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mercoledì 22 maggio 2013
Bobby Joe Blythe e il Karate Assassino
Nel video in basso succede che un afroamericano si presenta in una palestra di Karate dopo aver gironzolato nei negozi vicini raccontando la sua curiosa storia. In questa paletra insegna il Maestro Bobby Joe Blythe, all'epoca dei fatti 6° Dan di Karate, coadiuvato dal suo allievo Willie Dennis, altro uomo di colore, allievo di Blythe, fresco di cintura nera col grado di 1° dan.
Il resto degli allievi che nel video si sentono nei commenti ma che difficilmente si vedono, sono seduti in disparte in attesa che il maestro mostri quanto ha da mostrare. Sono solo cinture nere, segno di qualcosa che solo in pochi possono vedere. Le colorate sono state fatte uscire dalla pedana.
A tenere la telecamera e a riprendere tutto c'è una donna, nel particolare, si tratta della moglie dello sceriffo della contea di Dumfires Virginia, dove era collocata la palestra. Questo è almeno quanto si apprende da una ricerca che ho fatto sul web.
Si presume sia il 13 dicembre 1984 e l'avventore che entra nella palestra di karate è affetto probabilmente da skizofrenia, o comunque è mentalmente instabile. Si presenta al dojo raccontando storie strane. Che lui è decimo dan di un'arte marziale particolare, un'arte marziale che gli è stata insegnata da Gesù Cristo in persona, e che è lì per dimostrare le qualità che Gesù ha visto e migliorato in lui. E' evidente che lo stato mentale dell'avventore lascia molto a desiderare e come verrà sottolineato alla scoperta del suo cadavere in un cassonetto vicino, si tratta di un malato di mente a cui qualche maestro (al quale non sono riuscito a risalire) gli ha insegnato un pò di sparring. Non è un campione di karate per intenderci, e a vederlo non mi sembra campione proprio di un bel niente. Fa delle mosse curiose, fuori schema, e anche l'avversario Willie Dennis, mandato avanti da Blythe per dimostrare il proprio karate, è abbastanza scarso.
Di sicuro non è un buon karateka, per come si comporta.
Ad ogni modo l'instabile fu ritrovato cadavere.
Perchè Dennis gliele dà, reagendo malissimo dopo aver subito un colpo che lo ha colto alla sprovvista. Calci e pedate in testa dopo che questa ha sbattuto sul muro e su un palo fissato a terra. C'è un attimo ben visibile in cui la vittima si arrende, biascica un pò ma si capisce che sta dando la vittoria a Dennis, ma non c'è stato verso. Crudeltà infinita. Si vede il sangue scorrere e infine gli allievi che trascinano il corpo fuori dalla pedana. La telecamera stacca un pò e poi torna a inquadrare la scia di sangue a seguito dello spostamento del corpo. In tutto questo nessuno fa nulla, si sente una voce che suggerisce di smettere e gli altri che la zittiscono. Anche il Maestro resta lì soddisfatto ad assistere, si presume che la pratica dei pestaggi (non dell'omicidio) fosse abbastanza praticata in quel dojo.
Ho pensato che il video fosse un fake e ho fatto ulteriori ricerche sul caso. Effettivamente non è che sia riuscito a trovare smentite convincenti, anzi. Alcuni sollevano il dubbio che il ragazzo che ha subito l'attacco, l'allievo di Gesù per intenderci, non sia morto ma sia stato ricoverato dopo che Blythe col suo gruppo lo ha trascinato e lasciato fuori dalla palestra, in un cassonetto dell'immondizia.
E' questa una linea di pensiero molto più recente rispetto a quella che circola come "reale" secondo la quale il cadavere sia stato occultato in un bidone dell'immondizia lì vicino e che sia stato l'odore di morte ad avvicinare gli abitanti della zona e infine la polizia. All'epoca in america si sentiva la differenza razziale in maniera molto più forte rispetto ad oggi e il fatto che Blythe fosse un ex marine e che assassino e assassinato fossero entrambi di colore, pare abbia contribuito fortemente a un disinteressamento al caso da parte delle forze dell'ordine, che avrebbero poi insabbiato tutto. Ad avvallare questa tesi anche il fatto che presenti e quindi coinvolti nell'omicidio ci sarebbero anche la cameramen e suo marito, lo sceriffo.
In rete ci sono altri video di Blythe ma non ci sono profili su social network o altro perchè si è preoccupato di cancellarli tutti.
Curioso è il fatto che la vicenda sia diventata pubblica sono nel 1999 quando Blythe pubblicò il video su youtube per farsene un vanto personale, ignorando completamente la capacità del portale di raggiungere utenti in tutto il mondo e la viralità divulgativa del mezzo. Cosa che gli si è rivelata fatale.
I commenti al video furono tanti e per forza di cose negativi al punto che il Maestro si rese conto dell'errore fatto ed eliminò ogni suo profilo su internet (aveva anche una pagina su wikipedia), rimuovendo anche lo stesso video che tuttavia rimase in rete scaricato e ripostato da altri utenti.
Al momento dell'inserimento del video su youtube, Blythe scrisse nella descrizione e in riferimento alla vittima: "Non andare mai contro un Marine. Per te potrebbe fermarsi il tempo" a quel punto aggiunse:"SI, DIO c'è". Un utente di youtube nei commenti chiese che ne fu della vittima e la risposta fu "i poliziotti lo tirarono fuori dal cassonetto dietro il dojo".
Anche le altre dimostrazioni di B. J. Blythe lasciano intendere un'indole insana, totalmente fuori, disconnessa da quello che è il karate pensato da Funakoshi, ma a onor del vero prive di violenze reali e non volute.
Vi dicevo che c'è una seconda scuola di pensiero come epilogo di questa vicenda ed è che l'allievo di Gesù Cristo rimase vivo e che fu lui a sporgere denuncia contro Dennis e Blythe. Sempre a seguito di questa tesi c'è la notizia che Willie Dennis fu carcerato e il dojo chiuso. A dirlo è un maestro di Karate dela Georgia che per sua dichiarazione avrebbe aiutato le forze dell'ordine nell'indagine. Lo trovate sul web con nome di "pugpaws2".
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Parti Marziali
sabato 29 ottobre 2011
Shamo riprende la pubblicazione.

Mi è già capitato di parlare di Shamo.
E' un manga incentrato sul karate, antichissima arte marziale di Okinawa. E' strano, a pensarci, quanti pochi manga ci siano sulle arti marziali, con un incipit serio. Ancor meno sul karate.
Shamo è un bellissimo manga, un seinen che consiglio vivamente a tutti e che in Italia è stato pubblicato fino al 19simo tankbook da Panini Comics sotto l'etichetta Planet Manga.
Il 19, l'ultimo numero pubblicato in Italia interrompe la pubblicazione ma non la storia che resta monca fino ad oggi e ancora per qualche mese.
Panini Comics ha appena annunciato in una conferenza tenutasi a Lucca Comics 2011 che Shamo riprenderà la pubblicazione, ancora non ha specificato esattamente quando, ma pare nel corso del 2012.

Il fumetto è potente, prende e ti stravolge. Il protagonista è pessimo, nell'animo e nei rapporti umani. Si finisce spesso per tifare per tutti coloro che lo affrontano, senza troppo successo molte volte. E' sicuramente questo, uno dei più bei manga che abbia letto, e relegandolo solo al circuito delle arte marziali è secondo solo a Shigurui e se la gioca con Vagabond.


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giovedì 22 settembre 2011
Il "makiwara" è un'asse di legno attua a potenziare, colpendola, gli arti del karateka.
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giovedì 15 settembre 2011
[Scuola Izumo] Gojushiho-sho
Sono entrato in possesso di tantissimi video della Scuola Izumo del Maestro Cosimo Spedicato. Quello che segue è il primo di tanti filmati che andrò a mettere su youtube per un mio persoale lavoro di ricostruzione storica di questa grande scuola tradizionale di Karate.
Quello che vedete eseguito in coppia dal Maestro Spedicato e da suo figlio Izumo, all'epoca rispettivamente 48 e 9 anni, è un kata avanzato. Il suo nome è Gojushiho-sho.
Il luogo dell'esibizione è il palazzetto dello sport di Barletta, è 15 marzo 1992. Lo stesso giorno nello stesso posto si tenevano i Nazionali di Karate Shotokan di Kata e Kumitè, per i quali la Scuola Izumo ha avuto un primo posto nel Kumite (con Dante Laudisa) un terzo e un secondo posto nei kata (rispettivamente con Dante Laudisa e Daniela Castelluccio).
Il M° Spedicato oggi è 8° Dan di Karate, si allena e insegna ancora il Karate tradizionale appreso dai Maestri Shirai e Tammaccaro presso la palestra Salento Fitness, a Lecce.
Gojushiho-sho è composto da sessantaquattro movimenti per una durata di circa 90 secondi e consiste principalmente di tecniche avanzate con la mano aperta come Keito-Uke e attacchi alla clavicola con entrambe le mani in Seiryuto.
Keito-Uke.
Mano piegata verso l'interno.Si colpisce dalla base del pollice.
Seiryuto.
Mano aperta con dita tese e punte piegate. La mano deve essere piegata lateralmente.
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Parti Marziali
giovedì 9 dicembre 2010
[TIPO-RECE] Come Un Cane

Ho letto questo fumetto appena è uscito, un paio d'anni fa.
Come nel caso di All Round Meguru quest'opera ha come centro d'interesse uno sport da combattimento, peraltro molto simile allo Shooto di All Round Meguru. Il vale tudo.
Sport da combattimento misto, tecniche di braccia di gambe e messe a terra feroci derivanti dalle più svariate arti marziali, il valetudo è venuto alla ribalta in Italia grazie a programmi televisivi come l'Oktagon, dato ultimamente sulle reti Mediaset.
In Come Un Cane gli autori spingono la vita del protagonista oltre l'aspetto della sportività, del combattimento come sfogo, ma questo diventa il metodo di vita, l'unico modo di portare avanti un'esistenza già di per sè al limite, quella di un ragazzo brasiliano che vive in quartiere estremo, in condizioni estreme, una vita estrema. Senza una mano, che gli vale come beffa ai disagi dell'essere monco, anche l'appellativo di monco.
Tra un viaggio alla ricerca di sè stesso, la lotta nella vale tudo come mezzo di salvezza e la crescita come uomo e atleta tra la strada e la conoscenza di sè, Come un Cane assorbe l'energia di chi legge e la trasforma in rabbia, voglia di rivalsa e capacità di sconfiggere quel passato, quella vita che non andrà mai via, poichè è l'unica concessa e l'unica capace di viverti.
giovedì 4 novembre 2010
[TIPO-RECE] All Rounder Meguru
Ho deciso di varare questa nuova etichetta "Suggerimenti Mentre Mento" dove suggerisco delle letture che mi hanno colpito in un modo o nell'altro. La troverete uppata ogni giovedì, sperando di mantenere la "perdiodicità" quanto più costante possibile.
La cosa che avranno in comune questi titoli è ciò che mi avranno lasciato: un senso di appartenenza, una sorta di rispetto e riconoscenza.

All Rounder Meguru
Ci sono botte e sacrificio. C'è sudore e palestra. Tanta palestra, tanto sudore.
C'è uno sport da combattimento, lo "shooto".
In realtà non ne avevo mai sentito parlare prima di questa lettura e ho dedicato un pò del mio tempo all'approfondimento di questo modo di combattere. E' molto vicino all'MMA, si usano tecniche miste provenienti da ogni arte marziale, sport da combattimento e lotta di strada, e si gareggia su un ring o su una pedana delimitata nello spazio. E' pieno di tecniche a terra, ma finchè uno dei due non ci butta l'altro, l'incontro si fa in piedi.
L'opera è indicata per un pubblico adulto, dove con adulto si intende con più di sedici anni. Fondamentali a farmi apprezzare questo titolo, due cose:
1) l'assenza TOTALE di palle di fuoco, così evito di incendiarmi le mie.
2) la capacità dell'autore di trasmettere i sacrifici che si fanno in palestra per diventare forti. Non i più forti del mondo, ma comunque forti.
Il modo in cui l'autore trascrive gli allenamenti è propedeutico e privo di sbavature e di eccessi: le tecniche sono tecniche reali, esistenti, e il tempo necessario per apprenderle è lungo e difficile da sostenere.
Questa è la qualità principale della storia: la sua voglia di raccontare il vero. E' questo che mi ha preso.
E poi ci sono davvero tanti personaggi interessanti, che si sbattono per migliorarsi, fanno diete particolari, muovono la propria esistenza intorno ai problemi quotidiani e allo sport che intendono perseguire, sudano, piangono, poi salgono sul ring a qualche torneo e ora vincono e ora perdono, senza tradier mai quell'incertezza generata nel lettore, di sapere come si concluderà l'incontro.
E ci sono tanti sport e tante arti marziali, tutte trattate con rispetto e stima. E questa è un'altra cosa che traspare dall'opera: la certezza che ogni stile di combattimento è valido se è valido l'attore che lo calza e il maestro che glielo insegna e che non esiste una supremazia reale e assoluta, fatto salvo che si combatta con le regole di quella determinata forma.
L'autore dell'opera è Hiroki Endo.
La cosa che avranno in comune questi titoli è ciò che mi avranno lasciato: un senso di appartenenza, una sorta di rispetto e riconoscenza.

All Rounder Meguru
Ci sono botte e sacrificio. C'è sudore e palestra. Tanta palestra, tanto sudore.
C'è uno sport da combattimento, lo "shooto".
In realtà non ne avevo mai sentito parlare prima di questa lettura e ho dedicato un pò del mio tempo all'approfondimento di questo modo di combattere. E' molto vicino all'MMA, si usano tecniche miste provenienti da ogni arte marziale, sport da combattimento e lotta di strada, e si gareggia su un ring o su una pedana delimitata nello spazio. E' pieno di tecniche a terra, ma finchè uno dei due non ci butta l'altro, l'incontro si fa in piedi.
L'opera è indicata per un pubblico adulto, dove con adulto si intende con più di sedici anni. Fondamentali a farmi apprezzare questo titolo, due cose:
1) l'assenza TOTALE di palle di fuoco, così evito di incendiarmi le mie.
2) la capacità dell'autore di trasmettere i sacrifici che si fanno in palestra per diventare forti. Non i più forti del mondo, ma comunque forti.
Il modo in cui l'autore trascrive gli allenamenti è propedeutico e privo di sbavature e di eccessi: le tecniche sono tecniche reali, esistenti, e il tempo necessario per apprenderle è lungo e difficile da sostenere.
Questa è la qualità principale della storia: la sua voglia di raccontare il vero. E' questo che mi ha preso.
E poi ci sono davvero tanti personaggi interessanti, che si sbattono per migliorarsi, fanno diete particolari, muovono la propria esistenza intorno ai problemi quotidiani e allo sport che intendono perseguire, sudano, piangono, poi salgono sul ring a qualche torneo e ora vincono e ora perdono, senza tradier mai quell'incertezza generata nel lettore, di sapere come si concluderà l'incontro.
E ci sono tanti sport e tante arti marziali, tutte trattate con rispetto e stima. E questa è un'altra cosa che traspare dall'opera: la certezza che ogni stile di combattimento è valido se è valido l'attore che lo calza e il maestro che glielo insegna e che non esiste una supremazia reale e assoluta, fatto salvo che si combatta con le regole di quella determinata forma.
L'autore dell'opera è Hiroki Endo.
sabato 4 settembre 2010
Shotokan
"Essere felici senza motivazione significa apprezzare ciò che si ha" [M. Cosimo Spedicato. 8° dan]
Erano i primi del '900 quando il maestro Funakoshi muoveva i primi passi verso la creazione del karate moderno, lo stesso karate che ora è diventato tradizionale.
Finalmente, dopo un mese di riposo estivo, riprendono gli allenamenti presso la Scuola Izumo fondata negli anni '80 a Lecce dal Maestro Cosimo Spedicato (8° dan).
La federazione presso cui la scuola Izumo è affiliata è la E.F.K.U. (European Fudokan Karate Do Union) fondata ad Aix en Provence nel 1989, da un'idea del maestro Taiji Kase. Il grado più alto in Italia della E.F.K.U. è il Maestro Nino Tammaccaro, 9° dan, allievo diretto del Maestro Shirai, così come lo stesso Maestro Spedicato, 8° dan.
Nella Scuola Izumo il M. Spedicato è affiancato dai Maestri:
- Antonio De Monte (5° dan)
- Piero Preite (5° dan)
- Daniela Castelluccio (4° dan)
E dagli Istruttori:
- Dante Laudisa (4° dan)
- Izumo Spedicato (3° dan)
Il karate che si pratica nella Scuola Izumo è lo Shotokan e lo si pratica in maniera amorevole e rispettosa, con tecnica, forza e sacrificio.
Come detto lunedì riprendono i corsi, quindi per chi volesse iniziare/riprendere la via, la strada è quella che porta in questa scuola e da questa scuola poi riparte.
Ah, il tipo simpatico che vedete nel video è il Maestro Hidetaka Nishiyama.
Pace all'anima sua.
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Parti Marziali
sabato 10 aprile 2010
Karate tradizionale

"Proprio come uno specchio che riflette le immagini senza distorsioni, come in una tranquilla vallata che rimanda l'eco, così uno studente di karate deve purgare se stesso da pensieri egoisti e malvagi poiché solamente con una mente ed una coscienza chiara e limpida egli potrà capire ciò che sta ricevendo." [Gichin Funakoshi]
E l'allenamento per il 2° Dan, a quanto pare, è davvero pesante.
Quest'anno abbiamo fatto un bel po' di cose. Da quando abbiamo cambiato sede, passando dal piccolissimo spazio all'interno della Helios, alla pedana di circa 60 mq alla Dance Mania, le lezioni sono diventate sensibilmente più importanti. Fondamentali, kata e kumite, fan tremare di stanchezza e soddisfazione. Il corso per istruttore di difesa personale per 3 livelli, tutte le domeniche mattina è ormai una tappa fissa.
E ora ci accingiamo a questa preparazione, pesonalmente, la più importante. Prepazione per il 2° dan. "è la preparazione più importante. Diventare secondo dan significa che il karate fa parte di te e non lo lascerai mai più. Per la vita." [M. Spedicato]
Non è roba sportiva, è karate tradizionale.
Arte marziale. Inizia e finisce con il saluto.
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Parti Marziali
domenica 13 dicembre 2009
Karate - Tameshiwari - Cosimo Spedicato. 8° Dan
Il Karate Shotokan della vecchia scuola. Anche l'unica.
Il Maestro Spedicato ha 64 anni e pratica il Karate da 40. E' 8° Dan e la sua discende dalla Scuola di Shirai, di cui è allievo diretto.
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Parti Marziali
mercoledì 31 dicembre 2008
Dimostrazione di Karate.
E' stato il 20 dicembre al Palazzetto dello Sport.
Ero emozionato come il resto della scuola, ma è andata bene (nel senso che non è morto nessuno).
Grasso che cola.
Oh yeaah!
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Parti Marziali
martedì 12 febbraio 2008
Le Arti Marziali nei Manga
Dei fumetti che trattano le arti marziali, sul mercato nipponico, ce ne sono diversi.
Senz'altro il più conosciuto e rispettato è Vagabond, e vorrei vedere se con le matite e la capacità di narrazione di Inoue, non fosse così.
Certo però ce ne sono anche altri, e belli seri pure...
Nell'ultimo anno le mie letture hanno affrontato nomi come:
- Vagabond
- Shamo
- Shigurui
Senz'altro il più conosciuto e rispettato è Vagabond, e vorrei vedere se con le matite e la capacità di narrazione di Inoue, non fosse così.
Certo però ce ne sono anche altri, e belli seri pure...
Nell'ultimo anno le mie letture hanno affrontato nomi come:
- Vagabond
- Shamo
- Shigurui

Vagabond è stato a lungo il mio manga preferito se consideriamo solo quelli "di arti marziali". Inoue, l'autore, dai tempi del pallacanestristico Slam Dunk è cresciuto molto, sia dal punto di vista grafico quanto da quello narrativo. Vagabond racconta la storia di Musashi Miyamoto, personaggio realmente esistito, talmente innamorato della via della katana da vivere solo per essa, come spesso accadeva nella sua epoca a personaggi, magari meno illustri, ma come lui. Il fumetto di Inoue ha ritmo e dipana la sua storia in diverse strade narrative, incentrandosi dapprima sul protagonista, per poi passare a questa o quella comparsa, per ritornare infine, nuovamente, sull'antieroe della vicenda. La pecca di questa saga è ciò che l'ha resa fruibilissima al pubblico: è troppo romanzata.
Per quanto sia fedele ai caratteri storici dell'epoca, ci sono aspetti eccessivamente romanzati, resi epici ed "infiniti". I tempi in cui Musashi affronta l'avversario raggiungono vette di tensione interessanti, ma sono anche un immenso utilizzo di pagine, che alla fine, non fanno altro che allungare inevitabilmente la conclusione della saga.
Al momento Vagabond conta 37 albi nella sua prima edizione italiana e 22 nell'edizione DeLuxe.

Shamo è ambientato ai giorni nostri.
Qui il protagonista è bel figlio di troia, senza se e senza ma.
Al contrario di Vagabond, in questa vicenda gli occhi non sono puntati sul personaggio positivo ma sul cattivo. Cattivo nell'anima, corrotto, infame.
Figlio di un'educazione non troppo permissiva, studente modello e bravo musicista, Ryo Narushima sbrocca, esce di melone e uccide i genitori in un attacco di ira. E' minorenne e viene rinchiuso in galera. Spinto da un istinto di sopravvivenza fuori dal comune inizia la strada del karate, diventando una vera tigre, prima per difesa, poi per diletto ed infine per sopravvivenza.
Questo titolo mi ha fatto traballare.
Il tempo non sembra preoccupare gli autori che lo realizzano, Akio Tanaka e Izo Hashimoto: le vicende si susseguono molto in fretta, molto più in fretta che in Vagabond e questo riesce a dare molto più senso all'evoluzione del protagonista, sempre più spinto verso la follia, sempre più a ridosso dell'irrimediabile baratro.
In Shamo non ci si innamora del protagonista, non si sente il desiderio di diventare come lui, al contrario ci si preoccupa di incontrarlo per strada, di essere una delle sue vittime e si finisce per fare il tifo per gli avversari, che tendono sempre a fare una brutta fine, un pò perchè più deboli di Ryo, un pò perchè più onesti e leali.
Perchè Ryo Narushima, il personaggio creato da Tanaka e Hashimoto, è davvero una merda d'uomo.
Shamo al momento ha al suo attivo 18 volumi.

Shigurui è il top.
Quando dicevo che Vagabond è stato a lungo il mio manga preferito sul genere, mi riferivo al periodo (lunghissimo) della mia vita in cui non ero a conoscenza dell'esistenza di Shigurui.
Se Vagabond e Shigurui sono l'alfa e l'omega, Shigurui, con i suoi protagonisti è senz'altro nel mezzo. Qui gli attori non sono buoni o cattivi, qui sono semplicemente più o meno fedeli al dojo e a ciò che comporta esserlo. Shigurui è un fumetto *serio*, senza le aspettative di risultare figo a tutti i costi. Qui non ci sono i vari Musashi di Vagabond che per pagine intere si fanno passare il vento tra i capelli guardando l'avversario con la faccia di chi sa di averlo più lungo dell'altro, qui non ci sono Ryo Narushima che violentano questa o quella donna per diletto dopo averne pestato il compagno. Qui ci sono samurai, katane e rispetto.
Rispetto per un sensei completamente fuori di senno, reso instabile dalla vecchiaia e dalla potenza datagli dalla vita condotta, e due adepti, Gennosuke e Seigen che ambiscono entrambi all'onore più grande di tutti: essere scelto come discepolo del Maestro Kogan e con questo diventare il signore della scuola e il marito di sua figlia.
Come è facile immaginare tutto va in vacca per delle scelte di vita di Seigen che tradisce l'onore della scuola, diventando il mattatore di una strage che ad uno ad uno, tocca a tutti gli allievi del dojo.
Shigurui è più storico di Vagabond, più maturo e con un tratto che ha decisamente meno hype di quello di Inoue e questo gli impedisce il grande salto al pubblico più vasto. Si presenta di contro come un titolo "a lunga scadenza", più difficile da avvicinare, ma impossibile da abbandonare, complice anche il tremendo flashforward presente nel primo capitolo della saga, che ci porta nel probabile ultimo capitolo di Shigurui.
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domenica 18 novembre 2007
Rapina a mano a mano [Parte 3] - Poliziotto Superpiù

Fossi figo guiderei una grande jeep fino in disco,
attesissimo in zona V.I.P.
il mio nome sarebbe sempre incluso nella lista
non dico proprio il primo della lista
ma neanche l'ultimo degli stronzi.
[Elio e Le Storie Tese]
Nota: per leggere la [Parte 1] Clicca Qui, per leggere la [Parte 2] Clicca qui.
Un negoziante attento sa bene come evitare attentati alla propria merce.
Basta una telecamera monitorizzata da 60 euro, l’occhio vigile nei punti morti del negozio e un cartello con la scritta "locale video sorvegliato" bene in vista.
Poi è chiaro che c’è sempre qualcuno che allunga la mano.
Ci prova. Ha tentato.
A mano a mano che vede i clienti, le diverse tipologie, i modi di fare, il negoziante impara a decifrare i movimenti sospetti, a delineare un identikit del sospetto.
L’identikit del sospetto è completamente distanziato da quel fare classista legato al modo di vestire, ai capelli lunghi e all’aspetto da barbone che qualcuno potrebbe avere.
Non siamo mica poliziotti noi.
Il negoziante sa che se uno sconosciuto entra in negozio che non sa nemmeno cosa vendi, completamente disinteressato agli articoli, la prima volta è perché ci è entrato per curiosità, la seconda è perché ha altri fini.
Comprare o semplicemente rubare.
Se la terza volta che una persona con questi requisiti non ha comprato nulla, è il caso di accendere le telecamere.
Basta una telecamera monitorizzata da 60 euro, l’occhio vigile nei punti morti del negozio e un cartello con la scritta "locale video sorvegliato" bene in vista.
Poi è chiaro che c’è sempre qualcuno che allunga la mano.
Ci prova. Ha tentato.
A mano a mano che vede i clienti, le diverse tipologie, i modi di fare, il negoziante impara a decifrare i movimenti sospetti, a delineare un identikit del sospetto.
L’identikit del sospetto è completamente distanziato da quel fare classista legato al modo di vestire, ai capelli lunghi e all’aspetto da barbone che qualcuno potrebbe avere.
Non siamo mica poliziotti noi.
Il negoziante sa che se uno sconosciuto entra in negozio che non sa nemmeno cosa vendi, completamente disinteressato agli articoli, la prima volta è perché ci è entrato per curiosità, la seconda è perché ha altri fini.
Comprare o semplicemente rubare.
Se la terza volta che una persona con questi requisiti non ha comprato nulla, è il caso di accendere le telecamere.
[Un mese prima, a Topolinia...]
Il nostro eroe nella sua prima visita in negozio, un mese fa, fece sibilline osservazioni sui videogiochi per PSP. Alla sua successiva visita (la seconda in tutto), ne prese 3 e se li intascò.
Non feci in tempo a fermarlo che già era andato via.
Non avvisai la polizia, come la polizia stessa invece, in conferenza stampa, a seguito della *rapina impropria* di cui vi vado a raccontare, ha dichiarato ai giornalisti. No.
Me ne andai in giro per due pomeriggi e due sere di fila a cercare questo ragazzo, tanto per chiacchierare, ma purtroppo e per fortuna non lo trovai.
L’unica era aspettare che si rifacesse vivo e che allungasse di nuovo le mani.
[Un mese dopo, a Topolinia...]
Quando lunedì il nostro eroe ha messo piede nel negozio non l’ho perso di vista un attimo. Ha girato toccando questo e quello per cinque minuti, alla fine dei quali si è intascato 3 giochi per Playstation2.
Un amante dei videogiochi? Dubito fortemente.
A parte che dei giochi presi due su tre facevano cagare, erano i primi tre dello scaffale, il che mi porterebbe a pensare che il fine ultimo fosse quello di rivenderli. Ricettazione mi pare di capire.
Una volta uscito dal locale lo incito a ridarmi i videogiochi sottrattimi, ben conscio, grazie alla precedente esperienza di "Manolestasemprefesta" che la sua azione rientrava nel "furto aggravato". Lo invito a restituirmi i videogiochi, gli dico più volte che nel caso contrario lo avrei denunciato, gli mostro telecamera, monitor e la denuncia fatta in precedenza ad un altro fautore del "io rubo a Mondi Sommersi", tanto per fargli capire che non bluffavo.
Evidentemente mi spiego male, perché lui continua a negare.
Gli faccio vedere materialmente il dvd con la registrazione del giorno in cui prendeva i 3 giochi per psp e anziché negare o rendere il maltolto molto male, dà la colpa al suo amico.
Immaginario, dato che era solo.
Immaginatevi solo la scena.
Io davanti a questo burbero che gli chiedevo se gentilmente mi evitava di fargli il culo a tarallo e lui che dava responsabilità a persone inesistenti, non negando il fatto in sé, ma ammettendolo dando però la colpa al suo amico, di cui non aveva il numero di telefono e che faceva una scuola di cui non si ricordava il nome.
Imbarazzante.
L'imbarazzo fu totale quando mi salutò tranquillizzandomi che non aveva preso nulla e che era tutto okkei. Amici come prima.
Prima che sparisse all’orizzonte, fuori dal negozio, ci scambiamo le ultime battute.
- sai cosa faceva uno sputo su una scala?
- Saliva!
Dopo fragorose risate andiamo sul serioso:
- Un’ultima domanda, poi ti lascio andare
- Dimmi
- Perché da quando sei entrato in negozio, hai sempre tenuto la mano sinistra in tasca?
- Così, tanto per...
- E perché non la tiri fuori adesso?
- Mah, così.
- Non è che ci sono i miei videogiochi lì dentro, no?
- No, che dici, te l’ho detto che non li ho proprio presi, puoi controllare se vuoi.
E così ho fatto.
Ed eccoli li, i videogiochi, tutti e tre, nelle loro confezioni, con il prezzo ancora sopra. Il tizio sbotta in un pianto che dura da li fino all’arrivo della polizia, 10 minuti dopo, passando per i due micro tentativi di fuga.
Lo invito a seguirmi in negozio, lui piangendo mi prega di lasciarlo andare. Lo tengo per il braccio, se lo lascio non lo vedo più e non so ancora chi sia.
Mi dice che lui queste cose non le fa mai, e io gli ricordo dei giochi della PSP rubati un mese prima.
Giustamente mi ricorda che è stato il suo amico a rubarli, anche se quel giorno era da solo.
Poi ritratta, si è stato lui.
Ci avviamo verso il negozio (eravamo pochi metri più in là), sotto la porta fa uno scatto in avanti per scappare, trasformando il reato da "furto aggravato" in "rapina impropria", io perdo la presa, prendo la presa, poi la riperdo e la riprendo.
Giustamente mi ricorda che è stato il suo amico a rubarli, anche se quel giorno era da solo.
Poi ritratta, si è stato lui.
Ci avviamo verso il negozio (eravamo pochi metri più in là), sotto la porta fa uno scatto in avanti per scappare, trasformando il reato da "furto aggravato" in "rapina impropria", io perdo la presa, prendo la presa, poi la riperdo e la riprendo.
In tutto questo finiamo per terra, ma non perché come polizia e/o giornali hanno dichiarato "c’è stata una colluttazione", ma semplicemente perché abbiamo perso l’equilibrio.
Meno eroico, meno criminale, ma veritiero.
In questo cadere mi sbuccio la nocca del mignolo della mano sinistra e quella dell’indice della mano destra. Certo, fanno male, bruciano, sono escoriazioni, ma nulla di così eclatante.
Insomma non sono finito "in ospedale a seguito delle lesioni e contusioni a un braccio e alle mani", come riportato da Quotidiano e Gazzetta.
E il ladruncolo l’ho fermato io in questi suoi ridicoli tentativi di fuga, non i poliziotti di quartiere, come riportato da Quotidiano e Gazzetta.
Una volta in negozio chiamo la polizia, lui mi prega di lasciarlo andare, dice che me li paga, anzi no, mi lascia il cellulare e va a prendere i soldi di differenza.
Ma non scherziamo...
In cinque minuti i poliziotti di quartiere arrivano sul posto, poi aspettiamo altri 10 minuti l’arrivo della volante. In questo frangente il ragazzo svuota le tasche e mette tutto nel cappello da b-boy che aveva in testa:
- 2 pacchetti di sigarette, uno da 20 e uno da 10
- 1 accendino a fiamma alta
- 1 pacchetto di cartine
- 1 mazzo di chiavi
Manca nulla?
Oltre ai documenti dico.
Chiedo alla polizia durante il viaggio in questura se ci fossero possibilità che il birbante, tra un pianto e un altro, mi avesse lasciato un po’ di amica droghetta nel negozio.
Lo chiedo perché in fondo è un ragazzo e nzomma, i guaglioni si divertono a st’età e poi si va tutti in giro a far bisbocce.
Ma nooo, l’hanno perquisito, figuriamoci.
E poi loro son poliziotti, hanno "il fiuto" e io mi sono visto troppe puntate di Prison Breack.
Dopo la denuncia vado al pronto soccorso, un’altra ora e mezza che portano a quattro le ore di vita perse fino a quel momento dietro a sta faccenda. Ci vado perché comunque, in qualche modo, dei danni ci sono stati e quindi è giusto che ci sia un referto medico a dimostrarlo.
Ma non lesioni e contusioni, come detto da Quotidiano e Gazzetta. E non era un "ospedale", ma il "pronto soccorso".
Mischiare le parole in quel modo faceva tanto figo per i giornalisti che gonfiavano la notizia fino a stravolgerla completamente, facendomi passare prima per un supereroe che ha sconfitto il male fermando un terrorista alieno con chiare intenzioni di conquista planetaria, e poi come un coglione che ha preso legnate da un terrorista alieno con chiare intenzioni di conquista planetaria, con tanto di pulotti di quartiere che salvano il principesso indifeso e contuso e assicurano lo Skrull ai Fantastici Quattro.
La nota positiva è che Reed Richards in poco tempo sbatte il malvivente in una zona della zona negativa, più precisamente al carcere di San Nicola, dati i precedenti per:
- spaccio
- minacce
- colluttazione
- furto
- rapina
Un po’ come collezionare figurine, solo che quella di oggi sarebbe stata un doppione di cui si sarebbe potuto fare a meno.
Quando lo portano via il cattivone non nega il fatto, anzi, confessa immediatamente il precedente furto dei 3 giochi (e non "dvd" come detto dal Quotidiano) per PSP e l’attuale per PS2 (e non per "miniplaystation" come detto dalla Gazzetta), riducendosi in questo modo e immediatamente la pena a un terzo di quello che sarebbe stato in caso contrario.
E voglio vedere, con tutta quell’esperienza qualcosa l’avrà imparata 'sto tizio.
Se non avessi chiamato io la polizia, non l’avrebbe fatto nessuno e quest’ultima che poco sapeva dei furtarelli che il ventitreenne andava facendo in giro, non lo avrebbe di certo preso.
I giornali locali invece, partendo dalla conferenza stampa della polizia, affermano che i poliziotti già erano stati informati da me della presenza di questo ragazzo e che quindi erano "pronti" a beccarlo.
Niente di più falso.
Osservazione finale.
Sui giornali la polizia, nel nome del dirigente delle volanti Giorgio Oliva, dice (cito dal Quotidiano di Lecce) nell’articolo intitolato "Ritorna a rubare i dvd: Preso dai poliziotti di Quartiere" del 14 novembre 2007, a pagina nove:
Meno eroico, meno criminale, ma veritiero.
In questo cadere mi sbuccio la nocca del mignolo della mano sinistra e quella dell’indice della mano destra. Certo, fanno male, bruciano, sono escoriazioni, ma nulla di così eclatante.
Insomma non sono finito "in ospedale a seguito delle lesioni e contusioni a un braccio e alle mani", come riportato da Quotidiano e Gazzetta.
E il ladruncolo l’ho fermato io in questi suoi ridicoli tentativi di fuga, non i poliziotti di quartiere, come riportato da Quotidiano e Gazzetta.
Una volta in negozio chiamo la polizia, lui mi prega di lasciarlo andare, dice che me li paga, anzi no, mi lascia il cellulare e va a prendere i soldi di differenza.
Ma non scherziamo...
In cinque minuti i poliziotti di quartiere arrivano sul posto, poi aspettiamo altri 10 minuti l’arrivo della volante. In questo frangente il ragazzo svuota le tasche e mette tutto nel cappello da b-boy che aveva in testa:
- 2 pacchetti di sigarette, uno da 20 e uno da 10
- 1 accendino a fiamma alta
- 1 pacchetto di cartine
- 1 mazzo di chiavi
Manca nulla?
Oltre ai documenti dico.
Chiedo alla polizia durante il viaggio in questura se ci fossero possibilità che il birbante, tra un pianto e un altro, mi avesse lasciato un po’ di amica droghetta nel negozio.
Lo chiedo perché in fondo è un ragazzo e nzomma, i guaglioni si divertono a st’età e poi si va tutti in giro a far bisbocce.
Ma nooo, l’hanno perquisito, figuriamoci.
E poi loro son poliziotti, hanno "il fiuto" e io mi sono visto troppe puntate di Prison Breack.
Dopo la denuncia vado al pronto soccorso, un’altra ora e mezza che portano a quattro le ore di vita perse fino a quel momento dietro a sta faccenda. Ci vado perché comunque, in qualche modo, dei danni ci sono stati e quindi è giusto che ci sia un referto medico a dimostrarlo.
Ma non lesioni e contusioni, come detto da Quotidiano e Gazzetta. E non era un "ospedale", ma il "pronto soccorso".
Mischiare le parole in quel modo faceva tanto figo per i giornalisti che gonfiavano la notizia fino a stravolgerla completamente, facendomi passare prima per un supereroe che ha sconfitto il male fermando un terrorista alieno con chiare intenzioni di conquista planetaria, e poi come un coglione che ha preso legnate da un terrorista alieno con chiare intenzioni di conquista planetaria, con tanto di pulotti di quartiere che salvano il principesso indifeso e contuso e assicurano lo Skrull ai Fantastici Quattro.
La nota positiva è che Reed Richards in poco tempo sbatte il malvivente in una zona della zona negativa, più precisamente al carcere di San Nicola, dati i precedenti per:
- spaccio
- minacce
- colluttazione
- furto
- rapina
Un po’ come collezionare figurine, solo che quella di oggi sarebbe stata un doppione di cui si sarebbe potuto fare a meno.
Quando lo portano via il cattivone non nega il fatto, anzi, confessa immediatamente il precedente furto dei 3 giochi (e non "dvd" come detto dal Quotidiano) per PSP e l’attuale per PS2 (e non per "miniplaystation" come detto dalla Gazzetta), riducendosi in questo modo e immediatamente la pena a un terzo di quello che sarebbe stato in caso contrario.
E voglio vedere, con tutta quell’esperienza qualcosa l’avrà imparata 'sto tizio.
Se non avessi chiamato io la polizia, non l’avrebbe fatto nessuno e quest’ultima che poco sapeva dei furtarelli che il ventitreenne andava facendo in giro, non lo avrebbe di certo preso.
I giornali locali invece, partendo dalla conferenza stampa della polizia, affermano che i poliziotti già erano stati informati da me della presenza di questo ragazzo e che quindi erano "pronti" a beccarlo.
Niente di più falso.
Osservazione finale.
Sui giornali la polizia, nel nome del dirigente delle volanti Giorgio Oliva, dice (cito dal Quotidiano di Lecce) nell’articolo intitolato "Ritorna a rubare i dvd: Preso dai poliziotti di Quartiere" del 14 novembre 2007, a pagina nove:
"la telefonata fatta ai poliziotti di quartiere è sintomo del rapporto di fiducia instaurato con i commercianti. Il titolare della libreria, sapeva di poter rivolgersi in ogni momento ai nostri poliziotti di quartiere: dei problemi avuti con il ladro di DVD ne aveva parlato loro la scorsa settimana in una delle visite quotidiane. Le informazioni raccolte ci avevano permesso di avviare un’indagine ma soprattutto di rasserenare il commerciante che avrebbe potuto contare su di noi. E così è stato."
Queste parole dette dal Signor Oliva sono false.
Queste parole dette dal Signor Oliva sono false.
Io non ho avvisato la polizia, di conseguenza loro non hanno avviato alcuna indagine, o comunque non l'hanno avviata a seguito della mia precedente fantomatica denuncia, dato che questa non c'è mai stata. Di conseguenza io non sono stato tranquillizzato proprio da nessuno, e ho dovuto passare il mese che distanziava il primo dal secondo furto, da solo, in attesa che il malvivente si rifacesse vivo e io lo prendessi.
Da solo.
E così è stato.
La polizia in tutto questo era altrove.
Sconvolgere i fatti in questo modo, raccontare falsità, come l’ospedale, le contusioni, le lesioni, potrebbero generare nel malvivente cattive intenzioni nei confronti della vittima, nei miei confronti, perché poco ne sa se quelle cose le ho rese note io in sede di denuncia o meno.
Io sono uno scapocchia e poco mi importa, a torto o a ragione non temo per la mia persona, ma se al mio posto ci fosse stata una ragazzetta timorosa, tante falsità dette dalla polizia, dal "dirigente delle volanti" non avrebbe complicato quel famigerato "rapporto di fiducia" del quale va in giro vantandosi?
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sabato 30 giugno 2007
...e poi c'era il karate.

1988. Settembre.
Papà accompagna suo figlio in palestra.
E' una scuola di Karate, un dojo nato sotto la guida del Maestro Spedicato.
Il bambino ha 10 anni da copiere da li a poco. Inizia giocando e va avanti, tra alti e bassi nel mondo del karate.
E' ancora il 1988 ed è ancora settembre.
Un altro papà accompagna un altro bambino in palestra.
Stessa via, stessa arte marziale. E' invece un'altra scuola, un altro dojo, quello che vedrà crescere questo altro bambino, che comunque ha 9 anni compiuti da poco. Inizia giocando e va avanti, tra alti e bassi, nel mondo del karate.
All'epoca era facile vedere palestre di arti marziali piene. Andavano forte soprattutto le scuole di kung fu e karate. Merito dei film dei vari Van Damme, Cinzia Rothrock, Chuck Norris e ovviamente dell'intramontabile Bruce Lee.
Ogni volta che trasmettevano un film di uno di questi personaggi, i due bambini, che intanto crescevano e studiavano in scuole diverse e vivevano in case diverse, si fermavano davanti al televisore a riguardarli, 1, 10, 1000 volte.
I due bambini erano amici e avevano lo stesso sangue.
Serate in pizzeria, esperienze al mare, ninne nanne negli stessi lettini cantate da mamme diverse. Crescendo c'erano cose sempre nuove da scoprire, le prime ragazze, i primi litigi, le canne, i funerali, i natali.
E poi c'era il karate.
1998. Giugno.
Erano passati anni da quando i due papà accompagnavano i due figli nelle due scuole. I due dojo parevano non interessare più questi due bambini ormai ragazzi.
Figurarsi, non si parlavano nemmeno più questi due ragazzi, e neanche da poco. Da anni.
Una lite troppo forte di cui probabilmente nemmeno ricordano più il motivo li separò per anni lunghi secoli.
Erano ormai lontani i tempi degli allenamenti clandestini nelle masserie abbandonate, le scalate su edifici pericolanti, i graffi, le scalate con corde lunghe 20 metri e spesse 1 misero centimetro.
I calci e i pugni, le serate in pizzeria.
I due ragazzi erano cresciuti e avevano preso strade differenti, esperienze differenti e ormai non c'erano più feste e cazzeggi. Si vedevano solo ai funerali o per sbaglio, per strada.
E poi c'era il karate.
I due ormai non praticavano più da anni.
Le televisioni italiane non trasmettevano più i film di Van Damme, e Chuck Norris ormai faceva solo quella cagata di Walker Texas Ranger. Anche l'intramontabile Bruce Lee era ormai tramontato. Le scuole di karate si erano svuotate completamente. Il dojo aveva chiuso. Il maestro Spedicato aveva aperto altre palestre nel corso di quegli anni, più piccole e consone al numero degli iscritti.
I due ragazzi si incontrarono ed ebbero una discussione finita a tarallucci e vino, in cui furono ricuciti i rapporti, carate le ferite e rifatti giuramenti.
Avrebbero ripreso con il karate.
2006. Settembre.
Sono cresciuto. 28 anni da compiere da li a poco e una palata di cazzinculo come bagaglio spirituale. Prendo il cellulare. Se questo che vedo nell'elenco è ancora il suo numero di telefono lo chiamo e lo invito con me in palestra.
Rifiuta.
Si allena a casa l'altro ragazzo ormai 27enne.
Bene, ci andrò da solo.
10 anni dopo il mio ultimo allenamento in palestra, 5 anni dopo l'ultimo allenamento con mio cugino di sangue, mi riiscrivo in palestra, con qualche segno degli anni e qualche cicatrice di troppo.
Rimettere il karateggi mi fa paura, ma solo nei primi 5 minuti. Sfiancato mi alleno prima 3 volte la settimana, poi 4, dopo il lavoro.
Passano i mesi ed è ora di richiamare l'altro ragazzo.
A distanza di 5 anni dall'ultima volta ci alleniamo insieme, facendoci un sacco di male, goffi e impauriti dai ricordi e dall'ombra dei rimpianti. Calci, pugni, risate.
Come 18 anni prima, da bambini.
2007. Giugno.
Ieri c'è stato l'esame, duro e sfiancante.
Ho preso la nera, I° dan.
Stento ancora a crederci.
Ora si smette di giocare al guerriero e ci si impegna seriamente.
Per rispetto.
Nei miei confronti, nei confronti del Maestro, del dojo e di mio cugino, che è ancora lì, a casa, ad allenarsi.
Birra con gli amici della palestra, poi altra birra con gli stessi amici della palestra e poi, una volta solo, agile passeggiata riepilogativa, immerso nei ricordi, con uno sprizz in mano.
Penso agli anni che sono passati e mi rendo conto che non è la cintura nera quello che conta. L'importante, la cosa bella di averla presa, è che quando avrò 60 anni non avrò il rimpianto di non averlo fatto.
Ma già lo sapevo.
Ora ho un altro obiettivo.
Riportare all'ovile quel bambino, perchè in 18 anni non siamo mai stati nello stesso dojo.
Perchè il tempo passa in fretta.
Perchè prima c'è il nostro sangue.
Solo poi c'è il karate.
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