.

E' questo il motivo per cui ebay non è più pieno zeppo di vaccate senza senso che prima il venditore metteva in asta nella speranza che le acquistasse qualcuno. I primi a rimetterci le penne sono stati quindi gli oggetti di dubbia possibilità di vendita. Parlando di fumetti, il nostro campo, sarà pressocchè impossibile trovare in asta un numero 158 di Tex, o il 24 di Dragon Ball New, per dire.

I costi che il venditore può alzare sono due:

1) Il costo dell'oggetto
2) La spesa di spedizione

Alzare il costo dell'oggetto ha due "contro" facilmente immaginabili. Se l'oggetto in vendita ha un buon potenziale bacino d'utenza, la percezione che avrà il cliente dell'elevato prezzo unito alla concorrenza degli altri venditori, stroncherà le possibilità di vendita. Inoltre le commissioni finali (calcolate sul reale prezzo di vendita dell'oggetto) da pagare a ebay saranno più alte.
Alzare invece il costo della spesa di spedizione è la scelta più saggia, perchè dall'acquirente viene percepita e criticata di meno e in più, fondamentale, non ci si accolla la commissione a ebay.

Alle tariffe di ebay si aggiunge la guerra che questo ha fatto prima ai metodi di pagamento postali, partendo dalla rigorosa negazione della carta Postepay (vietandola) e poi spacciando Paypal (appartenente allo stesso gruppo) come metodo di pagamento sicuro, veloce ed economico. Sul veloce ci siamo, ma di sicuro non è economico.
Per il venditore no, almeno.

Su ogni transazione a favore, che significa "ogni volta che ricevi soldi sul tuo conto paypal" questi si trattiene il 5,5% dell'intera somma. "Intera somma" significa costo dell'oggetto venduto + spesa di spedizione.
Che sommato alla cifra di inserzione e alla commissione a ebay, significa circa il 20% del valore a cui è stato venduto l'oggetto.

Mica scemo il Signor ebay.

Faccio un esempio.
Ho una collezione di Superman della Play Press, 124 numeri, tutti belli lindi e precisi (ce l'ho davvero, nel caso la voleste^^), non ha un grande giro, quindi non mi conviene sperare in un esito positivo in caso di asta (so che non troverò un numero sufficiente di astanti da darmi l'entrata minima che gradisco) e la metto in vendita a 110,00 euro con un bel compralo subito. Dato che il costo di inserzione sarà di 2,80 euro, decido di fare la cresta sulla spesa di spedizione, che tramite pacco celere 3 costerebbe 9,30 euro, ma io che sono simpatico segnalo a 12,00 euro.
Prendiamo in esame il caso in cui qualcuno se la compra e che mi paghi tramite paypal.
A ebay avrò dato: 2,80 (inserzione) + 7,48 (commissione sul valore finale) + 6,71 (paypal) = 16,99 euro.

Il 17% del venduto.

Questo ovviamente se nell'inserzione non si è scelto di inserire più di una foto, di usare grassetti, vetrine plus e/o negozi vari. Insomma, per una inserzione base.
Economica.

Qualcuno potrebbe suggerire di non usare Paypal e risparmiare così almeno quel 5,5% di spesa e il suggerimento sarebbe anche utile.

Ma il gruppo ebay non lascia scampo.


Come già detto, la guerra sul portale alla carta Postepay (che costa 1 euro a movimento, a carico di chi versa il denaro, quindi dell'acquirente) ha mietuto le sue vittime. Eliminata la Postepay, il mezzo di pagamento più veloce è effettivamente Paypal, apprezzatissimo dagli acquirenti dato che non pagano nemmeno quell'euro, e detestato dai venditori per i motivi già spiegati. Bonifico Bancario e vaglia postale sono troppo lenti se messi a confronto con gli altri due e quindi dare come scelta di pagamento solo questi due rappresenta un ulteriore freno sulla scelta dell'acquirente, di comprare o meno da quel determinato venditore.

Molti pertanto si piegano e accettano anche Paypal.


Per gli altri ci pensa ebay.
Il nuovo sistema di feedback ideato dal portale condanna i venditori all'utilizzo obbligatorio di Paypal e a non proporre, rendendone impossibile la selezione, alcun altro mezzo di pagamento, rendendo di fatto Paypal obbligatorio. Questo ufficialmente avviene se un venditore non è affidabile, quindi, sempre ufficialmente, per salvaguardare l'acquirente che in questo modo sarebbe più protetto da frodi, truffe e venditori incapaci.

Giusto per dire, io sono tra questi.
In sei anni di ebay ho collezionato 793 feedback positivi e 3 negativi, dati dallo stesso utente qualche mese fa, perchè ha ricevuto in ritardo la sua spedizione (che tra l'altro era di 15 euro + 5 euro di omaggio per scusarmi del ritardo). Questo per ebay è stato sufficiente per relegarmi in quella fascia di utenti inaffidabili.


Ma chi è il venditore in questione? Come riconoscerlo?
Per ebay è sufficiente che la percentuale di feedback positivi sia inferiore al 93,oo% (non sono sicuro di questa percentuale), il che effettivamente significa avere "un bel pò" di feedback negativi.
Ma io ne ho solo 3 su 793, praticamente nulla.
E' per questo che ebay ha deciso che la conta dei feedback, non si fa sul totale complessivo dei feedback, ma solo su quelli ricevuti negli ultimi 12 mesi, e quindi facendo il conto non su 793 feedback ma sugli ultimi 200. I miei precedenti 5 anni da venditore serio, corretto e preciso sono stati bellamente cancellati. Non contano. Non fanno testo.

Eppure ho anche spedito quella merce, con anche un bel plus in omaggio.

Inutile dire che se a questo si aggiunge che di persone che mettono feedback per sbaglio, per vendetta, per idiozia, per maniacalità, ce ne sono davvero tante, non è difficile pensare che saranno sempre più i venditori obbligati ad accettare Paypal non solo come mezzo ma come unico mezzo di pagamento.

Tutto questo porta all'abbandono della piattaforma da parte di una fetta di venditori, all'aumento delle tariffe dalla fetta che rimane sul portale e a una nettamente minore offerta a tutti quegli utenti che comprano su ebay.

O a sentir loro, su internet.

lunedì 2 giugno 2008

I Giochi di una Volta [Parte Due]: Guardie e Ladri (al cimitero)



[Nota: La "Parte Uno" de "I Giochi di Una Volta" la trovate QUI]

Un altro gioco stile "ai tempi miei" che andava fortissimo nella comitiva era "Guardie e Ladri". Considerando la successiva abitazione con tanto di sbarre e pane e acqua dei miei vecchi amici, non mi sconvolge più l'idea che tutti volessero armeggiare tra le fila dei ladri.
Insomma essere "guardia" non è mai stato in voga...
Il nostro personalissimo Guardie e Ladri si svolgeva a ridosso dei "Portici", la nostra base, la nostra casa. I Portici a loro volta si trovavano a ridosso del cimitero della città, la città si trovava a ridosso delle nostre vite, attive, sudate, forgiate nel divertimento e nella pericolosità del singolo giorno in periferia.

Capitava spesso di assistere a rapine, scippi e non mancavano certo le vecchie sane sparatorie nel rione S.Pio X. Abbiamo visto in qualche occasione gente crollare al suolo, schiacciata da proiettili in piombo, degni del miglior Torpedo di Abuli e Bernet. Gente morta di overdose nel viaggio Portici/cimitero.
Ed era lì che vivevamo quando non eravamo al cimitero a giocare a Guardie e Ladri.

Il gioco è classico, quasi scontato, mai di moda ma per noi caposaldo sempre in voga. Si vagava tra tombe e cappelle, nel buio più totale divisi in due squadre distinte. Un gruppo cercava l'altro.
Guardie e ladri.
Era ormai diventato un classico salire sulle cappelle, stendersi all'occorrenza lì sui tetti, per non essere visto dagli amici giù a terra, appartenenti alle "guardie", mentre gli lanciavi pietre e quant'altro trovavi, sicuro che, esattamente come la tua, la merda che si stavano cagando addosso era densa e di cattivo odore.

Il buio è sempre stato nemico di chi ha vissuto nella bambagia. Il cimitero è sempre stato nemico dei vivi. Insieme erano decisamente una bella coppia.
Io e i miei amici invece eravamo solo un gruppo tremendamente spaventato, il che era anche il motivo per cui non potevamo esimerci dal gioco. Il buio nel cimitero, alle due di notte, crea delle ombre che ben poco hanno a che fare con i vari coniglietti e cagnolini che tanto amano i mocciosi, al contrario, sono capaci di trasformare la più piccola fogliolina in un macigno che vuole schiacciarti, il fusto di un albero in un criminale psicopatico che ti corre incontro.
Una tomba in una tomba.

Giocare a guardie e ladri nel cimitero era un pò una cazzata, a vederla adesso. Le cappelle sono spesso fornite di antri in cui i proprietari possano posare delle statue di qualche santo. Ancora più spesso però questi antri erano vuoti e sembravano il posto ideale per far posare i più mattacchioni di noi, mentre qualche guardia ti cercava, sola, terrorizzata.
Nascondersi negli antri delle cappelle non aveva prezzo.

In genere la prassi era questa e andava attuata appena la guardia ti vedeva e prendeva ad inseguiri per toccarti e quindi farti sua prigioniera:

- Passo 1: scappare
- Passo 2: mischiarsi nell'ombra
- Passo 3: entrare nell'antro
- Passo 4: assumere una posa "statuaria classica" (in piedi, immobile)
- Passo 5: lasciare che la guardia ti superi senza essere visto
- Passo 6: attirare l'attenzione della guardia (con schiamazzi, urla, pietre)
- Passo 7: assumere una posa differente da quella al Punto 4, al ritorno della guardia
- Passo 8: ripetere la procedura un numero di volte a piacimento

Cambiare le pose nei Punti 4 e 7 rendeva il gioco allo stesso tempo bellissimo e terribile.

Epocale Rafely quando sparandosi qualche posa pseudodivertente su una cappella nel "cimitero vecchio" (la parte del cimitero più antica, dove riposano anime bicentenarie e caduti in guerra), abbracciò una croce, simbolo della cappella, in pietra leccese (pesante e porosa) e, culeggiando una guardia che non quel buio non poteva nemmeno rendersi conto nè se quella figura fosse una stutua nè se nel caso fosse una persona, di chi si trattasse, cadde giù con tutta la croce, sfracellandosi al suolo, e sfracellando la croce sopra di sè.
Sulla gamba per la precisione.
Ricordo che partirono urla e grida e l'unico che gli andò incontro fu Stefano, che essendo guardià, lo toccò e lo catturò.
La scena era inquietante.

In diversi vedemmo quanto accaduto e credo che tra rumore devastante, e schiamazzi vari, quella notte perdemmo almeno 60 anni di vita in tutto, per lo spavento. Ma nessuno, e dico nessuno (oltre alla guardia Stefano) andò ad aiutare Rafely.
Tutti ignorammo quelle grida di dolore e richiesta di soccorso.
Eravamo "ladri" noi e col cazzo che saremmo cascati in quella che eravamo convinti fosse una trappola di quelle due guardie, Stefano e Rafely.

Guardie e ladri era davvero un gran bel gioco, sopratutto quando non ti perdevi nel cimitero, solo in piena notte.