sabato 10 gennaio 2009

I Cosplay. Metodi di declassificazione di massa.


"Il fenomeno può avere cadenza saltuaria o molto frequente, e vissuto serenamente o come patologia; questi aspetti possono variare sia a seconda del carattere dell'individuo, sia del contesto sociale in cui è cresciuto sia dal contesto in cui vive.

Secondo il punto di vista della psicoanalisi le cause del travestitismo possono essere molteplici, tra le quali si possono individuare maggiormente:
un mancato superamento del Complesso di Edipo;
esperienze infantili di travestimento da donna (che hanno portato a uno sviluppo del concetto di "vestito" differente dalla norma);
semplice curiosità di indossare abiti da donna" [Wikipedia - Definizione di "Travestitismo"]

Il mio ruolo nella società del fumetto non consiste nella sua realizzazione, a quello ci pensano gli autori. Non consiste nemmeno nella loro pubblicazione, a questo ci pensano gli editori.
Non faccio nemmeno azioni pubblicitarie, a questo ci pensa il fato.

Non sono neppure un lettore vorace nel senso stretto del termine, e quindi non spacco le balle se un albo ha sulla copertina le impronte digitali di un addetto all'inscatolamento dal distributore.
A questo (e ad altro) ci pensano i lettori.

Io sono un fumettaro e come tale i fumetti devo venderli.
Solo che vendere fumetti ha degli aspetti sgradevoli che chi i fumetti non li vende magari ignora, o crede siano più microscopici e di scarsa importanza di quanto in realtà il fumettaro vuol far credere.
Ovvero che i fumetti non si vendono.
Anzi, vendono poco.
Anzi no, vendono molto poco.
In realtà vendono così poco, ma così poco, che "poco" è di troppo.
A dirla tutta non vendono un cazzo.

Motivazioni? Tante, ma io qui vorrei analizzarne una, ovvero che il fumetto è un media per nulla considerato dall'umanità. E ogni qual volta io mi trovi a discutere con qualche appassionato del perchè questo accada trovo parecchie motivazioni, una delle quali rende responsabili i lettori stessi, o almeno, una fascia.

I cosplayer.
I cosplayer sono un danno per la società fumettistica italiana.
I cosplayer sono dei travestiti che non battono.
I cosplayer sono disadattati dissociati dal loro nerdismo.
I cosplayer sono un dito al culo, in tutta franchezza. Una specie di cancro che logora qualcosa con cui ha nulla cui spartire e che invade senza chiedere permesso.

Fino a qualche anno fa era graziosamente raro, laddove non impossibile, vedere per strada un uomo vestito da Gundam0079 senza vedere al suo fianco frotte di bulli pestarlo a sangue e trasformarlo da Peter Ray a Ray Charles, ed era illusione pura incontrare una ragazza vestita da quella Fujiko di Lupin, simbolo del seno abbondante e delle prime erezioni dei ragazzi della mia generazione.
Oggi questa malattia senza casa, ovvero il mascherarsi da personaggi inesistenti, immedesimarsi in figure di fantasia, che non esistono, e che ai miei tempi sarebbe stato motivo sufficiente per vedere da vicino il palmo della mano di papà di cui ancora ricordo benissimo la lunghezza della linea della vita, è motivo di interviste, spazio sui giornali, concorsi a premi, reportage fotografici e ricerche meticolose a cui dobbiamo dire solo "grazie" se il nerd new age può uscire dal suo cazzo di bozzolo e trasformarsi un vero nerd da competizione.
Quello che rovinerà il fumetto.

E che io da oggi ufficialmente odio.

Il cosplayer non ha una casa, non ha una collocazione, non ha un contesto e quindi che fa? Si infila nel mondo del fumetto, come se questo non avesse già abbastanza problemi senza che un dissociato cronico decidesse che tu casa è my casa. Come se non avessimo sufficienti difficoltà, noi abitanti del mondo del fumetto, a relazionarci con il resto degli abitanti del mondo là fuori, che ci vedono come decerebrati di livello estremo anche senza accostarci ai cazzo di cosplayer.

Ora voi immaginatevi la vita di un lettore medio che legge fumetti medi tipo, chessò, Dylan Dog. Il lettore medio esce dall'edicola (perchè un lettore medio va in edicola) col suo Dylan Dog numero millemila, incontra la zia scassamaroni, e dato che è emancipato, addirittura non nasconde l'albo sotto al giubotto. Che stile.
Si guardano, gli occhi di lei vanno su di lui, quelli di lui vanno su lei, quelli di lei vanno su Dylan Dog, quelli di Dylan vanno lui.

- Ancora coi giornaletti stai?
- Ma zia, i giornaletti sono cose auanasgheps, non sono stupiderie moderne della postpoppart filosofeggiata in do maggiore. Cioè, questo albo, QUESTO ALBOOO, rappresenta. Questo albo è una pietra della cultura del fumetto italiano nato sotto la scuola bonellianaaaa...

(nota: il lettore medio usa slang new style per distunguersi dagli abitanti del mondo la fuori, come se ce ne fosse davvero bisogno.)

La zia resta un pò instupidita dai neologismi cagati là tanto per fare, magari sta anche per lasciarsi convincere, quando, tutt'un tratto appare un venticinquenne vestito come questo:




O peggio ancora, come questo:




Bè, ammetterete che sarà difficile per il lettore medio auanasgheps, far capire alla zia zitella che questi esemplari sono da CIM e invece lui no.
E che leggere un fumetto non significa necessariamente sentire l'imminente e improrogabile bisogno di infilarsi le mutande sopra ai pantaloni.

Ora, io che sono un uomo di ampie vedute, non dico che questi diversamente travestiti (conio al volo questo neologismo per non offendere i protagonisti di Casa Howard) debbano sparire e lasciare il pianeta, solo che, se è possibile, magari possono andare a trovarsi una collocazione migliore di quella del mondo del fumetto che non è roba loro e ha già i suoi problemi.
Sopratutto quando si travestono da personaggi dei videogiochi che lo vedo proprio come la massima espressione dello "stare fuori".

Io che sono un uomo di ampie vedute, vedo orizzonti lontani.
Molto lontani.
Magari è proprio il posto che i cosplay dovrebbero cercare: una patria, una terra promessa.
Se poi lungo la strada dovesse capitare di incontrare un uomo col baffetto, bè, che provino a salutarlo con la sinistra.

mercoledì 31 dicembre 2008

Dimostrazione di Karate.



E' stato il 20 dicembre al Palazzetto dello Sport.
Ero emozionato come il resto della scuola, ma è andata bene (nel senso che non è morto nessuno).
Grasso che cola.
Oh yeaah!

sabato 27 dicembre 2008

E' Natale non soffrire più.


Ecco qui un barbone.
Sta al freddo e al gelo perchè non ha una casa.
Se l'avesse non sarebbe un barbone d'altra parte.
E' Natale, cantiamogli una canzone, dai.
Una canzone che gli possa riscaldare il cuor.
Ho pensato che "Bianco Natale" è l'ideale.
Tutti insieme, eh, che c'ha freddo e soffre tanto e dobbiamo scaldarlo.


Quel lieve tuo candor, neve,
discende lieto nel mio cuor.
Nella notte santa il cuor esulta
d'amor, è Natale ancor.

E viene giù dal ciel lento,
un dolce canto ammaliator
che ti dice "Spera anche tu."
È Natale, non soffrire più.

Oh...oh oh oh oh

E viene giù dal ciel lento,
un dolce canto ammaliator
che ti dice "Spera anche tu."
È Natale, non soffrire più.


Chiaro il concetto.
Caro barbone,
tu che soffri tutto l'anno, stai lì al freddo a farti burla di tutte le nostre comodità, la casa calda, il letto, il riscaldamento autonomo, tu che non conosci pause, che stai lì a chiedere offerte agli angoli di strada come se fossero il tuo immenso appartamento. Tu che non leggerai mai queste righe perchè pensi che nell'internet ci giochi ancora Bergomi.
Tu che soffri tutto l'anno, almeno a Natale, non soffrire più.
Dai, non essere egoista.
Non rompere i coglioni.
Eccheccazzo.

Gli Auguri a Natale



E' Natale e questa è l'unica cosa che abbiamo capito.
Il perchè dovremmo essere più buoni è tutta altra faccenda.
Intanto io a Natale non sono affatto più buono del solito.
Me ne sbatto, io.
Non essere "più buoni" è un ottima mossa socio-strategica: ammettere di essere "più buono" a Natale è come ammettere di essere meno buono del tuo potenziale massimo durante l'anno.
Il che fa di te una testa di cazzo.
E io sono sempre buono, cazzo.

Gli altri no, gli altri non sono buoni sempre. Non sono come me.
Generalmente tutte quelle simpatiche teste di cazzo che teoricamente dovrei conoscere (se solo mi ricordassi di loro) , verso il 25 dicembre diventano più buone, e si ricordano che magari non sarebbe male come idea non essere teste di cazzo sempre e prendono una piccola pausa sotto le festività. Diventando più buoni.

E non si trattengono dal dimostrartelo, eh.
Intanto sotto Natale la tua casella di posta elettronica si riempie di inutilissimo spam che grazie a dio il mio antispam becca sempre e me lo segnala con grande stile.
Ogni volta che mi arriva un messaggio di "Buon Natale" il mio fido antispam mi manda il seguente messaggio:

"***SPAM*** Buon Natale ***SPAM***"

Ma io leggo:

"TE NE HO INCULATO UN ALTRO"

Il mio antispam ha tutta la mia stima.

Perchè Gesù magari è nato solo da pochi minuti, ma è già al lavoro per fermare tutto questo andirivieni di auguri e smancerie banali e forfettarie da parte di sconosciuti e di persone che hai visto una volta in vita tua e che magari ci hai litigato anche.
Perchè Gesù è un grande e se tu lo costringi a lavorare dopo solo pochi minuti dalla sua nascita non sei buono proprio per un cazzo.

Ti arrivano messaggi di auguri da indirizzi mail di cui ignori l'esistenza, nomi e cognomi che ti ricordano gente che non vedi da anni, e allora ti chiedi il perchè e l'unica cosa che ti viene in mente è che gli hai prestato dieci euro che avrebbero dovuto restituirti il giorno dopo.
E non li hai mai più visti, nè i soldi nè le persone.
Ma a Natale sono tutti più buoni e ti mandano gli auguri queste persone, ma per i dieci euro niente da fare. Mi dispiace.
Ti arrivano sul cellulare sms da numeri di telefono che nemmeno hai in rubrica, e questi egocentrici di cui hai dimenticato l'esistenza non si preoccupano nemmeno di firmarsi. Ma se tu non ricambi il messaggino e per una alquanto antipatica legge di murphy, il giorno dopo al bar, mentre bevi un caffè che nessuno ti offre perchè Natale è passato e ormai chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato, becchi il tipo che beve il suo caffè, che cazzo si pagherà da solo perchè io non gli offro proprio niente, allora lui ti guarderà e ti dirà:

"Ehhhh, non mi hai nemmeno risposto al messaggino".

Ehhhhh
.

Ehhhhh.
Credevo che il problema fosse che stupidamente non ti fossi firmato e invece ora, a guardarti, mi rendo conto che non so manco chi cazzo sei.
Ehhhh, dice.
Evvaffanculo.

giovedì 6 novembre 2008

Non punirmi mio Signore.


Oggi mi è capitato tra le mani un quaderno su cui scrivevo dei pensieri durante il mio periodo di leva. Non l'avevo presa affatto bene. Quella che segue è una lettera o una poesia o una preghiera o non so cosa, a Dio, così come l'ho vissuta.
E' datata 28 Ottobre 1999. Ancona.
Meno di due mesi dopo, il 21 Dicembre, mi ruppi il piede.



Non punirmi Signore, se ho peccato
non ho voglia di soffrire.
Dolore color sangue cioccolato
e l'inferno è fatto solo per punire.
Aiutami piuttosto, oh mio Signore
perchè ho ancora tanta strada da schiacciare,
il mio amore per il mondo è sceso a zero
e non riesco neanche a farlo rinvenire.

Ebbene, Signor mio io ho paura,
ho paura che il mio tempo sia finito.
Che il mio caro divertirmi a "favolette"
non sia che il riso sulla bocca di un bambino.
Ascoltami Signore, Dio dei buoni,
su questa terra dove tutti camminiamo
non conosco nessun uomo puro in cuore:
presto o tardi tutti quanti noi pecchiamo!
Perciò, Signore mio, che cosa importa
se per andare avanti per la strada
ho bisogno di peccare e di mentire
anche al Dio che mi ha creato quasi apposta?

Lascia stare, Signor mio, i convenevoli
discorsi e paruccate da paura,
che per rappresentarti qui, per terra,
non ci hai lasciato "angeli caduti"
ma diavoli che i santi tuoi si inculan.
Mi scusi l'espressione, oh mio Signore,
ma mi pare di averglielo già detto:
io sono un peccatore surclassato
e pecco quando il cazzo ce l'ho dentro.

La chiesa è nata marcia, mio Signore.
E' nata come Lei l'ha progettata.
E lei, che è onnipotente, da là sopra
non l'ha mai nè punira, nè frenata.
Ma quanta gente in terra è già caduta,
quant'altra tutt'intorno torturata
quante donne e bambine violentate
in nome del buon Dio che se le stupra?

Ho paura, Signor mio, si, io ho paura.
Ho paura che io stesso dica il vero
che la storia della vita duratura,
duri solo tra le braccia di Morfeo.
Cambi metro di misura, oh mio Signore,
non punisca sempre il povero plebeo
quello che ha rapporti orali con la moglie
o che ama sua cugina o suo fratello.

Prenda in considerazione il fatto, mio Signore
che la vita è essere liberi
e se per fare ciò che voglio poi avrò torto,
sono pronto a correre anche questi rischi.
Ma stia attento, oh mio Signore, a quanto dico
perchè c'è gente che proclama già il suo posto,
e magari poi gli riesce e se lo prende
e Lei, rimarrà vittima del mondo.

mercoledì 29 ottobre 2008

Piego Libri: come le raccomandate. Solo più incazzati.


"E' possibile spedire uno o più libri ai quali si può allegare, senza sovrapprezzo, la fattura relativa al contenuto, un bollettino di versamento in conto corrente postale,
una busta, un biglietto da visita del mittente senza annotazioni, purché non abbiano carattere di corrispondenza personale e/o manoscritta". [Posteitaliane.it]

Cavolo, si è fatta ora di spedire i pacchi. Ho un paio di pacco celere e qualche raccomandata, i soldi contanti contati di fresco in tasca, la fretta e la fotta.
Meglio sbrigarmi o troverò il posto in rimozione coatta già impegnato da qualche altro zoticone. O qualche altro coatto.
Brum brum, qualche minuto di traffico e sono in Piazza Libertini. L'ufficio postale è a due metri da me, che ho parcheggiato lì dove osano i paraplegici. Fossero stati handicappati mi sarebbe anche dispiaciuto, ma fortunatamente quel pacheggio è per i diversamente abili, quindi vaffanculo e cazzi vostri.
Spost!
Vediamo un pò di fare ordine in questo marasma di pacchetti: questo è il j+3 che va a Milano e quest'altro va a Grottaglie, vicino Taranto.
Cazzo se il tipo passava a prenderselo in negozio faceva prima.
Questi sono i quattro piego libri che vanno a Sassari,a Olbia, ovunque essa si trovi, e a Roma. La tessera per entrare nella sala "Poste Business" è qua, quindi è fatta.
Spalanc! La portiera della macchina sta diventando vecchia e non chiude più bene come un tempo. Un tempo in cui questa macchina non era mia, ovviamente.

Ah, interessente. I parcheggi per i diversamente abili ci sono sotto l'ufficio postale, ma poi per salirci si devono arrampicare su questi gradini mastodontici. Cazzo sono così grandi che i barboni potrebbero usarne due alla volta come letti a castello.

- Cazzo che bordello.
- mpfhh...
- Mi scusi signora, è da molto che aspetta?
- Non tanto ma due sportelli su tre sono vuoti. Al solito. E la signora al terzo sportello è un'incapace.
- Al solito.
- ...
- ...


(25 minuti dopo)

- Meno male che è l'ufficio Business, dove si dovrebbe smaltire la fila degli uffici normali.
- Già, meno male, signora.
- Se no sai che fila, provi ad immaginare.
- ...
- ...
- Signora...
- Dica giovanotto.
- Io ci provo, ma non riesco ad immaginare una fila peggiore di questa.


(15 minuti dopo)

- Signora. Mi scusi signora.
- Dica...
- Tocca a lei.
- Ah si, grazie. Mi scusi, ero assorta.
- Di nulla di nulla, si figuri signora.


(5 minuti dopo)

- Buonasera.
- 'Sera, dica.
- Devo spedire questi due pacchi e questi pieghi di libri.
- Va bene, ma prima deve darmi la tessera dell'ufficio. Sa, questo è l'ufficio Business...
- Ah si. Giusto. Prego, ecco a lei.
- ...
- ...
- ...
- Mi scusi signora.
- Dica.
- Ma a che le serve la tessera? Insomma, quando me l'avete fatta avete preso tutti i miei dati e quelli della mia attività, e qui dentro non si può accedere senza passare la tessera nell'apposita fessura. Quindi a che serve?
- Eh, disposizioni interne.
- Capisco. Ci vuole molto ancora? Le serve altro?
- No. Ecco fatto, ritenga la tessera. Umm, i pacchi li metta pure lì, sulla bilancia... umm... per questi invece, vediamo...
- ... ok.

Ticchete e tacchete, ticchete e tacchete. Pogg!
TornNdietr', TornNdietr', TornNdietr'.

- Ecco fatto.
- Bene. E quelle?
- Queste, come dicevo, sono tutte in piego libri.
- Piego libri hai detto?
- Si...
- Mmm... non so...
- "Non so" cosa?
- Se si può fare. Non so se si può fare.
- Cosa?
- Questa cosa qua. Come hai detto che si chiama?
- Piego libri.
- Ecco appunto, non so se si può fare il piego libri.
- Certo che si può fare, glielo dico io.
- Mmm, aspetti che chiedo a un collega.
- Ok, comunque è ogni volta la stessa storia.
- Che storia?
- Ogni volta che vengo qui mi dite che il piego libri non si può fare, ma poi alla fine ho ragione io e quindi me lo fate, solo che nel mezzo mi fate perdere un bel pò di tempo.
- Mpfhh. Aspetti che chiamo il collega: CLAUDIANGELOOOOOOOO! CLAUDIANGELOOOOOOOO! PUOI VENIRE?
- (...nome di merda...)
- Detto nulla?
- No. Mi sa che è arrivato Claudiangelo.

- (Dimmi Anna.)
- (Tu sai come si fa il piego libri?)
- (Si, vai da qui, dove dice "pacco ordinario", selezioni "piego libri" e poi se lo vuole raccomandare metti qui "raccomandata". Se lo fa normale costa questa cifra, se lo fa in raccomanda invece si applica questa tariffa qui.)
- (Ah bene, grazie.) Allora giovanotto, sono questi?
- Si...
- Mmm...
- Che c'è ancora?
- C'è che questi non hanno l'aspetto di piego libri. Assomigliano di più a un pacco postale, quindi vanno spediti tramite pacco postale. Vedi? Sono troppo alti per una raccomandata. Superano i 5 centimetri che è il loro limite.
- Cinque centrimetri è il limite della raccomandata?
- Essi, eh.
- Bene, me ne ricorderò. Ora però devo spedire tramite piego libri e non tramite raccomandata.
- Ma il piego libri lei lo vuole in raccomandata, giusto?
- Esatto. E' il piego libri che voglio in raccomandata, non viceversa. Quindi bisogna rispettare le caratteristiche del piego libri, che non specifica assolutamente le altezze dei pacchetti, e non quelle delle raccomandate.
- Mmm... aspetti chiamo il direttore: PIERFERNANGELOOOOOO! PIERFERNANGELOOOOOO! PUOI VENIRE?

Tip tap. Tip tap.
Gir la chiav, gir la chiav (doppia mandata).
Tip tap. Tip tap.

- Dimmi Anna.

(spiegazione del fatto da parte di Anna all'illustrissimo direttore dell'ufficio Business conosciuto come Pierferangelo)

- Dunque lei vuole spedire questo pacco in raccomandata, ma il limite in altezza è di 5 centimetri, ergo, non si può fare.
- Il sito delle poste non parla di limiti in centimentri, ma in peso e il limite è 5 chili, quindi posso spedirlo.
- Certo, cinque chili, ma anche 5 centimetri di altezza, essendo una raccomandata.
- ...
- ...
- ...
- Che c'è?
- Ma lei lo sa che col piego libri si può spedire solo materiale cartaceo?
- Certo, sono il Direttore qui, sa? Ci mancherebbe.
- Mi dice cosa diavolo dovrei spedire da 5 chili, di carta, alto SOLO cinque centimetri? Lo ha mai preso in mano un libro?
- Certo.

Silenz!
Imbarazz!

- Allora, cosa dovrei spedire? Un foglio di carta lungo 12 chilometri, per arrivare a cinque chili?
- Mmm...
- ...
- Vabè, questa volta lo spediamo, ma la prossima...!
- La prossima anche.

sabato 25 ottobre 2008

Kellogg's Corn Cosplay

"Il vero boss non s’atteggia a pallonaro e tanto meno poi assomiglia a un paninaro,
porta metallo, si ma non è metallaro e poi pensa sempre al denaro.

[...] Il tuo boss non accetta le sfide, è un patetico pagliaccio che di rado se la ride.
Il mio boss, tranquillo, non uccide. Il mio boss sono io e la mia penna che scrive."
[Turi - Il Boss]


Ci sono cose che non hanno prezzo.
A casa mia prodotti come i Kellog'S Corn Flakes non sono mai entrati. Noi siamo meridionali e per giunta di un ceto diversamente abile, siamo per la pagnotta burro e marmellata, 'ste cose fritte nello sterco di gallo non tanto ci affascinano.
Insomma, mettere nel latte fresco croccantini per cane sponsorizzati da un gallo con colori improbabili non mi ha mai detto molto.

E sono cresciuto così, vedendo questi Kellog'S Corn Flakes invadere alimentari, salumerie, ipercoop, carrefour e negozi vari. Anche in farmacia trovi i Kellog'S Corn Flakes Variant Oligominerali con Ripetitore di Particelle di Sodio.

Siamo arrivati al punto che anche nei pacchetti di patatine CrickCrock non ci stanno più le patatine CrickCrock, ma i Kellog'S Corn Flakes. Li chiamano Chipster, è vero, ma vi prendono in giro.
Sono Kellog'S Corn Flakes sotto mentite spoglie.
E' come mangiare scroto di bue essiccato al sole, e al sole non viene buono. Viene bue.

Mi rendo conto, comunque, che le nuove generazioni hanno subìto da un lato l'aumento del prezzo della marmellata e dall'altro programmi televisivi strutturati in un modo fattapposta ad indurre gente ad un piacevole acquisto dei Kellog'S Corn Flakes Radioattivi agli Otto Cereali, venduti in farmacia, e non mi stupisco quindi se una volta cresciuti, questi ragazzetti si ritrovano alle prese con crisi di identità come Ben Reilly nella Saga del Clone, quando ancora non si era scoperto se Ben fosse Ben Reilly, Peter Parker o Batman.
Ad ogni modo, alla fine questo angusto problema fu risolto come vengono risolti tutti gli angusti problemi americani: all'americana. Con una macchia di sangue sull'asfalto.

Il futuro di questi giovani è comunque segnato in un modo orribile, un modo così brutalmente terrificante e cagoso, che nemmeno una saga di John Byrne riuscirebbe a tenergli testa.

Negli ultimi anni il nostro settore è stato invaso da alcune figure imbarazzanti che faranno anche calore in alcune manifestazione come LuccaComics&Games, ma che mandano in calore gli animi dei maschetti ingrifati. Che di certo non aiutano a far salire l'indice di gradimento del fumetto nella classifica a punti del popolo italiano, ma che altrettanto certamente possono provocare l'innalzamento del medio di gradimento dei maschietti ingrifati: i cospley, o meglio ancora, LE cosplay.

(Nota: la foto precedentemente postata è stata rimossa su richiesta del soggetto raffigurato, perchè, come si legge nei commenti di questo post, non ho capito nulla dei Cosplay, al contrario invece di quanto ci si aspettava, ovvero che sono una cosa bella e ammodino. Io, non i Cosplay)

Questi figuri altro non sono che ragazzi poco cresciuti che si divertono a travestirsi come i loro personaggi preferiti di fumetti, videogiochi e film. Prima erano una piccola fetta di pubblico, un pò fuori di testa, ora sono una specie di invasione degli ultracorpi, molto poco ultra e molto molto corpi, molto molto molto spesso femminili e spogli.
Li trovi dappertutto: in fiera, nei negozi di fumetti, sulle riviste, sui giornali. A breve li daranno in allegato col Dash.
Anteprima (rivista di informazione fumettistica) da diversi mesi occupa DUE PAGINE A COLORI per far vedere signorine discinte vestite da pornozoccole in calore ad un film in maschera di Schicchi (sempre sia lodato).
Incredibile. Se esce un nuovo fumetto di Batman se va bene Anteprima lo segnala nella checklist, se muore Michael Turner ci sprecano due righe, se una fumetteria vuole uno spazio pubblicitario di 3 centimetri per 5 gli costa 60.00 euro al mese, ma se ci sono ste Kellog'S Corn Cosplay, cazzo apriti cielo, ci mettiamo 2 belle pagine a colori piene di pelo e di omo vestiti da emo travestiti da Elle che paruccano Bono.
Che si fa per vendere.

Io lo capisco alla fine, eh, non credete. Abbiamo sta rivista, dobbiamo venderla e tira più un pelo di Cosplay che un carro di The Boys quindi "andiamo di tope" e pace al resto.
Magari però, la prossima volta che abbiamo due pagine a colori da gettare nel cesso, proviamo a spingere anche il fumetto e le fumetterie, così mia nonna la smette di chiedermi "quando ti trovi un lavoro vero?", anzichè cagarci in mezzo e propinarla a qualche disadattato.


giovedì 23 ottobre 2008

La colpa del vicino è sempre la più verde



"Va bene! Secondo me vi posso vendere un asteroide che dorme in un letto matrimoniale..." [Gente Guasta - La Grande Truffa del Rap]


Siamo fottuti.
Le fumetterie non esistono, come fantasmi in balia del tempo un pò si aspetta il miracolo e un pò si tira a campare.
L'Italia è un paese di allenatori di calcio, ma i lettori di fumetti insieme ai fumettisti e agli editori,  sono tutti ottimi fantafumettari, dove "fumettaro" è colui che vende fumetti, che ha una fumetteria. Ovvero io e quelli come me.
Come quelli dell'afui.

Ogni giorno incontro qualcuno, sia esso un editore o un fumettista, che sa il perchè il fumetto non va
Il loro fumetto, nello specifico.

Può capitare che alcuni fumettisti e alcuni editori medio/piccoli credano fermamente che il fumetto non tiri (tra le altre cose) "per colpa" dei fumettari che, a quanto pare, schifano in qualche modo l'entusiastico e poco compreso potenziale economico che questi (loro) fumetti apporterebbero alla causa "fai diventare ricco il tuo simpatico fumettaro".

Certi che del valore potenziale del proprio prodotto, complessivamente, invadono di proposte (*proposte* non "offerte") le fumetterie italiane e, ignorando completamente in alcuni casi e sottovalutando in altri la situazione distributiva del sistema in cui si propongono, sperano (credono?) di potersi fare strada nel marasma di proposte che contribuiscono a creare.  

Ogni mese, una piccola casa editrice si alza e sa che deve correre.
Quello che non sa è che a correre insieme a loro e al loro fumetto, ci sono altre case editrici per altre centinaia di fumetti. Dal Mega n° 136, rivista con le anticipazioni (non critiche) fumettistiche, si può vedere che nel mese di Dicembre 2008 usciranno 420 titoli a fumetti per un totale di 51 editori. 
420 titoli che la fumetteria dovrebbe acquistare rigorosamente in conto assoluto, con una scontistica che va da un minimo del 25 ad un massimo (raro) del 40 con una media del 35%. 420 titoli che la fumetteria dovrebbe sostenere aquistandoli, conoscendoli, spingendoli e, infine, riordinandoli e ricominciando il giro.

Quello della fumetteria è un mercato a due facce: da una parte ci sono centinaia di proposte, dall'altra ci sono zero offerte. Zero promozioni. Zero pubblicità. Zero espansione del mercato.

Quando si parla di crisi sono tutti daccordo sul fatto che ci sia e all'unanimità si cercano le responsabilità della scelta, che in linea di massima è degli altri, nella migliore delle ipotesi un pò di tutti. Nel calderone le colpe del mercato ricadrebbero anche sulle fumetterie.

Ma le fumetterie in Italia sono poco più di 300 e spesso tra queste sono annoverate attività che sono perlopiù piccoli store, vie di mezzo tra sale ludiche, spaccio di gadgets e/o videogiochi, negozi in cui il fumetto non è più il motore economico, ma solo una parte del fatturato. Possono effettivamente quindi, 300 negozi come questi sparsi su tutta la penisola, poter assorbire il mercato di oltre 50 editori? 
Possono conoscerlo, acquistarlo in contro assoluto e con bassi margini, sostenerlo ad ogni uscita, e spingerlo senza alcun aiuto da parte di editore e distributore (sconti, adesivi, poster, programmi di gestione...)? 
Possono solo 300 negozietti, perchè tolti alcuni "grandi" gli altri sono solo negozietti, gli unici 300 negozi in tutta Italia disposti a queste condizioni a trattare questi articoli, danneggiare il mercato al punto da esserne responsabili?
Francamente dubito.

Io credo che editori e distributori dovrebbero ascoltare di più i problemi dei fumettari e i fumettari stessi dovrebbero confrontarsi tra di loro, accettando il fatto che un fumettaro ha tutto l'interesse a spingere un prodotto vincente  e che se non lo tratta è perchè *da solo* non riesce ad aprire il mercato e che  il suo rischio di impresa, i suoi investimenti, sono *giustamente* andati altrove, magari in favore di prodotti analoghi che però hanno qualcosa in più, come uno sconto maggiore, o un reso, o una piccola fetta di pubblico su cui iniziare a lavorare.

Accettare che il fumettaro vive (o cerca di vivere) con questo lavoro e che non lo fa come hobby o secondo lavoro come la maggior parte degli editori italiani che parlano di "scarsa imprenditorialità delle fumetterie" e poi si parano il culo con un secondo (primo)  lavoro.

martedì 21 ottobre 2008

C'è Corruzione nel Tempo! ._.


"Tiempo cerca o’ tiempo e tiempo nun ce ne sta" [99 Posse - Cerco Tiempo]

Il tempo.
Che cosa bellissima.
Il tempo è una compagnia certa. Certamente.
Il tempo mente, è bugiardo, ingannevole. E corrotto.
Ora, io non sono un metereologo e non so che tempo fa fino a che mi affaccio alla finestra la mattina, e non sono neppure un matematico che sa risolvere equazioni con la facilità con cui Berlusconi fa a pezzi l'Italia, ma sono abbastanza una buona forchetta da capire che a pranzo il primo va servito prima del secondo e il secondo dopo il primo.
E' una questione di tempistica.
C'è chi arriva primo e c'è chi arriva secondo. O ultimo.

Ma c'è anche che ha detto "beati gli ultimi perchè saranno i primi". Ora, questa persona che mi pare si chiami Gesù non è che abbia, effettivamente, tanto seguito in Italia quanto Berlusconi e le due saggezze non sono paragonabili ovviamente. E' un pò come paragonare la cosiddetta merda alla fattapposta cioccolata, e non ci sono Vaticani che tengano, Berlusconi infatti, a fine mandato, saranno 19 anni che lo abbiamo tenuto in Italia, al Governo, il Vaticano nonostante tutti suoi sforzi, al Governo non ce l'abbiamo mai messo. 
Per ora.

Comunque dicevo, Gesù ha detto questa cosa degli ultimi che saranno primi  e personalmente mi è sempre sembrata una fregnaccia, come tante cose che avrebbe detto o fatto, ma poi un giorno che mi sentivo un pò metereologo e un pò matematico, ho riflettuto.

Ditemi un pò voi: come cazzo fa il "minuto primo" ad arrivare prima del "minuto secondo" se per dare vita ad un "minuto primo" ci vogliono 60 cazzo di "minuti secondo".

C'è corruzione nel tempo.

Si, lo so cosa state pensando.
State pensando manfrine tipo "si, ma nella linea temporale viene prima il minuto e poi il secondo, poi i decimi di secondo, i centesimi di secondo, ecc".
Ok, ma a questo punto sono le "ore" a dover essere "prime", i minuti "secondi" e i secondi "terzi", perchè i minuti, cazzo, sono nel mezzo, non sono mai arrivati primi.
Possono essere "minuti secondi" o "minuti penultimi", ma nel mio cuore non saranno mai dei fottuti "minuti primi". Quello è il posto dei secondi.
Perchè io sono dalla parte di Gesù e voglio che da oggi ai secondi sia dato il rispetto che gli spetta, e che siano beati perchè da ultimi saranno i primi.

Ho sentito anche altre fregnacce sminuire il potere del secondo, relegandolo in fondo alla classifica temporale, privandoli del loro diritto di essere ciò che sono, viziati dalla corruzione a cui Berlusconi li ha abituati in 15 anni di mandato.
Quindici anni di mandato a cagare, per quanto mi riguarda.
Queste sciocchezze dicono che "i minuti secondi sono tali perchè secondo la scrittura occidentale si trovano più a destra, dopo i minuti primi"

E la meritocrazia?
Ormai non è sufficiente essere più preparati, arrivare primi è inutile, dipende "dove vieni scritto secondo la scrittura occidentale". Che cazzata.
E in Oriente?
Come vanno le cose in oriente secondo questa teoria?
Il sistema è così corrotto che la meritocrazia non esiste neppure nel collocazione del tempo.
Sono quasi 19 anni. Sono sufficienti.
C'è corruzione nel tempo.

venerdì 10 ottobre 2008

Recessione e Risparmi, ovvero: la casa che verrà (ma non in questa vita)


Tutti dicono che c'è crisi.Tutti tranne Silvio, che invece assicura che in Italia «non siamo ad oggi in recessione». 
Giustamente. 


Lo vedo io che ho un negozietto da 4 lire che la gente le stesse lire le spende eccome. 
Se fossimo in "recessione" o se vivessimo una crisi reale la gente mica si sputtanerebbe gli euro dietro ai fumetti. 
O dietro alla birra. 
O dietro a ministre diversamente abili. 
O giocando centinaia di euro al Superenalotto, come ho fatto io con il mio fido vicinato: 40 persone, 200 euro di sistema, 5 euro a testa. 
Le cose vanno bene, i soldi ci stanno o la gente non li spenderebbe questi soldi, no?

...

...

...

E invece. 
E invece un giovane X, studia a scuola, si fa 5 anni di elementari, 3 di medie, 5 di superiori, sempre che non venga bocciato prima, poi si iscrive all'università e si spara 6 anni x chiudere la triennale, che è cosa ben risaputa, vale meno del due a briscola. 


Durante questi anni fa lavoretti del cazzo tipo cameriere o cosplay, o se è fortunatA e una bella figliolA, con i giusti agganci, affitterà la propria immagine attraverso una webcam a maschi ingrafati. Come quelli che abitano questo pianeta. Quei 4 soldi che guadagna sa bene che non gli basteranno nemmeno per andare a fare in culo e quindi inizia a spenderseli in stronzate: sigarette, disco, musica, puttane, droga, libri e fumetti.Intanto si cresce e questo giovane X inizia a maturare idee strane sulla vita, sul lavoro, sulla casa, sulla famiglia, e su quella idea di "crisi" e "recessione" che gli avevano inculcato i suoi genitori. Insomma, i suoi genitori gli avevano parlato della crisi come qualcosa di disastroso, per non parlare dei nonni, che hanno fatto e vissuto la guerra. Questi sono quelli con le idee più confuse, è evidente. Le bombe devono averli rincoglioniti. E mica per mancanza di rispetto, eh, è che se questa è crisi, non deve essere così cattiva. Insomma, i soldi per la birra e i fumetti ci sono, per puttane e disco anche, tutto grasso che cola. E poi siamo giovani, facciamo ancora gli studenti, cazzo!  


Finisce la triennale che non ha una lira in tasca, ha un titolo di studi che perde il confronto anche con la Scottex nella legittima gara per pulirsi il culo (essendo la carta igienica + soffice) e ripete l'"operazione studio" per altri 3 anni chiudendo in ritardo anche il biennio post triennale, che vale quanto i soldi del Monopoli edizione con le lire e grafica dell''86, e rispendendo quei 4 miseri soldi che ha guadagnato spaccandosi lo scafandro in stronzate quali beni di consumo di poca rilevanza.


Ora è un uomo senza una lira in tasca e con ben DUE titoli universitari con i quali potrà pulirsi il culo. E riperdere la sfida con la Scottex. 


Il giovane X inizia a pensare che forse non è più tanto giovane e probabilmente non è neanche l'unica X sulla piazza, motivo per cui, se vuole un lavoro inteso come quello che fanno le persone come suo padre (non suo padre nello specifico, che è disoccupato da 4 anni) forse è il caso di iniziare a cercarlo seriamente. 
Dopotutto è un laureato, mica un ignorantello del bronx.


E poi vogliamo darla una piccola gioia a paparino che ha speso tutti questi soldi per farti laureare a Milano quando invece sei di Reggio Calabria? 
Eccheccazzo. 
Prende a cercare lavoro che la laurea dell'università che ha portato a termine gli dovrebbe garantire e si sbatte per altri 2-3 anni, togliendosi intanto anche lo sfizio di un bel Master a Londra, sempre a spese dell'orifizio di papà, che con buona pace della mamma si sta fottendo tutti i risparmi di una vita (pochi a dir la verità) dietro a questa missione impossibile, per puro amore del figlio, fino a che il nostro giovane X si pieghierà all'evidenza e deciderà di fare lavoretti saltuari, i primi che gli capitano a tiro.


Bene.Facciamo ora che questo ex-giovane X di 32 anni laureato in Scienze della Disoccupazione trovi un bel lavoro da precario che a fronte di 8/10 ore al giorno di lavoro gli da una paga da schifo e lo stressa a morire. Facciamo che sia finalmente arrivato il giorno di paga. 


Quest'ex-giovane uomo X sa che con quella busta paga di merda, non potrà mai comprarsi una casa. Insomma, siamo seri, con uno stipendio da precari è già molto che hai i soldi per mettere benzina alla macchina (di papà), le possibilità che la banca ti permetta un mutuo sono pari a zero. E a come vanno le cose di questi tempi, è anche abbastanza una stronzata aprire un conto in banca.

Solo che il nostro ex-giovane uomo X è ancora troppo giovane (cazzo ha 32 anni! Un bambino praticamente) per leggere i giornali, quindi non saprà un cazzo dei casini delle banche che falliscono e che costano uno sbonno e quindi lo aprirà, mandando a fare in culo anche quei 4 euro che prostituendosi ha raccimolato. 

Quest'ex-giovane uomo X non potrà mai comprarsi una casa. 
Non potrà mai avere una famiglia.E' già molto se riesce a permettersi i debiti. 
Se gli capita d'avere un figlio sarebbero state meglio le cavallette. 
Intanto la fidanzata, nelle medesime condizioni, sclerata ben bene anch'ella, gli spacca i maroni perchè stressata pure lei. 

Ora l'uomo X, avrà voglia di risparmiare per l'unica cosa che potrà comprarsi con tali risparmi (una lapida) o se li sputtanerà al gioco, a libri, a musica, a droghe, a viaggi, a puttane, a fumetti, a preservativi, a cene, e ad altre stronzate?


Parlandoci chiaro: nessun poveraccio di queste generazioni avrà mai una casa, a meno che non vinca al supernenalotto o gli schiattiglino i genitori.

Sempre che lui non abbia fratelli e che i genitori abbiano posseduto una casa.



Berlusconi: «non siamo ad oggi in recessione» 10 ottobre 2008.

martedì 30 settembre 2008

La Violenza come mezzo di Comunicazione [Parte Quattro]


"Tu mi dicevi: "Passo da te giusto il tempo del Subbuteo, giusto il tempo di due chiacchiere" e invece tu volevi togliermi il sudore, le scorte, e portarmi sul carro dove è facile incontrare la morte. Tu lasceresti morire Pietro Micca a 3 anni, soffoca da una cicca." [Dargen D'Amico - Sul Carro]

Nota: questo post è la QUARTA parte di un post abbastanza lungo.
Se volete capirci qualcosa e non avete ancora letto le superfantastiche "precedenti tre puntate" vi consiglio di leggere PRIMA la "Parte Uno", "Parte Due" e la "Parte Tre" e POI la Parte Quattro, che è questa che state leggendo in questo momento. Io vi consiglio di farlo, giusto per non farvi perdere troppo tempo...




Rimisi al proprio posto ogni cosa, nastro isolante e pensieri, cacciavite e pinza, panza e sostanza. Ero stanco, poco sbronzo e ne avevo abbastanza e tutto ciò che mi avanzò nel rimontaggio, finì in una scatola nel portabagagli.
Quando ebbi finito, tornai a casa e mi rifugiai nella mia stanza.
Mi resi conto che ora era da un bel po’ che Sua Maestà La Coscienza era sparita, lasciando dietro di se nessuna traccia.
Forse era morta per davvero ed io ero libero di fare minchiate tipo le mie modifiche all’auto, tipo mio padre.
La Coscienza.
Forse anche mio padre l’aveva taciuta.

Quando andai a prenderla da casa, Kwak era più bella della sera prima. Entrò in macchina, arrivammo a destinazione ed andammo dritti al sodo. O almeno ci andai io.
Quell’uovo lo avrei preferito strapazzato, con un po’ di pomodorini schiattati accanto, rucola fresca e olio e origano su una frisa di orzo, bagnata almeno quanto Kwak quando aveva le mie mani addosso, ma lei impazziva per quello sodo e non mi trattenni dal dirglielo strapazzandole le tette. Sode.
E toccandole la patata. Bagnata.
In trattoria facemmo un salto. Con l’asta.
Le uova che prendemmo nella Locanda della Zia Wanda non tardarono ad arrivare.
Non passò molto che prese a piovere, poi la pioggia aumentò di intensità e diluviò. Tuoni e lampi, pioggia e fulmini.Bagnati fradici, dissi "se continua così finisce che fa brutto e piove", lei schiamazzò in una risata tra l’isterico e il divertito, poi mi prese una mano.
Temetti una nuova domanda su quel programma di Italia Uno degli anni ’90 e mi venne un colpo. Di fulmine.

Le uova sode in trattoria puzzavano di loffa lontano un chilometro, un tipo che prese una pizza cipollata mi guardò malissimo, come se l’avessi fatta io. La loffa, non la pizza.
Non feci comunque nessuna delle due e l’odore della cipollata mi ricordava vecchie partite di pallone con gli amici, con le ascelle di tutti vistosamente incazzate col genere femminile.
Quel genere di femmine che non ci rivolgeva la parola, chissà perché poi.

Devo ammettere che a fine serata un pò mi dispiacque fare quanto feci ma non ce la facevo più, e Kwak si stava montando la testa, mentre io volevo montarla e basta.
Una volta in macchina, con una quantità notevole di alcool in circolo e una puzza di loffa che ci appestava il fiato, dopo averla montata come un lego nel circo dell’amore, Kwak respirò a fondo e partì:

- Ho avuto un colpo di fulmine.
- E’ perché c’è il tempo che fa brutto. Vedrai che finisce che piove.
- Ho preso un colpo di fulmine per te, idiota.
- Non scherzare, lo sai che ho famiglia.
- Lascia tua moglie, andiamo via insieme.
- Andare dove?
- Da qualunque parte. Sono stanca di fare questa vita, di fare la puttana, di essere toccata da tutte quelle mani luride, tutta questa gente che si approfitta di me, della mia situazione. Godono tutti tranne me, e a me non resta che quella roba appiccicosa da lavare via con un klinex comprato in confezioni giganti. (Sperma) Sono stanca di piangere. Io ti amo. Vieni via con me, lascia tua moglie, fanculo ai bambini, li hai sempre detestati. E poi tua moglie non la ami o non verresti a letto con me. Puoi portarti dietro il cane se ti fa piacere, ma andiamo via ins...

Il pugno chiuso stringeva il frontalino estraibile dell’autoradio, che fino a un attimo prima suonava "A like Rolling Stone" del buon Bob Dylan. Ad alcuni non piace Bob Dylan, io avevo il sentore che a Kwak non le sarebbero piaciuti più neppure i frontalini estraibili.
Fatto sta che il pugno farcito di autoradio Audiola la colpì dritta in fronte, Kwak cadde di testa sul cruscotto e fu morta per un bel po’.
Diciamo pure per 10 minuti.

Dicevo che un po’ mi è dispiaciuto, ma mentre parlava vedevo quelle enormi tette sode e insieme sentivo quell’odore di loffa che mi si era intrappolata nelle narici, e lei mi parlava di amore e di colpi di fulmine e io pensavo alla Marcuzzi e a quel genere di femmine che non mi rivolgevano la parola. E poi non sentivo la coscienza ormai da un po’ e mi tornava alla mente la cipollata di quel tipo alla Locanda della Zia Wanda e...
Mi sono lasciato prendere dagli entusiasmi.
Sapete tutti com’è.

Controllai il suo sportello ed era tutto ok. Aprii il cruscotto, presi il cacciavite e lo misi sotto il sedile anteriore destro, accesi il motore, misi la prima e imboccai la strada provinciale Lecce-Novoli. Passarono quei dieci minuti e lei si svegliò, mi guardò e chiese cosa cazzo fosse successo. A quanto pare non lo ricordava. Sei crollata e hai sbattuto la testa, hai dormito per una decina di minuti, le dissi, lei mi rispose che aveva fatto un sogno.

- Un sogno? Di che genere?
- Una cosa strana. C’eravamo io, te e altre persone che non riuscivo ad identificare. Forse erano dei miei amici di infanzia, forse era il mio ex-compagno, non lo so. Eravamo a casa mia, nella mia camera da letto, era il mio compleanno e tu mi ha regalato un palloncino.
- Un palloncino?
- Si, un palloncino. Di quelli di plastica o gomma, o che è, che si gonfiano a fiato, che poi riempiono le feste di compleanno dei bambini.
- Ah ok ho capito. Un palloncino.
- Si bravo, un palloncino.
- Che regalo di merda però. Un palloncino.
- Me lo hai regalato tu, sei tu che mi hai fatto un regalo di merda.
- Ma te lo sei sognato tu, non è che sono responsabile anche dei tuoi sogni...
- Vabè, lasciamo stare. Dov’ero rimasta?
- Ti ho regalato un palloncino.
- Ah si, giusto. Il regalo di merda. Allora mi regali sto palloncino, io lo prendo in mano e prendo a gonfiarlo. Lì per lì mi piace perché si gonfia bene, ma poi inizia a darmi quella sgradevole sensazione alla mascella, hai presente?
- Quando soffi troppo e poi finisce che ti fa male qui, all’attaccatura tra mandibola e mascella?
- Si esatto.
- Si, si, ho capito.
- Nzomma, gonfio questo palloncino e quando prende a farmi male la mascella mi fermo e faccio il nodo per non far uscire l’aria. A quel punto il palloncino si buca, ma non esplode. Lascia solo uscire fuori l’aria dal buco. Io mi dispiaccio, perché per quanto potesse essere di merda era il tuo regalo per il mio compleanno, e allora su quel piccolo buchino ci metto sopra un dito, di modo da bloccare la fuoriuscita dell’aria. E l’aria non esce più.
- E’ normale.
- No, non è normale, perché è vero che non esce più, ma come copro il buco, l’aria prende ad entrare nel palloncino e il palloncino si gonfia ancora di più, e si gonfia fino a bucarsi di nuovo.
- Ah, figo. E quindi?
- E quindi ricopro il nuovo buco e di nuovo l’aria riprende ad entrare nel palloncino e il palloncino riprende a gonfiarsi.
- E si ribuca.
- Esatto. Solo che questa volta il buco è più grande e ora per coprirlo ho bisogno di due dita. E poi l’aria riprende a gonfiarlo di nuovo, perché cazzo, so che è incredibile, ma continua ad entrare e per il nuovo buco ora mi occorre il palmo intero della mano. E poi non mi bastano neppure due mani intere e più si gonfia e si buca, più diventa grande e grosso, e più cresce più la gomma di questo cazzo di palloncino di merda si fa sottile e più si assottiglia più è facile che si buchi.
- Cazzo.
- Cazzo si. Perché si buca.Cazzo se si buca.E tu mi vedi in difficoltà e io ti chiedo aiuto e tu me lo dai l’aiuto e me lo danno anche quelle persone di cui non conosco i volti. E allora siamo tutti su questo palloncino che è diventato enorme e ci avvinghiamo uno sull’altro per raggiungere i buchi più in alto per coprili perché ora il palloncino è più alto di me e non è facile arrampicarvisi sopra. E ci sforziamo da matti a mettere le mani su quei buchi che aumentano inesorabilmente, come la sua dimensione, ma più ci affrettiamo a coprire i buchi più questi aumentano e alla fine tu e quella gente vi scassate ad aiutarmi e uno dopo l’altro, inesorabilmente, mi lasciate sola. Ma io non ce la faccio da sola e per quanto mi batta, per quanto io lotti, i buchi per me da sola sono troppi e il pallone per quanto diventi grosso, per quanto assottigli quella gomma, per quanto si buchi, non scoppia mai, non la fa mai finita. E io non riesco a smettere di dimenarmi, non sono capace a lasciarlo libero di sgonfiarsi. Voglio tappare quei buchi.E riprendo a chiedervi aiuto, vi imploro, ma niente. Mi ignorate completamente, come se non ci fossi e forse non ci sono davvero o non mi vedete.
- Che succede alla fine?
- Succede che il pallone mi soffoca, mi schiaccia sul mio letto e mi uccide.

Accosto l’auto sulla ciglio della strada.Mi volto verso di lei. Con la sinistra accarezzo Kwak, con la destra afferro il cacciavite da sotto il suo sedile, senza farmi vedere. Lei lacrima, sta piangendo. E’ stato un brutto sogno, anche per una prostituta.

- Cosa significa questo sogno secondo te?
- E’ la tua vita. E’ la voragine.
- Aiutami, ti prego. Non lasciarmi sola.
- Lo sai che non accadrà.

Il cacciavite le colpi la tempia. Un colpo solo, secco. La punta a croce entrò con un po’ di sforzo, ma fortunatamente immaginai potesse accadere e la colpii con violenza.
Kwak cadde di testa sul cruscotto e fu morta per un bel po’.
Diciamo pure per sempre.

Presi a scavare una fossa in un pezzo di terra della Lecce-Novoli.

Non mi era rimasto più nessuno, solo la violenza, i debiti e i miei pensieri. E uno di questi ripeteva sempre la stessa cosa.
E’ la mia vita. E’ la voragine.

LaBrute. Il gioco per culi pesanti.


Anni fa (non tanti poi) ero fissato con un gioco online di guerra/strategia. Si chiama Ogame e mi ha rubato parte della vita. Poi accadde che un giorno mi svegliai e mi ritrovai più vecchio e fisicamente provato. Per ogame. Per un cazzo di giochino online.
Mi promisi di non giocare mai più a giochi droga come quello e l'ho fatto.
Da poco ho scoperto LaBrute e devo dire che è proprio il gioco che fa per me. Praticamente il massimo dello sforzo è scegliere contro chi far lottare il tuo personaggio e cliccare invio. Poi fa tutto da solo. Botte, calci, armi, superpoteri. Tutto da solo. Tu non tocchi niente, basta con gli sbattimenti delle combinazioni dei tastini per scegliere la supermossa migliore.
Questo gioco è la soluzione: clicchi invio, e combatte da solo.
E' per chi ha il culo pesante insomma. Come me.
O per chi ha un lavoro da portare avanti. Come me.
O per chi è incapace ai picchiaduro veri. Come me.

In giro non si trovano molte indicazioni su questo gioco francese, quindi ho stilato una piccola guida che potrete leggere di seguito:

- Il primo incontro del gioco vi vedrà per forza sconfitti. Questo vi permetterà di diventare "allievi" del Personaggio che avete sfidato. Gli esiti di tutti gli altri incontri sono casuali.
- Per creare il vostro Bruto cliccate QUI e inserite un nick dove dice "TAPE ICI", dopodichè cliccate su "VALIDER". Se non vi fa accedere potrebbe essere perchè il nick scelto è già in uso, in quel caso, sceglietene un altro.
- Il giorno 1 (quando ti iscrivi al gioco) hai 6 combattimenti. Dal giorno 2 in poi hai 3 combattimenti al giorno.
- il "giorno" scade alle 00.00.00. Alle 00.00.01 parte il giorno nuovo.
- se non combatti le tue sfide, *non* le cumuli per il giorno dopo. Perdi l'occasione di combatterle e basta.
- il gioco combatte le sfide da solo. Tu non devi fare altro che "lanciarle" cliccando sul tasto "arene", scegliere il player contro cui combattere e inviare.
- se vuoi combattere contro un utente di cui conosci il link devi cliccare su "arene" e poi su "chercher" e in questo banner devi inserire il nick dell'utente in questione. A questo punto clicchi su "go".
- al link http://hulkspakk.labrute.fr/cellule (dove al posto di "hulkspakk" c'è il vostro nick) troverete il riepilogo del vostro account.
- al link http://hulkspakk.labrute.fr/dojo (dove al posto di "hulkspakk" c'è il vostro nick) troverete il riepilogo dei vostri allievi nella vostra scuola (il dojo, appunto). Questo ha il solo scopo "espositivo".
- se un nuovo utente clicca su sul link http://hulkspakk.labrute.fr/ (dove al posto di "hulkspakk" c'è il vostro nick) diventerà vostro allievo.
- ogni nuovo allievo acquisito vi darà un Punto Esperienza.
- ogni livello conquistato da un vostro allievo vi darà un Punto Esperienza.
- ogni vostra vittoria vi darà un Punto Esperienza. Se l'utente contro cui avete combattuto è del vostro livello o di massimo due livelli inferiori, la vittoria dello scontro vi darà due Punto Esperienza. In questo caso la sconfitta vi darà un Punto Esperienza.
- I punti esperienza, una volta accumulati a sufficienza, vi faranno passare di livello.
- passare di livello permette di acquisire premi del tutto casuali quali superpoteri, armi, animali, caratteristiche varie.

Ovviamente se volete giocare mi farebbe piacere per i motivi suddetti avervi come allievi, nel mio superfantastico Dojo che conta oltre 200 player. Per essere dei miei, cliccate QUI.