venerdì 8 maggio 2009

Strane cose accadono.




Strane cose accadono, ovvero: quando la tecnologia mi è allergica.
Questa settimana ho deciso di fare un pò di spese.
Ho comprato un televisore 19 pollici LCD, ho installato un sistema di video-sorveglianza, ho ordinato un pò di arretrati per il negozio, ho riesumato lo stereo per la macchina, ho comprato il registratore di cassa nuovo.

Anche il resto è nuovo ovviamente, ma.

Ma il televisore ha un pixel bruciato.
Il sistema di videosorveglianza si impalla e mi da "HD Fail".
Il pacco di arretrati mi è arrivato, ma non è il mio. Qualche negoziante in Italia sta piangendo come me.
Lo stereo nella macchina decide autonomamente se è il caso di farmi ascoltare qualcosa e anche cosa. E a volte opta per robe tipo "ghzzzzzzzzz" oppure "chhhhhhhhhhh... chhhhhhhh..."
Il registratore di cassa non chiude bene il cassetto.

Per una spesa complessiva di oltre 2200 euro.
Fanculo.

Caca cu lu culu tou [Diatriba tra Lettori di One Piece 51 e Star Comics]


"Caca cu lu culu tou, quista ete la formula, dinne cce bbuei, fanne caca cu lu culu tou. Sta fannu li spierti de intra alla politica, te ticu caca cu lu culu tou, quista ete la formula: quiddhru cu lu culu sou, tie cu lu culu tou, ieu cacu cu lu miu, tie caca cu lu tou" [Dj Gruff - Caca Cu Lu Culu Tou]

E' la prima settimana di Aprile.
E' da un pò che i lettori aspettano questo numero di One Piece e quindi si affrettato a comprarlo. E' il numero 51 quello dove accade quel fatto strafigo in cui quello fa quella cosa. Momento catartico quello in cui il come incontra il quando sorvolando sul percome del pertanto. Intanto il branco sfama il tonto che di contro ne sa tanto.
Altro, francamente, della trama non so.
Non leggo One Piece io.
I lettori leggono One Piece dal numero 1, circa 6 anni di lettura, mica cazzi. Ci tengono a One Piece, alcune volte come fosse un fratello, perchè quando una lettura dura tanti anni, ci si affeziona, la si considera parte di se stessi, un bastone che ti guida nel percorso della vita. Ed è anche una cosa bella se non ci si fa prendere eccessivamente la mano.

E' la prima settimana di Aprile e One Piece 51 arriva sugli scaffali. La gente lo compra, è contenta. Poi il fattaccio. Un manipolo di eroi, meglio noto come una manica di Nerd elencano, su un sito che taccio, una lunga serie di errori all'interno dell'albo. Questi errori vengono definiti, sui siti di informazione dei fan, addirittura "imperdonabili" (comicsblog.it).

Ora, io non so voi che significato date a questa parola, ma per me imperdonabile è un amico che mi scopa la ragazza, o al limite la scoperta che babbo natale ha la barba finta.

Invece per questa manica di nerd, "imperdonabili" sono cose tipo rivolgersi a tale Kayme con il nome di Kenji; o dire "Eccolo, ci mancava!" quando si sarebbe dovuto dire "Buona idea!". E altro ovviamente...
Roba che a confronto scannargli il gatto sarebbe un regalo di Natale.
Roba che se applicassero sta rigidità al presidente del consiglio ce lo saremmo tolti dai coglioni già da un pò.

I Nerd scrivono a Star Comics che straordinariamente li prende in considerazione, e che fa Star Comics? Emana sui siti dei fan il seguente comunicato:

"Gentili lettori,
dopo un’attenta riflessione, vi comunichiamo UFFICIALMENTE le modalità per la sostituzione della copia fallata di ONE PIECE n. 51.
A partire dal 20 Maggio, sarà possibile riconsegnare la copia fallata in qualsiasi fumetteria, che provvederà a sostituire il fumetto, restituendo al lettore la copia corretta GRATUITAMENTE. Anche coloro che hanno acquistato il volume in edicola potranno effettuare la sostituzione in fumetteria.
Avvisiamo i lettori che la copertina della copia corretta di One Piece n. 51 non avrà il sottotitolo ALL’ARREMBAGGIO, quindi sarà perfettamente riconoscibile.
La copia corretta sarà restituita gratuitamente, solo a fronte della restituzione della copia fallata e non saranno ammesse eccezioni. Chi non ha ancora acquistato il volume potrà farlo dal 20 Maggio in fumetteria o tramite il nostro shop on line, acquistando con bollettino di conto corrente postale o con carta di credito (trovi le indicazioni nella sezione info utili)

La decisione è stata maturata a seguito delle numerose richieste da parte di lettori e fumetterie, in cui si chiedeva che la restituzione della copia avvenisse attraverso i normali canali di vendita e non tramite spedizione postale, in modo da semplificare la sostituzione ed evitare che, chi non avesse acquistato la copia, potesse trovare escamotage per recuperarla. Ci teniamo a tutelare clienti e rivenditori senza creare situazioni di incertezza, per questo vi chiediamo di attenervi alle indicazioni fornite.

La decisione è stata maturata a seguito delle numerose richieste da parte di lettori e fumetterie, in cui si chiedeva che la restituzione della copia avvenisse attraverso i normali canali di vendita e non tramite spedizione postale, in modo da semplificare la sostituzione ed evitare che, chi non avesse acquistato la copia, potesse trovare escamotage per recuperarla. Ci teniamo a tutelare clienti e rivenditori senza creare situazioni di incertezza, per questo vi chiediamo di attenervi alle indicazioni fornite.

Avvisiamo tutti coloro che ci hanno scritto che, a seguito delle nuove direttive, le e mail con indirizzo e codice a barre ricevute in questi giorni, non saranno ritenute valide per la restituzione della copia.


Ci scusiamo nuovamente per i disagi creati e vi ringraziamo per le vostre preziose segnalazioni.
Per qualsiasi ulteriore informazione vi preghiamo di contattarci al presente indirizzo di posta elettronica info@starcomics.com o di telefonare allo +39 075 5918353."

Tutto molto bello dal punto di vista del lettore, ma vediamo un pò i danni nel dettaglio la forza di questo comunicato.
Da un lato Star Comics si fa bella coi lettori, annunciando comunicati ufficiali che riguardano il proprio lavoro e i propri errori di editore, includendo nella sua opera di redenzione dall'errore, il lavoro del negoziante, SENZA interpellare il negoziante, nè i distributori (o quantomeno NESSUN distributore fatta eccezione di Star Shop, a tutt'oggi, ha reso nota la cosa ai negozianti).

A farla breve Star Comics autorizzerebbe ufficialmente i lettori di questo numero 51 di One Piece, ad andare in qualunque negozio, a spaccare le balle per le proprie nerdate, convinta che il negoziante cambi la copia che il cliente ha magari comprato in un'edicola a mille chilometri di distanza, così senza indigiare e senza porre domande.
Come se il negoziante non avesse di meglio da fare, come se magari avesse finito, e fosse ordunque uscito vincitore, da quel torneo di seghe con gli amici.

Quello che mi turba è che non credo che Star Comics abbia fatto questo comunicato pensando "tanto ci sono gli stronzi dei fumettari a sbrigarmela". Quello che credo è che l'editore Star Comics non abbia nemmeno lontanamente pensato cosa potessero pensarne i negozianti di lavorare GRATIS (più le spese, nel senso che al "gratis" il negoziante deve aggiungerci le spese di spedizione dei fumetti) per loro e per i lettori che loro vogliono rendere felici.
Esattamente come quando si schiaccia una zanzare, indifferenti, la percepisci ma non credi abbia una vita e pertanto, SCHIATCH!
Però sapeva di me quando gli ho pagato le millemila copie di One Piece 51 che ora dovrò tenere ferme fino a quando sta faccenda sarà risolta (forse e non per forza).
Non so se rendo l'idea...

Quello che mi fa incazzare, e mi fa incazzare davvero, è che per la STAR COMICS la mia dignità di lavoratore è pari alla carta da culo che getto la mattina nel water.
Avete presente quando la carta igienica fa il suo lavoro, e tu dopo aver cagato ringrazi il Dio in cui quotidianamente non credi, perchè esista e vorresti innalzare una statua a chi l'ha inventata, affinchè tu non debba giornalmente sporcarti la mano di marrone?
A quel punto prendi la carta da culo, ti ci pulisci il culo, la rimiri e la getti nel cesso.
Fine della tua passione per la carta igienica.
E' servita al suo scopo. Ti ha pulito il culo.
E pensare che quell'albero credeva di diventare sgabello.

Ecco, io mi sento una carta da culo gettata nel cesso, nel mio flebile marrone.

giovedì 23 aprile 2009

Un pò di politica...

Berlusconi...
Berlusconi...

La' a Montecitorio
nella fredda notte buia
misteriosi riti di sacralita'
si sciolgono le nevi
si radunano anche gli avi
infernali, sacrificio si fara'

Dopo un lungo sonno s'alzera'
chi dovra' regnare sull'umanita'

Berlusconi grande uomo diavolo
Berlusconi, principe del brivido
dominare il mondo vuoi con la malvagita'
Berlusconi, sara' un inferno
Berlusconi, per questo mondo

Berlusconi, grande uomo diavolo
Berlusconi, dall'inferno libero
trasformare puoi se vuoi la tua malvagita'
con l'amore!

Berlusconi, grande uomo diavolo
Berlusconi, principe del brivido
come un angioletto su nel cielo volerai
se ti innamoreraaaai

Lui tradisce
tutta la sua setta
per amor di una ragazza
contro i mostri lottera' ( Berlusconi...)
per rabbia e per amore
lui si schiera contro il male
per salvare poi l'intera umanita' (Berlusconi...)

Berlusconi che ormai e' uno di noi
con l'amore devilman ci salvera'

Berlusconi, grande uomo diavolo
Berlusconi, principe del brivido
dominare il mondo vuoi con la malvagita'
Berlusconi, sara' un inferno
Berlusconi, per questo mondo

Berlusconi, grande uomo diavolo
Berlusconi, dall'inferno libero
trasformare puoi se vuoi la tua malvagita'
con l'amore!

Berlusconi, grande uomo diavolo
Berlusconi, principe del brivido
dominare il mondo vuoi con la malvagita'
Berlusconi, sara' un inferno
Berlusconi, per questo mondo

Berlusconi, grande uomo diavolo
Berlusconi, dall'inferno libero
come un angioletto su nel cielo volerai
se ti innamorerai.

Berlusconi...
Berlusconi...
Berlusconi!

giovedì 2 aprile 2009

Povertà.




Ci sono diversi tipi di povertà e io posso garantirlo.
E' da trent'anni che ho a che fare con lei, sia essa d'animo, umana o di beni materiali.
Incontrare la pochezza d'animo lascia spesso inebetiti, ma alla fine è il tipo di povertà migliore che ci possa capitare perchè quella d'animo è una povertà autoimmune. Se sei affetto da questa sei così piccolo e inutile che nemmeno te ne accorgi. Se ne accorgono gli altri, è vero, ma a te la cosa non ti tocca, perchè credi di non sia un tuo problema, che la cosa non ti riguardi, come accade per un alcolista o un drogato. E' un problema di chi ti guarda, di chi vive con te, dei tuoi genitori magari, che nutrivano speranze interessanti per il tuo futuro.
E tu invece già è molto se ti sai grattare il culo con la mano.

La povertà umana arricchisce chi ne è affetto. Sarà che vedo questa situazione diametralmente opposta al mio stile di vita, ma se sei una cacca d'uomo e contemporaneamente hai un pò di cervello, potresti riuscire a sfruttare i poveri di spirito per alzare un pò di cash. Anche tanto se va bene. Ci ho pensato spesso di convertirmi a questo genere di povertà, ma pare che io ne sia completamente immune, impermeabile. O forse non ho quel pò di cervello.

Il tipo di povertà che mi assilla però, quella che mi fa veramente girare le balle, è quella materiale. Non per una questione etica, morale o chessò io.
Perchè è quella che ho, ecco perchè.
Mancano i dineri, la bubba, il cash, la money, li sordi.
Sono in quel settore del percorso della vita in cui un uomo ha visto abbastanza volte "C'era una Volta in America" da decidere di far diventare un punto di forza i propri punti deboli, e così si passa a trasformare quelle piccole vergogne in cose utili e fighe.

La vecchia Opel Kadett del '91, da "rottame" diventa "hard core". Sto anche pensando di applicargli degli adesivi sulle fasce laterali. Qualcosa tipo fiammate rosse e gialle per esempio. Insomma, una bella customizzazione ci starebbe tutta.
Il quartiere dove sono cresciuto, quel piccolo ghetto che ho sempre ripudiato, inizia ad avere delle sfumature da calderone di Hitman. La vita incasinata degli amici di gioventù diventa prima racconto e poi leggenda, con un passo così breve da essere quasi impercettibile.
Allo stesso modo, la povertà, quegli impedimenti, passano dall'essere una carta di identità, un biglietto da visita, con tanto di grafica strafiga.

Povertà.
Certo, in confronto ai bimbini in foto, a inzio post, che sono così poveri che pagherebbero le mosche affinchè gli si posino addosso, se solo avessero qualcosa con cui pagarle, io sono Zio Paperone, ma nella mia società, insomma... a casa eravamo così poveri che dovevamo sempre dispensare bene le provviste. Prendi il latte per esempio. Dovevamo farlo durare più a lungo possibile. Una volta, per dire, ho bevuto un bicchiere di burro.

Poi arriva il governatore delle regioni disunite d'Italia e spara la cazzata più grande del 2009: "La tassa sui ricchi è una ricetta sbagliata. Secondo la dottrina liberale non è con l’elemosina che si risolve il problema".
Elemosina?
Ma cosa ne sa lui che non è mai stato povero di quella povertà umana, e che non ha mai avuto quella materiale. A casa mia non avrebbe mai bevuto burro.
O comunque non lo avrebbe fatto dal cartoccio.

lunedì 9 febbraio 2009

Le differenze tra fumetto e libro


"Se sei un pollo sei un pollo, mangi sassi e spesso finisci fritto o lesso, ma prima ti tirano il collo.."
[Gruff - La similitudine del verso]


Le differenze tra fumetto e libro.
Ovvero: perchè vostra zia è convinta che voi siate dei pirla.

Il lettore di Libri non li guarda in controluce per vedere se hanno una riga tra pagina 212 e pagina 328.
Il lettore di Fumetti riconosce le impronte digitali del magazziniere addetto all'inscatolamento e pertanto pretende che il fumetto debba costare di meno perchè usato.

Il lettore di Libri non chiede sempre uno sconto.
Il lettore di Fumetti ha la richiesta di sconto di default. Se non ce l'ha, ha la tessera a punti.

Il lettore di Libri non sa se il suo autore preferito, oggi, ha cagato verde. E nemmeno gli interessa.
Il lettore di Fumetti compra un fumetto in base al suo colore preferito.

Il lettore di Libri non chiede il volume 24 della Saga che sta seguendo, se questa si è conclusa al 5.
Il lettore di Fumetti è così avanti che non solo ti chiede il numero 24 della saga che sta seguendo *anche* se questa sta ancora al 5, ma racconta anche all'autore come finisce.

Il lettore di Libri non chiede uno sconto.
Il lettore di Fumetti non chiede uno sconto. Lo pretende.

Il lettore di Libri non sa se la moglie del negoziante presso cui si rivolge è bionda naturale o rifatta.
Il lettore di Fumetti sa se il marito della bionda ha una fumetteria.

Il lettore di Libri non puzza anche in inverno quando ci sono -10 gradi.
Il lettore di Fumetti si crede un Gremlins.

Il lettore di Libri sa che se ruba un libro è reato. Il lettore di Libri sa che anche se ruba un fumetto, è reato.
Il lettore di Fumetti trova giusto rubare un fumetto se ne ha appena comprato un altro.

Il lettore di Libri non la prende sul piano personale se quel personaggio muore. E no, "Misery non deve morire" non fa testo.
Il lettore di Fumetti legge l'Uomo Ragno in attesa che schiatti Zia May.

Il lettore di Libri non si veste da Divino Commedio.
Il lettore di Fumetti si veste da Sailor Moon.

Il lettore di Libri ha una vita e degli amici di nome Mario, Giovanna, Luca e Luana.
Il lettore di Fumetti ha una vita (su Second Life) e tanti amici di nome Xandru, Hina, Zapp e HulkSpakk

Il senso d'Appartenenza.


"Dice come va? e come vuoi che vada, va... / claro bro, si sa, che sta routine dei saluti a volte sfava / e come nella jam "evviva, evviva!" / mi parlano di flava / unità nella dancehall, si ma quando mi va" [Gruff - Cose Che]

La prima volta che sentii questi discorsi avevo 16 anni ed era il 1995.
Frequentavo i soliti posti, quei portici che ci hanno cresciuto, quei gradini, quella casa, e tutto con i miei amici, gruppetto affiatato amante del rap, dell'hiphop.
La doppia H.

"Gli Articolo 31 si sono venduti"
"Franky Hi Nrg sta Quelli che il Calcio"
"I Sottotono sono nei negozi di dischi, che schifo!"

Poi come un cattivo remake, tanti anni più tardi fu il momento di Fabri Fibra. Non erano gli stessi amici, quelli non sono mai per sempre, il senso di appartenenza a qualcosa che non ti appartiene invece, quello è per sempre.

"Fabri Fibra s'è venduto", "Fabri Fibra va alle trasmissioni TV", "Fabri Fibra ora mi fa schifo".

Come se queste persone non fossero libere di appartenere a sè stesse, di decidere per loro, e tutte le loro azioni dovessero essere monitorate da quel piccolo, ristretto, inutile e infantile gruppetto sparuto di fan.
Il risultato è che la nicchia resta nicchia e il valore di quello che tanto amano questi seguaci resta inespresso, soverchiato dalle parole, dalle tante pugnette e dagli imbarazzanti atteggiamenti di distacco sociale mascherato da "differenzazione".

Cose simili, laddove non uguali, accadono nel mondo del fumetto. Allo stesso modo, questo mezzo resta soffocato dalla chiacchiere, dal quella sensazione di nerd costante e sgradevole, di infantile rivalsa nei confronti di ciò che (dichiaratamente) si adora, ma che all'atto pratico, con i propri atteggiamenti, si confina alla nicchia, come indiani nelle riserve.

Spesso mi capita di assistere a discorsi su quanto sia pessimo questo mangaka o quanto sia invece all'avanguardia quest'altro, quando la differenza sostanziale è solo il tuo gusto, perchè il target è il medesimo e la trama non si differisce davvero di un nulla. Sento questi discorsi su quanto abbia perso punti agli occhi del lettore, quell'autore, reo di aver avuto successo e di essere uscito fuori da quella nicchia per soli nerd inconsapevoli, che lo hanno sostenuto fino a quel momento.
Sono gli stessi discorsi del 1995, cambiano solo il soggetto e gli interlocutori.

Ma il fumetto resta inespresso.

Quello che ci frega è questo senso di appartenenza che non ci appartiene, questa mancanza di coraggio di spogliarci dalla nostra sfiga e uscire allo scoperto, dove c'è la luce, dove ci sono i cugini libri che chi li legge è figo sia a 8 che a 70 anni, sia se è maschio sia se è femmina.
E sapete perchè chi legge libri è figo?
Perchè oltre ai libri, ha una vita.

giovedì 5 febbraio 2009

Il Rappresentante della Folletto





- Salve, sono Mario Paglia, posso lasciarti il mio numero di telefono?
- Vuoi uscire con me?
- Mmm. No, sono della Folletto.
- Che peccato.

Fumettaro. Un lavoro tranquillo.


"Parti dal presupposto che un cd vale zero, prima finisci prima ti togli il pensiero " [Dargen D'Amico]
"E scusa, mi denunci per un fumetto??" [Il Ladro]

Mi serve un'agenda.
L'ho capito quando mamma mi ha detto "ti serve un'agenda". E mi serve anche un fegato nuovo. L'ho capito quando il mio stomaco ha iniziato a rigurgitare succhi intestinali per la fame, ricordandomi che erano le 8 di sera e che ero ancora digiuno. Un bel fegatino ci sarebbe stato tutto.

Tutto sta nel tenerli d'occhio quando fanno qualcosa di sospetto, ovvero niente.
Tutto stava nel suo giubottino dalla zip rumorosa, della quale si distinguevano perfettamente i suoni caratteristici delle zip dei giubottini. Zip.

Era parcheggiato fuori, uno scooter anni '90, terribile in quegli anni quanto terrificante in questi, ai tempi sponsorizzato in tv in qualche trasmissione che te lo regalava con una batteria in acciaio inox diciotto carati per quanto era buona.
Come un musicista d'altri tempi, bombetta in testa, giubottino in pelle, fare simpaticamente in trip, il nostro Diabolik vedovo di una porca Eva che se lo poteva portare con sè in quella terra poco fertile che era il suo tubero a patata (giusto per non correre il rischio di procreare), inforcava il mezzo a due ruote come un cavalerizzo poco caparbio.

Zip.
Il suo giubottino aveva appena ingurgitato un fumetto e sembrava avere tutta l'nitenzione di non volerlo pagare. Il sentore è diventata certezza quando ha pagato un paio di fumetti legati alla saga Secret Invasion ed è uscito col giubottino farcito.

- Scusa ma il fumetto che hai nel giubotto cosa è?
- Quale fumetto?
- Il fumetto che hai nel giubotto.
- Quale fumetto?
- Quello che hai nel giubotto.
- Questi?
(indicando la busta)
- Questi sono quelli che ho appena comprato.
- No, non quelli. Quello che hai nel giubotto.
- Ahhhh, questooo...

Copertina blu, lo riconosco al volo. E' un 100% Marvel, il primo ciclo de I Nuovi Vendicatori. Nick Fury, in tempi non ancora di guerra civile, manda una formazione alternativa dei Vendicatori in Latveria, a sovvertire un regime che avrebbe messo in pericolo il mondo intero. Per sfuggire alle azioni politiche contro le quali era andato e che lo avrebbero senz'altro portato all'arresto, si da latitante e fugge, sparendo "per sempre" e abbandonando il suo ruolo di Direttore dello S.H.I.E.L.D., un'organizzazione spionistica e militare fondata dallo stesso Fury.
Ottima scelta, davvero. Gran bel ciclo.
La pessima scelta è stata volerlo rubare, ma avevo ancora fame e al contrario del suo giubotto io non avevo ancora ingurgitato niente.

- Lo hai già fatto altre volte, vero?
- ...
- Mi hai beccato stanco. Vai a casa recupera quanto mi hai sottratto e riportamelo. Hai mezz'ora. Se non torni entro 30 minuti chiudo, vado in questura e ti denuncio.
- E scusa, mi denunci per un fumetto??

Mr. Zip veniva in negozio da qualche mese. Un periodo sufficiente per entrare in confidenza, parlare del più e del meno, spiegargli le differenze su questi e su quei fumetti, porre le basi per una cultura fumettistica in grado di far scegliere per conto proprio il meglio che il mercato possa offrire. Ma anche il tempo sufficiente per apprezzare una persona, ridere, scherzare e trovarsi insieme in un bar, davanti a un caffè.

Mi serve un'agenda.
Non ho più il conto delle volte che sono andato in questura o ai carabinieri per deunciare qualche genio del male.

Due frasi mi tornano prepotenti in testa. Una è di un questore, alla mia prima denuncia per furto, che mi disse "minano la tua fiducia nel prossimo". Una è Iron Man, in quel Secret Invasion che Mr. Zip ha acquistato.
"Di chi ti fidi?".

sabato 24 gennaio 2009

Addio Anonimi



Da oggi niente più Post di "Anonimi" su Storie di Nessuno.
A questo indirizzo tutti i postatori Anonimi potranno comprare un gran bel paio di palle di mulo, in assenza delle proprie.

martedì 20 gennaio 2009

Essere diverso, oggi.


"Perchè due sgnacchere sono meglio di una." [Anonimo]
"Preferisco due donne perchè sono per l'uguaglianza dei sessi" [Anonimo]



Negli anni '80 era più facile essere diversi, discriminati.
Sapevi che eri negro e ti pestavano perchè eri negro.
Se puzzavi ti facevano gavettoni di piscio e segatura manco tifassi Bari.
Se la tua testa assomigliava a quella di un bambino preso a calci, ma avevi 30 anni, eri un handicappato.
Anche a scuola, se avevi gli occhiali eri o un cieco o un secchione, e se invece eri tozzo e brutto in viso, eri in maniera evidente un bullo, e insieme si faceva il corso della natura. Senza distinzione.
Se eri frocio, poi, sapevi come sarebbe andata: prima o poi qualcuno te l'avrebbe messa al culo e qualora i tuoi amici ti avessero scoperto, ti avrebbero coperto di insulti e cori.
Per non lasciarti nudo si intende.

Negli '80 se eri diverso eri diverso.
Era semplice.
Ok, magari era poco dignitoso (come se la dignità fosse capace di guarire l'omosessualità), ma almeno sapevi quale era il tuo posto. Sapevi dove stare.

Oggi è tutto diverso.
Oggi è costume chiamare ogni cosa con un nome diverso da quella cosa. In ogni contesto.
Anche in politica per esempio.
Una legge come quella proposta della lega sulla tassa di 50.00 euro agli immigrati che è per definizione una legge razziale in quanto fa della razza la discriminante, diventa una legge "a tutela degli immigrati".
Se il Presidente del Consiglio da dell"abbronzato" a Obama, presidente degli Stati Uniti, non è razzismo (che brutta parola), ma una "carineria".

Anni e anni di lotta al razzismo hanno dato il loro entusiasmante risultato: quello che ieri era un negro oggi è un nero.
Ohhh.
Stupitevi.

Con la sola sottrazione di una lettera -puf- spariscono le discriminazioni.
Oggi, se un africano di colore negro viene insultato per strada nemmeno capisce che ce l'hanno con lui.

- Ehi tu, sporco nero!
- ...
- Dico a te, sporco nero, fermati!
- ...
- Ehiii! Ehiiiiiiiiiiii!

Fantastico.

Oggi un "cieco" non è più "cieco". Forse ha riacquistato la vista, o forse è stato promosso a "non vedente". Forse "cieco" era troppo offensivo.
Meglio rendere chiara da subito la sua posizione, avranno pensato: non vede un cazzo.
A proposito di chiechi, volete vedere la differenza tra uno che non vede un cazzo in quanto non vedente e una che invece lo vede benissimo?

Eccola:

Questa non vede un cazzo:


Questa lo ha appena visto:






Il top però lo si raggiunge con l'intuizione degli anni '90.
Figlia del provocatorio detto "se non puoi sconfiggerli fatteli amici", qualche bontempone, resosi conto di non poter vincere contro la diversità, se l'è fatta amica e ha deciso di usarla per annullare la diversità stessa. L'unica cosa che è riuscito ad annullare però è stato il suo cervello.
Per farlo ha deciso che ogni persona, cosa e animale, che avesse delle differenze fisiche, psichiche e intellettuali, fosse indicato con l'appellativo prefisso di "diversamente".

Ah si? E da quando in qua "+ per +" fa "meno"?

Come diavolo gli è venuto in mente, dico io, di far integrare i diversi in una società di gente tra loro uguale, chiamandoli *per definizione* DIVERSI.
Ed è così che per non far sentire un mutilato diverso dagli altri, questi diventa all'unanimità "diversamente abile".

Ecco qui di seguito una foto di repertorio di un diversamente abile alla Maratona di New York:


Se ridete andrete all'inferno.
(chi ci crede ci va)


Ad ogni modo oggigiorno, con tutte queste riqualificazioni sono stati sconfitti un sacco di fenomeni di discriminazioni.
Non ci sono più negri.
Non ci sono più ciechi.
Non ci sono più zoppi.
E non ci sono più froci.


sabato 10 gennaio 2009

Una Vita di Slancio


"E' sempre piu' potente questa organizzazione, con gli ausiliari al fianco è un' altra situazione
per posteggiare in centro ci sono i Supereroi!" [Supereroi]



Commercio in una vita di slancio.
Cerco nel lavoro il bilancio.
Se sono in palestra, gancio.
Quando esco la sera sgancio.

Poi arrivo in negozio, a Lecce.
Problema Uno: dove cazzo parcheggio?
Guardo a destra. C'è più blu a terra che in cielo, allora guardo in cielo e lo chiamo.
Guardo a sinistra. Blu anche qui. A strisce manco fosse coca. Allora riguardo in cielo e lo chiamo, aggiungendo il nome di un animale sacro ad altre religioni, ma che in quella di una Italia laica come la nostra (dove per "laica" si intende "cristiana") è una imprecazione. Porco.
Penso alla sigla con cui si abbrevia questa esclamazione, "pd", poi distolgo lo sguardo dal cielo e lo rivolgo verso la saracinesca accanto alla mia.
PD.
Partito Democratico, e io ci credo. Gli italiani hanno voluto Berlusconi? Si, e loro democraticamente fanno il volere di Berlusconi.
Onesto.
Il concetto di "democrazia", intendo.

Dietro di me suonano, altre macchine sopraggiungono, devo trovare una soluzione. Metterò la macchina lì, vicino ai bidoni dell'immondizia, mi hanno detto che gli ausiliari del traffico non posso multarti, ma che possono farlo i vigili urbani, ma i vigili urbani perdono contro gli ausiliari 5 a 1, come a dire che sono seghe a confronto, quindi la macchina la parcheggio lì e via di slancio.

Ora posso lavorare ed inizio con la vetrina. Mi annoia farla, quindi preferisco togliermela davanti subito.
Problema Due: la vetrina.
La vetrina è un concetto importante per un lavoratore. Serve per attirare la clientela, deve essere colorata, con dei bei prezzi, con roba interessante e nuova.
Ma non basta.
La vetrina deve superare l'ostacolo "ordinanza comunale".
L'ordinanza comunale di Lecce a riguardo è un gioello della tecnica.
Se metti in vetrina un oggetto qualunque, per dire, un Batman n° 18, SENZA applicare su di esso il prezzo di vendita (2.95 euro), becchi la multa di mille e rotti euro.
Questo, credo, per tutelare la clientela ("tutelare" è la parola che usano quando devono multarti) da improbabili adescamenti all'interno del tuo negozio. Come un pedofilo arrapato di nerd.

MA.
Ma.

Ma se applichi con dell'abile nastro adesivo, a codesta vetrina, improbabile locandina del Batman in questione (parliamo di un caso quindi estremo, quello in cui l'editore ha stampato nonchè distribuito una stozza di pubblicità al proprio prodotto, il che fa di questo un ragionamento di fantasia, al pari di "lecce la firenze del sud"), con annesso prezzo di ricchi 2.95 euro, ti multano
perchè stai facendo pubblicità senza aver il timbro del comune che ti autorizza.
E che costa 2,60 euro.

._.

Non voglio pensarci, devo sbrigarmi che ho da fare. Tolgo le luci di Natale, che ormai è passato. Che belle le luci di Natale sulle vetrine.
Tutte belle, colorate. Un sacco di colori diversamente diversi, ovvero uguali. Bianco.
Le luci di Natale sono bianche. In tutti i negozi di Lecce, si, bianche. Ordinanza comunale, altrimenti multa.
Bianche. Che cazzo di colore è "bianco"?
Nero è un colore. Blu è un colore. Bianco non è un colore, bianco è il foglio su cui colori, l'ho imparato alle elementari. Mi danno il foglio bianco e coloro con il nero.
Il mio amico è di colore nero. Non è di colore bianco. Addirittura io che sono bianco non sono di colore bianco ma sono giallognolo.
Addirittura I Simpsons li hanno fatti gialli, pur di non farli bianchi.
Ma niente da fare, le luci sulla vetrina hanno da essere bianche.
Per non rovinare il prospetto dell'edificio.
Quel prospetto dove c'è scritto "sporco negro", per intenderci.

I Cosplay. Metodi di declassificazione di massa.


"Il fenomeno può avere cadenza saltuaria o molto frequente, e vissuto serenamente o come patologia; questi aspetti possono variare sia a seconda del carattere dell'individuo, sia del contesto sociale in cui è cresciuto sia dal contesto in cui vive.

Secondo il punto di vista della psicoanalisi le cause del travestitismo possono essere molteplici, tra le quali si possono individuare maggiormente:
un mancato superamento del Complesso di Edipo;
esperienze infantili di travestimento da donna (che hanno portato a uno sviluppo del concetto di "vestito" differente dalla norma);
semplice curiosità di indossare abiti da donna" [Wikipedia - Definizione di "Travestitismo"]

Il mio ruolo nella società del fumetto non consiste nella sua realizzazione, a quello ci pensano gli autori. Non consiste nemmeno nella loro pubblicazione, a questo ci pensano gli editori.
Non faccio nemmeno azioni pubblicitarie, a questo ci pensa il fato.

Non sono neppure un lettore vorace nel senso stretto del termine, e quindi non spacco le balle se un albo ha sulla copertina le impronte digitali di un addetto all'inscatolamento dal distributore.
A questo (e ad altro) ci pensano i lettori.

Io sono un fumettaro e come tale i fumetti devo venderli.
Solo che vendere fumetti ha degli aspetti sgradevoli che chi i fumetti non li vende magari ignora, o crede siano più microscopici e di scarsa importanza di quanto in realtà il fumettaro vuol far credere.
Ovvero che i fumetti non si vendono.
Anzi, vendono poco.
Anzi no, vendono molto poco.
In realtà vendono così poco, ma così poco, che "poco" è di troppo.
A dirla tutta non vendono un cazzo.

Motivazioni? Tante, ma io qui vorrei analizzarne una, ovvero che il fumetto è un media per nulla considerato dall'umanità. E ogni qual volta io mi trovi a discutere con qualche appassionato del perchè questo accada trovo parecchie motivazioni, una delle quali rende responsabili i lettori stessi, o almeno, una fascia.

I cosplayer.
I cosplayer sono un danno per la società fumettistica italiana.
I cosplayer sono dei travestiti che non battono.
I cosplayer sono disadattati dissociati dal loro nerdismo.
I cosplayer sono un dito al culo, in tutta franchezza. Una specie di cancro che logora qualcosa con cui ha nulla cui spartire e che invade senza chiedere permesso.

Fino a qualche anno fa era graziosamente raro, laddove non impossibile, vedere per strada un uomo vestito da Gundam0079 senza vedere al suo fianco frotte di bulli pestarlo a sangue e trasformarlo da Peter Ray a Ray Charles, ed era illusione pura incontrare una ragazza vestita da quella Fujiko di Lupin, simbolo del seno abbondante e delle prime erezioni dei ragazzi della mia generazione.
Oggi questa malattia senza casa, ovvero il mascherarsi da personaggi inesistenti, immedesimarsi in figure di fantasia, che non esistono, e che ai miei tempi sarebbe stato motivo sufficiente per vedere da vicino il palmo della mano di papà di cui ancora ricordo benissimo la lunghezza della linea della vita, è motivo di interviste, spazio sui giornali, concorsi a premi, reportage fotografici e ricerche meticolose a cui dobbiamo dire solo "grazie" se il nerd new age può uscire dal suo cazzo di bozzolo e trasformarsi un vero nerd da competizione.
Quello che rovinerà il fumetto.

E che io da oggi ufficialmente odio.

Il cosplayer non ha una casa, non ha una collocazione, non ha un contesto e quindi che fa? Si infila nel mondo del fumetto, come se questo non avesse già abbastanza problemi senza che un dissociato cronico decidesse che tu casa è my casa. Come se non avessimo sufficienti difficoltà, noi abitanti del mondo del fumetto, a relazionarci con il resto degli abitanti del mondo là fuori, che ci vedono come decerebrati di livello estremo anche senza accostarci ai cazzo di cosplayer.

Ora voi immaginatevi la vita di un lettore medio che legge fumetti medi tipo, chessò, Dylan Dog. Il lettore medio esce dall'edicola (perchè un lettore medio va in edicola) col suo Dylan Dog numero millemila, incontra la zia scassamaroni, e dato che è emancipato, addirittura non nasconde l'albo sotto al giubotto. Che stile.
Si guardano, gli occhi di lei vanno su di lui, quelli di lui vanno su lei, quelli di lei vanno su Dylan Dog, quelli di Dylan vanno lui.

- Ancora coi giornaletti stai?
- Ma zia, i giornaletti sono cose auanasgheps, non sono stupiderie moderne della postpoppart filosofeggiata in do maggiore. Cioè, questo albo, QUESTO ALBOOO, rappresenta. Questo albo è una pietra della cultura del fumetto italiano nato sotto la scuola bonellianaaaa...

(nota: il lettore medio usa slang new style per distunguersi dagli abitanti del mondo la fuori, come se ce ne fosse davvero bisogno.)

La zia resta un pò instupidita dai neologismi cagati là tanto per fare, magari sta anche per lasciarsi convincere, quando, tutt'un tratto appare un venticinquenne vestito come questo:




O peggio ancora, come questo:




Bè, ammetterete che sarà difficile per il lettore medio auanasgheps, far capire alla zia zitella che questi esemplari sono da CIM e invece lui no.
E che leggere un fumetto non significa necessariamente sentire l'imminente e improrogabile bisogno di infilarsi le mutande sopra ai pantaloni.

Ora, io che sono un uomo di ampie vedute, non dico che questi diversamente travestiti (conio al volo questo neologismo per non offendere i protagonisti di Casa Howard) debbano sparire e lasciare il pianeta, solo che, se è possibile, magari possono andare a trovarsi una collocazione migliore di quella del mondo del fumetto che non è roba loro e ha già i suoi problemi.
Sopratutto quando si travestono da personaggi dei videogiochi che lo vedo proprio come la massima espressione dello "stare fuori".

Io che sono un uomo di ampie vedute, vedo orizzonti lontani.
Molto lontani.
Magari è proprio il posto che i cosplay dovrebbero cercare: una patria, una terra promessa.
Se poi lungo la strada dovesse capitare di incontrare un uomo col baffetto, bè, che provino a salutarlo con la sinistra.