mercoledì 3 settembre 2008

Lupin in Italia. Uno. Disamina di un personaggio Atipico. E anche di Lupin.


"Ladro una volta, ladro per sempre" [Lupin III]
"Sei povero? Colpa tua! (05/09/01)" [Silvio Berlusconi]


Tutti noi sappiamo chi è Lupin III.
Lupin è un ladro, è *il* ladro. Il ladro gentiluomo per l'esattezza.
Lupin nasce nel 1967 per mano di Monkey Punch e racconta le avventure di un furfante, un criminale e ladro di un certo spessore che ruba (e voglio dire...), corteggia le donne, è sempre sfacciato, possiede infinite attrezzature che gli permettono di sfuggire alla legge, la fa sempre franca.
Lupin dovrebbe essere un personaggio odioso, perchè è corrotto.
Perchè farebbe di tutto per avere il calore di una donna.
E perchè è un ladro.
In italia poi, dovrebbe essere ancora più odiato perchè è straniero ed è risaputo che se ti ruba qualcosa uno straniero non è perchè è un ladro, ma perchè è, appunto, straniero.

Invece Lupin piace, anzi di più, è adorato.
La gente si tatua Lupin sulle più svariate parti del proprio corpo, compra gadgets, colleziona i suoi fumetti, fa sempre parallelismi con questo o quel personaggio famoso.
Come sto per fare io.

Tutti noi sappiamo chi è Silvio Berlusconi.
Silvio Berlusconi è un ladro, è *il* ladro. Il ladro gentiluomo per l'esattezza.
Berlusconi nasce nel 1936 per mano del Signore dal quale egli stesso afferma è "unto" e racconta le avventure di un paese zeppo di comunisti agli italiani, è un criminale e ladro di un certo spessore che ruba (e voglio dire...), corteggia le donne e dopo qualche pompa le fa ministre delle pari opportunità, è sempre sfacciato, possiede infinite attrezzature che gli permettono di sfuggire alla legge, possiede anche la legge e grazie ad essa la fa sempre franca.
Silvio Berlusconi dovrebbe essere un personaggio odioso, perchè è corrotto.
Perchè farebbe di tutto ad una donna che gli abbia dimostrato il calore.
E perchè è un ladro.

E invece Silvio Berlusconi è adorato. Da se stesso tanto per cominciare, e dalla folla italica che per una interessantissima combinazione astroppositiva ha rieletto il suo governo una francata di volte.
Una francata sono anche le volte che Lupin III è andato in onda dagli anni '80 ad oggi.
Sulle reti Mediaset, che sono di Silvio Berlusconi.
Affascinanti parallelismi.

E Lupin III è adorato dalla folla in un paese governato da un impunito ladro gentiluomo che come Lupin si fa vanto di aver oltre 2000 (duemila) capi di imputazione.

martedì 2 settembre 2008

La violenza come mezzo di comunicazione [Parte Uno]


"sembra che qualcuno sia felice, vi è un gran casino in quei posti senza luce ma chi parla serio lo fa sotto voce. Regole urbane di sempre, di ogni dove, nel piu vivo comportamento animale istintivo. E' una vita in fuga dove non sai la strada cosi speri che per un po non succeda nulla" [Fluxer - Gruff]


Esatto è così.
Lei non ci credeva, ma io insistevo. Mi parlava di come non fosse possibile, di come fosse fuori dalla realtà il mio discorso: insensato, inesatto, inetto.
Intanto però continuava ad ascoltarmi.
Fuori dalla realtà, ripetei io.
Come se un dialogo tra noi due non fosse una cosa già stramba da sé. Come se potessimo permetterci il lusso, arrivati a questo punto, di stare lì a guardare dettagli come "la realtà" e "la coerenza".

Fu come un'illuminazione la mia, ma non robe alla "colpo di fulmine" quando avevo 15 anni, e quel troione con le menne da 5 chili a pezzo se ne andava sballonzolandole in giro, ripresa da una telecamera ingrifata, per quel programma che improvvisava questi fantomatici colpi di fulmine tra teenagers.
Com'è che si chiamava quel programma originalissimo?
Ah si.
Colpo di Fulmine.

Cazzo che fantasia. Fa il paio con quella vacca di Donna di Beverly Hills 90210.

Comunque dicevo, io a 15 anni li avevo sul serio i colpi di fulmine ed erano tutti per lo stesso genere di ragazza. Quel genere di ragazza che mi rivolgeva la parola.
In genere mi evitavano e questo normalmente mi avrebbe dovuto attristire e invece no, perchè all'epoca iniziavo a pensare positivo, sarà stato per l'influenza Jovanottiana che il pop-rapper-rocker trasmetteva, sarà che ancora non avevo realizzato che non ero alla frutta esclusivamente per una questione di povertà e di inflazione, sarà per quello che volete, ma pensavo positivo.
E vivevo queste negazioni con positività, convincendomi che evitare una persona è già un pò considerarla. Quindi è già buono, mi dicevo.
Quando camminavo e vedevo una ragazza che mi piaceva, estirpavo dalla mia gola un gran bell’accenno di saluto e lei, cazzo, mi evitava, passandomi accanto senza ricambiare.
Se mi avesse completamente ignorato, mi dicevo, mi si sarebbe sbattuta contro, il che era un concetto estremamente differente da quello che più avanti negli anni avrei dato alla parola "sbattere".
Essere evitato, secondo la mia rosea equazione della vita, era meglio che essere ignorato.
A vederla oggi mi sembra la stessa differenza che c'è nello schiacciare un fagotto di merda sciolta e inciampare su un avambraccio di scimmia cagato da un obeso.

E poi il troione con le zinne da competizione non mi permetteva di vedere mai in faccia i contendenti all'amore. Ero troppo preso da quel budino gigante che avrei tanto voluto affogare nel caffè.
Alessia Marcuzzi, la conduttrice, l'avrei affogata e basta.

E' che detestavo Colpo di Fulmine, ma mi piacevano i colpi di fulmine, quelli che tanto si assomigliavano alle illuminazioni che di tanto in tanto avevo. Come l'illuminazione che mi portò ad una lunga digressione con la mia coscienza e la mia falsa conoscenza. Un'illuminazione che mi portò ad un cambiamento radicale, e infine, a un omicidio.



Tutto iniziò con una piccola riflessione.
Ero preso dal mio dafare che, brevemente, consisteva nello svegliarmi, andare a lavorare, darci dentro come un matto, scolarmi una birra a sera e andare a casa a dormire, per ricominciare il giorno dopo sempre un pò più stanco. E invecchiare.
Pensai che c'era qualcosa che non andava. Non mi andava di dare al caso la responsabilità di scelta di quella che era diventata la mia vita: un viavai dal lavoro, senza scopo. Un rincorrere un pareggio dovuto alla crisi, fare abbastanza soldi da poter pagare i debiti, raccogliere abbastanza monetine da un euro da gettare giù, in quel vortice che ho creato lavorando, nella speranza che un giorno sia completamente pieno e mi conceda il piacere spicciolo di poterci camminare sopra senza sprofondarci.
Per poter ricominciare da capo, da zero.

Eccola la piccola riflessione: lavorare una vita nella speranza di avere zero.
Era agghiacciante, spaventoso.
Finito di lavorare andai a prendermi una birra.
Una lunga e fresca birra. Il miglior mezzo litro che quel dio abbandona pargoli abbia mai concepito. Capace di reggergli la partita, solo il mezzo litro di piscio che regalai di lì a poco ad un cesso ancora abbastanza pulito, il che sincronizzava alla grande, col mondo, il mio orologio interiore che finalmente segnava l'orario esatto: presto.
Effettivamente avrei dovuto capire che fosse presto dal fatto che il locale era ancora praticamente vuoto e che io avevo smesso di lavorare alle 21, ovvero meno di mezz'ora prima della sincronizzazione dell'orologio interiore.
Il fatto è che mi piaceva pensare che tutte queste fossero deduzioni dovute alla mia grandiosa pisciata e alla birra, una Kwak: una gran bella rossa belga, pastosa, con la quale si sposa benissimo il mais tostato.

La bevvi che scese come olio (di ricino) nel corpo di un torturato.
Non mi scendeva invece per niente l'idea di lavorare per non avere nulla in cambio o, peggio, per potermi permettere di ambire allo zero. Alla nullatenenza. All'impattare la sufficienza. Un pò come un cazzetto senza spermini, utile solo a pisciare svariati mezzi litri di birra ormai calda.

Mi guardai intorno, pensai a lungo e mi resi conto che qui tutti lavorano, hanno famiglie, figli, genitori, cani e bestie di ogni tipo da accudire, chi più e chi meno, ma pochi o nessuno si discostava da quello zero assoluto. Perchè ogni cosa, perchè abbia valore, ha bisogno di essere confrontata con un valore massimale a cui fare riferimento. Un valore assoluto ma di natura materiale, quindi niente vaccate religiose o fantascienze simili. Fatti e non pugnette.
E chi è che possiede seriamente questo tipo di valore?
I Potenti. E chi sono i potenti? Il governo. Le banche. Il Vaticano. Che per farla breve, sono tutti quelli che fanno le promesse.

Lei non ci credeva e non ci credeva, ma continuava ad ascoltarmi. E ad intromettersi.

Cosa vuoi fare?, mi chiedeva. Come pretendi di cambiare le cose? Anche se tu avessi ragione il sistema ormai è questo e non basta certo una minchia raggrinzita come la tua per cambiarlo. Non otterresti niente. Continua a fare la tua vita, porta a casa il pane, sfama la tua famiglia, cresci i tuoi bambini. Non metterti in testa di poter cambiare le cose che non ne sei in grado e non hai più 15 anni.

Signori, questa che ha parlato è la madre delle stronzate e del fallimento umano: la coscienza.
Coscienza, questi sono i signori inebetiti dalla vita di cui ti parlavo. Degli zero assoluto. Il piacevole materasso di carne umana che i potenti usano per poggiare grasse chiappe e corpi flaccidi quando vanno a dormire o quando vanno a fottersi qualche spompinatrice con il culo che presto o tardi faranno parlamentare. Rincoglioniti dalla televisione, dai libri, dalla musica, rimbambiti da internet e dalle infinite promesse, e docili come schiavetti mascherati con la loro Mistress.Signori. Coscienza. Voi siete fatti l'uno per l'altra e mi fate entrambi cagare.

lunedì 28 luglio 2008

Ho avuto un attacco di Nerdismo.


Ho avuto un attacco di nerdismo.
Ne parlai QUI tempo addietro, e finalmente ho trasformato la Poderosa in un Trasformers.



Cazzo, per l'occasione l'ho anche lavata ._.
thrithrithruthruthru

giovedì 10 luglio 2008

I Film Tratti dai Fumetti


- Ciao Max!
- Oh ciao bello! Quanto tempo!
- Yo!
- Respect. Allora dove sei stato?
- sono stato fuori, sai com'è, tra ragazza e uni mi pigia il cazzo stare in suddonia. Sono stato un pò a giro, ho testato nuove realtà, conosciuto nuove realtà su cui impostare i margini della vita...
- ah, si, capisco. Sei andato di nuovo...
- si si ci sono andato di nuovo, ma son tornato perchè anche lì era tipo qui, solo diverso.
- è tipico.
- e tu? Che hai fatto di bello? Che novità mi porti?
- bà nulla di che... si lavora. Mi faccio una birra. Esco nei soliti posti. Le solite cose.
- Ah. Che palle, bro!
- ma no, cioè, volevo dire, lavoro, mi faccio le mie cose, vivo.
- ahhhhhhh! Accappellaaaaa!
- ...
- ...
- ...
- lo hai visto il nuovo film di Hulk?
- no.
- cazzo fratello! Come non lo hai visto? Lì sta Hulk che dice "Hulk Spacca!", cioè "spacca" capisci? Come il tuo nick. Il tuo nick, HulkSpakk.
- si ma non mi piace Hulk.
- Ti chiami "Hulk" e non ti piace Hulk?
- se tu ti chiamassi "merda" ti piacerebbe la merda?
- no, vabè, ma Hulk te lo sei scelto tu.
- è vero, ma resta che non mi piace.
- Yo. ... E Iron Man? Il film di Iron Man lo hai visto?
- no.
- e perchè?
- perchè Iron Man mi fa cagare.
- si ok, sta sul cazzo un pò a tutti effettivamente, ma il film è bello.
- non metto in dubbio, ma non mi intessa Iron Man.
- capito. E che ti sei visto al cinema ultimamente?
- niente.
- nemmeno Wanted?
- nemmeno Wanted.
- vabè ma te lo sarai scaricato...
- ma anche no.
- ma non è tratto da un fumetto?
- si, ma non mi va comunque di vederlo.
- e il film di Okuto No Ken? Quello lo avrai visto...
- Stai scherzando? Ken è un coglione.
- Come no. Vabè, che film hai visto tratti dai fumetti?
- poca roba, quasi niente.
- davvero? Cioè, non hai visto i Fantastici Quattro?
- no.
- e gli Xmen?
- no.
- 300?
- nemmeno.
- Fantastici Quattro e Silver Surfer?
- preferisco la gonorrea.
- vabè ma è il tuo lavoro!
- cosa?
- cioè, tu bro vendi fumetti!
- appunto, non capisco cosa c'entrino i film con la vendita dei fumetti.
- sono film tratti dai fumetti, dovrebbero interessarti! Cioè, almeno per curiosità dovresti vederli.
- e perchè scusa?
- perchè sono una sorta di costola del tuo lavoro.
- e che cazzo significa?
- significa che.. cioè... daaaaai...
- ma io vendo fumetti non guardo film. Sono cose diverse. E scommetto che se vai in libreria a comprare un libro non chiedi con insistenza al commesso se si è visto L'Amore al Tempo del Colera o Dracula di Stoker.
- vabbè che c'entra... quelli sono libri.
- ...
- ...
- ma scusa, tu che lavoro fai?
- l'elettricista.
- e pagheresti sei euro e cinquanta per vedere un film sugli elettricisti?
- bè, magari si.
- ... non dire stronzate.
- si, lo vedrei.
- lo dici solo per non darmi soddisfazione.
- non è vero.
- ti vedresti un film su un elettricista che vuole diventare il più bravo elettricista del suo condominio.
- Certo.
- Certo.
- ...
- ...
- E se te ne facessero 3 al mese, te li vedresti?
- bè, magari un paio me li scarico.
- e se ne facessero diciotto l'anno per sei anni, te li vedresti?
- mmm... effettivamente...
- e se ogni volta che al cinema danno un cazzo di film su un elettricista del cazzo, mentre realizzi un impianto elettrico in un palazzo pericolante, avvolto dai cazzi tuoi, un bimbetto schiacciascroti sudato e anche un pò antipatico, ti chiedesse se ti sei visto l'ultimo de L'Elettricista Volante, tu cosa penseresti?
- ...
- Ecco.
- Yo.
- Respect.

sabato 5 luglio 2008

Devil di Frank Miller: Ominibus [Panini Comics]


A novembre uscirà per la Panini Comics l'Omnibus di Devil di Frank Miller.
Costerà la "modica cifra" di 60,00 euro per le 800 circa pagine che contiene.
Ora, Frank Miller su Devil non è di certo quello che anni dopo ha realizzato Sin City, 300 o Il Ritorno del Cavaliere Oscuro, ma dopo i vari lungometraggi e il prossimo film su The Spirit, non è certo l'ultimo dei coglioni nella lista dei nomi sconosciuti.
Insomma, 60 euro per quel volume mi sembrano un pò tantini. Un pò molto tantini. Ma proprio parecchi.
Cioè, con 60 euro mi sparo 12 Kwak medie al Prophet con tanto di mais tostato e nusceddhre al seguito.
Eccheccazzo.

Ad ogni modo, in molti si chiederanno come avviene la scelta di questi prezzi da parte della casa editrice. Quale è lo studio preciso che porta alla scelta di un prezzo rispetto ad un altro.
Ebbene, ho fatto uno studio approfondito e il risultato è quello che vado ad esporvi.







...







1) Marco Lupoi entra in redazione, atteso dai redattori tutti.




2) La redazione, giovani pilastri del fumetto italiano, attendono con ansia le nuove direttive dell'Editor.




3) Una volta scelto cosa pubblicare c'è da stabilire il prezzo. E' il momento in cui Lupoi chiama uno della redazione alla Ruota della Fortuna e gli spiega il suo funzionamento.




4) Ecco qui una redattrice che prova a stabilire il prezzo dell'Omibus di Devil



Troppo poco, dove cavolo ti credi di lavorare? Questa è la Panini cazzo, mica la fatebenefratelli... :

5) Anche un giovane Luca Scatasta, in una foto di repertorio, prova ad individuarne il prezzo.



Peccato, c'era andato così vicino. ! Riprovaci ancora LucaS! :D


6) Intanto tutta la redazione strepita gridando "CENTO! CENTO! CENTO!". In questa fase, alcuni sostengono, Lupoi vanta alcune tra le sue migliori erezioni.




7) Ecco qui finalmente stabilito il prezzo (ancora non comunicato) che rappresenterà il nuovo traguardo da raggiungere con il prossimo Omnibus.

venerdì 4 luglio 2008

Mica scemo il Signor ebay.




Quando sento dire da qualcuno che ha comprato qualcosa "su internet" sono quasi certo che abbia comprato da ebay. Sono abbastanza certo ormai che nella fantasia collettiva l'acquisto su internet equivalga all'acquisto su ebay, come se i negozi online dei privati non esistessero o non fossero degni di quella fiducia che invece (e chissà perchè) ebay darebbe.

Sono iscritto a questo portale dal gennaio 2002 e da allora ne ho viste di cotte e di crude. La mia attività su ebay riveste la figura del venditore più o meno a tempo pieno, con degli alti e dei bassi, dovuti prevalentemente alla mole di lavoro a cui mi relega il negozio fisico.
Ho subito gli aumenti vertiginosi di questo portale, sia di utenza e conoscenza nel pubblico, sia di prezzi, tariffe e commissioni sul venduto, arrivando ogni volta ad allontanarmi per un periodo più o meno lungo per poi riavvicinarmi alla vendita.
Per la cronaca, questo è un "periodo no", uno di quei periodi lunghi in cui mi scasso di ebay e lo mando a cagare.

Il primo giugno '08 i prezzi di questo portale sono aumentati nuovamente e in maniera decisa. Le tariffe di inserzione, le commissioni sul valore finale, la negazione tassiva dell'uso del mezzo di pagamento più economico e veloce in circolazione (la carta ricaricabile Postapay) e il quasi obbligo ad utilizzare Paypal (appartenente al gruppo ebay e davvero "caro") hanno in maniera violenta ridotto le entrate nette (la differenza tra il prezzo di vendita e le spese) del venditore.

Tutte le tariffe del portale sono addossate al venditore e niente all'acquirente.
Apparentemente questa cosa, questo problema, rivestirebbe interessanti osservazioni solo sul venditore, lasciando in una situazione di indifferenza, di tranquillità l'utente finale.
Ma non è così.

Chi si avvicina a ebay per comprare, lo fa per una questione di risparmio, dovuto alla grande concorrenza di venditori che c'è su ebay, che spesso vendono prodotti simili, tra cui l'acquirente può scegliere, giungendo alla sua vera finalità: avere l'oggetto spendendo il meno possibile.
Con degli aumenti vertiginosi questo sistema, crolla.

Se le tariffe di inserzione sono gratuite, e le commissioni sul venduto accettabili, i venditori proliferano, permettendo agli acquirenti la vasta gamma di scelta di cui sopra, a prezzi sempre più competitivi.
Ma se le tariffe per la singola inserzione, passano (come è accaduto) nel giro di 4 anni da gratis a 2,80 euro (per oggetti il cui prezzo indicato in asta e compralo subito è superiore a 100 euro) e le tariffe sulla commissione finale dal 3% al 7,75%, va da se che il venditore sarà costretto ad alzare qualche costo per rientrare (in parte) delle spese, senza nemmeno poter più permettersi di mettere in asta oggetti senza prima vagliarne la reale possibilità di vendita degli stessi.

E' questo il motivo per cui ebay non è più pieno zeppo di vaccate senza senso che prima il venditore metteva in asta nella speranza che le acquistasse qualcuno. I primi a rimetterci le penne sono stati quindi gli oggetti di dubbia possibilità di vendita. Parlando di fumetti, il nostro campo, sarà pressocchè impossibile trovare in asta un numero 158 di Tex, o il 24 di Dragon Ball New, per dire.

I costi che il venditore può alzare sono due:

1) Il costo dell'oggetto
2) La spesa di spedizione

Alzare il costo dell'oggetto ha due "contro" facilmente immaginabili. Se l'oggetto in vendita ha un buon potenziale bacino d'utenza, la percezione che avrà il cliente dell'elevato prezzo unito alla concorrenza degli altri venditori, stroncherà le possibilità di vendita. Inoltre le commissioni finali (calcolate sul reale prezzo di vendita dell'oggetto) da pagare a ebay saranno più alte.
Alzare invece il costo della spesa di spedizione è la scelta più saggia, perchè dall'acquirente viene percepita e criticata di meno e in più, fondamentale, non ci si accolla la commissione a ebay.

Alle tariffe di ebay si aggiunge la guerra che questo ha fatto prima ai metodi di pagamento postali, partendo dalla rigorosa negazione della carta Postepay (vietandola) e poi spacciando Paypal (appartenente allo stesso gruppo) come metodo di pagamento sicuro, veloce ed economico. Sul veloce ci siamo, ma di sicuro non è economico.
Per il venditore no, almeno.

Su ogni transazione a favore, che significa "ogni volta che ricevi soldi sul tuo conto paypal" questi si trattiene il 5,5% dell'intera somma. "Intera somma" significa costo dell'oggetto venduto + spesa di spedizione.
Che sommato alla cifra di inserzione e alla commissione a ebay, significa circa il 20% del valore a cui è stato venduto l'oggetto.

Mica scemo il Signor ebay.

Faccio un esempio.
Ho una collezione di Superman della Play Press, 124 numeri, tutti belli lindi e precisi (ce l'ho davvero, nel caso la voleste^^), non ha un grande giro, quindi non mi conviene sperare in un esito positivo in caso di asta (so che non troverò un numero sufficiente di astanti da darmi l'entrata minima che gradisco) e la metto in vendita a 110,00 euro con un bel compralo subito. Dato che il costo di inserzione sarà di 2,80 euro, decido di fare la cresta sulla spesa di spedizione, che tramite pacco celere 3 costerebbe 9,30 euro, ma io che sono simpatico segnalo a 12,00 euro.
Prendiamo in esame il caso in cui qualcuno se la compra e che mi paghi tramite paypal.
A ebay avrò dato: 2,80 (inserzione) + 7,48 (commissione sul valore finale) + 6,71 (paypal) = 16,99 euro.

Il 17% del venduto.

Questo ovviamente se nell'inserzione non si è scelto di inserire più di una foto, di usare grassetti, vetrine plus e/o negozi vari. Insomma, per una inserzione base.
Economica.

Qualcuno potrebbe suggerire di non usare Paypal e risparmiare così almeno quel 5,5% di spesa e il suggerimento sarebbe anche utile.

Ma il gruppo ebay non lascia scampo.


Come già detto, la guerra sul portale alla carta Postepay (che costa 1 euro a movimento, a carico di chi versa il denaro, quindi dell'acquirente) ha mietuto le sue vittime. Eliminata la Postepay, il mezzo di pagamento più veloce è effettivamente Paypal, apprezzatissimo dagli acquirenti dato che non pagano nemmeno quell'euro, e detestato dai venditori per i motivi già spiegati. Bonifico Bancario e vaglia postale sono troppo lenti se messi a confronto con gli altri due e quindi dare come scelta di pagamento solo questi due rappresenta un ulteriore freno sulla scelta dell'acquirente, di comprare o meno da quel determinato venditore.

Molti pertanto si piegano e accettano anche Paypal.


Per gli altri ci pensa ebay.
Il nuovo sistema di feedback ideato dal portale condanna i venditori all'utilizzo obbligatorio di Paypal e a non proporre, rendendone impossibile la selezione, alcun altro mezzo di pagamento, rendendo di fatto Paypal obbligatorio. Questo ufficialmente avviene se un venditore non è affidabile, quindi, sempre ufficialmente, per salvaguardare l'acquirente che in questo modo sarebbe più protetto da frodi, truffe e venditori incapaci.

Giusto per dire, io sono tra questi.
In sei anni di ebay ho collezionato 793 feedback positivi e 3 negativi, dati dallo stesso utente qualche mese fa, perchè ha ricevuto in ritardo la sua spedizione (che tra l'altro era di 15 euro + 5 euro di omaggio per scusarmi del ritardo). Questo per ebay è stato sufficiente per relegarmi in quella fascia di utenti inaffidabili.


Ma chi è il venditore in questione? Come riconoscerlo?
Per ebay è sufficiente che la percentuale di feedback positivi sia inferiore al 93,oo% (non sono sicuro di questa percentuale), il che effettivamente significa avere "un bel pò" di feedback negativi.
Ma io ne ho solo 3 su 793, praticamente nulla.
E' per questo che ebay ha deciso che la conta dei feedback, non si fa sul totale complessivo dei feedback, ma solo su quelli ricevuti negli ultimi 12 mesi, e quindi facendo il conto non su 793 feedback ma sugli ultimi 200. I miei precedenti 5 anni da venditore serio, corretto e preciso sono stati bellamente cancellati. Non contano. Non fanno testo.

Eppure ho anche spedito quella merce, con anche un bel plus in omaggio.

Inutile dire che se a questo si aggiunge che di persone che mettono feedback per sbaglio, per vendetta, per idiozia, per maniacalità, ce ne sono davvero tante, non è difficile pensare che saranno sempre più i venditori obbligati ad accettare Paypal non solo come mezzo ma come unico mezzo di pagamento.

Tutto questo porta all'abbandono della piattaforma da parte di una fetta di venditori, all'aumento delle tariffe dalla fetta che rimane sul portale e a una nettamente minore offerta a tutti quegli utenti che comprano su ebay.

O a sentir loro, su internet.

lunedì 2 giugno 2008

I Giochi di una Volta [Parte Due]: Guardie e Ladri (al cimitero)



[Nota: La "Parte Uno" de "I Giochi di Una Volta" la trovate QUI]

Un altro gioco stile "ai tempi miei" che andava fortissimo nella comitiva era "Guardie e Ladri". Considerando la successiva abitazione con tanto di sbarre e pane e acqua dei miei vecchi amici, non mi sconvolge più l'idea che tutti volessero armeggiare tra le fila dei ladri.
Insomma essere "guardia" non è mai stato in voga...
Il nostro personalissimo Guardie e Ladri si svolgeva a ridosso dei "Portici", la nostra base, la nostra casa. I Portici a loro volta si trovavano a ridosso del cimitero della città, la città si trovava a ridosso delle nostre vite, attive, sudate, forgiate nel divertimento e nella pericolosità del singolo giorno in periferia.

Capitava spesso di assistere a rapine, scippi e non mancavano certo le vecchie sane sparatorie nel rione S.Pio X. Abbiamo visto in qualche occasione gente crollare al suolo, schiacciata da proiettili in piombo, degni del miglior Torpedo di Abuli e Bernet. Gente morta di overdose nel viaggio Portici/cimitero.
Ed era lì che vivevamo quando non eravamo al cimitero a giocare a Guardie e Ladri.

Il gioco è classico, quasi scontato, mai di moda ma per noi caposaldo sempre in voga. Si vagava tra tombe e cappelle, nel buio più totale divisi in due squadre distinte. Un gruppo cercava l'altro.
Guardie e ladri.
Era ormai diventato un classico salire sulle cappelle, stendersi all'occorrenza lì sui tetti, per non essere visto dagli amici giù a terra, appartenenti alle "guardie", mentre gli lanciavi pietre e quant'altro trovavi, sicuro che, esattamente come la tua, la merda che si stavano cagando addosso era densa e di cattivo odore.

Il buio è sempre stato nemico di chi ha vissuto nella bambagia. Il cimitero è sempre stato nemico dei vivi. Insieme erano decisamente una bella coppia.
Io e i miei amici invece eravamo solo un gruppo tremendamente spaventato, il che era anche il motivo per cui non potevamo esimerci dal gioco. Il buio nel cimitero, alle due di notte, crea delle ombre che ben poco hanno a che fare con i vari coniglietti e cagnolini che tanto amano i mocciosi, al contrario, sono capaci di trasformare la più piccola fogliolina in un macigno che vuole schiacciarti, il fusto di un albero in un criminale psicopatico che ti corre incontro.
Una tomba in una tomba.

Giocare a guardie e ladri nel cimitero era un pò una cazzata, a vederla adesso. Le cappelle sono spesso fornite di antri in cui i proprietari possano posare delle statue di qualche santo. Ancora più spesso però questi antri erano vuoti e sembravano il posto ideale per far posare i più mattacchioni di noi, mentre qualche guardia ti cercava, sola, terrorizzata.
Nascondersi negli antri delle cappelle non aveva prezzo.

In genere la prassi era questa e andava attuata appena la guardia ti vedeva e prendeva ad inseguiri per toccarti e quindi farti sua prigioniera:

- Passo 1: scappare
- Passo 2: mischiarsi nell'ombra
- Passo 3: entrare nell'antro
- Passo 4: assumere una posa "statuaria classica" (in piedi, immobile)
- Passo 5: lasciare che la guardia ti superi senza essere visto
- Passo 6: attirare l'attenzione della guardia (con schiamazzi, urla, pietre)
- Passo 7: assumere una posa differente da quella al Punto 4, al ritorno della guardia
- Passo 8: ripetere la procedura un numero di volte a piacimento

Cambiare le pose nei Punti 4 e 7 rendeva il gioco allo stesso tempo bellissimo e terribile.

Epocale Rafely quando sparandosi qualche posa pseudodivertente su una cappella nel "cimitero vecchio" (la parte del cimitero più antica, dove riposano anime bicentenarie e caduti in guerra), abbracciò una croce, simbolo della cappella, in pietra leccese (pesante e porosa) e, culeggiando una guardia che non quel buio non poteva nemmeno rendersi conto nè se quella figura fosse una stutua nè se nel caso fosse una persona, di chi si trattasse, cadde giù con tutta la croce, sfracellandosi al suolo, e sfracellando la croce sopra di sè.
Sulla gamba per la precisione.
Ricordo che partirono urla e grida e l'unico che gli andò incontro fu Stefano, che essendo guardià, lo toccò e lo catturò.
La scena era inquietante.

In diversi vedemmo quanto accaduto e credo che tra rumore devastante, e schiamazzi vari, quella notte perdemmo almeno 60 anni di vita in tutto, per lo spavento. Ma nessuno, e dico nessuno (oltre alla guardia Stefano) andò ad aiutare Rafely.
Tutti ignorammo quelle grida di dolore e richiesta di soccorso.
Eravamo "ladri" noi e col cazzo che saremmo cascati in quella che eravamo convinti fosse una trappola di quelle due guardie, Stefano e Rafely.

Guardie e ladri era davvero un gran bel gioco, sopratutto quando non ti perdevi nel cimitero, solo in piena notte.

lunedì 26 maggio 2008

La Crescita Artistico Culturale


Ci sono abbastanza cose difficili da fare, che portano tempo e una quantità di fatica che è così alta, così elevata, da non avere mai sufficiente riscontro con quelli che sono poi i risultati a cui porta. Cose che comunque vuoi fare, indipendentemente da tutto. Questo ti porta a lavorare e a metterci impegno e passione, che se sono elevati portano ad un risultato (almeno apparentemente) valido.
Che poi, più sembra valido più la gente pensa che automaticamente tu ci prenda dei soldi.
E più questa gente ha meno a che fare con quanto tu faccia, tanto più è convinta che hai degli introiti.
E più hai degli introiti (apparentemente), tanto più i tuoi sforzi possono essere sminuiti, fino a perdere senso, fino a farli rientrare nella routine del lavoro. Che essendo appunto "lavoro", non ti fa meritare nulla oltre al rispetto di default che comunque avresti (e comunque non sempre).

Come se nessuno ringraziasse più Batman che protegge Gotham City, solo perchè ha la colpa di farlo dalla mattina alla sera, giustificando questo col fatto che sicuramente ci prende dei soldi.

Come se a farmi un culo così sul forum del negozio qualcuno mi desse soldi. E' solo tempo investito, per il piacere di parlare con gente figa, di discutere con ragazzi intelligenti di fumetti e figa. Non mi paga nessuno, anzi, i soldi sono *tutti* in uscita.
Ultimamente ho indetto un concorso a premi sul mio sito, si chiama Quiz Finale. E' così "ultimamente" che praticamente non è ancora partito.
Parte il 30 Maggio. Accorrete numerosi.
Insomma a questo concorso, che poi altro non è che un giochino stupido/divertente per passare un po di tempo in compagnia, ho messo in palio del fumetti e calendari. Mica cazzate eh, robe tipo Watchman e V for Vendetta e calendari di Naruto e Ratman. Roba golosa insomma. Montepremi 100 euro, iscrizione zero.
C'è gente convinta che io da tutto questo ci prenda soldi.
E più ho degli introiti (apparentemente), tanto più i miei sforzi possono essere sminuiti, fino a perdere senso, fino a diventare un HulkSpakk di una Lecce City dei poveri, che nulla ha a che vedere con quel cazzuto di Bruce Wayne. Quel fottuto capitalista, tra l'altro.

Credono che anche Ned Bajalica, per scrivere questa nuova rubrica, "La Crescita Artistico Culturale" prenda dei soldi.
No, non prende una lira, ve lo giuro. Ora potete ammirarlo come se fosse come Batman, solo più povero.
Comunque quello nell'immagine in alto, disegnato da Ned appunto, è un fumettista non molto noto, che lavora nelle retrovie di un ottimo editore italiano. Chi indovina chi è, è bravo (e chi lo conosce ancora di più).




Ah, avete notato con quanto stile mi sono spammato un pò il sito?

sabato 24 maggio 2008

Cose da fare e da non fare in possesso di una Fumetteria



Ecco una lista di cose da fare e da non fare se possiedi una fumetteria:


  • Fingere interesse nei pareri altrui su quella che è la tua attività.

  • Non tenere *mai* conto del parere degli altri su quella che è la tua attività.

  • Non fare mai credito a chi ti sorride.

  • Non fidarti mai di quelli in cravatta.

  • Non dare confidenza alle donne.

  • Non masturbarti con la porta aperta.

  • Non fare credito alle donne.

  • Se parlano male di te o della tua attività, eliminali.

  • Se parlano male della concorrenza, non zittirli. Lasciali fare.

  • Se continuano a parlare male della concorrenza, tiratene fuori con qualche frase a effetto.

  • Se parlano bene della concorrenza, vomitagli addosso la verità. Qualunque cosa significhi.

  • Un affare è ciò che tu dipingi come tale.

  • Non fare credito a nessuno.

  • Se ti chiedono "quando esce il fumetto X" e il fumetto X ancora non esiste, inventa una data. Il lettore medio preferisce false risposte che una reale incertezza.

  • Quando hai un senso di colpa nei confronti di qualcuno, non è solo una sensazione. Probabilmente hai qualche colpa.

  • Iscriviti a un corso di arti marziali/yoga/boxe.

  • Annuisci con la testa, seguili con gli occhi, scorreggia con il culo.

venerdì 23 maggio 2008

Cose che non capisco.

"Verba Volant, comu scaffuni moi affiorant" [Gopher D]

Ci sono delle cose che proprio non capisco.
Per quanto mi sforzi, non riesco a starci dietro.
Passo davanti alla Mongolfiera, ex IperCoop, nella mia umile cittadina e vedo un cartellone formato gigante con la scritta "Prima Festa del Fumetto". Ho messo qui sopra l'immagine di modo che anche voi possiate godere di cotanta arte.

Un tempo non capivo come mai le "persone comuni", quelle fuori dal giro, non concepissero l'idea che i fumetti *esistono ancora* e che addirittura *alcuni li comprino anche*. Questo tempo fa, prima che aprissi una fumetteria.

In fumetteria entra gente strana, gente che vuole fischietti che richiamino gli uccelli, lavatrici che consumino poco, caffè, ovviamente pacchetti di sigarette e sale (essendo una specie di tabaccaio il sale ci sta tutto), scusa c'hai accendini, fotocopie in bianco e nero e a colori. Celebre la richiesta sulle fotocopie a colori, alla quale ovviamente risposi di no, non ne faccio.
- E in bianco e nero?
- Nemmeno.
- E scusa, tutta sta roba come l'hai stampata?
Impagabile.

Non capisco come possano delle persone organizzare "la sagra de lu purpu" (festa del polpo), "la sciurnata te la satizza" (la giornata della salsiccia) e "la festa del fumetto" (io una volta ne ho visto uno e ora mi scappa da fare una stronzata a tal proposito), e vivere bene.
C'è gente che soffre per molto meno e questi invece vivono bene.

Non capisco come mai in questa "Festa del Fumetto" dalla locandina improbabile, dal fumetto impalpabile, dalla festa inguardabile, dalla mostra immostrabile, non siano state coinvolte nemmeno le fumetterie locali.
Cioè io.

Quello che capisco è che queste cose uccidono il fumetto come io lo concepisco.
Uccidono il fumetto che anche se esiste da cento anni è ancora una sorta di embrione la cui sorte è rapita da questi organizzatori degli ultimi venti minuti, ridicoli nelle loro velleità di fare, come un pollo nel tentativo di volare.
Cioè, a me dispiace, ma loro così me lo abortiscono il fumetto, mi spezzano l'erezione che ho nel maneggiarli, li vedo come un uomo che prende a calci in pancia la compagna incinta convinto di fare del bene al nascituro. Mi abortiscono il fumetto.
Mi dispiace ma... fanno proprio cacare.
Loro e i loro tentativi arroganti e presuntuosi di c'entrare anche solo un piccolo cazzo col mondo del fumetto.

Un tempo non capivo come mai le "persone comuni", quelle fuori dal giro, non concepissero l'idea che i fumetti *esistono ancora* e che addirittura *alcuni li comprino anche*. Questo tempo fa, prima della "Prima Festa del Fumetto".

Alla luce di questa è facile capire le domande di signore come quella entrata oggi, che guardando una collana di Mazinga mi chiede:

"che è questa collana?"
"E' Mazinga"
"una zingara?"
"no signora, è Mazinga, un robot degli anni 80"
e lei, stupita:
"una zingara di 80 anni?"


martedì 6 maggio 2008

Articolo su "Il Paese Nuovo"



Ho scritto un articoletto su un quotidiano locale che si chiama "Il Paese Nuovo".
Per forza di cose me lo hanno modificato un pò, niente di che sia inteso. Cmq lo riporto qui di seguito come lo ho scritto io.
Si colloca all'interno di un inserto di nome "Focus" e l'argomento del giorno era "l'editoria", per il quale hanno chiesto (tra le altre cose) il mio seguente intervento:

Avere e gestire una "fumetteria" è difficile. A Lecce lo è ancora di più.
La parola "fumetteria" indica un attività commerciale in cui si vendono fumetti così come in una "libreria" si vendono libri. Il problema è che la "fumetteria" tecnicamente non esiste, non è presente infatti alla camera di commercio, tra le varie categorie inerenti le attività commerciali e si deve prestare sotto la voce "libreria" che è in maniera inequivocabile tutt’altra cosa.
Questo genere di esercizio commerciale, esistente da non più di vent’anni, subisce gli svantaggi di far parte di una categoria a cui non appartiene, pagando tasse basate su studi di settore realizzati per negozi di ben altra portata, e si appoggia ad una distribuzione ormai obsoleta, che non comprende nella propria metodologia di vendita, conto vendita, reso e conto deposito, tutte strategie vincenti che hanno fatto crescere e sviluppare le librerie in Italia.
Da circa un anno e mezzo è finalmente nata un’associazione delle fumetterie, l’A.Fu.I. (http://www.afui.it), della quale Mondi Sommersi è socio fondatore, che si propone come punto di incontro, confronto e discussione, tra fumetterie, editori, autori e distributori, conducendo una battaglia che ha come fine il miglioramento dei meccanismi di produzione/distribuzione/vendita.
La gestione da oltre sei anni di "Mondi Sommersi, la Fumetteria a Lecce" e l’esperienza sul campo, mi confermano che questo settore è indietro rispetto ai cugini librai di oltre mezzo secolo. Se da un lato abbiamo i fumetti, spesso sottovalutati dalla massa per pura ignoranza e svogliatezza nel conoscere un media ignoto, dall’altro abbiamo un’editoria medio piccola, frizzante nei contenuti ma completamente priva della forza e del coraggio di realizzare azioni pubblicitarie atte all’espansione del settore. Questo fenomeno porta ad una paralisi del mercato che fortunatamente viene smosso da fenomeni esterni, quali i film tratti dai fumetti che da qualche anno stanno invadendo il grande schermo. Basti pensare al trittico di film su Spiderman, o sugli X-Men, o i vari Batman e Superman, passando per titoli di ben altro spessore come Persepolis o il prossimo Watchman, e arrivando all’imminente lungometraggio su Iron Man, personaggio storico della Marvel Comics, interpretato da Robert Downey jr. e diretto da Jon Favreau.
Questi film portano spesso nuova linfa al settore, facendo una non troppo evidente pubblicità ai fumetti da cui sono tratti, e portano in fumetteria nuovi lettori, che incuriositi da quanto visto al cinema, cercano su carta emozioni analoghe.
Raffrontarsi con queste nuove leve, spesso completamente all’oscuro di quanto cercano e vorrebbero acquistare, rende quello del fumettaro un lavoro differente dal libraio. L’assenza di pubblicità e di rilievo nei mass media più influenti, rende in questo lavoro la fidelizzazione del cliente, vitale, l’essere in grado di suggerire opere che soddisfino il gusto di questo o quel lettore, primario, la conoscenza dettagliata del maggior numero di articoli proposti alla vendita, fondamentale.
Spesso identificato come qualcosa di vecchio, bambinesco e allo stesso tempo mezzo di comunicazione già morto, il fumetto riesce a sfruttare internet in maniera intelligente, massiccia e spesso innovativa. Intorno al fumetto sono nati siti di informazione, forum e blog, che aggiornano in tempo reale i propri lettori con migliaia di notizie provenienti da tutto il mondo, facendo si che il lettore sia costantemente informato.
Mondi Sommersi si propone come punto di riferimento per tutti i lettori del Salento, grazie a servizi rapidi ed efficienti messi a disposizione sul proprio portale web (http://www.mondisommersi.biz) dove si sta sviluppando una comunità di appassionati che mette a confronto idee, desideri e gusti nell'apposito forum di discussione. Per un'attività del genere, che vive di news, comunicati stampa e recensioni, sottovalutare le potenzialità che offre la rete, sarebbe un peccato imperdonabile.
Lecce è una piazza ostica, ma dispone di alcune risorse imprescindibili come la "Lupiae Comix", Scuola di fumetto Leccese. Questa realtà è in stretta collaborazione con la fumetteria in oggetto, soprattutto nell'organizzazione di incontri con autori di primo livello tra cui i leccesi Alemanno e Bajalica, ma anche autori come Ponticelli, Vilella, Urbano, e Troiano. Recentemente queste due realtà hanno collaborato alla realizzazione di "Talkink", una rivista tematica, a fumetti edita da Lilliput e distribuita su tutto il territorio nazionale, con particolare cura per il Salento.
Comicsblog.it, uno tra i portali più frequentati in Italia nell'area fumetti/animazione, tramite il suo inviato leccese Marcello Durante, ha spesso citato e supportato le varie iniziative nate sul territorio provinciale grazie al puntuale intervento di Mondi Sommersi.



Il link all'articolo così come è stato pubblicato è invece QUI
Ah, l'immagine in apertura di post, non è ovviamente il logo del giornale (il cui sito è QUI) :) Ho messo quella splendida pezza di formaggio un pò per assonanza, e un pò perchè è ora di pranzo e ho una fame terribile^^