lunedì 2 giugno 2008

I Giochi di una Volta [Parte Due]: Guardie e Ladri (al cimitero)



[Nota: La "Parte Uno" de "I Giochi di Una Volta" la trovate QUI]

Un altro gioco stile "ai tempi miei" che andava fortissimo nella comitiva era "Guardie e Ladri". Considerando la successiva abitazione con tanto di sbarre e pane e acqua dei miei vecchi amici, non mi sconvolge più l'idea che tutti volessero armeggiare tra le fila dei ladri.
Insomma essere "guardia" non è mai stato in voga...
Il nostro personalissimo Guardie e Ladri si svolgeva a ridosso dei "Portici", la nostra base, la nostra casa. I Portici a loro volta si trovavano a ridosso del cimitero della città, la città si trovava a ridosso delle nostre vite, attive, sudate, forgiate nel divertimento e nella pericolosità del singolo giorno in periferia.

Capitava spesso di assistere a rapine, scippi e non mancavano certo le vecchie sane sparatorie nel rione S.Pio X. Abbiamo visto in qualche occasione gente crollare al suolo, schiacciata da proiettili in piombo, degni del miglior Torpedo di Abuli e Bernet. Gente morta di overdose nel viaggio Portici/cimitero.
Ed era lì che vivevamo quando non eravamo al cimitero a giocare a Guardie e Ladri.

Il gioco è classico, quasi scontato, mai di moda ma per noi caposaldo sempre in voga. Si vagava tra tombe e cappelle, nel buio più totale divisi in due squadre distinte. Un gruppo cercava l'altro.
Guardie e ladri.
Era ormai diventato un classico salire sulle cappelle, stendersi all'occorrenza lì sui tetti, per non essere visto dagli amici giù a terra, appartenenti alle "guardie", mentre gli lanciavi pietre e quant'altro trovavi, sicuro che, esattamente come la tua, la merda che si stavano cagando addosso era densa e di cattivo odore.

Il buio è sempre stato nemico di chi ha vissuto nella bambagia. Il cimitero è sempre stato nemico dei vivi. Insieme erano decisamente una bella coppia.
Io e i miei amici invece eravamo solo un gruppo tremendamente spaventato, il che era anche il motivo per cui non potevamo esimerci dal gioco. Il buio nel cimitero, alle due di notte, crea delle ombre che ben poco hanno a che fare con i vari coniglietti e cagnolini che tanto amano i mocciosi, al contrario, sono capaci di trasformare la più piccola fogliolina in un macigno che vuole schiacciarti, il fusto di un albero in un criminale psicopatico che ti corre incontro.
Una tomba in una tomba.

Giocare a guardie e ladri nel cimitero era un pò una cazzata, a vederla adesso. Le cappelle sono spesso fornite di antri in cui i proprietari possano posare delle statue di qualche santo. Ancora più spesso però questi antri erano vuoti e sembravano il posto ideale per far posare i più mattacchioni di noi, mentre qualche guardia ti cercava, sola, terrorizzata.
Nascondersi negli antri delle cappelle non aveva prezzo.

In genere la prassi era questa e andava attuata appena la guardia ti vedeva e prendeva ad inseguiri per toccarti e quindi farti sua prigioniera:

- Passo 1: scappare
- Passo 2: mischiarsi nell'ombra
- Passo 3: entrare nell'antro
- Passo 4: assumere una posa "statuaria classica" (in piedi, immobile)
- Passo 5: lasciare che la guardia ti superi senza essere visto
- Passo 6: attirare l'attenzione della guardia (con schiamazzi, urla, pietre)
- Passo 7: assumere una posa differente da quella al Punto 4, al ritorno della guardia
- Passo 8: ripetere la procedura un numero di volte a piacimento

Cambiare le pose nei Punti 4 e 7 rendeva il gioco allo stesso tempo bellissimo e terribile.

Epocale Rafely quando sparandosi qualche posa pseudodivertente su una cappella nel "cimitero vecchio" (la parte del cimitero più antica, dove riposano anime bicentenarie e caduti in guerra), abbracciò una croce, simbolo della cappella, in pietra leccese (pesante e porosa) e, culeggiando una guardia che non quel buio non poteva nemmeno rendersi conto nè se quella figura fosse una stutua nè se nel caso fosse una persona, di chi si trattasse, cadde giù con tutta la croce, sfracellandosi al suolo, e sfracellando la croce sopra di sè.
Sulla gamba per la precisione.
Ricordo che partirono urla e grida e l'unico che gli andò incontro fu Stefano, che essendo guardià, lo toccò e lo catturò.
La scena era inquietante.

In diversi vedemmo quanto accaduto e credo che tra rumore devastante, e schiamazzi vari, quella notte perdemmo almeno 60 anni di vita in tutto, per lo spavento. Ma nessuno, e dico nessuno (oltre alla guardia Stefano) andò ad aiutare Rafely.
Tutti ignorammo quelle grida di dolore e richiesta di soccorso.
Eravamo "ladri" noi e col cazzo che saremmo cascati in quella che eravamo convinti fosse una trappola di quelle due guardie, Stefano e Rafely.

Guardie e ladri era davvero un gran bel gioco, sopratutto quando non ti perdevi nel cimitero, solo in piena notte.

lunedì 26 maggio 2008

La Crescita Artistico Culturale


Ci sono abbastanza cose difficili da fare, che portano tempo e una quantità di fatica che è così alta, così elevata, da non avere mai sufficiente riscontro con quelli che sono poi i risultati a cui porta. Cose che comunque vuoi fare, indipendentemente da tutto. Questo ti porta a lavorare e a metterci impegno e passione, che se sono elevati portano ad un risultato (almeno apparentemente) valido.
Che poi, più sembra valido più la gente pensa che automaticamente tu ci prenda dei soldi.
E più questa gente ha meno a che fare con quanto tu faccia, tanto più è convinta che hai degli introiti.
E più hai degli introiti (apparentemente), tanto più i tuoi sforzi possono essere sminuiti, fino a perdere senso, fino a farli rientrare nella routine del lavoro. Che essendo appunto "lavoro", non ti fa meritare nulla oltre al rispetto di default che comunque avresti (e comunque non sempre).

Come se nessuno ringraziasse più Batman che protegge Gotham City, solo perchè ha la colpa di farlo dalla mattina alla sera, giustificando questo col fatto che sicuramente ci prende dei soldi.

Come se a farmi un culo così sul forum del negozio qualcuno mi desse soldi. E' solo tempo investito, per il piacere di parlare con gente figa, di discutere con ragazzi intelligenti di fumetti e figa. Non mi paga nessuno, anzi, i soldi sono *tutti* in uscita.
Ultimamente ho indetto un concorso a premi sul mio sito, si chiama Quiz Finale. E' così "ultimamente" che praticamente non è ancora partito.
Parte il 30 Maggio. Accorrete numerosi.
Insomma a questo concorso, che poi altro non è che un giochino stupido/divertente per passare un po di tempo in compagnia, ho messo in palio del fumetti e calendari. Mica cazzate eh, robe tipo Watchman e V for Vendetta e calendari di Naruto e Ratman. Roba golosa insomma. Montepremi 100 euro, iscrizione zero.
C'è gente convinta che io da tutto questo ci prenda soldi.
E più ho degli introiti (apparentemente), tanto più i miei sforzi possono essere sminuiti, fino a perdere senso, fino a diventare un HulkSpakk di una Lecce City dei poveri, che nulla ha a che vedere con quel cazzuto di Bruce Wayne. Quel fottuto capitalista, tra l'altro.

Credono che anche Ned Bajalica, per scrivere questa nuova rubrica, "La Crescita Artistico Culturale" prenda dei soldi.
No, non prende una lira, ve lo giuro. Ora potete ammirarlo come se fosse come Batman, solo più povero.
Comunque quello nell'immagine in alto, disegnato da Ned appunto, è un fumettista non molto noto, che lavora nelle retrovie di un ottimo editore italiano. Chi indovina chi è, è bravo (e chi lo conosce ancora di più).




Ah, avete notato con quanto stile mi sono spammato un pò il sito?

sabato 24 maggio 2008

Cose da fare e da non fare in possesso di una Fumetteria



Ecco una lista di cose da fare e da non fare se possiedi una fumetteria:


  • Fingere interesse nei pareri altrui su quella che è la tua attività.

  • Non tenere *mai* conto del parere degli altri su quella che è la tua attività.

  • Non fare mai credito a chi ti sorride.

  • Non fidarti mai di quelli in cravatta.

  • Non dare confidenza alle donne.

  • Non masturbarti con la porta aperta.

  • Non fare credito alle donne.

  • Se parlano male di te o della tua attività, eliminali.

  • Se parlano male della concorrenza, non zittirli. Lasciali fare.

  • Se continuano a parlare male della concorrenza, tiratene fuori con qualche frase a effetto.

  • Se parlano bene della concorrenza, vomitagli addosso la verità. Qualunque cosa significhi.

  • Un affare è ciò che tu dipingi come tale.

  • Non fare credito a nessuno.

  • Se ti chiedono "quando esce il fumetto X" e il fumetto X ancora non esiste, inventa una data. Il lettore medio preferisce false risposte che una reale incertezza.

  • Quando hai un senso di colpa nei confronti di qualcuno, non è solo una sensazione. Probabilmente hai qualche colpa.

  • Iscriviti a un corso di arti marziali/yoga/boxe.

  • Annuisci con la testa, seguili con gli occhi, scorreggia con il culo.

venerdì 23 maggio 2008

Cose che non capisco.

"Verba Volant, comu scaffuni moi affiorant" [Gopher D]

Ci sono delle cose che proprio non capisco.
Per quanto mi sforzi, non riesco a starci dietro.
Passo davanti alla Mongolfiera, ex IperCoop, nella mia umile cittadina e vedo un cartellone formato gigante con la scritta "Prima Festa del Fumetto". Ho messo qui sopra l'immagine di modo che anche voi possiate godere di cotanta arte.

Un tempo non capivo come mai le "persone comuni", quelle fuori dal giro, non concepissero l'idea che i fumetti *esistono ancora* e che addirittura *alcuni li comprino anche*. Questo tempo fa, prima che aprissi una fumetteria.

In fumetteria entra gente strana, gente che vuole fischietti che richiamino gli uccelli, lavatrici che consumino poco, caffè, ovviamente pacchetti di sigarette e sale (essendo una specie di tabaccaio il sale ci sta tutto), scusa c'hai accendini, fotocopie in bianco e nero e a colori. Celebre la richiesta sulle fotocopie a colori, alla quale ovviamente risposi di no, non ne faccio.
- E in bianco e nero?
- Nemmeno.
- E scusa, tutta sta roba come l'hai stampata?
Impagabile.

Non capisco come possano delle persone organizzare "la sagra de lu purpu" (festa del polpo), "la sciurnata te la satizza" (la giornata della salsiccia) e "la festa del fumetto" (io una volta ne ho visto uno e ora mi scappa da fare una stronzata a tal proposito), e vivere bene.
C'è gente che soffre per molto meno e questi invece vivono bene.

Non capisco come mai in questa "Festa del Fumetto" dalla locandina improbabile, dal fumetto impalpabile, dalla festa inguardabile, dalla mostra immostrabile, non siano state coinvolte nemmeno le fumetterie locali.
Cioè io.

Quello che capisco è che queste cose uccidono il fumetto come io lo concepisco.
Uccidono il fumetto che anche se esiste da cento anni è ancora una sorta di embrione la cui sorte è rapita da questi organizzatori degli ultimi venti minuti, ridicoli nelle loro velleità di fare, come un pollo nel tentativo di volare.
Cioè, a me dispiace, ma loro così me lo abortiscono il fumetto, mi spezzano l'erezione che ho nel maneggiarli, li vedo come un uomo che prende a calci in pancia la compagna incinta convinto di fare del bene al nascituro. Mi abortiscono il fumetto.
Mi dispiace ma... fanno proprio cacare.
Loro e i loro tentativi arroganti e presuntuosi di c'entrare anche solo un piccolo cazzo col mondo del fumetto.

Un tempo non capivo come mai le "persone comuni", quelle fuori dal giro, non concepissero l'idea che i fumetti *esistono ancora* e che addirittura *alcuni li comprino anche*. Questo tempo fa, prima della "Prima Festa del Fumetto".

Alla luce di questa è facile capire le domande di signore come quella entrata oggi, che guardando una collana di Mazinga mi chiede:

"che è questa collana?"
"E' Mazinga"
"una zingara?"
"no signora, è Mazinga, un robot degli anni 80"
e lei, stupita:
"una zingara di 80 anni?"


martedì 6 maggio 2008

Articolo su "Il Paese Nuovo"



Ho scritto un articoletto su un quotidiano locale che si chiama "Il Paese Nuovo".
Per forza di cose me lo hanno modificato un pò, niente di che sia inteso. Cmq lo riporto qui di seguito come lo ho scritto io.
Si colloca all'interno di un inserto di nome "Focus" e l'argomento del giorno era "l'editoria", per il quale hanno chiesto (tra le altre cose) il mio seguente intervento:

Avere e gestire una "fumetteria" è difficile. A Lecce lo è ancora di più.
La parola "fumetteria" indica un attività commerciale in cui si vendono fumetti così come in una "libreria" si vendono libri. Il problema è che la "fumetteria" tecnicamente non esiste, non è presente infatti alla camera di commercio, tra le varie categorie inerenti le attività commerciali e si deve prestare sotto la voce "libreria" che è in maniera inequivocabile tutt’altra cosa.
Questo genere di esercizio commerciale, esistente da non più di vent’anni, subisce gli svantaggi di far parte di una categoria a cui non appartiene, pagando tasse basate su studi di settore realizzati per negozi di ben altra portata, e si appoggia ad una distribuzione ormai obsoleta, che non comprende nella propria metodologia di vendita, conto vendita, reso e conto deposito, tutte strategie vincenti che hanno fatto crescere e sviluppare le librerie in Italia.
Da circa un anno e mezzo è finalmente nata un’associazione delle fumetterie, l’A.Fu.I. (http://www.afui.it), della quale Mondi Sommersi è socio fondatore, che si propone come punto di incontro, confronto e discussione, tra fumetterie, editori, autori e distributori, conducendo una battaglia che ha come fine il miglioramento dei meccanismi di produzione/distribuzione/vendita.
La gestione da oltre sei anni di "Mondi Sommersi, la Fumetteria a Lecce" e l’esperienza sul campo, mi confermano che questo settore è indietro rispetto ai cugini librai di oltre mezzo secolo. Se da un lato abbiamo i fumetti, spesso sottovalutati dalla massa per pura ignoranza e svogliatezza nel conoscere un media ignoto, dall’altro abbiamo un’editoria medio piccola, frizzante nei contenuti ma completamente priva della forza e del coraggio di realizzare azioni pubblicitarie atte all’espansione del settore. Questo fenomeno porta ad una paralisi del mercato che fortunatamente viene smosso da fenomeni esterni, quali i film tratti dai fumetti che da qualche anno stanno invadendo il grande schermo. Basti pensare al trittico di film su Spiderman, o sugli X-Men, o i vari Batman e Superman, passando per titoli di ben altro spessore come Persepolis o il prossimo Watchman, e arrivando all’imminente lungometraggio su Iron Man, personaggio storico della Marvel Comics, interpretato da Robert Downey jr. e diretto da Jon Favreau.
Questi film portano spesso nuova linfa al settore, facendo una non troppo evidente pubblicità ai fumetti da cui sono tratti, e portano in fumetteria nuovi lettori, che incuriositi da quanto visto al cinema, cercano su carta emozioni analoghe.
Raffrontarsi con queste nuove leve, spesso completamente all’oscuro di quanto cercano e vorrebbero acquistare, rende quello del fumettaro un lavoro differente dal libraio. L’assenza di pubblicità e di rilievo nei mass media più influenti, rende in questo lavoro la fidelizzazione del cliente, vitale, l’essere in grado di suggerire opere che soddisfino il gusto di questo o quel lettore, primario, la conoscenza dettagliata del maggior numero di articoli proposti alla vendita, fondamentale.
Spesso identificato come qualcosa di vecchio, bambinesco e allo stesso tempo mezzo di comunicazione già morto, il fumetto riesce a sfruttare internet in maniera intelligente, massiccia e spesso innovativa. Intorno al fumetto sono nati siti di informazione, forum e blog, che aggiornano in tempo reale i propri lettori con migliaia di notizie provenienti da tutto il mondo, facendo si che il lettore sia costantemente informato.
Mondi Sommersi si propone come punto di riferimento per tutti i lettori del Salento, grazie a servizi rapidi ed efficienti messi a disposizione sul proprio portale web (http://www.mondisommersi.biz) dove si sta sviluppando una comunità di appassionati che mette a confronto idee, desideri e gusti nell'apposito forum di discussione. Per un'attività del genere, che vive di news, comunicati stampa e recensioni, sottovalutare le potenzialità che offre la rete, sarebbe un peccato imperdonabile.
Lecce è una piazza ostica, ma dispone di alcune risorse imprescindibili come la "Lupiae Comix", Scuola di fumetto Leccese. Questa realtà è in stretta collaborazione con la fumetteria in oggetto, soprattutto nell'organizzazione di incontri con autori di primo livello tra cui i leccesi Alemanno e Bajalica, ma anche autori come Ponticelli, Vilella, Urbano, e Troiano. Recentemente queste due realtà hanno collaborato alla realizzazione di "Talkink", una rivista tematica, a fumetti edita da Lilliput e distribuita su tutto il territorio nazionale, con particolare cura per il Salento.
Comicsblog.it, uno tra i portali più frequentati in Italia nell'area fumetti/animazione, tramite il suo inviato leccese Marcello Durante, ha spesso citato e supportato le varie iniziative nate sul territorio provinciale grazie al puntuale intervento di Mondi Sommersi.



Il link all'articolo così come è stato pubblicato è invece QUI
Ah, l'immagine in apertura di post, non è ovviamente il logo del giornale (il cui sito è QUI) :) Ho messo quella splendida pezza di formaggio un pò per assonanza, e un pò perchè è ora di pranzo e ho una fame terribile^^

giovedì 24 aprile 2008

La sincerità paga.

...certe cose non succedono per vanvera. [Maccio Capatonda]

Mi sto interrogando da qualche giorno su un valore sopravvalutato: la sincerità.
E' da che ho memoria che mi si dice che bisogna essere onesti e sinceri, e ultimamente va per la maggiore la teoria del "diciamoci tutto".

Teoricamente il "diciamoci tutto", sempre, tra due o più persone, dovrebbe migliorare la situazione sociale delle stesse dato che "se ti dico tutto, tu sai tutto, e sapendo tutto non avremo problemi".
Ed ecco ovviamente il problema. Sapere tutto di qualcuno, anche relativamente ad un solo argomento chiave, lascia spazio ad interpretazioni frutto di esperienze differenti tra chi annuncia il fatto e l'interlocutore.
Queste interpretazioni potrebbero quindi far saltare la motivazione che ha portato a dire "tutto", disturbando i presupposti alla base del diciamoci tutto.

Credo che spesso il silenzio sia la cosa migliore.
Sappiamo qualcosa e ce la teniamo per noi: perchè qeusto qualcosa può ferire, può far stare male, può essere male interpretato, può, semplicemente, creare problemi.

Essere sinceri, può far saltare i rapporti tra le persone.
Tra partner, tra colleghi di lavoro, tra amici, tra conoscenti.
Tacere, no.
Tacendo, e si badi, non "mentendo" ma semplicemente "aggirando" verità "scomode" si può tirare avanti per mesi, anni, anche tutta la vita. Almeno fino a che tutto viene a galla, incasinando la situazione attuale.
Situazione che sarebbe stata incasinata già da tempo, seguendo la formula del "diciamoci tutto".
Un po come accade in politica.

Dire tutto, spesso, è come un sisma. Se va bene da origine a nuove affascinanti prospettive geologiche, se va male annienta completamente forme di vita, nuocendo un bel pò di vittime.
Il silenzio, spesso, è un buon amico.

lunedì 21 aprile 2008

Cos'è?



Ed ecco un indovinello che ha come sfondo un tema scottante.
Cosa rappresenta questa foto?
Una banana in mano a chi indovina.
Un banano al culo a chi ne è stato complice.

sabato 12 aprile 2008

Nerdismo Quotidiano



Che lavoro quello del fumettaro.
Tra le tante cose buffe che accadono in negozio ci stanno gli attacchi di nerdismo latente, che altro non è che uno stato catatonico di nerdimo represso, liberato probabilmente dall'inalazione degli odori di carta e inchiostro mischiato ad ascelle e puzzette fagiolate.
Quando nel cliente il nerdismo latente si manifesta, per il fumettaro non affetto da nerdismo latente, quale io sono, sono cazzi amari.
E non c'è amore per il fumetto, passione per il lavoro, missione umanitaria che tenga: vorrei essere altrove.
Al mare per esempio.
Su un isola deserta.

Il nerdismo latente diserta la buona educazione, dissente la normalità di rapportarsi alle cose, disquisisce in squisiti monologhi, dissolve la mia attenzione e la trasferisce altrove. Trovo quanto meno ripetitivo il "nerd base". E' una delle fasce della categoria che più mi lascia perplesso.
E' quello che chiede qualcosa di nuovo, usato, uguale a quello che è già uscito e che gli è piaciuto, ma con una buona dose di diversità che non si discosti molto da quanto appena letto.
Il "nerd base" è un lettore di manga rubato alle fila Bonelli.

Il "nerd da combattimento" è il mio preferito.
Il nerd da combattimento entra con aria di sfida e con aria di sfida, ti sfida.
Bella forza.
Lui dentro di se sa di essere un nerd, ed è incazzato per questo. Legge solo 3 fumetti ma li sa tutti a memoria perchè li ha letti almeno 12 volte a numero. Mica come me il pirla, che non so nemmeno cosa succede a pagina 32 del numero 13 di Berserk.
Il nerd da combattimento ti sfida su quello che è il suo campo: i pochi fumetti che legge. E ti chiede cose che sa già, solo per il gusto di vederti rispondere tante volte quante riesci, cose tipo "ah si?", "non lo sapevo", "vedi te".
"Tante volte quante riesci" è un valore pari ad X che precede o la sua uscita dal negozio o un bel e conciso "sti cazzi!".
Variante del "nerd da combattimento" è il "nerd informatore", che si parte da 50 chilometri, a piedi, estate o inverno non ha inportanza, solo per dirti che in Giappone l'autore sta pensando di formulare un pensiero inerente il fatto di prendere in considerazione l'idea di poter un giorno non meglio specificato, realizzare il seguito di quel capolavoro di fumetto che tu non hai o mai sentito e sentito negli ultimi 2 anni.

Quello che mi infelicità più di tutti è invece il "nerd so sta cosa e mo te la ciucci pure tu".
Potrebbe essere confuso con il "nerd informatore" ma a sua differenza il "nerd so sta cosa e mo te la ciucci pure tu" non ha pietà di te. E sopratutto, ti ha confuso con un suo simile: un nerd.
Il "nerd so sta cosa e mo te la ciucci pure tu" è spietato.
Educato, entra e aspetta che tutti i presenti in negozio vadano via, per essere sicuro di avere tutta la tua attenzione, nient'altro che la tua attenzione, solo la tua attenzione. A quel punto parte con una disquisizione su fatti che nemmeno hanno a che fare con il tuo lavoro, ma che lo sfiorano soltanto e solo in senso lato, dato che sono specifici della sua vita. Le frasi preferite dal "nerd so sta cosa e mo te la ciucci pure tu" sono robe tipo:
- ieri mi sono scaricato un anime fansubbato di effeemmea (Nota per i non nerd: "FMA" è l'acronimo di "FullMetal Alchemist", un manga edito da Panini) (Nota per gli altri: se avevi capito l'acronimo, sei un nerd.). Mi piace, solo che ci sono degli errori di traduzione.
- Tra due anni esce la prima puntata della quinta stagione di Lost, in America. Io la ho già da due settimane, ovviamente fansubbata, ma dato che in giro ancora non stava il video, dato che lo realizzaranno a Ottobre, è fangirato. Praticamente stanno degli amici di un tipo che conosco, cugini del redattore della serie che recitano al posto degli attori veri, ma lo fanno benissimo. Dato che sono tutti nigeriani, io l'ho fansubbato. Certo non conosco il nigeriano alla perfezione ma una volta ho pensato di andare a puttane con una di un paese limitrofo, quindi direi che è fatta.
Se ti interessa alla fine non ci sono andato a puttane, ma non sai che segone solo con l'idea.
- "Ti sei visto Naruto?" "no, a quell'ora lavoro". "E lo hai visto yu Gi oh?", "no a quell'ora lavoro?", "e lo hai visto Lady Oscar?" "no, a quell'ora lavoro" e poi conclude con "che niubbo!"
In ultimo il "nerd so sta cosa e mo te la ciucci pure tu" spara la sua cartuccia clou: "l'altro giorno mi sono visto il film di guerre stellari. Tutte e due le trilogie, in ordine prima cronologico per gli eventi e poi in ordine di realizzazione, che sono cose diverse. Tu l'hai visto?"
No.
Non l'ho visto.
Mai.
Non ho mai visto Star Wars e non me ne vergogno.
Stavo scopando quella sera, va bene?
Ho una vita io.
E a sto punto parte il monologo che spiega per filo e per segno di che parla Star Wars, di come gli attori hanno recitato quale parte, di quanto il regista ha fatto spendere al produttore e del fatto che i Gem Boy ne hanno realizzato una parodia ridoppiata.
Che poi mi chiedo: perchè mai dovrebbe interessarmi?
Perchè ho una fumetteria? E allora?
Vendo fumetti.
Potrei capire che mi raccontino la storia di questo o quel fumetto, ma Star Wars io non l'avrò mai visto ma so bene che è un film, e allora amico mio la videoteca sta in fondo alla via, vai a rompere i maroni a lui...
Che pure sta storia dei fumetti che vendo. Quando vado in edicola e compro un quotidiano, non è che spiego all'edicolante che ieri mi sono letto La Gazzetta dello Sport e non sai che han detto di Kakà. Quando vado a comprare una pizza, non è che dico al pizzaiolo che 2 mesi fa ho comprato un calzone che bruciava un casino, ma proprio un casino. Quando vado a noleggiare un film, non dico al negoziante che ho scaricato Shreck 3 che in realtà era un porno ma non un porno normale, no, uno di quelli fetish e poi cerco di estorcergli la verità sul fatto se se li vede o meno anche lui.
In primo luogo non me ne frega un cazzo, in secondo, so che sta lavorando e che magari, e soprattutto, è a lui che non gliene frega un cazzo.

sabato 5 aprile 2008

I Giochi di una Volta. Parte 1: Re Boia.

Un tempo non troppo lontano non c'era una console (minimo) per famiglia e, come facevano i nostri genitori quando si riunivano a casa dell'unico amico con un piccolo televisore in bianco e nero, noi ci si riuniva a casa dell'unico amico che aveva la pleistescion 2.
Certo, non erano quegli anni gli stessi della crisi del dopoguerra che hanno patito i nostri vecchi, ma nemmeno si sguazzava nell'oro.
Non io e miei amici comunque.
Fatto sta che a casa di Stefano, l'amico in questione, si facevano mille giochi. E anche fuori di casa. Molto economici e molto divertenti.
Giochi che non scambierei mai e poi mai con una qualsiasi console o versione straaggiornata di Zelda.

C'era "Re Boia".
Re Boia era un gioco intelligente, di strategia e abilità nella gestione delle proprie articolazioni. Gioco di gruppo attuo allo stesso tempo a socializzare e a determinare il più forte del branco, consisteva nel far ruotare un pacchetto di sigarette pieno almeno a metà, con uno "tippete" dato dallo schiocco delle dita (pollice e indice) nella parte bassa e sporgente del pacchetto, che era stato precedentemente posto, metà all'interno e metà all'esterno, al limite di un tavolino.
Quando dopo lo "tippete" e le relative roteazioni il pacchetto tornava sul tavolo cadeva necessariamente in una delle seguenti posizioni, che corrispondevano ad altrettanti ruoli all'interno del gioco:
- Posizione del pacchetto: Faccia (o fronte) verso l'alto. Ruolo: "Re".
Il Re da gli ordini.
- Posizione del pacchetto: Faccia (o fronte) verso il basso. Ruolo: "Schiavo".
Lo Schiavo subisce.
- Posizione del pacchetto: Di lato (la faccia e il retro del pacchetto sono a destra e a sinistra. Il pacchetto poggia sul lato più lungo e più stretto). Ruolo: "Boia".
Il Boia esegue gli ordini del Re.
-Posizione del pacchetto: In Piedi (Il pacchetto poggia sul lato più stretto e corto). Ruolo: "Re Boia".
Il Re Boia da mazzate a tutti, indipendentemente dai tiri degli altri.

A turno i giocatori danno lo tippete al pacchetto. Alla fine del giro, in base ai risultati, il Re da ordine al Boia di fare "questo" e/o "quest'altro" allo Schiavo, dove "questo" e "quest'altro" sono un sacco di mazzate, schioccate, schiaffi, carroarmati, piegamenti di braccia, leve e quant'altro possa far soffrire il povero schiavo che, data la precaria posizione, deve subire.
E nessuno può tirarsi indietro.
Nemmeno gli amici che nel branco facevano la parte dei leoni, subendo qualora si trovassero a fare gli schiavi, le angherie e i dolori inferti da quei Re che nella vita quotidiana erano le pecorelle del branco.
Il problema era quando i bulli del gruppo tornavano ad essere Re o peggio ancora Boia, o strapeggio ancora ReBoia. In questi momenti sì che volavano violenze e bestemmie.
La strategia poteva essere sia d'assalto ("faccio male a tutti quando appena ne avrò l'occasione!") sia contenitiva ("me faccio li cazzi mei e speriamo che se ne ricordino...").
Il vincitore in genere era nessuno.

Occorrente: un pacchetto di sigarette e un tavolino.
Numero di giocatori: da 2 in su.

domenica 16 marzo 2008

martedì 11 marzo 2008

La teoria del 6



Avete presente quando andate in quel pub e c'è quella ragazza che ha un "non so che" che vi intriga? Quella che ha le tette un po scese e non è neanche questo bel vedere da dietro, ma che "non so perchè, quasi quasi me la farei anche subito"?
Avete presente quando vedete quella stanga, alta uno e ottanta, quinta di seno, belle curve che farebbero rabbia a Jessica Rabbit? Quella che non avete mai avvicinato, al contrario di quanto fate con la tipa da bar con soli 2 bicchieri di gin tonic.
Va bene anche se non è stanga ma è davvero una gran bella donna, o ragazza, che cazzo quanto è figa...
Bè, se vi ci ritrovate è perchè siete vittimie della teoria del sei.

Se una ragazza da 1 a 10 è bella 6, e un'altra è bella 8, finisce che cucca di più quella da sei.
La maggior parte dei maschetti, fatti due conti con la coscienza e realizzato che anche loro non sono da 8, ma da 6 se va bene, se non da 4, riterranno inarrivabile la ragazza da 8 e si tufferanno a capofitto nel cuccaggio della tipa da 6, convinti di non avere poi le tante probabilità di un eventuale "no" che invece ci sarebbero se corteggiassero la tipa da 8.
Questo comporta ovviamente che la ragazza da 6 si trova, mettiamo, con 8 corteggiatori e la tipa da 8 con 2.
Ora, la tipa da 8 cosa vuoi che pensi?
Intanto potrà scegliere solo tra due contendenti, che non è detto siano anch'essi a livello di bellezza 8, magari sono bellezza 4 e astuzia 9, con un tiro di dado ti migliorano anche il carisma e il gioco è fatto. Potendo lei scegliere una tra le 2 opzioni proposte andrà a casa in preda a paranoie, ammorbando la migliore amica del fatto che "quell'altra" amica cucchi più di lei e abbia una fagottata di corteggiatori quando è palese che non sia poi sta grande figa. E lei che invece è obiettivamente più carina andrà giù di fazzolettini e crisi isterico compulsive.
Con annesso odio per l'amica da 6.
Va da se che la Teoria del 6 spiega anche *il perchè* quella figa della vostra amica vada con quel cesso del vostro amico. E' perchè voi sarete anche da 6, o da 7 o da 8, ma lui, il vostro amico, ha astuzia 9 e in maniera evidente è a conoscenza della Teoria del 6.

Ma la tipa da 6 in tutto questo cosa combina?
Bè, intanto sceglie tra 8 contendenti, scegliendo il più figo o il meno figo, il più forte o il meno forte, ecc, in base ai propri punti capacitàmentali, dopodichè, a lungo andare, di pari passo con la crescente depressione della tipa da 8, si reputerà lei tipa da 8 e reputerà l'amica, una schiappa da 6 o magari da 4.

Le giapponesi nell'immaginario collettivo giovanile


Che le tope siano tope lo sappiamo tutti, ma che le giapponesi disegnate siano arrapanti lo sanno soprattutto i giovani lettori di hentai.
Ci sono diversi tipi di tope. C'è la topa stile "tipa da spiaggia", succinta e bagnata, la "vacca da monta", sul ciglio bagnata, la "rinco che arrapa", pulita e lavata.

Questo nella realtà.
E nella realtà queste signorine piacciono agli uomini che fan sesso, a quelli che trombano spesso.
Ma gli altri? Quelli che gira e rigira, un po' per propria scelta (molto poca) e un po' per scelta delle tipe tipo tope (molto molta) non trombano mai, a questi individui, che donne piacciono?

Qui finisce la realtà ed entrano in scena i fumetti. Porno ed hentai.
Se da un lato ho la certezza che il porno su carta sia a uso e consumo di entrambe le categorie (casti e tosti), dall'altro ho sviluppato una teoria di affascinate probabilità, che svela il "come mai" i tosti (leggi: chi tromba) consultino soprattutto porno su rivista, quindi fotografico, o a fumetti su temi tipo "a cosce aperte" e "sparami nell'utero", mentre i casti (leggi: chi non tromba, o da secoli o da sempre) predilige i fumetti mangagiapponippocoreani superhentai con le tette a mandorla.

Intanto c'è un punto cardine da tenere in considerazione. La donna nuda piace.
Sembra una banalità ma è da qui che si parte per capire "perchè" il maschio che tromba predilige il porno casareccio, quello sporco, lurdo, da "sborrami sulle tette!", mentre il nerd sociopatico un po' rattuso e abbastanza sfigato predilige l'hentai il cui sfondo in genere è "no, non voglio ahhhhh sono tutta un lago". Come se fossero sempre dispiaciute.
Ed effettivamente chi non tromba ha un vago sospetto che la donna media, soprattutto se figa, sia molto dispiaciuta al pensiero di dovergliela dare.

L'uomo che tromba sa cosa sia una trombata. Nella sua fantasia non trova più spazio il classico alieno multitentacolare che in genere da pianeti lontani arriva sull'hentai a scopazzare la tettona da combattimento vittima della propria figaggine.

L'uomo che non tromba invece necessita di una fantasia che ha imparato a sviluppare in anni e anni di pippe col multijet, che partono zitte zitte e poi durano un casino, certe volte tutta la vita. L'uomo che non tromba ha una fervida immaginazione che trova il suo sfogo in cose irreali che lo allontano dalla sempre più remota possibilità che se forse non ci si fissa a volere una tettona giapponippocoreana con le tette a mandorla stuprata da alieni in coda col bigliettino come fossero alla Conad, forse finisce che prima o poi inzuppi pure lui.

L'uomo che tromba ha bisogno di rivivere nel porno quello che ha fatto nella realtà e di trovare nuove sagacissime leve e improbabili posizioni per dare dimostrazione della propria virilità alle tipe tipo tope che incontrerà finita la lettura (e la pippa).

L'uomo che non tromba, arreso alla vita (sessuale), ha bisogno di una scusa per assopire il proprio io, giustificando ad esso in maniera plausibile il fatto che no, non si tromba proprio per niente. E qui scatta il fattore "improbabilità".

E' chiaro che leggendo di alieni, di personaggi di videogiochi o di cartoni animati che si spupazzano in allegria, c'è poco da sperare che un giorno arriverà il tuo turno. Lo dico non perchè ho qualcosa contro i personaggi dei cartoons che lo fanno, ma semplicemente perchè non esistono. E non esistono nè come personaggi, nè come fisionomie.
Preferiscono disegni improbabili con tette giganti e vagine che potrebbero prestarsi come idranti ai vigili del fuoco per quanto si bagnano, alle biondone siliconate da rivista Blitz.

Certo, sono entrambe irrangiungibili, ma con le pornostar non si sa mai, magari un giorno ne conosci una, mentre con l'inesistenza non c'è pericolo.
Chi legge hentai finisce per preferire le giapponesi alle italiane.
Sono più belle?
No.
E c'è poco da fare. Mediamente non hanno alcun vantaggio fisico, se non si vuol considerare tale la bassa statura, ottima per giochi tipo "bocca culo figa tette", ma per il resto?
Tra un occhio e l'altro ci stanno 8 secondi di pit stop, hanno le tette che le ho più grandi io, e recitano da schifo.
E non solo nei film porno.

Imho, chi legge hentai preferisce le giapponesi alle italiani per una questione di irrangiungibilità. Posto che ciò che si legge sull'hentai non esiste, le giapponesi sono ciò che più si avvicina a questa inesistenza e anche se fosse, stanno in giappone cazzo, mica dietro casa.
Insomma è come dire "voglio trombare ma la ragazza tipo che mi piace sta in Giappone. Come cazzo faccio? Mica è colpa mia..."
Quindi alla fine ci si trova anche costretti a leggere pornetti con anatomie incerte se non si ha la possibilità di andare in Giappone. E' un po' come guardare la foto delle vacanze in svezia dove in discoteca ci sono le svedesi ubriache che la danno a tutti ma proprio tutti.
Solo che quella foto non è tua ma del tuo amico.