sabato 26 settembre 2009

Nostro Adamo



In questo post ipotizzavo la chiusura di alcune serie a fumetti, asserendo che avrebbero chiuso entro tale numero.
Ad oggi all'appello ne manca solo una.

Il Primo posto in ordine di chiusura, va a Unità Speciale, che ha chiuso al n° 15 (avevo predetto "non supera il 17").
Il Secondo posto va a Phantom, che chiuderà al n° 4 (avevo detto "credo chiuda al 6").

Mi spiace, ma ora è il turno di Animals. Ho detto "non supera il 6", quindi direi ora "meno due numeri".

giovedì 3 settembre 2009

Mega 146: Parola di Libraio




Su Mega 146 c'è un mio articolo nella rubrica "Parola di Libraio".
Lo posto qui di seguito integralmente, per motivi redazionali alcuni passaggi e nomi sono stati tagliati.


Ecco il pezzo:

Spesso con l’arrivo dell’estate alcuni editori decidono di mettere sotto sconto il proprio catalogo, con offerte forti per chi acquista dal loro sito. Lo sconto che propongono alcune volte raggiunge le vette del 40% del prezzo di copertina e le notizie di queste offerte vengono diffuse di sito in sito, raggiungendo un certo bacino di utenza.
Mettendo sotto sconto il proprio catalogo però mettono sotto scacco i negozianti che hanno fino a quel momento investito sull’editore a margini ben più bassi e che, è facile immaginare, avranno più difficoltà a smaltire questo materiale che diventerà capitale immobilizzato per molto tempo.
Questa volta stiamo parlando di Hazard Edizioni.
Capisco perfettamente la gioia dei lettori nel vedere dei fumetti costosi e desiderati con uno sconto così alto, ma mi permetto di guardare più avanti.

Queste iniziative scavalcano totalmente la fumetteria, sulla quale non è stato fatto alcun lavoro per espandere il proprio marchio, e mirano ad eliminare il passaggio "editore-distributore-fumetteria-lettore" abbreviandolo a "editore-lettore" e aumentando conseguentemente il margine di guadagno.
Se da un lato questo rende felici cliente finale ed editore, dall'altro peggiora il lavoro del negoziante, che presto o tardi finirà per non ordinare più il materiale dell'editore in questione.
Questo avverrà più o meno consapevolmente.

Le obiezioni a questi discorsi sulla lungimiranza dell’iniziativa calcano la scia dei negozianti che non ordinano il materiale in essere, o che tali ordini non siano soddisfacenti a quelle che sono le esigenze e le aspettative di chi pubblica.
Non è vero. La scontistica del 40% non viene fatta al negoziante, ma al cliente del negoziante, proprio per scavalcarlo ed avere un introito maggiore e questo porta l’editore in una posizione di concorrente della fumetteria.
Il negoziante non avrà ragione di acquistare materiale la cui vendita non è certa, i cui prezzi sono alti, e dei quali ha la certezza che il proprio cliente potrà acquistarli ad uno sconto di un terzo superiore a quello che ha lui in qualità di rivenditore direttamente da chi pubblica.
E' immaginabile che proseguire in questa direzione, che attualmente conta due campagne promozionali molto simili in soli sei mesi, porterà ad una situazione in cui l'editore non avrà nemmeno quella piccola vetrina che ha adesso nei negozi specializzati e non avrà nessun negoziante che istruirà il cliente a quel genere di letture e quindi, a meno che non attui una politica di vendita privata limitata a fiere e alla potenza del proprio sito, sparirà completamente.

D'altro canto è plausibile pensare che sia più saggio investire su quegli editori che hanno capito che la fumetteria è un'azienda e non un fan club da utilizzare come cuscinetto. E grazie a dio, ci sono.

Michael Jackson il Re.



Ho trovato questo pacchetto di zucchero in un bar.
Non ho parole.

lunedì 24 agosto 2009

Un giorno di ordinaria porca troia


"Il prossimo sabato sera ti rimanderò indietro nel futuro
[Dott. Brown - Ritorno al Futuro]


E' estate e mi sono alzato come tutti gli altri giorni, sudato e tardi.
Fuori cinguettano le marmitte delle macchine, triste conferma che so benissimo dove mi trovo e no, non è un materassino gonfio in una tenda accampata in riva al mare di Frassanito, e mentre mi riprendo i ricordi si fanno sempre più chiari: le ferie son finite, si torna a lavorare.
Sono in camera mia, in una palazzina vecchia di trent'anni aldilà del centro, in piena periferia che non si arrende all'avanzare della civiltà, e i motori di macchine da rottamare accompagnano i clacson sparati su marmitte scassate che accompagno il mio risveglio.
Compagno, bisogna andare a lavorare, ma mi concedo il lusso di una pisciatina fatta bene in riva alla tazza di ceramica nel bagno di casa e chi lo sa, magari ci scappa anche un Barry White fresco fresco di culo.

Chiudo a chiave la porta del bagno, pur consapevole di essere solo nell'appartamento, le abitudini sono dure a morire, specie quando sono così piacevolmente intime. Click.
Faccio il fattapposta di cui ero intasato che mi già sento innestato nella giornata lavorativa, mi sento un vip, un uomo di spessore, non sono più sudato e con leggerezza e cura lo guardo e lo vedo bello sodo, dunque mi pulisco alla meglio e scarico. Un effetto whooooosh trasforma il mio piccolo concertista negro in cibo per coccodrilli terroni e, felice del mio estro, mutanda tattica alzata sotto il pantalone ancora calato, mi accingo verso il corridoio inseguito dai miei gas.

Il corridoio è ciò che separa me da una giornata che parte di slancio, la cucina, regale luogo in cui si affondano le radici del caffè, l'unica bevanda diversamente alcoolica che posso bere prima delle 11.00 di mattina.
Tra me e il corridoio, la porta del bagno. Chiusa a chiave.
Giro la chiave, attendo il Clack.
Non è difficile. Abito in questa casa da 23 anni e se c'è una cosa che ho imparato, oltre a maledire l'ascensore rotto, è come si apre la porta del bagno. Niente combinazioni, niente colpi magici alla Fonzie col suo cazzo di jubox, solo la pazienza necessaria a girare una chiave.
Giro la chiave. Niente Clack.
Cazzo.

Il concetto di sfiga mi fa sempre tornare in mente i cartoni animati Disney e le sue fiabette per bambini, dove la magia vince sempre a suon di canzonette e la strega cattiva presto o tardi va a farsi in culo. Nel mio magico mondo della realtà la colonna sonora era un peto che presagiva un Barry White come pasto per coccodrilli, peraltro ormai andato, in un bagno di dimensioni imbarazzanti al quinto piano di una palazzina di periferia con l'ascensore rotto.
La realtà, col suo cazzo di magicabula, mi fa cadere per terra la chiave che impara in un niente a giocare a biliardo, fa tre sponde e va in buca d'angolo, sotto la fessura della porta, in pieno corridoio, tra gli applausi di una folla in delirio e il disfattismo degli avversari, diventando al volo Campione del Palazzo e mio nemico più giurato di Luca.
E io sono chiuso in bagno, con la chiave chissà dove sul pavimento del corridoio, e in casa non c'è nessuno. Evidentemente non è ancora tornato nessuno a sera a casa di Luca a parlare.
E non ho preso nemmeno il caffè.
E non voglio parlare dell'odore.

Ora è pomeriggio e sono in macchina.
Credo siano le quattro meno dieci, massimo meno cinque e ho appuntamento in fumetteria con un tale che mi deve dare della roba. L'appuntamento è alle 4 precise che il tipo va di fretta, niente scherzi, è una cosa importante.
Imbocco via Bonifacio di slancio, a bordo della mia fida Opel Kadett a.k.a. La Poderosa, sono un giaguaro, no che dico, sono un leone, il re della foresta che comanda al suddito di correre, correre e correre. Il suddito, la Opel Kadett a.k.a La Poderosa è invece una tigre malata alla ricerca di una gazzella da fregare, ancora ignara di essere agnello votato al sacrificio per volere di un dio dalle sembianze suine. Altro che leone.
Il bene legato ad un oggetto, è cosa risaputa, è innaturale e spesso immotivato, ma io ho un'ottima ragione per essere uno spassionato spasimante de La Poderosa. Lei infatti, come me, beve un sacco, motivo per il quale prima di partire le ho offerto un cicchetto di benzene all'autogrill. "Questo giro lo offro io" dico, e ciao ciao a 30.00 euro.
Se avesse avuto il dono della parola mi avrebbe senz'altro risposto "alla salute", ma è muta, altro ottimo motivo per il quale andiamo d'accordo. Non amo il contraddittorio e nemmeno le semplici osservazioni, se è per questo.
Sono una persona civile quando guido, quindi non ero al telefono, non avevo bevuto, non avevo la cintura di sicurezza, non superavo i limiti di velocità, e non stavo facendo all'amore. Lo fantasticavo, semmai.
Il suono disarticolato della marmitta e il costante fischio d'arbitro con paresi delle prese d'aria che a memoria non ricordo abbiano mai funzionato, mi fanno tornare coi piedi per terra, giusto qualche minuto prima di farci poggiare definitivamente anche culo, gambette e resto del corpo, e il semaforo da rosso sta per diventare verde. Eccolo qui.
Inserisco la prima, pigio l'acceleratore, lascio la frizione, non necessariamente in questo ordine. Parto di slancio, e quando mi accerto di aver toccato il top della ripresa della Kadett, 25 chilometri orari in 8 secondi, sono sublimato dalla sensazione che se solo la macchina fosse riuscita ad andare un pò più piano mi avrebbe fatto risucchiare indietro nel tempo, il che mi porta a un dubbio affascinante e irresistibile: "essere risucchiato indietro nel tempo" mi avrebbe permesso di restare adulto nel passato, o mi avrebbe riportato nel passato anche fisicamente, tipo a quando ero un bebè nell'utero di mamma? E nel caso l'ipotesi corretta fosse la seconda, io avrei avuto una coscienza infantile o adulta? E se la coscienza fosse stata adulta, l'allattarmi avrebbe reso mia mamma adultera?
Devo scoprirlo.
Rallento.
Mentre il contachilometri lentamente inizia il suo declino (da 25 a 0 chilometri orari in 120 metri), noto con piacere che i Chrysler sono davvero belli. Guarda questo per esempio: che grazia, che salsa elegante, e quante ampie possibilità di personalizzazione... E guarda a quanto vanno veloci, questi suv. Possono raggiungere i 230 chilometri orari, sai, e il consumo del carburante è ridotto del 40%, merito degli 8 cilindri e della trazione posteriore. Non male. E poi sono resistenti. Molto resistenti. E duri. Guarda per esempio come hanno sfasciato la Opel Kadett: cazzo sembra un boomerang.
L'ho lanciata verso casa ed è tornata indietro.

Il soffitto dell'albulanza è sempre lo stesso. Un neon a luce bianca come quelli dei corridoi d'ospedale, un modo come un altro per avvertirti che non stai andando alle giostre insomma, un gancio per attaccare la flebo e degli scompartimenti di cui continuo ad ignorare l'utilità. Mi soffermo sul gancio per flebo che ha attirato la mia attenzione per via del fatto che c'è attaccata una flebo. Seguo il filo della flebo. Mi stanno facendo una flebo. Mi hanno anche tolto la bottiglietta d'acqua.
"Che roba è?" chiedo.
"E' una flebo".
E grazie al cazzo?, penso.
"Si ma che è".
"Niente di che, acqua".
"Mi hai appena tolto la bottiglietta d'acqua che stavo bevendo".
"Si, non è consigliato bere acqua dopo uno shock"
"E perchè la flebo allora?"
"Contiene sali minerali"
"Avevi detto conteneva acqua"
"Contiene acqua e sali minerali"
"Quindi la mia bottiglietta era oligominerale?"
"Non lo so cosa era la tua bottiglietta. Solo che non è consigliato bere"
"E' consigliato prendere una flebo?"
"Si"
"Anche se è della stessa roba che stavo bevendo..."
"Si. I tuoi parenti li hai chiamati?"
"No"
"E chiamali".

Durante il tragitto per l'ospedale ripenso alla dinamica dell'incidente.
Frenata, impatto.
Mi passo in rassegna, temo di essermi fatto male, la macchina ha fatto un giro su se stessa e ha cambiato forma che manco le HotWheels negli anni '90. Le braccia non sanguinano, la testa fa male, le gambe le sento. Sento anche delle voci maschili che mi distraggono subito fuori dal finestrino. Una donna grida e inveisce contro qualcuno che poi scopro essere l'autista del suv.
"Stai bene?", "Mi senti?", "L'assicurazione ce l'hai?", "Oh, mi senti o no?"
Cazzo statevi zitti, come faccio a capire come sto se mi riempite di domande. E poi che ti frega della mia assicurazione, "sei tu che sei passato col rosso".
Qualcuno mi lascia un numero di telefono a cui chiamare nel caso in cui servano testimoni.

Ho chiamato 10 persone durante il tragitto. Familiari, amici, conoscenti. Non ha risposto nessuno, tutti occupati a fare altro. Roba da non credere, l'unico che ha risposto era appiedato. Ho pensato di chiamare una linea erotica, tanto per fare due chiacchiere.

Arrivo in ospedale.
"Stai bene?", "Mi senti?", "Riesci a muoverti?", "Oh, mi senti o no?".

Scomodo questo collare, mi stringe, fa caldo e mi scoppia la testa. Gli antidolorifici fanno effetto, peccato che svanisca presto. La Poderosa è un arco, attualmente inutilizzabile.
Sono a piedi.
Sono indolenzito.
Sono anche incazzato, ohibò.

C'è chi mi dice "ringrazia Dio, ti è andata bene" e si offende se gli faccio notare che ti va bene quando trovi 20 euro per terra. Già se pesti una merda o se ti caga in testa un piccione è andata male. Ringrazio Dio un ciufolo. Lo ringraziasse lo stronzo che è passato col rosso, Dio.
Che lo ringrazi che non sono morto, o glielo avrei parcheggiato nel culo il Chrysler.

mercoledì 5 agosto 2009

Wo tis dis "ferie"?



Sono 4 anni che non vado in ferie e non chiudo il negozio.
Quest'anno lo stress e la stanchezza, nonchè un testato e poco represso desiderio di birra e insalata di patata, unito ad un calo della crescita economica (che se non erro risale al 1956), mi hanno spinto ad andare in vacanza al sole del sud e su spiagge caraibiche di quel di Frassanito, vicino Torre dell'Orso.
Oltre 40 gradi, una tenda, un'amaca, un'àmica e tanta natura. Tanti frutti sotto i flutti dell'acqua salata, così che ci sia più gusto.

Stacco l'8 a pomeriggio e riapro il 17 a mattina.
Orari comodi, eh... non affrettatevi :)

Se avete urgenze chiamatemi sul cellulare. Se non avete il mio numero, meglio ancora, ma sappiate che se mi chiamate deve essere per cose importanti tipo "ehi Max ho due Kwak e non mi vanno" oppure "ehi Max ho trovato 100 euro per terra, li vuoi?". Non cazzate tipo "è morto il tuo amico Ned" o cose da nerd come "Hanno chiuso Dylan Dog perchè ci scriveva Recchioni".

Spero di divertirmi e auguro altrettanto a tutti voi prodi lettori di Storie di Nessuno :D

lunedì 27 luglio 2009

Che poi dici che a uno gli girano


"Sono così pochi questi dindi che li guardo da vicino, li sorveglio come bimbi. Perdo tempo a dare un nome ed un cognome ad ogni soldo, sono così pochi questi dindi che li guardo" [Dargen D'Amico]

Bella foto, eh?
Prima era sana. Prima di andare in banca, dico.
Prima di scoprire che era falsa.
Prima di questa mattina, quando ho pensato di depositarli.

- Questa è falsa.
- Bella lì, m'avran fregato.
- Ora devo tagliarla.
- COOOSA?
- Devo tagliarla, per forza. Dovrei anche farti il verbale ma ti conosco e possiamo passarci su...
- Che mi frega, fammi il verbale ma lasciami i 20 euro.

Niente da fare.
Non sono sicuro, ma credo che si aspettava un grazie.

venerdì 24 luglio 2009

Le strategie AntiCrisi nella fumetteria moderna

"Il rap per me è dire cose che non credi su una musica non tua / Il rap per me è fare finta che domani muori / Il rap per me è dire cose che non credi, no / Il rap per me è fare finta che domani muori" [Dargen D'Amico]

Tremonti può dire il cazzo che gli pare, sono solo fregnacce.
Berlusconi farebbe meglio a stare zitto che a furia di far girare l'economia questa s'è offesa e se ne è andata.
Anche gli editori di fumetti certe volte sarebbe il caso restassero in silenzio. E fermi.

Cosa può fare una fumetteria per resistere alla botta della crisi?
Le stesse identiche cose che fa nei periodi felici, ma è il caso di farle in maniera potenziata: ridurre gli acquisti. Tagliare. Eliminare. Ridurre i costi. Annullare i refusi.

In un sistema come quello del fumetto, le cui vendite procedono in maniera piramidale, dove all'apice ci sono le vendite del settore asiatico (manga, manwa ecc) e alla cui base si trovano tutti i piccoli editori, dalle produzioni di supernicchia con edizioni più o meno curate e con i prezzi più o meno moltoalti, e al cui centro conseguentemente troviamo fumetti americani, di autori di grido o di rare eccezioni, è naturale immaginare che i primi a soffrire del taglio saranno i piccoli.

In un momento di crisi è difficile pensare di investire denaro in prodotti venduti con la formula del conto assoluto su editori medio/piccoli come Nicola Pesce, Q Press, Bottero Edizioni, Cagliostro Press, Flashbook, FreeBooks, Italycomics e altri, se non si dispone già di un bacino di utenza a cui proporre i relativi albi e di cui siamo certi che l'acquisto venga completato e quindi portato a termine.
E' ovvio, che se si sa di poter vendere un prodotto perchè si è precedentemente lavorato nell'ottica di creare clienti per quel ramo di proposte/articoli, da parte del negoziante l'acquisto dello stesso viene fatto in maniera più o meno sicura. Se si hanno dei preordini è ancora meglio, perchè salvo abbandoni delle caselle con i relativi prodotti messi da parte, l'oggetto è quasi certamente venduto.
Presto o tardi, a discrezione del rispetto che ha il cliente nel servizio reso dal negoziante, e delle abitudini che gli ha inculcato i/il fumettaro.

Per il resto bisogna muoversi con accortezza.
Laddove non si ha un bacino d'utenza generato col tempo e con gli sforzi del negoziante o dell'editore (ItalyComics con il FCBD e chi ha aderito ai conto vendita AFuI e di Golden Distribution, ma ci torno), bisogna evitare come la peste l'investimento in conto assoluto.
Per contrastare la crisi non è il caso di invistere su ciò che non è sicuro almeno al 100%.
Se volete proporre al pubblico gli editori minori è certamente il caso di partire con il (e rimanere sul) conto vendita.
Attualmente l'unico distributore che effettua il conto vendita è Golden Distribution.

Muoversi in questo senso permette al negoziante di limitare i danni procurati dall'invenduto prodotto dalle meccaniche del conto assoluto, fermo restando però che essendo i fumetti degli editori esclusivisti di Golden fin troppo di nicchia, senza lo sforzo del negoziante di leggerli, farseli piacere e individuare il cliente predisposto, l'idea della vendita resta lontana.
La capacità e la propensione del negoziante da cui dipende tutto il fumetto italico rivolto alla fumetteria rappresenta ancora una volta un fattore determinante, laddove non l'unico vero fattore.
Ma a queste condizioni si può provare.
Nota: attualmente (se non ricordo male) Golden Distribution ha in catalogo:

- Nicola Pesce Editore
- Q Press
- Bloom
- GG Studio


Per il resto il fumettaro taglierà, taglierà a taglierà.
Ok. Ma che taglia?
Si parte dagli editori sconosciuti. "Se già non sei presente nel mio negozio, non ci entrerai certo adesso. Non in conto assoluto. Non se non hai un cavallo di battaglia. Anzi di più: uno stallone da battaglia."
Questa è la filosifia con cui mi muovo.
Meglio lavorare con pochi editori disposti al dialogo, a promozioni, a incentivi all'acquisto e al reso (non necessariamente tutto insieme, per quanto mi piacerebbe e troverei corretto) e di cui conosco già lo storico e le relative proposte.
In questo modo si limiteranno le perdite e la diluizione dell'investimento.
Meglio 20 lettori che leggono UNA testata che 5 lettori che leggono 4 testate diverse.

Spingere quanto più possibile i volumi e le serie che si conoscono, individuando i clienti ad essi adatti e proponendoli fino a saturare il proprio bacino di utenza, limiterà gli sprechi rappresentati dall'acquisto di altri titoli che inevitabilmente rimarrebbero sugli scaffali per troppo tempo. Investire 200,00 euro su UN unico volume e investire 200,00 euro spalmandoli su DUE o peggio ancora PIU' volumi, è diverso: disperde l'attenzione del cliente e gli abbassa la soglia di fiducia. Nessuno è purtroppo abbastanza cretino da credere che tutto quanto è esposto in fumetteria sia un *capolavoro*, checchè ne dicano i rispettivi editori.

Già dire al cliente che sia Watchmen, sia V for Vendetta, sia Il Ritorno del Cavaliere Oscuro, sono dei capolavori comporta il rischio di non essere creduti. Figuriamoci se dobbiamo spacciare per capolavori due titoli come David Murphy e Rourke. Puntare solo su uno dei due è meglio, poi se va bene, l'altro titolo lo venderai sulla scia del primo.

E' ovvio che nel sistema di taglio delle proposte ricadono tutti quegli editori che:

- vendono niente.
- vendono poco.
- mancano di rispetto ai negozianti.
- scrivono articoli su riviste e web che danneggiano l'immagine del fumettaro e/o della categoria.
- non danno comunicazioni chiare, decise e poi rispettate dei propri programmi editoriali.
- troncano le pubblicazioni.
- hanno prezzi alti e edizioni scadenti.
- pubblicano in maniera altalenante e/o caotica.
- sono sconosciuti.
- hanno scontistiche basse laddove non offensive.

Spesso ci si chiede se eliminare i piccoli editori non possa danneggiare l'immagine del negozio al pubblico informato, al pubblico che ne sa. No, non danneggia. Non danneggia niente perchè il pubblico informato, quello che ne sa, è così ridicolo al fine meramente numerico che lo sforzo profuso nell'offerta e nel servizio, sia dal punto di vista economico che da quello fisico (leggere, conoscere, esporre, far ruotare, ecc...) non viene assolutamente bilanciato dalla rendita di quella (a mio avviso purtroppo) limitata fetta di lettori.

Un altro aspetto che va preso in considerazione è la ricalibrazione degli ordini.
Normalmente un prodotto massmarket viene acquistato in quantità X con l'ottica di vederlo completamente venduto in 2 mesi circa, a seconda di come lavora il negoziante. Allo stesso modo un prodotto di nicchia viene acquistato per essere venduto in un lasso di tempo non superiore ai 5 mesi. E' naturale pensare che, se manca la materia prima, ovvero il cliente che compra questi fumetti, i tempi tenderanno ad allungarsi.
A questo punto le quantità del preordine dovranno necessariamente essere ritoccate e abbassate con lo scopo di ridurre quel tempo al momento identificato in X mesi di una percentuale di giorni sufficiente a coprire le spese. Personalmente identifico questa percentualmente in un 30% circa.

Ridurre, spesso però porta alla scomparsa dagli scaffali di tutte quelle proposte che sono state fino a questo momento acquistate nella quantità di un 1x (una copia per volume). A livello numerico apparrà che gli unici a subire la crisi siano appunto i piccoli editori che pubblicano queste proposte, quando invece il calo sarà generico e avvertito anche dagli altri, solo in proporzione differente.

A questi editori non resta che proporre il conto vendita o, in alternativa, scomparire. O magari fare entrambe le cose.
Ma magari di questo ne parlerò la prossima volta.

venerdì 3 luglio 2009

Trova la Differenza

Trova la differenza:



Edit:
Ecco qualche suggerimento utile:

- sono entrambi Politici molto importanti
- sono di nazionalità diverse
- entrambi sono momenti importanti della politica del proprio paese
- la differenza è un fatto realmente accaduto/non accaduto.

mercoledì 24 giugno 2009

Serie che chiuderanno.

Giochiamo al veggente.

Testate che chiuderanno:

Phantom [Eura Editoriale]. Non supera il numero 8, credo chiuda al 6.



Unità Speciale [Eura Editoriale]. Non supera il 17.



Animals [Coniglio Editore]. Non supera il 6.

venerdì 19 giugno 2009

Se avessi un figlio...


Se avessi un figlio gli insegnerei che essere bambino non è la cosa più bella del mondo, essere grandi, ragionare, rendersi conto di cosa sia la libertà, capire cose come questa, lo è.

Se avessi un figlio gli spieghierei che la religione non è una fede ma una dottrina, e che in chiesa ci dovrà andare solo se ne ha veramente voglia e che il catechismo va bene solo fino alla prima comunione, dopodichè dovrà decidere da sè. Gli insegnerei che dopo la morte c'è solo il nero di uno spazio vuoto, ma che questo spazio possiamo riempirlo di colori, di questo o quel dio, padri e spiriti santi o anche solo lasciarlo così com'è, e che qualunque cosa va bene ed è giustificata se ci può far stare meglio.

Se avessi un figlio gli insegnerei sì, che il rispetto per il prossimo è cosa importante, ma che che è cosa soggettiva e che risiede nell'educazione ricevuta e che se anche è bene darne è ancora più importante riceverne, e che probabilmente non sarà quel tipo di rispetto che ti aspetti. E che molto spesso questo rispetto aumenta con l'aumentare della paura, o della forza economica e della corruzione. E che sta a lui decidere da che parte stare, il resto sono chiacchiere.

Se avessi un figlio gli direi di non preoccuparsi di essere omosessuale, se dovesse capitare, e che nessun padre, fatta eccezione di Dio, lo metterebbe su una croce qualunque sia la ragione. Piuttosto ci andrei io. E che se un padre non la pensa così non è degno di essere padre quindi a perderlo ci si guadagna.

Se avessi un figlio gli farei capire che ci sono tre modi di vivere in un paese la cui economia è basata sul capitale: cavalcare l'onda, essere l'onda, morire sotto il peso dell'onda.
E che per entrare in una di queste tre possibilità devi rispettivamente, essere sveglio e sufficientemente figlio di troia, essere ricco e cattivo, essere povero e onesto.
E gli insegnerei che l'onestà non paga.

Se avessi un figlio gli direi di non temere l'inferno e di vivere la vita.
Gli permetterei di camminare su quei muretti alti e pericolanti, perchè è meglio rischiare e avere un profitto con la possibilità di farsi male, che stare a casa e invecchiare. E prima lo capisce meglio è.

Se avessi un figlio gli direi che studiare non è probabilmente la mossa più intelligente del mondo e che mi sarebbe piaciuto sapere quale è, per potergliela dire e non fargli perdere tempo, che si vive una volta sola e cha quando lo capisci è certamente troppo tardi.

Se avessi un figlio me lo porterei in giro la sera, con gli amici, per farlo sentire un ometto e fargli fare tardi, perchè a me piaceva quando facevo tardi con mio padre, e lo porterei a vedere un film di guerra al cinema quando avrà compiuto 8 anni, come mio padre fece con me portandomi a vedere Platoon nell'86, perchè il sangue fa male, ma non così tanto se non è il tuo.

Se avessi un figlio gli insegnerei che un uomo dice più no che si, che un uomo stringe la mano di un altro uomo in maniera decisa, che un uomo deve lavorare per gratificarsi ma che non deve dimenticare la sua famiglia in favore del lavoro.

Se avessi un figlio gli regalerei un pallone di cuoio, un sacco e un pc, ma senz'altro non gli farei mancare le costruzioni, perchè la fantasia è l'arma e le armi sono importanti anche a 2 anni.

Se avessi un figlio gli insegnerei che la vita è importante e che morire per ciò in cui si crede fa figo, ma vale realmente la pena solo se vale ciò in cui si crede.

Se avessi un figlio gli spieghierei che lui ha 10 anni e io 50 perchè non me lo sono potuto permettere prima. Come quell'auto che ancora non ho potuto comprare.

lunedì 8 giugno 2009

Il BD Day. Non fatelo anche voi. Potreste vendere i vostri prodotti.


"Le opinioni sono come le palle. Ognuno ha le sue." [C. Eastwood]

Sabato 6 giugno si è consumato il BD Day.
E' un evento che nasce ricalcando strategie di invasione nei negozi e di fidelizzazione del cliente finale, che nel settore librario è all'ordine del giorno, ma che nel fantastico mondo del fumetto, dove tutto è fantastico e dove la gente non lavora ma ha passione, non ha precedenti.
Il BD Day è un evento importante che permette di fare sconti del 25%, su tutto il catalogo Edizioni BD, Alta Fedeltà e Jpop, "dal/al" ai lettori dell'editore in questione (le Edizioni BD), migliorando pertanto la visibilità dello stesso in fumetteria (quanto meno per il periodo indicato) e permettendo al negoziante di poter creare un evento che gli dia lustro e denari.
In tutto questo, come miglioria apportata al sistema librario, in ogni fumetteria che aderisce, c'è ospite un Autore della scuderia BD, pronto a tenere il palco, a firmare e a disegnare per gli acquirenti.

Il BD Day è al secondo anno e credo (spero) che si rifaccia anche il prossimo.
Personalmente ho avuto un buon incasso, nonostante la crisi (che contrariamente a quanto sostiene il governo, non è alle spalle e se lo è, ci ha calato le braghe) e nonostante i soliti problemi tecnici e gestionali.

Da marzo 2008 a giugno 2009, ovvero nel corso che intercorre tra le due edizioni, M. Schiavone (editor della BD) in collaborazione con l'AFuI (Associazione delle Fumetterie Italiane) ha migliorato tantissimi aspetti di questa festa itinerante mentre nessuno degli altri editori italici ha osato imitare l'unica operazione di successo degli ultimi anni.

Continuano invece a pubblicare prodotti che non venderanno (o che non venderanno in maniera insoddisfacente), brancolando nella convinzione di essere vittime di incapaci.

sabato 23 maggio 2009

Che noi mica stiamo qui a pettinar le bambole



"L'altro giorno quando mi chiamavi ero incasinato col lavoro, avevo un casino di gente, erano arrivati i pacchi e non ascoltavo nessuno. Ho pensato ad alta voce a quanto mi dicevo prima di aprire l'attività: apro una fumetteria e non faccio un cazzo dalla mattina alla sera. La gente entra per comprare, non scassa il cazzo nessuno. Madonna il massimo, mi sono detto".
Poi alterato ho aggiunto: COL CAZZO NON FACCIO NULLA!"
[Roberto Palaia - Fumettopoli]


La fumetteria è un negozio che non esiste.
In Italia ce ne sono un paio di centinaia, e in queste includiamo anche chi vende minchiapposta e stronzadgets insieme a due fumelli da due lire e una scorreggia.
Alla camera di commercio il discorso non migliora: ancora ricordo l'impiegata che non trovando (non esistendo) la voce fumetteria nell'elenco delle attività italiane, mi disse con fare sicuro e disinvolto "la inserisca sotto la voce bar".
Non avendo metri di misura ufficiali dobbiamo limitarci a quanto ci suggerisce il nostro dono più sopravvalutato: la deduzione.
Per sommi capi potremmo dunque dire che la fumetteria è un posto dove si vendono fumetti. Onesto.

Poi apro un numero di Mega, faccio un giro sul web, parlo con editori, e leggo commenti di autorevoli personaggi del settore che puntano il dito verso la fumetteria, che la crisi del fumetto è colpa del negoziante, del proprietario dell'attività commerciale, che è lui che deve (in ordine sparso, s'intende) conoscere il prodotto del piccolo editore (per ogni singolo piccolo editore. Quindi tutti i prodotti di tutti i piccoli editori. Quindi tutti i prodotti che producono o produrrebbero i piccoli editori, se solo le fumetterie ne ordinassero in quantità sufficiente per mandarli in stampa, senza conoscerli PER POI conoscerli. Ogni mese. Per sempre), organizzare incontri con gli autori (a proprie spese, s'intende. Che già gli editori non stampano una locandina pubblicitaria del proprio prodotto, figuriamoci se pagano il viaggio o il vitto o l'alloggio o la giornata di lavoro all'autore o la grafica delle locandine pubblicitarie, o la stampa delle stesse o, pensa te, l'attacchinaggio), spingere il singolo fumetto moltiplicato per tutto il catalogo di tutti i suddetti minuscoli piccoli e medi editori.

Perchè quello del negoziante di fumetti non è un lavoro. Non nel senso stretto del termine almeno. Si è vero, paga le tasse come un'azienda, l'affitto come un'azienda, ha dipendenti come un'azienda, un commercialista come un'azienda, qualcuno (in genere il negoziante di fumetti stesso) potrebbe addirittura CONFONDERLA con un'azienda, ma quella del negoziante di fumetti è una missione (a loro dire, s'intende).

Far conoscere il buon fumetto (quello del singolo piccolo medio e minuscolo editore) al pubblico che purtroppo è ignorante. Insomma, a prima vista potrebbe anche apparire come un'atività commerciale, ma in realtà è una biblioteca tutelata dall'O.N.L.U.S.
Il pubblico legge fumetti che vendono.
Legge manga, legge supereroi, legge bonelli, qualcuno addirittura legge pornazzi (la maggior parte li sfogliano. Una minoranza ne attaccano le pagine). Ma non tutti, o comunque non in un numero sufficiente leggono il buon fumetto, che poi è quello (evidentemente incompreso) del piccolo editore.

Che non hanno soldi gli editori.
Poverini.
Mica fanno i fumettari loro. Quelli si che fanno soldi a palate, basta vedere quante fumetterie ci sono in Italia. Ce ne sono un numero così ridicolo che nemmeno la camera di commercio ci ha preso in considerazione.

Ma l'editore non ha soldi è un dato di fatto. Perchè se lo racconti poi si avvera.
Quindi la promozione, la conoscenza e la divulgazione, in nome di questa missione grava per un'increscioso scherzo del ka (zz) sulle spalle dei negozianti.
Che dovrebbero comprare il materiale suddetto "per avere un minimo di offerta in più". Non importa se in negozio hai 50mila o 200mila euro investiti in fumetti. Non importa nemmeno se quell'offerta non se la caga nessuno di quei poveri lettori ignari.
"Per far conoscere il fumetto".
"Perchè questi editori vengano fuori"...

Come se ce ne fosse la necessità. Come se la sentisse qualcuno all'infuori di loro stessi.
E che non si dica che l'editore di prodotti che NESSUNO VUOLE chieda al negoziante l'impossibile.
Effettivamente mica viene chiesto al negoziante di venderli quei fumetti. Questo si che sarebbe impossibile.
Ci si limita a chiedergli di acquistarli.
In conto assoluto. A scatola chiusa. Con uno sconto che è un insulto all'intelligenza umana e al lavoro che gli si richiede. Poi se gli rimane sul groppone per sempre, che vuoi che ti si dica. Fai il commerciante ed è rischio di impresa.
Una specie di carità dovuta, e pertanto esente da ringraziamenti o guadagni.

Che tutto questo viene detto per il beneCorsivo del fumetto, per il bene del negoziante, che altrimenti si trasformerebbe in una "mangheria" o (come recita Mega di Aprile) "in una edicola con qualche fumetto in più".
A parte la distanza interplanetaria su cui viviamo e la conseguente differente percezione delle cose, mi chiedo: e anche se fosse?
E' un male avere SOLO prodotti vendibili?
E' un male non sperperare liquidi in favore di prodotti morti?
E' un male avere una gestione SANA della propria azienda?
Forse è un male se paragonata a quella missione...

Ma parliamoci chiaro.
Nessun negoziante ha nessuna missione. A parte portare il pane a casa e conservare una certa dignità per guardare in faccia i propri figli. Che a me dei fumetti di merda non me ne frega proprio un cazzo. Che i mobili, l'affitto, le tasse, le paga chi lavora all'interno di quelle quattro mura e questa, cazzo, si che è un'azienda. E questo è un sistema capitalistico che non condivido ma che mi trovo costretto a vivere, e dice che se il mercato non ti vuole, sei out. E che le motivazioni contano quanto il due a briscola.
E che se vuoi entrare in fumetteria, devi avere proposte con i controcazzi, ma non per quella che è la tua idea di "controcazzi" (che non importa a nessuno e che a quanto si è visto dai risultati conseguiti finora, è sbagliata) ma per quella che è l'idea del pubblico che compra da me per poi spingermi a comprare da te. E se non ne hai, se out.
E devi fare al negoziante offerte, proposte e se necessario anche un paio di pompini, per occupare quello scaffale, o quella vetrina, o spodestare quel distributore in favore del tuo, e se non ne sei in grado, sei out.
E se sei out, ritenta e fai la fila.

Perchè già è triste il fallimento di un progetto, ma dare la colpa agli altri, per le proprie incapacità (di giudizio, economiche, o del ka), è vergognoso.
Ed è questo che fa male al fumetto.

Perchè noi negozianti mica stiamo qui a pettinar le bambole.


P.S.
Una volta un editore che stimo mi ha detto "Max, se non hai il capitale, se non sei in grado, non aprire un'attività. Nessuno ti costringe."
Dovrebbe ripeterla più spesso ai suoi colleghi.

P.p.s.
"Caga cu lu culu tou, quista ete la formula: iou cacu cu lu miu, tie caga cu lu culu tou" [cit.]